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Pisilli: “Un sogno che si avvera segnare un gol decisivo con la Roma”

Niccolò Pisilli ha commentato così la vittoria con suo gol contro il Venezia per 2-1:

Che emozioni provi?
“Segnare in questo stadio e con questa maglia è un sogno che si avvera, è tutto ciò che sogno fin da bambino”.

Durante l’esultanza ti hanno fatto anche un gavettone.
“Il mio primo pensiero è stato andare verso i miei compagni, è per questo che ho esultato con la panchina”.

Ti sei fatto un grande regalo di compleanno.
“Sono molto contento”.

Come è giocare con Cristante?
“Un onore, imparo sempre dai più grandi. Rubare in allenamento dei piccoli dettagli è fondamentale per crescere e migliorare”.

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Interviste

Bove non ci sta: “Cane malato soprannome limitante per me”

Edoardo Bove ha parlato in conferenza stampa a Firenze, post Nazionale Under21. Questo uno stralcio delle sue dichiarazioni:

Sarà un passo importante per la mia carriera, ho già avuto modo di vedere le strutture ed è fantastico essere qui, ce l’hanno solo certe squadre in Premier, abbiamo tempo e modo di lavorare per togliermi tante soddisfazioni“.

Sull’addio alla Roma…

Per me importante dare tutto per la maglia, poi non hai nulla da recriminarti ed è quello che ho cercato di fare sempre anche con la maglia della Roma. Sento qui un tipo di calore che ci servirà tantissimo, che ti spinge a fare sempre meglio. Senza pressioni è un po’ deleterio“.

Sul soprannome di Mourinho…

Cane malato? I soprannomi li lascio a tifosi e allenatori. Gran parte delle persone non ha ancora visto le mie potenzialità, quel soprannome può essere limitante ma grazie a Mourinho sono migliorato molto sotto certi punti di vista, io sono consapevole dei miei mezzi. Lo ringrazio“.

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Interviste

Totti: “De Rossi rischia di essere un parafulmine come Mou. Pellegrini? Non sta giocando come dovrebbe”

Dopo le parole rilasciate a Sky Sport, questa mattina il Messaggero ha pubblicato un’altra intervista a Francesco Totti, realizzata ieri pomeriggio a margine di un evento organizzato da un suo sponsor.

Ecco un estratto:

Perché Totti non è nella Roma? Che cosa c’è di sbagliato in lei?
“Non lo so, forse troppa lealtà, eccessiva sincerità. Forse sono una figura ingombrante. Quello che dico io viene preso in considerazione, quello che dicono altri, meno. È come se avessero paura di avere una figura importante dentro la società, credono che non possa aiutare e invece uno potrebbe farlo”.

Ha rivelato di essersi sentito spesso al telefono con De Rossi nell’ultimo mese. Non sarebbe più utile farlo come un referente tecnico?
“Sì, ma non è una mia decisione. Se nessuno mi chiama… Non sono io che vado a bussare alla porta”.

In che ruolo si vedrebbe?
“Direttore sportivo non lo farei mai, però magari mi vedrei in un ruolo come quello ricoperto da Ibrahimovic o Zanetti: un riferimento tra società, squadra e allenatore. In poche parole, una figura come quella del direttore tecnico. Uno che ci mette la faccia, che dice le cose come stanno, è semplicissimo. Un incarico operativo, non uno da chiamare solo quando ci sono dei problemi”.

Con De Rossi sareste una bella coppia.
“Con Daniele non ho mai avuto problemi. Per lui non darei una mano, ma un braccio, per farlo stare bene e tranquillo. Anche perché, come è giusto che sia, se lavorassi per la società è come se lavorassi per Daniele. Cammineremmo insieme”.

Ha mai pensato di utilizzare le sue competenze in un altro club?
“Qualche squadra mi ha chiamato. Comunque no, come ho sempre dichiarato, io sono fedele alla Roma”.

Su Dybala si era espresso qualche tempo fa.
“E rimango del mio pensiero, anche perché non ho mai parlato male di Paulo. Ho sempre avuto massimo rispetto e ammirazione anche perché ho sempre detto che il giocatore più forte della Roma perciò va tutelato. Ma adesso vediamo come lo gestiranno. Quello che è accaduto ultimamente forse è stata un’incomprensione o un malinteso, vedremo”.

Crede che paradossalmente la sua permanenza nella Capitale possa complicare un po’ i piani di De Rossi che aveva lavorato per tutta l’estate su un determinato tipo di gioco e ora probabilmente dovrà cambiarlo?
“Diciamo che Daniele è l’unico che lo vede quotidianamente e lo sa gestire. E poi, quando lui reputerà di farlo giocare dal primo minuto, lo farà giocare, oppure lo metterà in panchina”.

Come si concilia la panchina per quello che lei ha definito il “calciatore più forte della Roma”?
“Va gestito, perché non può fare determinate partite ravvicinate. E non lo sostengo solo io”.

È la volta buona per arrivare in Champions?
“Vedendo le spese folli che ha fatto sul mercato, la Roma deve arrivarci, per forza. Se investi 100 milioni e non ci arrivi è un fallimento totale. Anche perché senza Champions, Daniele salta prima, non arriva fino alla fine”.

(…)

Altrimenti rischia di diventare un parafulmine.
“Daniele è il parafulmine. E chi ci rimette è lui. Però, ripeto, fortunatamente è uno che conosce tutto e tutti”.

