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Tre mesi per decidere il rinnovo. Lo Special One attende segnali

Rinnovare le ambizioni. È questo il primo passo. Mourinho ha riaperto le porte di Trigoria ai nazionali che stanno tornando alla spicciolata. Tra loro c’è Lukaku, rinfrancato dalla doppietta col Belgio e pronto a far coppia con Dybala per iniziare a cancellare l’agosto terribile della Roma. Rialzare la testa è il primo segnale che Mourinho vuole vedere e che potrebbe dare la spinta anche per il futuro da decidere entro l’inizio del 2024.

Come scrive Leggo, al netto di voci più o meno credibili, infatti, l’addio in corso d’opera non è contemplato e il rinnovo del contratto in scadenza non è affatto una chimera. Per arrivarci in questi 3-4 mesi bisogna rendere il percorso meno difficile di quel che già è tra limiti Uefa e una Champions che manca da troppo tempo. Come detto il primo tornante è rappresentato dalla voglia di rivalsa di una squadra rimasta sotto choc a Budapest ma che non sta soffrendo l’incertezza sul futuro del tecnico.

La scossa Lukaku potrebbe essere determinante. Mou vuole riprendere il timone e poi decidere in mari più sereni cosa fare. Due segnali sarebbero importanti: l’arrivo di un dirigente forte anche mediaticamente e la permanenza della coppia dei sogni che contro l’Empoli sarà chiamata a infiammare l’Olimpico. In estate lo Special One ha rifiutato i milioni (tanti) arabi rispettando la promessa fatta ai tifosi. Nella capitale sta bene, e la fase del “vincere a tutti i costi” sembra roba del passato. Provare a vincere però diventa una prerogativa necessaria.

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Mourinho sorride. Lukaku è pronto, doppietta show

Era solo una questione tempo per Romelu Lukaku. Finalmente il gol in nazionale è tornato. Era nell’aria contro l’Azerbaigian e, invece, è arrivata una doppietta con l’Estonia come nella gara d’andata del 20 giugno. Sessanta minuti da incorniciare quelli del belga in cui ha anche servito un assist a Trossard per il 2-0.

Come scrive il Messaggero, sono i gol che hanno chiuso definitivamente la partita e far brillare gli occhi di José Mourinho seduto a casa a guardare ogni movimento del suo nuovo attaccante. Si tratta dell’ottava rete nelle cinque partite di qualificazione all’Europeo, un bomber che adesso ha voglia di stupire anche in giallorosso. Nonostante si sia preparato con il Chelsea Under 21, appare in una condizione brillante. Il ct Tedesco se ne è accorto subito e lo ha fatto giocare 66 minuti nella prima partita e 61 ieri. Fa gol, corre, rincorre, e poi sponde, tiri da qualsiasi posizione, usa anche il piede che non è il preferito.

Insomma, è il giocatore che serve ai giallorossi per risollevare il morale e cominciare la ricorsa verso i quattro posti Champions. Ora toccherà a José a sfruttare tutte le sue qualità. Lo riabbraccerà oggi a Trigoria, quando torneranno quasi tutti i giocatori impegnati in nazionale.

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Mourinho nasconde la Roma e rivuole Renato Sanches

Mourinho blinda la Roma. In attesa del rientro di tutti i nazionali – l’ultimo a raggiungere Trigoria sarà Leandro Paredes, impegnato ieri sera in Bolivia con l’Argentina – l’allenatore portoghese non sa ancora su quanti calciatori potrà fare affidamento per la gara di domenica sera contro l’Empoli.

Come scrive il Corriere della Sera, tra oggi e domani se ne saprà di più sulle reali possibilità di vedere in campo Dybala e gli altri. L’argentino è fermo dalla gara contro il Verona mentre Pellegrini e Mancini sono tornati dal ritiro dell’Italia con problemi muscolari: mandarli in campo sarebbe un rischio che Mourinho dovrà decidere se correre d meno. Stesso discorso per Aouar e Zalewski che si sono fermati contro il Milan. Ha qualche possibilità in più Renato Sanches, il primo indisponibile in ordine cronologico, che si è infortunato dopo la prima di campionato con la Salernitana.

I portoghesi, nei pochi minuti giocati all’esordio, ha fatto vedere di essere l’unico, tra i centrocampisti a disposizione di Mourinho, ad avere alcune caratteristiche specifiche, come la capacità di rubare palla e far ripartire velocemente l’azione e quella di creare degli strappi in mezzo al campo.

