Categorie
Esclusive

Esclusiva RS, Vidigal: “Braga in crescita, occhio a Roger. La Roma ha sbagliato ad esonerare Mourinho”

Josè Luis Vidigal, ex calciatore portoghese in Italia con le maglie di Napoli, Livorno e Udinese, è intervenuto ai microfoni di Retesport per presentare il Braga, avversaria di Coppa della Roma questa sera:

“Il Braga come sapete bene negli ultimi anni ha sempre disputato le coppe europee, qualche volta anche la Champions, quindi hanno esperienza, è una società che sta crescendo e vuole lottare anche per lo Scudetto in Portogallo. Sono anni che vivono ad alto livello, per questo la Roma dovrà stare attenta. Giocano con un 3-4-3 molto offensivo, con Bruma e Roger che giocano a piede invertito sugli esterni. Fanno gol, sanno fare assist, sono molto veloci. Amano partire dal basso, ma sanno anche giocare direttamente sulle punte quando sono sotto pressione”.

“Giocando in casa la Roma è ovviamente favorita, ma bisogna fare attenzione ai momenti, il Braga sta migliorando partita dopo partita, sicuramente l’arrivo di Ranieri sta portando nuovi equilibri. Non penso che il Braga verrà per vincere, penso sicuramente un punto potrebbe andar bene a loro”.

Quale giocatore consiglieresti del Braga alla Roma? “Giovane promettente è Roger, ha 18 anni, è un’ala molto interessante, è stato lanciato a 15 anni da Carvalhal nel corso del suo secondo mandato. Gioca a destra, col piede mancino, quando viene dentro al campo tira molto bene e bisogna fare attenzione”.

Cosa si sussurra sul futuro di Mourinho in Portogallo?
“Mourinho stava costruendo un’identità a Roma, la società non ha avuto pazienza, ovviamente mi riferisco a Friedkin, stava costruendo una cultura, che andava alimentata anno dopo anno. Avrebbe meritato più tempo e quindi il rinnovo. Non credo che Josè tornerà ad allenare in Portogallo, vedremo cosa deciderà in futuro”

Categorie
NEWS

Turchia, clamoroso: Mourinho a rischio esonero

Il Fenerbahce di Mou ieri sera ha perso il derby contro il Besiktas e ironia della sorte a segnare il gol decisivo per le aquile turche è stato Ciro Immobile, ex capitano della Lazio.

Dopo la netta ripresa nelle ultime partite, il Galatasaray è tornato dunque a +6 sulla squadra di Mou e in Turchia alcune fonti di informazione parlano già di panchina calda.

Il giornalista Ozgur Sancar, corrispondente turco per AS, scrive: “Il futuro di Mou al Fener potrebbe essere in gioco contro l’Athletic: con la squadra in ritardo in campionato e già fuori dalla Coppa di Turchia, senza la qualificazione agli ottavi di Europa League allora la dirigenza potrebbe riflettere sull’allenatore portoghese“.

Categorie
APPROFONDIMENTI

Lukaku-Roma, fugace come un amore estivo

Una fiammata iniziale, una grande passione nelle prime settimane e poi pian piano un amore che si è spento, con un addio consumatosi senza neanche salutarsi.

Il rapporto tra la Roma e Romelu Lukaku è stato come quegli amori estivi giovanili, che nascono dal fatidico colpo di fulmine per poi scemare pian piano. Enfatuazioni o poco più che ricordi, ma che lasciano sempre un po’ l’amaro in bocca perchè forse non erano maturi i tempi.

La Roma e Lukaku si sono abbracciati in un momento di reciproca difficoltà: Mourinho attendeva da settimane il titolare in attacco e tra battute e dichiarazioni al vetriolo contro la società (“pure se arrivasse Mbappè sarebbe tardi”, disse a metà agosto al Corriere dello Sport), accolse con favore l’arrivo del belga al fotofinish della finestra di mercato; il belga viveva da settimane il suo secondo rapporto da separato in casa con il Chelsea.

Dan Friedkin partì in prima persona con tutto lo staff dirigenziale e sfruttando i buoni rapporti con la proprietà americana dei blues, strappò il sì del club inglese ad un prestito, seppur molto oneroso, ma che sapeva di toppa enorme messa ad un buco altrettanto pesante.