Così non rischia di diventare il nuovo Mourinho?
“Certamente, anche se in questo momento è l’unico che può fare l’allenatore a Roma. Ma torniamo al solito discorso, se c’è la società forte che esce allo scoperto e parla chiaro sugli obiettivi, allora è tutto tranquillo. In questo modo la piazza sa tutto. Invece ora la colpa, nel caso le cose non dovessero andare bene, ricadrebbe tutta su Daniele. È quello che è accaduto a Mourinho, perché José ci metteva la faccia. Però nessuno lo aiutava, nessuno parlava. Dopo è dura eh, mettersi contro sei milioni di persone. E’ dura, perché puoi essere chi vuoi, se non porti risultati, diventi il capro espiatorio. Ma Daniele ne è consapevole”

Pellegrini è un capitano che divide la tifoseria com’era accaduto in passato a Giannini. Lei lo ha sempre sostenuto. Che ne pensa della sua situazione?
“A Lorenzo voglio bene, ma poi conta solo il rettangolo di gioco. Se non ti esprimi al meglio là dentro puoi essere chi ti pare. Ultimamente non ha giocato come dovrebbe. Purtroppo è la realtà dei fatti, Roma è una piazza particolare e le reazioni ci sono. La gente vuole l’attaccamento alla maglia, ma pure che giochi al cento per cento. E lui, essendo capitano, ha maggiori responsabilità rispetto agli altri”.

Lei che consiglio gli darebbe? Di restare o andare via?
“Difficile dirlo, se hai una tifoseria contro è complicato giocare. Lo è già salire le scalette dell’Olimpico. Ricordo i tempi di Tommasi, non guardava in faccia nessuno quando fischiavano, giocava e basta”.

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Mourinho non dimentica: “A Budapest persa una coppa per colpa di arbitro e VAR”

Josè Mourinho non dimentica la vergogna di Budapest. Una ferita ancora aperta nel cuore dei tifosi giallorossi e nella testa del lusitano che a distanza di due anni ne è tornato a parlare in conferenza stampa: “Il mio obiettivo principale è andare avanti in Europa League. Si tratta di un format nuovo e, nonostante io abbia 200 panchine in Europa, sarà diverso, ma dobbiamo provarci. Non ho mai avuto problemi con l’Uefa, anzi ho un ottimo rapporto col presidente. Spero solo che le cose vadano meglio rispetto alla finale con la Roma che VAR e arbitro hanno deciso di farci perdere”. Così Josè Mourinho in un’intervista sui canali turchi.

Poi una battuta su Salah – che forse nasconde una traccia di mercato per il futuro visto che l’egiziano ha annunciato che lascerà il Liverpool a fine stagione: “Credo che En-Nesyri sia un giocatore fantastico, uno dei migliori dell’Africa insieme a Salah. Se fossi un club investirei senz’altro 70-75 milioni di euro. L’unico problema è che si butta troppo a terra. Gliel’ho anche detto: non può buttarsi così tanto”.

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De Rossi: “Roma più tecnica, sarà una lotta dura per la Champions. Pellegrini capitano vero, Soulè diventerà un fenomeno”

Daniele De Rossi ha rilasciato una lunga intervista ai microfoni di DAZN. Ecco le parole del mister giallorosso:

“L’estate da calciatore è diversa. Prima venivo un paio di giorni prima del raduno, mi rimettevo in sesto con grande calma. Ora arrivi almeno 10 giorni prima; sono rimasto qui tutta l’estate e devi pensare a tutto. Il lavoro inizia molto prima, devi essere pronto per tutto e sapere che la pressione sarà tanta. Mi è piaciuto moltissimo e mi sento nato per fare questo lavoro. Farlo all’inizio è la cosa più bella, ti fa sentire in controllo della tua squadra. Magari col tempo staccherò un po’ prima, mi prenderò un po’ di vacanza. Stavolta ho fatto tutta una tirata dallo scorso anno, ma c’era da ricostruire e io stesso dovevo testarmi come allenatore.”

Sui giochi di calcio…
“Una volta esisteva Football Manager, noi lo chiamavamo Scudetto. Era pieno di questi giochi, e noi eravamo sempre dentro al gioco; lo facevamo diventare una parte importante dei nostri pomeriggi, non c’era la PlayStation. Il gioco di calcio manageriale era il mio preferito; con i miei amici, d’estate, rinunciavamo al mare e ognuno si creava la propria squadra. Ogni tanto usavo come nome quello del mio allenatore dell’Ostiamare, ma il più delle volte sceglievo la Roma e facevo l’allenatore della Roma. A me poi è capitato davvero, spero di essere un po’ più bravo rispetto a Football Manager; lì ogni tanto spegnevo e riaccendevo senza salvare, così le partite perse non si contavano (ride, ndr). Qui devo chiedere se è possibile farlo, ma temo di no.”

Sulla nuova Roma che sta nascendo…
“Una squadra più tecnica, con più qualità e che tiene la palla più spesso. La perde con meno facilità e non in fase di costruzione. Una squadra con grande gamba può recuperare palla più spesso, più velocemente. Questo ti permette di essere più dominante dal punto di vista del ritmo e del possesso palla. 2+2 non sempre fa 4 nel calcio; le idee le hanno tutti, sarà una bella sfida. Il calcio sta andando in quella direzione, si cerca la fisicità mischiata alla qualità.”

