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Juve-Roma, Mou sfida Max: i precedenti sono favorevoli allo Special One

FOCUS RS – Una sfida tra titani della panchina, un match tra due straordinari allenatori che hanno scritto già grandi pagine di storia nel calcio europeo. Juventus-Roma sarà anche questo, un duello a distanza – di pochi metri – tra Massimiliano Allegri e Josè Mourinho.

Sabato i due tecnici interverranno in conferenza stampa alla vigilia del match e soprattutto nel caso dello Special One, a prevalere sarà quasi certamente la pretattica. Il 4-4-2 dei bianconeri contro il 4-2-3-1 dei giallorossi, entrambi alla ricerca dei giusti equilibri soprattutto difensivi. La Roma rispetto alla Juve ha segnato di più (16 reti a 11) e incassato meno (8 a 10), così come sono 4 le lunghezze che favoriscono in classifica gli uomini di Mou rispetto a quelli di Max. Numeri tendenzialmente antistorici, perchè negli ultimi 10 anni mai la Roma era salita a Torino con questo distacco favorevole, tranne nella scorsa stagione quando la banda Fonseca si presentò allo Stadium con un punto di vantaggio.

La bacheca dei due allenatori è stracolma di titoli: 38 complessivi, 25 per il portoghese, 13 per il livornese, il 72% dei titoli complessivi vinti da tutti gli allenatori attualmente occupati in Serie A. Mourinho ha incontrato 7 volte la Juventus in carriera sulle panchine di Inter e Manchester United, dal 2008 al 2018, 4 vittorie, 2 sconfitte e 1 pareggio. L’ultimo incrocio proprio allo Stadium con la divisa dei Red Devils, quando Mou mostrò le orecchie in segno polemico al termine del match a seguito di ’90 minuti di insulti subiti’ (dichiarò ex post).

Proprio nella doppia sfida tra Manchester United e Juventus, Mou sfidò Allegri raccogliendo una sconfitta all’andata e la suddetta vittoria al ritorno. In assoluto tra questi due tecnici sono 8 i precedenti, con uno score favorevole all’allenatore giallorosso: 4 vittorie, 2 pareggi e 2 sconfitte. Per Allegri invece quella di domenica sera sarà la 21° sfida contro i giallorossi, con 7 vittorie, 7 pareggi e 6 sconfitte nei match contro la Roma, che ha vinto l’ultimo incrocio in ordine di tempo (2-0 all’Olimpico). Numeri e statistiche pronte ad essere aggiornate già tra tre giorni.

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Mou attende il rientro dei nazionali: domani riabbraccerà il centrocampo titolare

Josè Mourinho attende con ansia il rientro dei 13 Nazionali impegnati in giro per l’Europa e per il Mondo, con una prima buona notizia perchè di fatto già da domani avrà a disposizione il centrocampo titolare in vista della sfida contro la Juventus.

Pellegrini, Cristante e Veretout infatti, reduci dagli impegni nelle fasi finali di Nations League, sono rientrati nella capitale in queste ore e domani torneranno a lavorare a Trigoria. Solo una contusione alla caviglia per il capitano giallorosso, che ieri ha subito un duro contrasto da Witsel.

Oggi Mkhitaryan giocherà il secondo incontro di qualificazioni al prossimo Mondiale con la maglia dell’Armenia contro la Romania, domani rientrerà a Roma e da mercoledì sarà a disposizione di Mou. Martedì scenderanno in campo con le rispettive selezioni nazionali Abraham, Shomurodov, Bove, Darboe, Diawara, Kumbulla e Calafiori destinato a ricevere una maglia da titolare contro la Juventus. Questi calciatori saranno a disposizione di Mourinho da giovedì.

Rui Patricio tornerà a Trigoria venerdì, infine Vina che non sosterrà la seduta di rifinitura, rientrerà nella capitale Sabato mattina.

