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APPROFONDIMENTI

Spinazzola al top tra gli esterni per minutaggio ma a gennaio può partire

Tra i pochi rimasti a Trigoria complice i diversi infortuni e i tanti impegnati in giro per il mondo con le rispettive nazionali, c’è Leonardo Spinazzola, che Spalletti non ha chiamato in azzurro per la doppia sfida con Malta e Inghilterra.

Uno che finora Mourinho ha utilizzato quasi sempre, ma che – essendo in scadenza a fine stagione e andando a caccia dell’ultimo contratto della sua carriera – è destinato (sembra) a lasciare la Roma a fine stagione. Se non prima, nel caso arrivasse un’offerta già a gennaio.

Come scrive la Gazzetta dello Sport, Spinazzola ha giocato quasi sempre, 9 volte su 10, solo Paredes, Cristante e Mancini hanno fatto meglio di lui. Tra l’altro, tra i sei esterni (tra sinistra e destra) a disposizione di Mou è quello che ha giocato di più anche come minutaggio : 587 minuti, a seguire El Shaarawy 444, Kristensen 421, Karsdorp 319, Zalewski 273 e Celik 171. Insomma, per il tecnico portoghese è lui il più affidabile di tutti per quanto riguarda le scelte in fascia.

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Rassegna stampa

Silenzio Friedkin e Mourinho si allontana

Tutto fermo. Nessuna mossa all’orizzonte. La sosta per le nazionali, molto più distesa in casa Roma rispetto a quella di settembre nonostante gli infortuni, non ha portato consiglio ai Friedkin che sembrano orientati al cambiamento.

Come scrive il Tempo, un segnale di tranquillità ma anche di allarme, visto che tra otto mesi il contratto dello Special One sarà scaduto e l’aria non sembra quella del rinnovo. Da qui a fine anno può ancora accadere di tutto, ma Dan non sembra intenzionato ad alzare la cornetta o, addirittura, ad incontrare lo Special One per provare ad andare avanti insieme. Un’ipotesi che il portoghese prenderebbe volentieri in considerazione.

Come ribadito diverse volte l’esperienza in giallorosso lo ha arricchito umanamente e nella Capitale ha trovato la sua dimensione ideale. Ma probabilmente la famiglia texana ha altre idee e anche Mou. Posizioni stabili e una calma che non preannuncia cambiamenti in vista. Mou è totalmente concentrato sulla sua squadra e nient’altro può distoglierlo. Con il chiodo fisso dell’Europa League che potrebbe essere ancora una volta la via prescelta dell’uomo di Setubal.

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Interviste

Gomez, punge la Roma: “Mou? Ricordo di aver vinto la Coppa contro di loro pochi mesi fa”

Alejandro Gomez, attaccante prelevato a costo zero dal Monza, ha affrontato la Roma recentemente nella finale di Europa League. L’ex atalantino è stato intervistato dal Corriere della Sera, ecco un passaggio sulla Roma.

Alla ripresa c’è la Roma di Mou: ha ricordi particolari?

“Uno solo, l’Europa League vinta con il Sviglia contro di lui pochi mesi fa”

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Rassegna stampa

L’Arabia Saudita tenta ancora Mourinho

José d’Arabia non è solo una suggestione: è passato e futuro. Poteva diventare presente in estate, quando Mourinho ha rifiutato dai sauditi “L’offerta più grande e folle mai ricevuta da un allenatore” dopo un summit di Londra con i delegati del Regno, disposti a consegnargli qualunque panchina della Saudi League o anche della nazionale pol impugnata da Roberto Mancini.

Come scrive il Corriere dello Sport, nei giorni scorsi tra l’altro Mou ha lasciato intendere in intervista che l’idea araba lo affascina. La testa è sulla Roma oggi, domani però bisogna andare avanti. E così non sorprende che ieri, invitato al Festival di Trento della Gazzetta dello Sport, il responsabile del calcio arabo Carlo Nohra abbia confermato: “Personalmente lo sto aspettando, ma non so se posso parlare a nome dell’Arabia Saudita. Dobbiamo continuare ad evolverci. Cerchiamo un altro effetto Ronaldo ovviamente, ma lui è insostituibile. Spero che Mourinho avrà un impatto altrettanto grande, ma poi anche chi verrà dopo lui e dopo di lui ancora. Ora non posso dire che Mourinho sarà il prossimo grande colpo, perchè ovvio che il suo eventuale arrivo rappresenterebbe un altro enorme salto di qualità sotto tanti aspetti”. Piu chiaro di così…