Accolto tra l’ovazione di Ciampino e gli applausi scroscianti all’Olimpico, Big Rom partì fortissimo pur non avendo svolto la preparazione: 5 reti nelle prime 6 gare d’Europa League più 8 nel girone d’andata in campionato, per un totale di 13 sigilli (in 22 gare) nei primi 4 mesi di stagione.

Lukaku si era letteralmente caricato sulle spalle la Roma viste le difficoltà fisiche di Dybala e in generale quelle di una squadra incapace di trovare continuità sul piano dei risultati.

Foto Farioli

Poi da gennaio il buio più totale. Neanche il cambio in panchina da Mou a De Rossi e il passaggio ad un calcio più prolifico e offensivo, hanno permesso al belga di ritrovare la vena prolifica perduta.

Appena 8 gol in 30 partite tra campionato e coppe, una media drasticamente ridotta e soprattutto la sensazione, nell’ultim periodo in giallorosso di un lento ma inesorabile distacco dalla Roma e dalla piazza. Tanto che Lukaku, consapevole già in Primavera che non sarebbe stato riscattato dal club giallorosso, non ha avvertito neanche il bisogno di salutare i tifosi romanisti. Un gesto non proprio elegante, che però fa il paio con gli errori di comunicazione e di scelte fatte in carriera, su tutti il clamoroso dietrofront a Chelsea e Inter, consumatosi nelle stagioni precedenti.

Foto Fraioli

Poi è arrivata la chiamata del suo mentore in panchina, Antonio Conte che già dall’inizio della scorsa estate gli aveva promesso la maglia numero 9 del Napoli al posto di Osimhen, in rotta di collisione con ADL.

Il suo arrivo in Campania, come quello in giallorosso, si è consumato però anche qui al fotofinish. Assente nelle prime uscite di campionato del Napoli, Lukaku ha provato a recuperare terreno: 5 assist e 4 gol in 11 apparizioni. Non proprio lo score del ‘vero’ Big Rom e spesso anche sostituito nei finali di gara da Conte che si è lamentato del suo rendimento.

In questi mesi si è capito quale fosse uno dei problemi o forse proprio quello principale: un fastidio cronico al ginocchio, che De Rossi aveva in parte svelato a marzo e che Tedesco, ct del Belgio, ha confermato di recente: “Romelu ha un’infiammazione cronica al ginocchio e va gestito”.

Domenica ritroverà la Roma, contro cui ha siglato 3 reti in 5 precedenti. La speranza di Ranieri e di tutti i romanisti è che si fermi qui.

Categorie
APPROFONDIMENTI

“Ei fu direttore sportivo”: dopo Petrachi, Roma al buio

Licenziato per giusta causa, cacciato con ignominia. Gianluca Petrachi pagò i cattivi rapporti con Pallotta, forse qualche messaggio inviato al proprietario giallorosso non del tutto edificante e il rapporto finì in mille pezzi con strascichi giudiziali. Un’avventura lasciata a metà per l’attuale ds della Salernitana, che non mandò mai giù quel boccone amaro, senza nasconderlo d’altronde nelle innumerevoli interviste rilasciate nei mesi successivi all’addio da Trigoria.

Era la primavera del 2020, quando il club salutava ufficialmente il suo ultimo, reale, direttore sportivo operativo. Nelle ultime cinque stagioni la società, passata di mano da Pallotta a Friedkin, non è mai riuscita a costruire una direzione sportiva degna di questo nome e in grado di poter sostenere le molteplici attività quotidiane di cui necessita un club di calcio del livello della Roma: scouting, mercato, supporto tecnico all’allenatore, supervisione del settore giovanile etc.

Nei mesi di passaggio dalla prima alla seconda era americana, Friedkin pensò (male) di lasciare vacante la carica del direttore sportivo, per quasi sei mesi. Ad operare in quel settore fu l’ex CEO Guido Fienga (oggi dirigente all’Al Nassr), supportato da alcuni procuratori. Ricordate l’affare Kumbulla? Ecco, i risultati non furono eccezionali (eufemismo). Ma d’altronde Fienga con grande onestà ha sempre riconosciuto di non avere straordinarie competenze calcistiche.

14.3.2021 Parma vs Roma (Serie A) Sport; Calcio; Nella foto: Tiago Pinto Ryan Friedkin Guido Fienga delusi (Foto Gino Mancini)

Tiago e Mou, scintille e abbandono

Successivamente, dopo settimane di casting e nomi di ogni genere tra italiani e stranieri, Friedkin annunciò la nomina di Tiago Pinto che sbarcò ufficialmente nella capitale solo a gennaio inoltrato, con i soli arrivi di Reynolds (scovato dagli algoritmi di Ryan Friedkin) ed El Shaarawy che si svincolò dal suo accordo in Cina.