Su Pellegrini…
“Ogni stagione può essere quella del salto di qualità, non vale solo per Lorenzo ma per tutti. La mia carriera mi ha insegnato che anche a 30 anni puoi migliorare e imparare qualcosa. Onestamente, da tifoso l’ho accompagnato in questo suo percorso con un paio di messaggi all’anno, qualche chiamata, ma senza stargli troppo addosso. A gennaio ho rincontrato un uomo vero, un capitano vero, un atleta incredibile. Nei 6 mesi finali della passata stagione ha fatto prestazioni importanti, sia dal punto di vista realizzativo che tecnico. Ripartiamo da lì: il finale di stagione è andato in calando per tutti, anche per lui, ma è anche vero che l’ho spremuto fino all’ultimo. Quest’anno sta lavorando alla grande, sta dando una mano ai giovani. Sia lui, che Mancini, che Cristante stanno facendo quello che gli ho chiesto anche lo scorso anno, ossia aiutare i giovani negli errori, quando vanno in down. Sono soddisfatto di loro, sono una parte fondamentale dello spogliatoio. Ci metto anche El Shaarawy, che ha un carattere più taciturno, ma è un uomo di riferimento.”

La lotta per l’Europa?
“Ci sono squadre forti, lo stesso Bologna, che poteva sembrare un exploit, ha preso un altro grande allenatore dopo Thiago Motta. Italiano sa come lavorare, è un allenatore molto preparato. Poi ci sono tutte le altre: il Milan ha fatto uno squadrone, la Juventus idem, e l’Inter è impossibile non nominarla tra le favorite. Credo che anche la Lazio abbia una squadra molto logica, con grande gamba e fisicità; ha inserito giocatori che la migliorano. Anche noi stiamo lavorando per migliorarci e sono sicuro che ci riusciremo. L’Atalanta ormai è una realtà internazionale. Il Napoli lavorerà sia sulla qualità dei giocatori sia con l’allenatore, ma soprattutto sulla voglia di rivalsa. La Fiorentina, come sempre, c’è. Ci sono 8-9 squadre, sarà dura tenerne 4 al di sotto di noi.”

Su Soulè…
“Al suo primo campionato ha fatto qualcosa di incredibile, i dati dimostrano che ha ottenuto numeri superiori rispetto ai suoi pari età, tra i più forti del mondo, giocatori che militano nelle squadre più prestigiose. Dal punto di vista dei dribbling riusciti e dei passaggi chiave, li ha persino superati. È stato facilitato dal fatto che giocava in una squadra dove era il giocatore più importante e allenato da un grande allenatore. Secondo me, il piccolo calo è dovuto all’età, ma anche al calo della squadra, che nella seconda parte ha fatto fatica. Quando ho preparato Frosinone-Roma lo scorso anno, ho detto ai ragazzi di stare addosso a Soulè perché è un giocatore che può diventare un fenomeno. Ho parlato con Leo, con lui stesso, e anche con il suo procuratore, che conosco da molti anni: portò Samuel qui a Roma. L’inserimento è stato agevolato dal fatto che siamo veramente un bel gruppo. Sia Paredes che Dybala lo hanno aiutato molto, gli argentini fanno molta “famiglia” e si sostengono a vicenda. Lo vedo completamente integrato nel gruppo, con tutti. È un ragazzo con la faccia pulita, con gli occhi da argentino verace; ne ho conosciuti tanti lì e ho visto la fame che hanno di giocare a calcio e diventare campioni. Lui, oltre alla qualità, ci mostrerà anche tanta voglia, che ha dimostrato anche in fase di scelta.”

Dovbyk?
“Arriva da tante stagioni in cui fa tanti gol, soprattutto l’ultima in Spagna dove ha segnato tantissimo con il Girona insieme a Savio è stato protagonista di una cavalcata incredibile. E’ un giocatore tanto importante in fase realizzativa quanto per l’aiuto che ci dà nello sbocco offensivo, nell’aggressione alla profondità, nell’aiutarci a salire quando capiterà di andare in difficoltà contro avversari che ci metteranno sotto”

Sangarè?
“Ammetto che non lo conoscevo, mi viene da sorridere quanto penso a Buba, è stata più una scelta societaria, ho visto un video al volo e ho condiviso la scelta di prenderlo. Ha qualità fisiche e tecniche importanti, ha un dinamismo incredibile, è talento puro, deve lavorare tantissimo a livello tattico perchè vorrebbe sempre andare, ma dal pensiero iniziale che avesse un futuro prossimo importante penso che questo futuro possa accorciarsi. Giocherà ad occhi chiusi in Serie A, è un ragazzo positivo, con questo sorriso speciale che ha rubato il cuore di tutti noi”.

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Interviste

Konè: “Voglio entrare nella storia della Roma. Sono un centrocampista di rottura e ripartenza”

Manu Konè ha rilasciato la sua prima intervista ai microfoni ufficiali della Roma:

Quali sono le tue emozioni, le tue prime impressioni?
“La mia prima impressione è che sono molto contento di essere qui, in questo storico club italiano. Sono felice di far parte di questo grande club. Non vedo l’ora di incontrare i miei compagni, lo staff e di vedere lo stadio. Sono molto felice di essere qui”.

Cosa ti ha convinto a venire qui, a giocare per la Roma?
“Mi ha convinto il fatto che questo è un grande club, so che si tratta di una società storica italiana, ho anche parlato molto con il tecnico e anche lui mi ha convinto. Mi ha spiegato cosa può darmi il club, visto che anche lui era un centrocampista. Mi ha detto che il club ha grandi ambizioni. Sono molto entusiasta di essere qui e aiutare la squadra”.