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Roma, lunedì al via la campagna abbonamenti: si punta a quota 20 mila

Partirà lunedì la campagna abbonamenti della Roma. I prezzi dovrebbero essere di livello medio, perché la società vuole andare incontro ai tifosi, per i primi tre giorni ci sarà la prelazione per gli abbonati della stagione 2019-20, l’ultima prima della pandemia di Covid, e poi partirà la vendita libera. Con l’apertura degli stadi al 75% la Roma avrà tra i 46 e i 48 mila spettatori, poi quando si tornerà al 100% la capienza sarà intorno alle 60 mila presenze.

Come riporta la Gazzetta dello Sport, l’obiettivo è quello di arrivare almeno a 20 mila tessere, la buona partenza in campionato e l’effetto Mourinho lo rendono realistico, anche perché la richiesta è tanta e tanti sono i romanisti che non vedono l’ora di abbonarsi e tornare alla normalità.

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Friedkin, un anno per ricostruire la Roma: tutte le tappe della rivoluzione texana

FOCUS RS – Un anno doveva essere e un anno è stato. Guido Fienga ha concluso ieri il suo mandato nel ruolo di amministratore delegato della Roma. Una notizia che era nell’aria da diversi giorni, complice l’indicazione temporale che i Friedkin avevano manifestato al diretto interessato sin dal loro insediamento. Fienga doveva essere un traghettatore e tale è stato fino a ieri. L’ultimo dirigente – in ruoli apicali – legato alla vecchia gestione è stato sostituito da un manager di grande respiro internazionale, Pietro Berardi, che almeno nelle intenzioni dei Friedkin, amplificherà il percorso di crescita del brand Roma a livello mondiale. La scelta nasce dalla necessità di dotarsi di una figura che rappresenti appieno la filosofia della nuova proprietà. Fienga ha avuto l’indubbio merito di accompagnare il club nella fase più delicata della sua storia recente, tenendo uniti i fili quasi spezzati della trattativa tra Pallotta e i texani, quando tutto o quasi sembrava definitivamente sfumato. In mezzo una pandemia che acuito le difficoltà economiche del club. Ma facciamo un passo indietro.

Nella foto: Guido Fienga (Foto Gino Mancini)

I texani sono sbarcati nella capitale ufficialmente nell’agosto 2020 e hanno scelto un approccio silenzioso e riflessivo. Hanno trascorso diverse settimane ad analizzare la Roma, comprenderne meglio i meccanismi interni, probabilmente scrutarne le reali criticità, non solo finanziarie. Mesi per rivoluzionare la Roma, alimentando il vento del cambiamento. The wind of change‘, cantavano gli Scorpions, colonna sonora perfetta per descrivere i passi lenti ma ponderati di Dan e Ryan Friedkin nell’emisfero romanista. La navicella dei nuovi proprietari ha assestato dunque i primi colpi, delle vere e proprie picconate alla facciata di Trigoria, dopo anni di evidente deterioramento. 

L’arrivo di Stefano Scalera è stato il primo in ordine di tempo: uomo della pubblica amministrazione e stimato professionista anche in ambienti politici, gli è stato affidato il compito principale di resettare e riavviare il fascicolo relativo allo stadio. Addio al progetto di Tor di Valle e un nuovo tortuoso viaggio da affrontare, questa volta con l’obbligo categorico di edificare un impianto sportivo in pochi anni. Contestualmente è arrivata la creazione del ‘Roma Department’ diretto da Francesco Pastorella, per incentivare la lodevole attività solidale che il club già da diversi anni svolge sul territorio, con l’obiettivo però anche di riavvicinare la Roma ai suoi tifosi con innumerevoli iniziative che rispecchiano la volontà della proprietà di legarsi sempre di più al tessuto sociale della città.