Il lusitano però era stato tutto, fino ad allora, in carriera tranne che direttore sportivo: entrato nel board della polisportiva del Benfica dopo aver contestato, da socio, l’operato del presidente del club portoghese, Pinto si occupò dapprima delle altre attività sportive a margine della squadra calcistica e poi solo negli tempi ha collaborato al fianco di Rui Costa e Josè Boto (responsabile dello scouting), senza però condurre in primissima persona le trattative di mercato. Era un organizzatore di risorse umane, un risolutore di problemi logistici ma nulla a che vedere con un direttore generale dell’area sportiva con deleghe sul mercato. Qualcuno dentro il Benfica malignamente rispondeva ai messaggi di informazione sul curriculum di Pinto: “avete scelto uno che organizzava i viaggi della squadra qui per fare mercato, auguri…”.

Non è un caso quindi che ad esempio la scelta di Mourinho non sia ascrivibile a Pinto, bensì ad una intuizione di Friedkin che, saputo dell’esonero al Tottenham, volle conoscere lo Special One per proporgli la pazza idea di allenare la Roma. Tanto che l’ex dirigente portoghese stava intrattenendo i primi colloqui con l’agente di Sarri e nei giorni dell’accordo definitivo con Mou, lo stesso ex tecnico biancoceleste si sentiva il nuovo allenatore in pectore della Roma con tanto di desiderata per il mercato estivo, che sarebbe iniziato di lì a pochi giorni.

Nel corso dell’era ‘Pintiana‘ sono stati evidenti le difficoltà di un giovane dirigente che di fatto, ha svolto una sorta di apprendistato nella capitale: nei rapporti con la Roma, nella comunicazione, nei canali di mercato scelti per chiudere determinate trattative e nel fallimento di altre (Xhaka e Frattesi su tutte).

20.5.2022 Torino vs Roma (Serie A) Sport; Calcio; Nella foto: Tiago Pinto Mourinho (Foto Gino Mancini)

Dopo Budapest il rapporto tra la Roma – i Friedkin – e Pinto si è deteriorato, probabilmente per questioni non solo esclusivamente legate agli aspetti manageriali. Il dirigente portoghese aveva lasciato trapelare la sua stanchezza già in autunno e ha rassegnato le sue dimissioni, accolte dalla società che lo ha esonerato anzitempo rispetto alla naturale scadenza di contratto prevista a giugno 2024.

Segnale del caos imperante a Trigoria e di riflesso a Houston o Londra, la sessione di mercato invernale scorsa diretta da un ds o presunto tale già esautorato, con tanto di cambio fragoroso in panchina: fuori Mourinho, dentro De Rossi. Tutto ordinato da Dan e Ryan senza passare nuovamente per la struttura dirigenziale.

Un francese e una greca, ma alla fine decide Dan

Altri sei mesi abbondanti senza nomine ufficiali e una ridda di nomi accostati, inseguiti, in parte solo ascoltati per arrivare a Florent Ghisolfi, scelto, ad oggi, in base a criteri non ancora chiari. Nel frattempo Lina Souloukou, sfruttando la perdurante assenza del proprietario e l’estemporanea presenza del figlio, figura comunque abbastanza marginale allo stato, ha acquisito sempre più potere interno alla società.

La dirigente greca aveva proposto a Friedkin un organigramma così composto: Modesto direttore tecnico, Sogliano direttore sportivo e Raffaele Palladino in panchina. Ma Dan ha fatto nuovamente di testa sua, ingaggiando Ghisolfi – giovanissimo direttore sportivo con soli tre anni d’esperienza tra Lens e Nizza – che è apparso però sin da subito perimetrato ed emarginato tanto da non sentire l’esigenza di imparare in fretta e furia l’italiano, che ancora oggi non parla pubblicamente oltre a non aver inciso poi realmente sul mercato giallorosso nella scelta di esonerare De Rossi.