Hai dei ringraziamenti da fare per essere qui?
“Vorrei ringraziare la famiglia Friedkin, tutta la mia famiglia, i miei agenti e tutti coloro che hanno contributo per farmi arrivare qui”.

I tifosi non vedono l’ora di conoscerti, ti hanno aspettato molto. Sei contento di questo?
“Sono davvero felicissimo. Ho visto molti messaggi dei tifosi sui social media, che mi hanno reso ancora più entusiasta della scelta che ho fatto. Non vedo l’ l’ora di incontrarli, di vederli allo stadio e di farli felici”.

Quando hai deciso di dire “sì, voglio andare all’AS Roma”?
“La Roma è un grande club, che conosco da quando ero piccolo. Alcuni grandi giocatori sono stati qui e desideravo essere parte di questa storia. Ho parlato molto con il tecnico e mi ha davvero conquistato con le sue parole. Ho visto che ha fiducia in me e mi ha fatto capire che posso aiutare la squadra. È uno degli aspetti principali che mi hanno convinto”.

Sei un centrocampista completo, ma come descriveresti i tuoi punti di forza?
“Onestamente non ho una caratteristica che spicca sulle altre. Essendo un centrocampista cerco di essere un giocatore completo. Sono in grado sia di difendere che di aiutare gli attaccanti. Sono bravo a recuperare palla, a spezzare il pressing e a rompere le linee avversarie. È quello che posso dare alla squadra in questa stagione”.

A chi ti ispiri?
“Paul Pogba è stato un modello per me, perché ha fatto grandi cose in Italia. All’epoca Paul Pogba dava spettacolo in Italia, ogni giovane francese sognava di essere come lui. Ora che sono cresciuto non lo vedo più come un modello, ma quando ero più giovane era il mio idolo”.

L’Olimpiade con la Francia.
“È stata un’esperienza incredibile. Abbiamo giocato in casa, in Francia, davanti a una folla enorme. Abbiamo lavorato duramente per prepararci e abbiamo percepito l’entusiasmo generato dal torneo. Molte persone ci hanno supportato e gara dopo gara siamo arrivati in finale. Purtroppo abbiamo perso, ma abbiamo imparato molto. Possiamo solo essere fieri di noi stessi. Abbiamo riportato un argento in Francia. Sono molto orgoglioso di quella medaglia. Sono al settimo cielo. Non trovo le parole, ma ho sempre sognato di giocare per la Francia e ora il sogno è realtà. Credo di meritarlo, negli anni ho sempre cercato di mettermi alla prova, sia da bambino che nei club in cui ho giocato. A mio parere, le Olimpiadi mi hanno aiutato a essere convocato”.

Come ti senti?
“Sono felice, vorrei ringraziare tutti coloro che mi hanno aiutato a centrare questo obiettivo. Era un obiettivo a breve termine e ora l’ho raggiunto. Spero di dimostrare le mie qualità e di restare qui”.

I tuoi nuovi compagni.
“È vero, conosco alcuni giocatori, come Enzo Le Fée. Abbiamo giocato insieme in Nazionale. Ho giocato contro Evan NDicka in Bundesliga. Ovviamente conosco di nome Paulo Dybala e Paredes. Sono felice di far parte di questa squadra e non vedo l’ora di dare il mio contributo. Sarà un’esperienza da vivere giorno per giorno, momento per momento”.

Come si immagina giocare all’Olimpico?
“Sarà un’esperienza da vivere giorno per giorno, momento per momento. Non ci penso molto ma so che è un grande stadio con molti tifosi che amano il calcio e vivono per questo sport. Vogliamo vincere più partite possibili e fare felici i tifosi”.

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De Rossi: “Patti rispettati sul mercato. Konè ha un motore diverso. Mai litigato con Mancini, con Cristante mai alle mani”

Daniele De Rossi ha parlato in conferenza stampa alla vigilia di Juventus-Roma:

Un bilancio sul mercato, anche se c’è la possibilità di fare qualcosa in difesa con gli svincolati. E un giudizio su Koné e Saelemaekers, saranno convocati?
“Salvo problematiche dell’ultima ora, tutti sono convocati e verranno con noi. Valuteremo i minutaggi recenti del loro pre-campionato. Il bilancio è positivo, sono contento del mercato. Siamo inciampati in una cosa che non potevamo prevedere nel completare la difesa, adesso ci metteremo mano. Abbiamo alzato il livello di qualità di questa squadra, abbiamo fatto un lavoro importante e sono contento. Sono contentissimo di Koné e Saelemaekers, mi piacciono entrambi. Uno come Koné per caratteristiche mancava a questa squadra, forse quello di cui avevamo più bisogno e serviva mettere ciccia a centrocampo, lo avevo chiesto più volte nella scorsa stagione. È un acquisto mirato, vale anche per Saelemaekers e per chi è arrivato prima. Siamo cortini in difesa, ma è successo qualcosa difficile da gestire e prevedere, l’operazione Danso mi avrebbe reso molto felice”

Che Juventus ti aspetti?
“Thiago Motta è un amico, non uno che senti sempre ma che abbracci con piacere quando lo vedi. È un ragazzo che sta mostrando che è un grande allenatore non solo per i risultati e per il gioco, ma anche perché ci sono allenatori con il tocco magico che mettono in campo giocatori e fanno gol. Ci sono allenatori che hanno qualcosa di speciale e lo sta mostrando, ci è arrivato con la gavetta e con gli anni, adesso giustamente si sta godendo i frutti del suo lavoro in una big costruita per vincere il campionato. Sono partiti bene, hanno caratteristiche ben precise, hanno fatto un mercato importantissimo, molto costoso, e stanno ottenendo risultati con i giovani. Con Thiago non puoi rilassarti, non ti porti mai da casa la formazione perché può sempre sorprenderti. Stiamo preparando l’idea di Juventus che ci aspettiamo, non il singolo giocatore. Sarà difficilissima, ma possiamo fare la nostra ottima prestazione”.