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Interviste

Orsato su Mourinho: “Nessuno di noi parte prevenuto e ce l’ha con lui”

Daniele Orsato ha rilasciato un’intervista ai microfoni del Corriere dello Sport, parlando tra i vari temi anche della ‘questione’ Mourinho, dopo la pesante squalifica ricevuta e scontata dallo Special One ad inizio anno e i casi ‘Chiffi’ e ‘Serra’. Ecco un estratto:

Mourinho? “Ricordatevi le parole di Chiffi. Nessuno di noi parte prevenuto, mai: abbiamo altri pensieri, altre preoccupazioni. L’arbitro prevenuto è un assurdo. Gli ex arbitri che lavorano nelle squadre di club? Ci sono brave persone: Maggiani alla Juve, Schenone all’Inter. E poi Bergonzi, Saccani in tv”.

Poi sul VAR:  “Ero tra i contrari all’introduzione della tecnologia perché pensavo che avrebbe tolto e non aggiunto, ero molto preoccupato. Mi hanno convinto Rosetti, il nostro project leader, Rizzoli e Rocchi. Oggi devo dire che mi sento molto più sereno. Quando ho Irrati al Var mi rilasso, ha un tono di voce e una sicurezza che ti tranquillizzano all’istante”.

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Interviste

Mourinho: “A Roma due fazioni: mourinhiani e anti-mourinhiani. Rinnovo? Non lo so”

Pubblicata da Sky Sport la seconda parte della lunga intervista a Josè Mourinho. Ecco l’estratto riferito anche alla Roma:

Esiste il mourinhismo?
«Anche l’anti mourinhismo. Specialmente a Roma, ci sono entrambe le fazioni. Il mourinhismo lo conoscono le persone che sanno cosa ho fatto. L’anti mourinhismo è cavalcato da gente felice in tutto il tempo in cui la Roma non vinceva una coppa, non aveva alcun tipo di successo europeo. Si divertono in radio e va bene. L’anti mourinhismo vende, il mourinhismo è un modo di stare nella vita più che nel calco. Lo dico perché trovo gente per strada, in ogni punto del mondo, che si identifica con me e con il mio modo di stare nella vita. Per, comunque, la partita più importante è sempre la prossima. Il resto è il passato, è storia».

La scelta di andare a Roma? Questo posto ha qualcosa di speciale
«Quando sono arrivato qui, non conoscevo la Roma. Ci ho giocato contro con l’Inter, mentre con il Porto ho giocato non contro la squadra più importante della città. Non conoscevo la Roma né come città di cuore calcistico, né la società AS Roma. Avevo allenato tre grandi squadre in Inghilterra, Manchester, Chelsea e Tottenham e volevo quindi andare fuori dall’Inghilterra. La Roma è arrivata con un discorso che mi è piaciuto, ed è stata la proprietà che mi ha fatto venire. Dopo, quando sono arrivato e ho imparato a conoscere il romanismo, ho imparato a conoscere tutti i loro dubbi, ho imparato a conoscere tutte le loro frustrazioni e ho cercato di entrarci dentro. Mi sono fatto tante domande, cui ho bisogno di rispondere con il tempo. Mi sono affezionato tanto al romanista. Mi piace il romanismo. Mi piace il romanista puro, mi piace il romanista della strada, che va la mattina a Trigoria solo per avere una foto. Mi piace la gente che segue la squadra ovunque. Quando arrivi in due finali europee e prendi la città con te, quando tu piangi di gioia con loro, tu diventi ancora più uno di loro. È ciò che sento adesso, è stato naturale. Quando sono in panchina e guardo alla destra all’Olimpico mi emoziono ancora. Quando guardo dietro di me non mi piace tanto, ma quando guardo alla mia destra mi fa venire i brividi, è gente che rimane con me, anche quando un giorno andrò via».

Quando guardi dietro di te, intendi la tribuna.
«Sì ma non solo a Roma, succede ovunque. Alcuni vanno a bere champagne, mangiare e altri invece fanno un lavoro enorme, non mangiano o mangiano male, dividono la macchina perché magari non hanno molti soldi, mentre gli altri sono i dottori del calcio. Il calcio è lo sport più popolare del mondo, si può giocare anche con una pietra per strada e sta diventando invece uno sport per l’elite, non nella pratica ma nella gente che sta dietro di te. Chi sta a destra e a sinistra (le curve, ndr) è invece veramente innamorata del calcio».