Successivamente è stato il turno del comparto sportivo e la scelta a sorpresa è ricaduta su Tiago Pinto. I Friedkin non hanno preferito percorrere la strada più agevole, del calcio nostrano, strettamente connessa alla logica del direttore sportivo che accentri su di sé tutti i poteri. Troppi denari sperperati negli scorsi anni, troppi personalismi. Hanno ricercato sul mercato internazionale il profilo di un professionista giovane, ma che avesse già maturato importanti esperienze in club di caratura internazionale e in grado di poter supervisionare il lavoro di tutti i collaboratori tecnici, a 360 gradi. 

Da qui a cascata è subentrata anche la necessità di inserire figure credibili e di assoluto valore in alcuni ruoli apicali del settore sportivo: inutile citare l’importanza dell’ingaggio di Josè Mourinho in panchina, un manager di caratura mondiale, che ha riacceso in città la fiammella della passione sportiva, in parte sopita nell’ultimo triennio di insuccessi e delusioni.

Il settore giovanile ha accolto poi Vincenzo Vergine, come nuovo responsabile del settore giovanile, dopo oltre 20 anni di apprendistato e proficuo lavoro al fianco di Pantaleo Corvino e non solo. Parallelamente la conferma di quei soggetti che in questi anni hanno certamente contribuito a sviluppare il serbatoio giallorosso, ridisegnando però le logiche dello scouting: evitare investimenti monstre su giovani stranieri e valorizzare appieno il bacino d’utenza locale e nazionale con una mission principale: costruirsi dentro casa i campioni del futuro. Parallelamente Pinto e la proprietà si sono dedicati ad un annoso problema, che da anni attanaglia la Roma sul campo. Gli infortuni. Ad inizio anno la sinergia con la clinica svizzera Klinik Gut di St. Moritz, diretta dal Dott. Georg Ahlbäumer. Poi è stato rivoluzionato l’intero settore medico-fisioterapico e Pinto ha ricreato anche un settore scouting di livello, smantellato nelle precedenti stagioni dall’arrivo di Monchi in poi.

Non poteva mancare uno sguardo al settore della comunicazione: negli scorsi mesi la società ha annunciato di aver ingaggiato Maurizio Costanzo come advisor esterno della comunicazione. Giornalista, conduttore e autore radio-televisivo, pioniere dell’emittenza commerciale, ma soprattutto personaggio che dovrà indirizzare la Roma verso un nuovo modo di comunicare se stessa all’esterno, nell’emisfero locale ma anche in quello nazionale.

Le altre nuove figure: Lombardo (segretario generale), Van Den Doel (direttore marketing), Murgo (capo del personal) Krauss (capo della sicurezza), Vitali (responsabile ufficio legale). Infine ieri si è chiuso definitivamente il cerchio con lo sbarco – ancora virtuale sarà operativo tra qualche settimana – del nuovo CEO e direttore generale Pietro Berardi: una formazione scolastica e professionale tra Italia e Stati Uniti, poi operante nel board di multinazionali del calibro di Sheel, Nissan, Pirelli (Nord America) e Fiat Chrysler. Pacifico che la conoscenza con i Friedkin sia sorta nell’ambito del settore dell’automotive, ma le referenze di Berardi sono di assoluto livello. Non un uomo proveniente dal calcio, ma una figura che sappia abbinare managerialità e sviluppo dei progetti aziendali in linea con la filosofia dei Friedkin: rendere la Roma, in maniera stabile e duratura, un club di caratura mondiale.

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I grattacapi di Pinto: un centrocampista, un terzino e gli ‘scontenti’. La Roma a gennaio deve tornare sul mercato

FOCUS RS – “E’ stato un mercato di reazione”. Così Mourinho ha definito la prima campagna acquisti reale dell’era Friedkin e la prima della sua avventura sulla panchina giallorossa. Vina, Shomurodov, Abraham e Rui Patricio: 4 acquisti che sono costati quasi 100 milioni di euro. Roma regina del mercato in Italia, sul podio di chi ha speso di più in Europa.