Rispetto alla Roma di maggio è una squadra più forte? Saud?
“Fare un bollettino o un’analisi è difficile, perché lì avevamo dei mesi di lavoro alle spalle. Credo che stia andando nella direzione che volevo io. Sono stato supportato in quello che avevo chiesto. Per me abbiamo fatto un mercato paradossalmente migliore dell’Inter, ma l’Inter è più forte di noi, parte da un livello più alto e deve mettere dentro 2 giocatori. In un paio di mercati dovremo lavorare come l’Inter: mettere dentro due pezzetti e restare fortissimi. L’Inter ha aggiunto dei pezzi piccoli in una squadra che andava già bene e ieri sera ha fatto paura un po’ a tutti. Per me la direzione importante è quella. Entro poco tempo, se continuerà a lavorare come in questo mercato, non vedo problemi nel pensare la squadra a lottare per lo scudetto. Non è una cosa che raggiungi in un mese o due mesi o in un mercato e sarà sempre più facile fare mercato perché invece di 8-10 giocatori che vanno via perché in prestito, cambi poco. La direzione e i patti dell’inizio sono stati rispettati, sono stato soddisfatto. Nel mentre è sempre difficile gestire il mercato, ma c’è stata collaborazione. Ho visto Saud in due spezzoni di allenamento, in mezzo c’è stato il viaggio in Arabia per il visto. Ieri ha fatto 10 minuti, non volevamo sovraccaricarlo. Ha le caratteristiche che cerco, lo conoscevo poco e ho parlato tanto con Roberto Mancini e lo staff, vedono un futuro campione in lui. Dobbiamo lavorare tanto dal punto di vista tattico e un po’ dal punto di vista tecnico, ha il motore che ci serviva, va veramente veloce. È un ragazzo solare e positivo, dobbiamo aiutarlo a inserirsi con i tempi giusti in una squadra già forte di suo. L’anno scorso sono arrivato e ho detto che questa squadra andava forte e che andava migliorata dal punto di vista fisico e dell’uno contro uno, così è stato”.

Abbiamo saputo che era stata provata la difesa a 3…
“Come l’avete saputo? Quante cose avete saputo che non erano come avete saputo?”.

È stata pensata per uno come Danso o è buona per ogni occasione e ogni difensore che state cercando? Come si incastra in questo progetto la partenza di Bove?
“Noi costruiamo sempre a 3, ho immaginato Danso nella difesa a 3 e ne avevo parlato con lui. Costruiamo quasi sempre a 3, a volte facciamo 3+1, 3+2 o 3-rombo, variamo. Anche l’anno scorso spesso abbiamo abbassato l’esterno, a volte con tre centrali e avete pensato che quello fosse il problema. Si può fare perché tante squadre attaccano con 5 giocatori, non ci siamo inventati nulla. Lo abbiamo visto fare ad altri, anche a Roberto Mancini durante l’Europeo vinto. Potrebbe essere una difesa a 5 più statica nella fase bassa o difesa a 3 che poi diventa a 5, non cambia moltissimo. Dipende dagli interpreti che immagini nella difesa a 4 come potrebbero o non potrebbero essere. L’allenatore deve gestire un mercato in base alle sua idee tattiche e modificare in base alle cose che non si riescono a modificare per mille motivazioni. Bove? Mi dispiace sia andato via, ma non l’ho bloccato e non gli ho detto di rimanere a tutti i costi. Con lui sono stato chiaro, come a tutti i centrocampi, e ho detto che avevo intenzione di mettere dentro un altro paio di centrocampisti più dinamici e probabilmente ci sarebbe stato meno spazio. Con me ha giocato meno di quanto abbia fatto con Mourinho, ha parlato con me e detto che aveva bisogno di giocare e non potevo garantirgli questo spazio. Dispiace perché è forte, è un ragazzo positivo, educato e legato all’ambiente e alle squadra, ma devo fare scelte. Non posso pensare solo se un giocatore mi sta simpatico o alla paura che possa diventare molto forte come lo sono diventati Frattesi e Calafiori. Devo prendermi le mie responsabilità, in questo caso spero quasi di aver sbagliato perché merita di diventare un Nazionale come Frattesi e Calafiori. È in prestito, nulla è definitivo. Rimango con l’abbraccio che ci siamo dati, sperando che resti l’affetto fra di noi. Vale per lui il discorso che è valso per Paulo (Dybala, ndr) pochi giorni fa. Se fossi voluto rimanere l’idolo intoccabile per tutta la vita qui a Roma non sarei tornato e non mi sarei messo in discussione o avrei fatto scelte più populiste, ma devo guardare il campo e anche quello che mi dicono i giocatori. Devo rispettare Edoardo e quanto meritasse di spiccare il volo”.