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Sette infortunati in un mese. Preparazione sotto accusa

Sette in un mese, e non parliamo dei chili persi nello storico film di Verdone. La Nazionale riconsegna altri due infortunati alla già ricca lista di Mourinho. Con gli stop muscolari (che non sembrano gravi) di Pellegrini e Mancini, infatti, il tecnico avrà due osservati speciali in più dopo gli infortuni a singhiozzo di Dybala, Bove, Sanches, Aouar e Zalewski. Senza contare i lungodegenti Abraham e Kumbulla.

Come scrive Leggo, se per i primi due gli acciacchi muscolari purtroppo non rappresentano una novità, gli altri stop pongono una domanda sulla preparazione svolta tra Trigoria e il Portogallo, tra il caldo a 42 gradi di Roma a luglio e le problematiche nate dopo la cancellazione della tournée in Asia ad agosto. Nelle ultime due stagioni, nel primo mese, erano stati al massimo due gli infortunati.

I guai riscontrati in questo primo approccio di stagione riguardano quasi sempre gli adduttori. Una coincidenza? Difficile pensarlo. «Tra le cause di problemi agli adduttori può esserci una debolezza iniziale. Se un giocatore si presenta con una forza degli adduttori all’80% ha una probabilità 15 volte superiore di farsi male rispetto a chi è al 100%», spiega Francesco Rosa, ortopedico del Centro di Traumatologia dello Sport dell’Istituto Humanitas. Torniamo a Pellegrini e Mancini, che hanno lasciato la nazionale prima della sfida con l’Ucraina. Pellegrini combatte da tempo con acciacchi più o meno manifesti, Mancini ha pagato anche il pessimo campo di Skopje e torna a casa con un affaticamento da valutare.

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Mourinho spera di riavere tutti i big

(…) La ripresa della Roma è stata fissata a domani pomeriggio, quando inizierà il conto alla rovescia per la sfida con l’Empoli all’Olimpico. Dopo una falsa partenza, che vede la Roma con un solo punto conquistato in tre partite, i giallorossi sono chiamati a un cambio di rotta. In questo contesto le prossime quarantotto ore, proprio in avvicinamento verso la gara con i toscani, saranno fondamentali, anche per valutare al meglio le condizioni dei numerosi calciatori che occupano l’infermeria. L’ultimo in ordine cronologico è Lorenzo Pellegrini. Il capitano giallorosso è ritornato anticipatamente dal ritiro dell’Italia a Coverciano per un affaticamento al flessore destro, andando cosi ad aumentare il numero di calciatori con problemi fisici a centrocampo. Oltre a Pellegrini, infatti si sta cercando di gestire al meglio anche Renato Sanches – fermatosi in allenamento prima della trasferta di Verona – e Aouar.

Come scrive iL Tempo, l’algerino, costretto al cambio alla mezz’ora con il Milan per un fastidio al flessore sinistro, ha rinunciato alla chiamata della sua nazionale, così come Zalewski e Dybala, per cercare di tornare a disposizione di Mourinho il prima possibile, dividendo il carico di lavoro tra terapie e sedute individuali. Se quindi domani sarà una giornata fondamentale per capire chi potrà essere arruolabile per la quarta giornata di campionato, lo Special One dovrà attendere tra mercoledì e giovedì per riabbracciare il gruppo squadra al completo, che attualmente vede 12 romanisti in giro per il mondo. I primi a tornare dovrebbero essere Kristensen, Rui Patricio, Pisilli e Pagano.

(…) I restanti 8 saranno impegnati fino al 12 settembre con Paredes che con la sua Argentina sarà l’ultimo a scendere in campo – calcio d’inizio alle ore 22 – nella gara contro la Bolivia valevole per la qualificazione ai prossimi Mondiali. Quattro invece i giallorossi che hanno giocato ieri: oltre a Cristante e Mancini con l’Italia – Spinazzola assente per mancata convocazione – sono partiti dal primo minuto sia Lukaku, che ha disputato 66 minuti nella vittoria del Belgio contro l’Azerbaigian, sia N’Dicka. L’ivoriano, che ancora deve debuttare con la maglia della Roma, ha aiutato i compagni a battere il Lesotho nell’ultima partita del girone di qualificazione alla prossima Coppa d’Africa. In serata, però, è scattato l’allarme per Mancini che ha avuto un problema muscolare e ha chiesto il cambio all’inizio della ripresa: le sue condizioni sono da verificare.