Nonostante gli sforzi della proprietà, la rosa messa a disposizione dello Special One non è ancora ritenuta complessivamente all’altezza di grandi traguardi. La Roma ha raccolto nove vittorie su undici sfide stagionali e i margini di miglioramento sono indubbiamente grandi, ma sono evidenti alcune criticità. Mourinho aveva richiesto a gran voce un centrocampista ‘pensante’, un leader che in mediana potesse dettare i tempi e modalità di gioco. Il nome trattato, sedotto e poi abbandonato è (era) quello di Xhaka. Lo svizzero alla fine è rimasto all’Arsenal e la Roma ha dovuto dirottare le sue attenzioni su Abraham per colmare la lacuna dell’addio di Dzeko. Sono rimasti nel frattempo nella capitale Villar e Diawara, che alla luce dello scarso utilizzo fin qui e delle dichiarazioni del lusitano, sono considerati giocatori di passaggio. Darboe si è ritagliato uno spazio importante nelle ultime due sfide, ma i titolari restano Cristante e Veretout. Serve dunque un intervento in quel ruolo e Pinto sta valutando insieme ai suoi scout il profilo giusto. Zakaria del Gladbach, viste le condizioni contrattuali (scadenza 2022) è una grande occasione. Non ha l’esperienza spesso declamata dal tecnico giallorosso in conferenza stampa, ma fisico, gamba, dinamismo e qualità importanti. Ma attenzione anche a possibili prestiti dalla Premier League: un nome gradito a Mourinho è quello di Loftus-Cheek.

KARSDORP NON BASTA – Sulla fascia destra l’olandese rappresenta una certezza per Mourinho, ma alle sue spalle c’è il vuoto. Reynolds – giunto in Italia a gennaio scorso dai Dallas – non ha mai trovato continuità. Fonseca ha tentato di inserirlo nel finale dello scorso campionato, ma lo statunitense è andato incontro ad alcune brutte figure. Mourinho invece non gli ha mai concesso un minuto ufficiale, nemmeno in Conference League, adattando a destra Ibanez. Evidente la bocciatura del portoghese e su quella fascia la Roma a gennaio dovrà correre ai ripari. Lo staff di Pinto sta monitorando il mercato internazionale alla ricerca di un calciatore giovane ma pronto a sostituire Karsdorp senza pagare lo scotto con il nostro campionato e l’intensità richiesta da Mourinho. Sulla sinistra il ritorno di Spinazzola, i buoni segnali di crescita di Calafiori e il lavoro di inserimento di Vina dovrebbero assicurare a Mourinho tre opzioni di assoluta affidabilità.

15.4.2021 Europa League : Roma vs Ajax Nella foto: Dzeko e Karsdorp con Fonseca al fischio finale (Foto Gino Mancini)

GLI SCONTENTI Diawara, Villar e Reynolds ma non solo. Borja Mayoral finora ha trovato pochissimo spazio anche nelle rotazioni di coppa. Mourinho ha sempre detto di volere in rosa tre attaccanti, per ovviare ad eventuali assenze o poter schierare in corsa la Roma con due punte. Pensiero filosoficamente legittimo, ma lo spagnolo – reduce da un’ottima prima stagione in Italia con 17 reti all’attivo – ha sin qui giocato 41 minuti in 4 diverse apparizioni. Pochissimo e diverse indiscrezioni parlano di un addio già a gennaio, anche perché il Real Madrid vorrebbe valorizzarne il prestito. La Fiorentina – che già lo aveva cercato la scorsa estate – potrebbe tornare alla carica a gennaio, complice la possibile partenza di Vlahovic. Ma attenzione anche all’estero. Discorso diverso per Marash Kumbulla che, alla luce del nuovo infortunio di Smalling, dovrà tornare utile alla causa. Sarà compito di Mourinho inserirlo nelle rotazioni difensive. Pinto spera di riuscire a svincolare anche Santon e Fazio, dopo l’addio di Nzonzi della scorsa settimana.