Quanto è stato complicato gestire il mercato e se ha influito nei risultati?
“È stato complicato, ho sentito le interviste di Di Francesco e Gasperini sul mercato. Noi potevamo vincere queste due partite, ma il campionato è sporcato dal mercato. Siamo tutti sulla stessa barca, infastiditi, per me è una follia e si poteva fare meglio. Sono state fatte cose male, ma anche spezzoni fatti molto meglio. È complicato gestire in corsa, ma è il lavoro dell’allenatore. A volte organizzi un mercato e qualcosa salta, devi pensare a far entrare tutti nel progetto anche chi poteva andar via”.

Si è parlato di un litigio con Souloukou, Cristante e Mancini.
“Di vero c’è solo la discussione con Bryan, abbiamo discusso in campo per 10 secondi ed era una discussione normale. Poi è diventata che che ci siamo messi le mani addosso, è gravissimo. Mi tocca querelare, se inventi bugie sulla mia professione non è normale. Va bene che ho passato 20 anni di carriera sentendone di tutti i colori, ma non va bene. Neanche ho visto Lina durante l’Empoli, con Mancini non è mai successo nulla. Non lo avevo letto e me l’ha detto Mancini. Non c’è difesa, è grave perché il vostro lavoro è dire quello che è successo, trovare scoop ma intentarli no. Non facciamo il bene mio, ma neanche della società. Se c’è qualcosa è giusto scriverla, ma di queste tre cose l’unica che aveva una lontana parvenza di verità è quella con Cristante. Ci siamo scontrati a 20 metri di distanza su una cosa di campo, il giorno dopo ci siamo abbracciati e l’avete fatta diventare una rissa. Per me è tanto grave”.

Quanto è difficile in questa situazione preparare la terza giornata?
“È difficile, ma non sono abituato a trovare scuse e alibi. Ho parlato con D’Aversa prima e dopo l’Empoli e sono nella stessa condizione, ma hanno vinto. Non l’ideale, ma se Dio vuole durerà un’altra partita e poi ci concentreremo su quello che più mi piace e so far meglio, l’allenatore”.

Ha detto che la Juve è costruita per lo scudetto, la Roma per cosa?
“Per migliorare quanto fatto l’anno scorso, la direzione presa è stata rispettata ma non vuol dire arrivare quarti per forza. Non è un obbligo per come siamo costruiti, ma l’obbligo è andare in una certa direzione nella quale credo fortemente. Ci riempiamo la bocca con l’Atalanta, ma ha iniziato 8 anni fa con i vari Mancini e Cristante che erano bambini, il loro lavoro li ha portati ad essere una squadra che costantemente sono in quelle posizioni, come eravamo noi una decina di anni fa. A prescindere da chi ci sarà, tra un paio di anni saremo fissi lì ed è il passo più importante che possiamo fare”.

Se ci fossero stati litigi tra lei e il CEO o lei e il calciatore, verrebbe qui in conferenza a dirlo?
“Faccio una premessa. Quando ho detto subumani mi riferivo a gente che mi augurava dei tumori o altro. Se io avessi litigato con Mancini non sarei venuto qui a dirlo. Non dico che non ho mai discusso con Cristante, dico che non ci siamo menati. Quando dico subumani faccio una battuta alla fine di un discorso ampio. Il giocatore ti risponde perché lo hai scritto e lo hai citato, con Mancini non abbiamo mai discusso. Prima di Roma-Genoa dell’anno scorso ho discusso con Mancini, ci siamo chiariti e quest’anno è perfetto nel suo comportamento. Ma non puoi pretendere che Mancini non ti risponda se scrivi una cosa non vera. Nelle conferenze si dicono mezze verità, ma se senza parlare riceviamo quello che abbiamo ricevuto nell’ultimo mese, pensa se lo dicessimo. In passato è successo altre volte, ma non puoi pensare che nessuno risponda o si stranisca. Non uso Instagram, sto cercando le notifiche perché meno leggo e meglio sto. Mancini ha scritto su Instagram, ma non gliel’ho chiesto io. Non dico che l’hai inventata, ma magari è una polpetta avvelenata. In conferenza non diciamo al 100% la verità, ma non vengo a negare una cosa vera”.

Alla fine del mercato quanta gente di gamba è arrivata?
“Parecchia, con Danso ne avremmo avuta tanta in più ma non è colpa di nessuno. Non significa che chi è meno esplosivo deve uscire dai radar della squadra. Per me è un discorso di essere complementari e funzionali tra di noi, tutti giocatori di gamba diventa confusione ma tanti giocatori di qualità, magari monopasso, diventa prevedibile. Il giusto mix ci aiuta. L’ideale è gamba e qualità”.

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Brignardello (prep. Roma): “Trigoria centro all’avanguardia. Ritiro in montagna? Non dà effetti a lungo termine…”

Nuovo appuntamento a puntate sul sito della Roma per presentare gli uomini che compongono lo staff di mister Daniele De Rossi. In questa prima fase, la prima intervista è con Giovanni Brignardello, da oltre 20 anni professionista del calcio: ha lavorato in Serie A, Premier League e per la nazionale italiana. Le sue parole:

Iniziamo dai primi passi della sua carriera.
“Ho quasi sempre lavorato nello sport. Sono stato per qualche anno preparatore della nazionale italiana di pallanuoto. Vivevo a Genova, dove avevo un centro di fisioterapia frequentato da diversi calciatori della Sampdoria e del Genoa, venivano lì a curarsi. Proprio sulla scorta di questa esperienza, nel 2002, poi, mi chiamò Beppe Marotta – allora direttore generale della Sampdoria – per propormi di entrare nello staff di Walter Mazzarri. Ho iniziato come addetto al recupero infortunati, con il tempo sono diventato preparatore atletico anche nel calcio”.