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Mourinho cerca un aiuto: vuole Totti

Non ha cambiato idea. Vuole qualcuno vicino che lo affianchi nelle intemerate contro il mondo arbitrale ed esprima la linea politica del club nelle situazioni delicate. Una figura di riferimento anche per la piazza. Un Totti, per intenderci, che non sia per forza Francesco in persona. Di profili ce ne sarebbero diversi: da Boniek a Boban, al quale Mourinho aveva pensato prima che il croato diventasse direttore tecnico e Chief of Football della Uefa. Idee, però, nulla più.

Come quella rilanciata ieri in città legata alla figura dell’ex Capitano che regalerebbe a José un ombrello mediatico. Quello che è stato lui per il club nel primo biennio e che ora non vuole più essere. Il silenzio post Roma-Milan si spiega così. Basta combattere contro i mulini a vento. Basta fare la figura del tecnico che cerca solo alibi per mascherare quello che non va in campo. Meglio il silenzio. Fa più rumore e apre a mille interpretazioni. (…)

I Friedkin (a proposito: ieri è stata ufficializzata la nomina di Dan nel comitato esecutivo dell’Eca), non parlano. Non lo hanno fatto il 31 maggio, figuriamoci se potranno scagliarsi un domani per un rigore magari non fischiato contro l’Empoli o il Bologna. Anche il gm Pinto, incarnazione della proprietà americana, quando viene sollecitato sulla questione, come ad esempio ad inizio settimana, non incide. Le sue, sono carezze mediatiche («Io, personalmente, ho un po’ smesso di interrogarmi, non capisco nulla. Non è però una critica a nessuno») rispetto a quello che vorrebbe lo Special.

Del resto, in estate José è stato chiaro: «In Italia mi sono sentito aggredito, qui non mi sento più a mio agio, ho paura di ricevere altre squalifiche appena parlo».
Ed è per questo che vorrebbe che ci fosse qualcuno che parlasse per lui. O quantomeno lo affiancasse. Totti, per José, sarebbe l’ideale. Ha appeal, buca lo schermo, sposta gli umori, si porta dietro quella ironia che spiazza anche il più intransigente dei commentatori in tv. Ha tra l’altro un passato da dirigente che lo ha formato, gli ha fatto capire gli errori commessi che non ripeterebbe. Una visione che al momento non ha trovato il via libera dei Friedkin.

Come scrive il Messaggero, la proprietà statunitense, almeno a livello dirigenziale, ha dimostrato in questo triennio di volersi circondare di persone poco inclini ad alzare la voce. Per quello, nella loro ottica, c’è Mou. Nel pacchetto Special è incluso tutto: campo e fuori. Una filosofia che ad oggi non lascia intendere inversioni ad U. Così il rischio che per Francesco il caffè sospeso con la proprietà possa diventare freddo, è dietro l’angolo. Anche perché qualora arrivasse lui o una figura simile, si schiarirebbe con largo anticipo il futuro di José. Al di là del campo, della qualificazione alla prossima Champions, dell’approdo o meno alla terza finale europea consecutiva o della decima coppa Italia.

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Mourinho vuole Totti alla Roma

L’avvio stentato della Roma sta suggerendo a José Mourinho un’idea. Che è già qualcosa in più di una suggestione. E che riguarda Francesco Totti. Come riferisce repubblica.it, da tempo, Mourinho avverte la necessità di una figura societaria che possa intervenire per far sentire la voce della Roma di fronte alle difficoltà con gli arbitri. E non solo.

Da sempre nelle sue squadre ha chiesto un giocatore ben inserito nell’ambiente, che lo conosca e sappia interagirci. Alla Roma fino a questo momento ha rinunciato a questa figura. Ma ora sarebbe tentato di chiedere la disponibilità per farlo a Francesco Totti. Non lo ha fatto, ma poter contare su Totti, sul suo peso mediatico, anche sui suoi consigli dentro lo spogliatoio, potrebbe rafforzarne la figura e non costringerlo più a interpretare ruoli diversi da quello di allenatore, posizioni che non ama ricoprire. Solo che i due non ne hanno mai parlato. E oggi sembra difficile che Totti possa accettare un ruolo diverso da uno operativo, anche in chiave mercato.