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MOURINHO: “Sono un risultatista. Darboe sta crescendo. Pellegrini? Ero sicuro del rinnovo” (AUDIO)

Josè Mourinho ha parlato in conferenza stampa alla vigilia di Roma-Empoli:

Qual è il punto di equilibrio tra il nuovo calcio offensivo e la classifica?
“Il risultato è la cosa più importante, se giochi un calcio offensivo perdi 5-4 ma puoi fare 0-0 giocando in difesa. É impossibile essere nei top della classifica senza essere equilibrati, non bisogna concedere molti gol ma devi anche segnare per vincere. Più che la classifica, i risultati di 3-2, 3-2, c’è la qualità del gioco che deve essere buona. L’allenatore vuole giocare bene, poi se giochi bene e vinci anche meglio. Io sono un risultatista, penso al risultato, poi se riesco a fare le due cose ancor meglio. La maggioranza delle proposte di gioco in Serie A è il giocare bene”.

Darboe per Cristante che è diffidato?
“Non penso a queste cose, Darboe ha fatto un buon percorso con noi. L’anno scorso ha giocato senza responsabilità, Fonseca non aveva altre opzioni e Darboe ha giocato senza pressione o responsabilità e ha fatto bene. Abbiamo parlato fra di noi che è arrivato quel senso di responsabilità per lui, non è più un giovane Primavera, ha già qualche responsabilità e anche lui si è messo pressione. Sta lavorando, sta crescendo e sta avendo fiducia e lo si è visto contro lo Zorya Luhansk, avevamo le opzioni Diawara, Villar, Bove ma abbiamo pensato che fosse il momento giusto per lui. La risposta è stata buona, ha interpretato bene il ruolo, mi è piaciuto tanto. Non si può dire che abbiamo guadagnato un giocatore perché lo avevamo già. Ovviamente, con questo tipo di partite, cresce la fiducia che ho verso di lui”.

Che ne pensa delle mancate convocazioni con l’Italia di Zaniolo e Mancini?
“L’Italia ha un CT che ha tante scelte, è una sua decisione e lo rispetto se convoca un calciatore o dieci. Penso sempre che i giocatori preferiscono andare in Nazionale perché per tutti loro è un orgoglio e una motivazione. Se rimangono qui, sono protetti perché lavorano bene e non hanno partite da giocare o da stare in tribuna, anche questo è positivo. Le due cose hanno aspetti positivi e negativi”.

Quanto manca al suo punto di equilibrio?
“La cosa più facile nel calcio è difendere bene, soprattutto se lo fai a costo dell’organizzazione offensiva. Vogliamo un’evoluzione della squadra che crea, che segna e giochi bene. Siamo andati due volte fuori casa e le abbiamo perse pur segnando 2 gol, una squadra equilibrata che difende bene come squadra, al di là degli errori individuali, non può farlo. Preferisco essere equilibrato e questo se lo fai a prescindere dalla tua organizzazione, da ciò che vuoi fare, magari hai bisogno di più tempo. Abbiamo avuto partite senza gol subiti o uno solo, però prendere 6 gol in 2 partite è troppo e lavoriamo su questo. Oggi è il secondo giorno di recupero dopo la partita di giovedì, abbiamo lavorato con intensità minore perché non è facile mantenere questo ritmo. Sappiamo come gioca l’Empoli, sappiamo le sue qualità, hanno più cross e sono la seconda squadra che tira maggiormente da fuori area, sappiamo le loro caratteristiche e lavoriamo su di questo. L’organizzazione difensiva è importante”.