Ha menzionato la pallanuoto, probabilmente uno degli sport più completi e dispendiosi proprio dal punto di vista fisico.
“Completo no perché avviene in un ambiente unico, ma sicuramente unico e dispendioso”.

Qualche principio dell’esperienza nella pallanuoto lo ha mutuato anche nel suo lavoro nel calcio?
“È uno sport di squadra, uno sport di situazione, da questo punto di vista si possono paragonare, quindi partendo da una preparazione generale del gruppo. Mentre su altri aspetti sono discipline decisamente lontane”.

Nel calcio il fattore fisico sta diventando sempre più preponderante. In questo senso, il ruolo del preparatore atletico assume un’importanza maggiore rispetto al passato?
“Non la metterei da questo punto di vista. Io penso che il ruolo degli staff diventi fondamentale. Non basta solo il preparatore che lavora sulla condizione della squadra. Faccio un esempio. Un allenatore che recepisce molto bene alcuni principi generali del lavoro atletico è molto più preparatore fisico di un preparatore fisico. Se tutte le situazioni tattiche sono proposte in forma analitica, a bassa intensità, il preparatore fisico può lavorare quanto vuoi, ma non si raggiungerà mai un obiettivo soddisfacente. Se un allenatore, invece, propone stimoli con concetti tecnici importanti, tattici importanti, ma anche in un contesto di impegno fisico, questo diventa determinante nella buona riuscita del lavoro”.

A proposto di tecnico, il suo rapporto con mister De Rossi nasce dalla sua esperienza in Nazionale tra il 2016 e il 2018?
“Sì, esattamente. Ci siamo conosciuti in quel periodo. C’è sempre stato un rapporto di stima reciproca tra noi. Da lì, poi, è nato poi il rapporto professionale”.

Da calciatore che atleta era Daniele?
“Io ho conosciuto Daniele nell’ultima parte. Come tutti i calciatori, ha avuto un’evoluzione nel corso della carriera. Era un atleta di alto livello, che conviveva con alcune situazioni fisiche. Era ben conscio e attento del suo status. Ho sempre conosciuto una persona molto responsabile”.

Passando al lavoro che state facendo in questi giorni a Trigoria, com’è allenarsi in questo centro sportivo?
“Allenarsi qui è fondamentale. La proprietà con i suoi investimenti ha messo a disposizione dei giocatori un centro davvero all’avanguardia, dove non manca nulla. La struttura è importante sia per il modo di lavoro, sia per i messaggi indiretti che mandi ai giocatori. Faccio un esempio, se hai una palestra molto ben attrezzata, significa che per te il lavoro in palestra è importante. Se tu hai una zona di recupero con piscine e altre strutture di primo livello, significa che per te la fase di recupero è importante. Qui c’è tutto, di questo siamo assolutamente soddisfatti”.

Diverse società di Serie A, ormai, preferiscono iniziare la pre-season nel proprio centro sportivo, piuttosto che scegliere una località di montagna.
“Su questo aspetto della montagna c’è un equivoco di base. Intanto, l’altura deve rispondere a requisiti precisi. L’altezza deve essere almeno di duemila metri. Poi, il periodo del soggiorno. Se soggiorni in montagna, in quel periodo, hai temporaneamente degli effetti fisiologici. Temporanei, però, che poi andranno a scemare, a sparire. Per noi, che abbiamo una competizione spalmata su dieci mesi è assolutamente insignificante questo. Secondo, andando fuori non avresti a disposizione tutte le strutture e l’organizzazione che hai in un centro come Trigoria. Terzo, la prima partita a Cagliari sarà il 18 di agosto. Non penso che farà fresco… La scelta di andare o non andare in ritiro è basata su altri principi”.

Quali?
“Noi andremo in Inghilterra, però prima di andare aspettiamo che buona parte dei giocatori si uniscano al nostro gruppo per iniziare un lavoro su tutti gli effettivi. Andare in qualsiasi posto, con 8-9 giocatori non ha molto senso. Ha senso spostarsi quando la maggioranza del gruppo è riunita”.

Sul fatto che a volte ci si alleni ad alte temperature, questo problema come lo si affronta?
“Si beve di più, semplicemente. Si cerca di raffreddarsi appena possibile, di recuperare dopo le sedute in ambienti condizionati, con tutti i comfort. Agli orari da noi decisi, non si tratta di temperature insostenibili”.

Quindi, sta smontando il mito della preparazione in montagna.
“Ripeto, il lavoro in altura ha senso quando devi preparare delle competizioni che si svolgono in un determinato periodo, a breve termine. Se si prepara una maratona, la partecipazione alle Olimpiadi, potrebbe avere senso andare in montagna. Nel calcio il lavoro fisico è molto più a lungo termine”.