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Interviste

Pinto: “Alla Roma tante riunioni con scouting e allenatore prima di acquistare un calciatore”

Tiago Pinto, GM della Roma, da alcune ore in Portogallo per trascorrere qualche giorno di relax post mercato, ha partecipato all’evento Thinking Football Summit, nel corso del quale ha rilasciato le seguenti dichiarazioni:

“Noi direttori sportivi ormai siamo diventati al 50% direttori finanziari. Quest’anno siamo stati obbligati a ricavare denaro dalla vendita di giovani. Quando cominci l’anno in negativo, hai solamente una forma di riparare ed è vendere giocatori. Mercato arabo in espansione? Quello che succede con l’Arabia Saudita già accadeva con la Premier verso l’Europa. È il mercato. Credo abbiano un obiettivo a medio-lungo termine e dobbiamo prepararci a quella realtà. Anche noi con la Roma abbiamo avuto un giocatore nel giro della nazionale brasiliana (Ibanez, ndr) che è stato attratto. Io sono abbastanza tollerante e non vedo alcun problema, è il mercato. Possiamo discutere di politica e geografia, ma il mercato è diverso. Quello in cui non concordo è che il mercato duri oltre il termine di quello mondiale. Non posso competere con l’Al Hilal come con il Manchester City, ma nemmeno con il Brighton. Quindi bisogna reinventarsi.”

“Nel mio mestiere – aggiunge il ds della Roma Pinto – devo sempre creare un ambiente armonico con allenatore e scouting. Nella Roma sappiamo esattamente il tipo di giocatore che possiamo contrattare, che l’allenatore conosce cosicché abbia reale possibilità di giocare. Si passa attraverso molte riunioni, affinché poi non risulti che il giocatore l’ha portato il direttore sportivo, o l’allenatore o il presidente”.

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SOCIAL ROMA

Mourinho su Siviglia-Roma: “Se dico quello che penso mi squalificano altre 10 giornate” – VIDEO

Il dispiacere e il modo in cui la Roma ha perso la finale di Europa League, è un segno indelebile nel cuore dei tifosi ma è stato mal digerito ovviamente anche da Mourinho, che non ha perso occasione per ricordarlo. In un promo per Sky Sport di cui il tecnico giallorosso è testimonial per quanto concerne le tre competizioni europee, lo Special One ha sottolineato sulla sfida di Budapest: “Se dico quello che penso su Siviglia-Roma, mi danno 10 giornate di squalifica”.

 
 
 
 
 
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Esclusive

Esclusiva RS – Repice: “Folli le critiche a Mou, ha più trofei che mutande nell’armadio” – AUDIO

Francesco Repice, radiocronista di Radio Rai, è intervenuto ai microfoni di Retesport per commentare il momento della Roma ma anche i primi impegni della nazionale di Luciano Spalletti, neo tecnico azzurro dopo il clamoroso addio di Mancini: “La Roma deve chiaramente ritrovare le sue certezze, è una falsa partenza, ma c’è tutto il tempo per recuperare. La rosa è forte, è da Champions League e in panchina c’è un signore che ha scritto la storia di questo sport. Ritengo folli le critiche espresse con pregiudizio nei confronti di Mourinho. Parliamo di un signore che ha più trofei che mutande nell’armadio”.

Repice ha proseguito sul delicato momento dei giallorossi: “L’anno scorso ad aprile la Roma era terza in classifica, poi sono arrivati gli infortuni a catena che hanno compromesso il finale di stagione. Al di là dei moduli e dei numeri, resto convinto che gli allenatori diano l’organizzazione ma lo spettacolo lo facciano sempre i calciatori. La Roma con Lukaku davanti, aggiunto a Dybala, non può che essere competitiva. Con il belga al top della condizione vedremo una trasformazione della squadra”.

La chiosa finale sulla Nazionale: “La notizia delle dimissioni di Mancini ci ha rovinato l’estate. Penso che la Federazione con Spalletti abbia fatto una scelta logica e razionale, era il meglio su piazza da poter ingaggiare insieme a Conte. Inizia una nuova avventura, sicuramente stimolante, che porterà credo anche alla possibile rivalutazione di alcuni calciatori, ad esempio Zaniolo”.