Si gioca troppo nel calcio? Spallettii dice che le nazionali rovinano i club.
“Non commento le parole del mio amico Spalletti, ognuno ha le sue opinioni. Ci sono delle cose che penso possano migliorare, però la soluzione non è non far giocare le nazionali. Piuttosto, in Sudamerica giocano giovedì notte che per noi europei è venerdì mattina e questo non lo capisco. Una volta l’ultimo giorno era il mercoledì, adesso si gioca praticamente il venerdì. Un’altra cosa che non mi piace è la selezione di 35-40 giocatori per 2-3 partite e poi magari in 15 non giocano e non si allenano con la vera intensità. Preferibilmente, questi giocatori dovrebbero restare con i club. Questi sono piccoli dettagli da migliorare, la foto generale della situazione è questa. Ora parlano di Mondiale ogni due anni, non sono cose per me. Sono piccoli dettagli da sistemare, tanti club hanno le stesse situazioni. Vina, Bentancur, Cuadrado giocheranno il venerdì e poi il sabato in Juventus-Roma…”.

Roma ed Empoli non hanno mai pareggiato.
“Penso sia una casualità, tante volte sono i dettagli a decidere. Un conto è chi entra in campo con l’obiettivo di pareggiare, noi abbiamo avuto le qualità per fare questo ma non siamo noi, vogliamo entrare per vincere così come l’Empoli. Con il Sassuolo, per esempio, la differenza è stata un gol al 90′ e non penso che sia una questione filosofica o di gioco”.

Quanto è importante restare sempre in partita?
“Questa è una normale, rientra nella mia opinione di parlare positivamente di una squadra che ha il potenziale per farlo. La squadra ha bisogno di segnare, ha bisogno di cambiare il risultato e noi abbiamo cercato di farlo ogni volta in cui dovevamo segnare, ci siamo presi dei rischi e non abbiamo avuto paura di prendere un altro gol per un risultato positivo. Questa è la dialettica del gioco, la bellezza del gioco. C’è un altro fattore che la gente non capisce, se tu ogni tanto giochi in maniera diversa non è per colpa tua, ma per merito dell’avversario che ti mette in difficoltà. Io in alcune circostanze non volevo giocare basso, sono stato costretto dall’avversario”.

I tifosi della Roma hanno capito che la squadra ha tempo per crescere?
“Posso ringraziare i tifosi per tutto l’appoggio che hanno dato alla squadra e a me. Questa è una dimostrazione chiara del romanismo, facile essere tifoso per una squadra che vince sempre, meno per una squadra che vince poco. Per me è un’espressione, una dimostrazione nell’atteggiamento della squadra. Abbiamo perso due partite, però abbiamo avuto atteggiamento, voglia, qualità e un impegno totale. Penso che un tifoso senta queste cose, magari sbaglio io però questa empatia è basata sulla squadra che abbiamo e sul gioco che facciamo. Abbiamo finito le due partite che abbiamo perso con 8 attaccanti a Verona e contro la Lazio, questo penso che la gente lo capisca. Per quanto riguarda il tempo, dico che il tifoso romanista deve capire che c’è un processo che stiamo facendo, serve permeabilità in base ad alcune vostre dichiarazioni. Stiamo vivendo un momento di maturità all’interno del club e nel modo di essere romanista e il tempo è ovviamente importante perché c’è tanta differenza di punti con le posizioni top e questa differenza non si riduce con poco”.

Il rinnovo di Pellegrini?
“Dal momento che ho sentito che la proprietà non voleva perdere un calciatore come lui, che significa molto perché è un ragazzino romano e romanista che è cresciuto qui, dal momento che ho sentito questo e che Lorenzo mi ha detto che sarebbe rimasto sicuro, ero tranquillo. Dopo è passato tutto nelle mani di Tiago Pinto e dell’agente di Lorenzo, è un processo che si sapeva come sarebbe andato a finire. Per me è la decisione giusta per entrambi, ho parlato con Lorenzo e penso che anche per lui sia la decisione giusta e per noi come squadra, è importante questo tipo di stabilità per noi. Io starò qui per tre anni, lui è qui per restare e per aumentare il nucleo italiano con Mancini e Cristante, c’è un nucleo di costruzione del gruppo anche. Siamo insieme, lavoriamo insieme e arriveremo dove vogliamo arrivare con tranquillità”.