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Interviste

De Rossi: “Sarà una Roma forte. Dybala falso nove è un’ipotesi. Abraham e Bove? Ci punto ma il mercato è aperto…”

Daniele De Rossi ha parlato ai microfoni dei cronisti presenti a Trigoria al termine di Roma-Tolosa. Ecco le sue parole:

Le tue prime impressioni della preparazione?
“Le impressioni sai non sono diverse dalle preparazioni che ho fatto da calciatore. Sono quelle le impressioni, si lavora forte, in maniera intensa, non c’è mai la paura di arrivare alla partita con le gambe pesanti perché l’obiettivo è un altro. Siamo qui a casa, stiamo bene. È bello, ma non c’è niente che mi ha colpito è tutto normale. C’è molta affinità col mio staff, aspettiamo di avere qualche risposta in più nei prossimi giorni. Adesso è tutto abbastanza evidente: ho chiesto a un giocatore come stesse al 70′ e mi ha risposto che stava come all’inizio, morto e non c’è niente di anormale o sorprendente”.

Dybala falso nueve è un pensiero?
“È anche figlio del fatto che lui è stato fuori 4-5 giorni e Tammy fuori per qualche giorno. Non volevo fargli giocare a entrambi più di 45′ minuti. È una soluzione perché abbiamo in testa l’idea di prendere esterni che possano buttarsi alle loro spalle o che possano dialogare con lui. È un ruolo che può fare a patto che la squadra lo segua. Se ci si aspetta faccia l’attaccante boa o che vada in profondità sbagliamo, se invece ci muoviamo in funzione sua e sul fatto che abbiamo un esterno in più un trequartista in più, dipende da come lui si muove è una cosa interessante, da riprovare”.

Mikautadze?
“Non devo parlare di giocatori di altre squadre. Non so quanto sia corretto entrare nel merito di quella chiamata che è stata positiva col ragazzo, ma non devo parlare di niente che non sia tattico o del contenuto di quella chiamata”.

Abraham e Bove?
“Tammy è un giocatore forte della nostra rosa, un giocatore importante, potrebbe avere molto mercato perché è un giocatore importante e si è ripreso. Io l’ho visto negli ultimi 6 mesi e arriva da un infortunio molto grande. So che quello che abbiamo visto non è il vero Tammy e vogliamo puntare sui giocatori forti, lo stesso vale per Bove. Io valuto, vedo, parlo col direttore e vediamo le opportunità che può darci il mercato e la richiesta dei giocatori, perché spesso vogliono più spazio, scalpitano, lo capisco e devo accettarlo”.

C’è nella testa l’idea di prendere un altro esterno di Soulé?
“Può esserci tutto, ma a volte per parlare di entrate bisogna parlare di uscite, vedere chi entra chi esce, le oppurtunità che escono fuori durante il mese di luglio, di agosto del mercato e ne approfitti”.

È stata colmata la distanza dalle altre?
“Adesso è troppo presto per fare un bilancio, magari lo facciamo il 1° settembre, ma anche il 1° settembre scorso se mi avessi chiesto del Bologna ti avrei detto che lo vedevo sotto, poi ci sono squadre come il Napoli che è andato al di sotto. Dobbiamo guardare il nostro percorso, il mio con 17 partite e 34 punti. Non mi dispiace, ma vogliamo migliorarlo e stiamo lavorando con la società per portare ulteriore qualità in questa squadra affinché migliorare queste media non sia troppo difficile. Fare un bilancio adesso sarebbe ingeneroso, ovvio che mancano dei giocatori e ci sono delle posizioni da ricoprire, ma la sensazione è che verranno giocatori forti e che la squadra sarà forte al 1° settembre. Prima arrivano, meglio è però il mercato è così, anche altre squadre non si sono mosse con tantissimi giocatori, però avevano bisogno di cambiare 2-3 cose. Il prossimo anno avremo bisogno di cambiare di meno. È un percorso di 2-3 anni e non si può volere tutto subito. Anche io vorrei avere 10 giocatori in una botta, ma è così e bisogna avere pazienza. Quello che è sicuro è che la squadra sarà forte il primo settembre”.

C’è abbastanza gamba?
“Vedo lo stimolo in allenamento. I primi 15′-20′ ho visto alcuni recuperi in avanti. I ragazzi sono stanchi, 2 giorni fa gli abbiamo spappolati. Ai miei tempi si facevano le corse la mattina delle partite perché queste partite servono ma non contano, il risultato conta se vinci che calmi la gente. Se li avessimo visti tutti a 2000 per 90′ mi sarei preoccupato, perché a ottobre arrivavamo lessi”.

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Le Voci di Retesport

Graziani a Retesport: “Retegui è un profilo interessante. Chiesa? Magari, ma quando lo prendi…”

Ciccio Graziani, ex centravanti della Roma, è intervenuto ai microfoni di Retesport nel consueto spazio mattutino. Ecco le sue dichiarazioni tra mercato giallorosso e nazionale:

“Non è stato un inizio di Europeo scintillante in generale. Vedo favorite le solite, Germania, Francia, Inghilterra e dietro le altre. Ma avendo giocato manifestazioni così, so che l’incipit è sempre complicato per tutti. L’Italia ha giocato un’ottima gara con l’Albania, ha superato il primo scoglio ma non sarà la gara decisiva per la qualificazione. Bisogna battere la Croazia e magari prendersi un buon punto con la Spagna”.

Sulla Roma ha aggiunto: “Retegui è un profilo interessante, mi piace come attaccante, sa giocare con la squadra, fa grande movimento, è forte in acrobazia e di testa, ma da solo non basterebbe per prendersi il peso sulle spalle dell’attacco romanista. Hai perso Lukaku, Dybala è sempre in dubbio, Abraham che fa va via? C’è ancora molta confusione sulla costruzione della nuova Roma. Chiesa? Magari arrivasse, ma quando mai lo prenderemo…”