Il murale con la vespa a Testaccio?
«La vespa è lì a Trigoria, me l’ha regalata la proprietà quando sono arrivato. Quando si entra a Trigoria, purtroppo, non ci sono tante coppe e lì c’è la vespa. Ora la lascio lì, quando un giorno andrò via la porterà con me».

Tu hai detto che rimarrai altri 6-7 mesi. Ce ne possono essere di più?
«Non lo so. Prima di Budapest ho promesso ai calciatori che sarei rimasto. Dopo lo Spezia, all’Olimpico, con i gesti ho detto ai tifosi che sarei rimasto qua e adesso sono qua».

L’allenatore è un uomo solo?
«Ci sono modi diversi di analizzare la tua domanda. Quando vinci, tu hai difficoltà a camminare perché tutti stanno con te. Quando perdi, tu sei solo. Ovviamente, tu hai assistenti che stanno sempre con, c’è la famiglia, ci sono amici ma quando vinci hai difficoltà a camminare. Se perdi, sei solo. Questa la mia esperienza dopo più di 20 anni. Poi c’è l’uomo solo per scelta propria e, tante volte, io ho bisogno di rimanere da solo, di pensare da solo e qualche volta io sono con loro ma sono da solo perché sto nel mio mondo, non sento nessuno. Magari qualcuno sta anche male a stare con me in quei momenti, sono come ibernato nei miei pensieri. Per me, è un isolamento necessario».

Il rapporto con gli arbitri è anche strategia o nasce tutto sul campo?
«Strategia di cosa? Non capisco queste cose. Non c’è strategia, c’è un gruppo di gente che lavora tanto e parlo di me, del mio staff, dei giocatori, del club, del popolo e c’è la difesa del popolo. Io sono una persona che quando sente un’ingiustizia ha difficoltà a conviverci. Non mi piace l’ingiustizia, anche quella sociale, ovunque. Non c’è alcuna strategia. Nel calcio, l’unico che può sbagliare e ha un aiuto per rimediare al suo errore è l’arbitro. L’allenatore, quando sbaglia, non può fermarsi e rifare da capo. Nemmeno il calciatore può tornare indietro, se sbaglia a due metri dalla porta. L’arbitro può farlo con gli assistenti, il quarto uomo, il VAR. Gli arbitri, quindi, devono sbagliare di meno. Quando vendo ingiustizie contro il mio popolo vado in difficoltà, è il mio modo di vivere».

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Rassegna stampa

Mourinho: “Temo per Dybala. Il futuro? So cosa voglio”

È una vittoria senza sorrisi, quella ottenuta ieri sera dalla Roma a Cagliari. I giallorossi hanno vinto 4-1 ma tornano a casa con l’ennesimo infortunio: quello di Paulo Dybala, uscito sulle proprie gambe ma in lacrime dopo un fallaccio di Prati al 38’ del primo tempo. Trauma distorsivo-contusivo al ginocchio sinistro, la prima diagnosi, ma nelle prossime ore l’argentino dovrà sottoporsi a tutti gli esami per capire se c’è un interessamento dei legamenti.

Mourinho a fine partita non era ottimista. “Sicuramente – le sue parole – perderemo Paulo per un po’ di tempo, io non sono ottimista. Mi fido sempre molto dei giocatori: quando lui non è ottimista, non lo sono nemmeno io. Ovviamente dobbiamo aspettare i risultati degli esami, però io mi affido all’esperienza dei giocatori e a quello che sentono sul corpo. E Paulo è piuttosto sconfortato”.

Come scrive il Corriere della Sera, la Roma è tornata alla vittoria in trasferta in campionato dopo 6 mesi (l’ultima l’8 aprile a Torino contro i granata): in quest’arco di tempo erano arrivate 4 sconfitte e 3 pareggi in 7 partite.