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Darboe ‘lo scalatore’: titolare con lo Zorya, i complimenti di Mou e Pinto e un rinnovo da definire dopo la sosta

Darboe piace tanto a Mourinho e a me”. Prima del match l’endorsement di Tiago Pinto. Dopo l’ottima prova contro lo Zorya, il gambiano ha incassato anche gli elogi dello Special One: “Ha giocato molto bene. Ha dato equilibrio, ha fatto buone scelte e ha letto bene i movimenti difensivi: mi è piaciuto. Sono soddisfatto della sua prestazione”. Ebrima Darboe ha atteso il suo turno con umiltà, lavorando sodo in allenamento e sfruttando al massimo la prima occasione concessagli dal tecnico giallorosso.

In quest’ultimo periodo si discute molto in città del ruolo delle seconde linee nella rosa giallorossa: da Diawara a Villar, da Mayoral a Kumbulla, per arrivare anche ai giovani. Mourinho ha scelto un undici di base, con 4-5 calciatori a rotazioni che sono considerati alla stregua dei titolari. Su altri calciatori finora è calata, per motivi diversi, l’ombra della bocciatura del tecnico portoghese. La Roma però – per bocca del General Manager – ha più volte ribadito la volontà della proprietà di puntare forte sui ragazzi più promettenti del settore giovanile, che devono completare la rosa ma crescere anche gradualmente per diventare nel prossimo futuro dei potenziali titolari.

23.5.2021 Spezia vs Roma (Serie A) Sport; Calcio; Nella foto: Fonseca Darboe delusioni (Foto Gino Mancini)

SCOPERTA E COSTRUZIONE – Nel finale della scorsa stagione Paulo Fonseca scorse in Ebrima Darboe le qualità giuste per completare il reparto di centrocampo. Lo schierò nelle ultime 4-5 sfide da titolare, una semifinale di ritorno d’Europa League contro il Manchester United (da subentrato) e un Derby vinto da protagonista assoluto. Mourinho ha iniziato un determinato percorso con i ragazzi, selezionandone solo alcuni, che sono rimasti con il gruppo per tutto il ritiro e oggi completano la prima squadra. Ma fino a ieri sera non aveva concesso nemmeno un minuto a Darboe. Contro lo Zorya il gambiano è stato autentico protagonista, non solo per l’assist dopo pochi minuti per la rete del vantaggio siglata da El Shaarawy, ma per la persoalità mostrata in campo e l’essenzialità della giocata. Due-tre tocchi, verticalizzazioni costanti e la giusta fisicità da mettere al servizio della squadra in fase di ripiegamento. “Devo lavorare e migliorare molto in fase difensiva” – ha ammesso Darboe al termine del match – “ma sto apprendendo ogni giorno ciò che il mister vuole nel ruolo di centrocampo”. Ebrima è abituato a guardare il campo in avanti, nel suo calcio c’è poco fraseggio orizzontale e ricerca costante del corridoio giusto per accelerare l’azione in verticale. Queste caratteristiche potrebbero essere affinate da Mourinho e dal suo staff.

I numeri del match di Darboe a cura di @AsRomaData

MANCA SOLO LA FIRMA… – Dopo il rinnovo di Pellegrini, al rientro dagli impegni con la Nazionale del Gambia, la società incontrerà gli agenti di Darboe per definire gli ultimi dettagli del rinnovo contrattuale. Le volontà sono chiare da tempo e c’è stata già più di una chiacchierata tra i rappresentanti del ragazzo e Tiago Pinto. Darboe attenderà, con la consueta umiltà, conscio da ieri che con il lavoro sul campo, la gerarchia in mediana di Mou si può scalare.

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Mourinho: “Vogliamo vincere ma lo Zorya ci metterà in difficoltà. Farò diversi cambi”

Josè Mourinho ha parlato in conferenza stampa alla vigilia di Zorya-Roma:

La trasferta, il tempo e il viaggio possono influire sulla partita?
“Ho giocato contro lo Zorya qualche anno fa a dicembre, puoi immaginare che le condizioni erano diverse. Queste sono condizioni buone per giocare, non ho ancora visto lo stadio e il terreno, ma si sta bene e la temperatura è perfetta per giocare”.