Dal punto di vista del gioco, nonostante le tante assenze, è stata una prestazione convincente. “Abbiamo cercato più solidità, la partita di Genova è stata stranissima, ma abbiamo impiegato tempo ad analizzarla. Non siamo una squadra veloce, tolto Renato Sanches, abbiamo cercato di avere solidità dietro e abbiamo trovato più compattezza anche a centrocampo. Quando c’è, Dybala occupa la zona di centro-destra, mentre Pellegrini e Aouar quella di centro-sinistra. Era una partita dura per noi perché in panchina avevamo solo Pagano e Pisilli, abbiamo finito il primo tempo con tutti i centrocampisti ammoniti e abbiamo dovuto cambiare gioco”. (…)

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SOCIAL ROMA

Mourinho su D’Alessio: “Vi racconto una storia…” – VIDEO

Emozionante siparietto al termine di Roma-Servette, quando Josè Mourinho ai microfoni ufficiali del club ha voluto sottolineare l’empatia che si è creata con un altro ‘bambino’ della Primavera. Si tratta di Francesco D’Alessio, giovane centrocampista che ieri sera ha fatto il suo esordio ufficiale con la maglia della Roma.

Ecco le sue parole

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SOCIAL ROMA

Mourinho in tribuna stampa: la ‘strana’ serata dello Special One

La serata particolare di Josè Mourinho tra analisi a distanza e video ai tifosi giallorossi. Lo Special One contro il Servette ha scontato il secondo, dei quattro turni di squalifica, rimediati in occasione della finale di Budapest.

Il tecnico giallorosso ha vissuto il match contro gli svizzeri da una postazione particolare: ultima fila della tribuna stampa, al fianco dei suoi collaboratori e match analyst. Prima della sfida ha ripreso con il suo telefonino il tifo giallorosso mentre intonava le iconiche canzoni ‘Mai Sola Mai’ e Roma Roma Roma.

Poi si è spesso confrontato con i suoi collaboratori ma è apparso in alcuni momenti particolarmente risentito, soprattutto nel primo tempo, per le difficoltà iniziali della sua squadra, che infatti nel postpartita non ha nascosto.

 
 
 
 
 
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Interviste

Mourinho: “Primo tempo orribile. Aouar? Sta facendo troppa fatica”

Josè Mourinho ha parlato ai microfoni di Sky Sport dopo la vittoria per 4-0 contro il Servette:

Prestazione convincente.
“Primo tempo orribile, non mi è piaciuto per niente. Ero in una posizione perfetta per vedere la partita e non mi è piaciuto. Non abbiamo mai pressato, hanno avuto la palla più di un minuto, siamo stati troppo passivi. Il secondo tempo sì, è cambiato l’atteggiamento, così come il ritmo e l’intensità”.

Ti sono piaciuti Lukaku e Belotti insieme?
Nel primo tempo non mi è piaciuto niente. Con i due senza Paulo, ci manca la creatività. Ci manca il giocatore che si abbassa perché loro sono due attaccanti puri. Sono due presenze fisiche in area, e sono pericolosi, hanno gol. Giocare con o senza Paulo però fa la differenza”.

10 minuti per Pellegrini: assist e gol. Poi l’infortunio è sfortuna?

“Purtroppo è un giocatore di enorme potenziale ma ha questa storia clinica che ciclicamente ha dei problemi. Non ho parlato ancora né con lui né con lo staff medico però dal mio posto mi è sembrato che è qualcosa di muscolare

La qualità del centrocampo quanto è importante?
“Io non sono paraculo, se posso dirlo. Non lo so, quando Bergomi parla, parla sempre correttamente. Non abbiamo ancora avuto solidità, non abbiamo giocatori con regolarità. Non abbiamo ancora avuto quello che pensavo di raggiungere prima degli infortuni. Renato ci dà ritmo, ma ha giocato una partita ed è fuori. Leandro è la nostra sicurezza e la nostra organizzazione e cresce. Bove deve migliorare nella capacità di decisione negli spazi corti, lo sta facendo abbastanza bene ed è in una buona evoluzione. Cristante, che è il giocatore più in forma e ha senso di gioco, deve andare a giocare difensore centrale. Lorenzo è la nostra creatività ma gioca e non gioca. Aouar sta facendo fatica a crescere nella nostra direzione, perché non saremo noi ad andare nella sua direzione, è lui che deve venire nella nostra. Abbiamo bisogno di tempo, ma non abbiamo tempo perché abbiamo bisogno di punti”.

C’è una Roma di coppa e una di campionato?
“Per dire la verità c’è una differenza di opposizione. Le squadre di Serie A sono più brave, con tutto il rispetto, di Sheriff e Servette. Abbiamo sei punti ma dovevamo farlo, siamo più forti e abbiamo cambi. Tutte le squadre di Serie A sono più forti di queste due squadre. Lo Slavia è una squadra diversa, è una squadra che può giocare in Champions e sarà una grande difficoltà. Con Sheriff e Servette bisogna fare 12 punti”.