Che squadra è lo Zorya?
“Abbiamo analizzato ciò che è possibile e visto che le partite di Europa League, poi di Conference League e anche quelle principali nel campionato in Ucraina. Magari domani cambieranno qualcosa, ma hanno sempre giocato con un modulo fisso, con un 4-4-2 organizzato, è una squadra che ci metterà in difficoltà. Ovviamente vogliamo vincere, è l’obiettivo. È una squadra che dal punto di vista dell’organizzazione può metterci in difficoltà”.

Avete motivazioni in Conference League?
“Certo, se mi chiedi se preferisco vincere la Champions o la Conference League devo essere onesto e dico la Champions. Ma non stiamo giocando la Champions. Stiamo giocando la Conference e dobbiamo cercare di vincere. L’obiettivo adesso è vincere domani, qualificarci nel girone e se possiamo qualificarci da primi, vogliamo farlo. L’obiettivo è vincere domani”.

Siete i favoriti?
È un concetto difficile nel calcio. Ogni Paese, ogni squadra ha potenziale e lavoro. Non si può parlare di grandi differenze che fino a qualche anno si potevano trovare. Ho giocato in Ucraina con Inter, United, Chelsea e la Roma sarà la quarta squadra diversa con cui gioco qui. Non ricordo nessuna partita facile qui. Domani non sarà facile, la squadra è organizzata e gioca con un 4-4-2 posizionale, sa perfettamente cosa deve fare. Dobbiamo affrontare la partita con concentrazione, non ha niente di facile”.

Ci sarà qualche cambio di formazione? Giocano le secondo linee?
“Le seconde linee non esistono. Una cosa sono i cambi, un’altra le seconde linee. Chiaramente alcuni giocatori devono riposare, altri che non giocano tanto hanno bisogno di possibilità. Ma schiererò una squadra forte e l’obiettivo è quello di vincere la partita”.

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Zorya-Roma, le ultime sulla probabile formazione (VIDEO)

RS NEWS – Formazione sperimentale o solo qualche cambio rispetto all’undici titolare? Mourinho svelerà l’arcano alle 19.00 in conferenza stampa, ma qualche indicazione dalla seduta d’allenamento di oggi è già arrivata. Karsdorp e Veretout non sono partiti per la trasferta in Ucraina, Vina e Mkhitaryan hanno svolto del lavoro personalizzato.

Contro il CSKA lo Special One schierò 7 cambi rispetto alla formazione titolare in campionato e domani dovrebbe perseguire la medesima impostazione. Dinanzi a Rui Patricio, torneranno titolari Smalling e Calafiori, con un turno di riposo per Mancini e una chance per uno tra Kumbulla e Reynolds. A centrocampo Diawara sostituirà Veretout, con Bove e Villar che potrebbero rilevare dall’inizio Cristante. In attacco Pellegrini trequartista centrale, Perez a destra, Shomurodov a sinistra, con chance per Mayoral dall’inizio.

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Zalewski, nel pomeriggio i funerali del papà. Presente anche Mourinho

Oggi pomeriggio a Poli si sono tenuti i funerali del papà di Zalewski, tragicamente scomparso qualche giorno fa. Grande vicinanza di tutta la Roma al ragazzo – ieri sceso in campo nei minuti finale del derby – vista la massiccia presenza dei tesserati giallorossi all’esequie del papà. 

PellegriniManciniEl Shaarawy, Bove, Calafiori, Tripi, Morichelli ed altri ragazzi della Primavera presenti, così come diversi rappresentanti dei dirigenti: il gm Tiago Pinto, il team manager Valerio Cardini, Bruno Conti e Alberto De Rossi. Non potevano mancare Boniek, che conosceva bene il papà di Zalewski, e i suoi agenti Pocetta e Ferro.