Ivan Juric, altra scelta di Lina prima dell’addio clamoroso di metà settembre, ne è stata l’ulteriore dimostrazione. Così come il caos di questi ultimi giorni. Nessun candidato o presunto tale alla panchina suggerito da Ghisolfi è stato lontanamente preso in considerazione dai proprietari della Roma, che in questo sintetico riassunto a tappe del quinquennio nella capitale, manifestano di aver commesso un errore fondamentale: non aver ancora capito come si costruisce un organigramma dirigenziale in grado di poter poi sviluppare un progetto sportivo duraturo e produttivo.

Categorie
NEWS

Montella e Ten Hag le ultime suggestioni

Italiani, stranieri, giochisti, pragmatici. Nell’annoso casting per la panchina giallorossa ce n’è veramente per tutti i gusti.

Friedkin ha deciso di non decidere: il post Mourinho e De Rossi era stato immediatamente comunicato. Questa volta sono trascorsi già due giorni e non è stato deciso nulla.

Nel novero dei nomi ‘nuovi’ spuntano anche Montella e Ten Hag. Il primo, ex centravanti giallorosso con un passaggio breve sulla panchina romanista nella primavera del 2010, si è ufficialmente autocandidato alcuni giorni sostenendo in un’intervista di poter esser messo in difficoltà se arrivare la chiamata della sua Roma. Attuale ct della Turchia, non avrebbe problemi a lasciare l’attuale incarico.

Poi c’è l’olandese, cacciato dallo United qualche giorno fa, sondato dalla Roma e che guadagna 6 milioni l’anno ma non ha nessuna intenzione di ripartire dalla capitale, secondo diverse fonti d’informazione.

Categorie
NEWS

Mou, rosso in Europa League per un rigore non concesso e dopo il match accusa Turpin (VIDEO)

Josè Mourinho è stato espulso ieri sera durante Fenerbahce-Manchester United per proteste. Non è una novità per lo Special One, ma il motivo in questo caso è un calcio di rigore, apparso ai più solare, non concesso dall’arbitro Turpin che dopo l’esplosione in panchina dell’ex tecnico giallorosso, lo ha cacciato.

Simpatica la reazione di Mou che dopo la gara ha preso elegantemente per i fondelli il fischietto france, da anni, nella top3 degli arbitri europei: “L’arbitro mi ha detto qualcosa di incredibile: nello stesso momento ha visto l’azione in area e il mio comportamento in panchina. Mi congratulo, la sua vista periferica è incredibile. Sarà per questo che è uno dei migliori arbitri del mondo”

Categorie
Interviste

Karsdorp: “Mourinho mi diede del traditore 8 volte. Dovevo andarmene già quel giorno”

A distanza di circa un anno, finalmente, Rick Karsdorp vuota il sacco e torna sull’episodio che lo vide protagonista di un fortissimo alterco con Mourinho all’interno dello spogliatoio.

Ai microfoni del portale nu.nl, l’ex terzino ha affermato: “Quando sono uscito dal campo nel derby contro la Lazio (novembre 2022, 0-1 per la Lazio gol di Felipe Anderson, ndr), sono andato a prendere il cappotto velocemente, e Mourinho era molto agitato. I risultati poi sono stati pessimi e credo che abbia voluto mandare un segnale usando me dopo la partita contro il Sassuolo (1-1, ndr). Se Mourinho si è scusato? No, non è quel tipo di uomo. Ho notato che ha cercato di ristabilire un rapporto ma io non ero d’accordo”.

“Nello spogliatoio mi ha chiamato traditore circa otto volte e lo può fare. Ma pubblicamente non avrebbe mai dovuto farlo, in quello ha sbagliato. Sono rimasto sorpreso dal suo gesto, ha esagerato. Dopo quella discussione, sarei dovuto andare via”.

Categorie
NEWS

Everton, paradosso Friedkin, in Inghilterra sicuri: “Se salta Dyche chiamano Mou”

L’Everton domenica scorsa ha recuperato terreno, nel finale, ma la posizione del tecnico del club di Liverpool è in bilico.

Secondo quanto riferisce dall’Inghilterra il portale footballinsidera247.com, i Friedkin avrebbero intenzione di sollevare dall’incarico Sean Dyche e dopo le indiscrezioni su Sarri, il nome caldo sarebbe quello di Mourinho, esonerato proprio dai Friedkin a Roma lo scorso 16 gennaio.

Situazione comunque improbabile, non solo perchè lo Special One ha due anni di contratto con il Fenerbahce, ma soprattutto perchè recentemente l’ex tecnico giallorosso si era espresso chiaramente, senza nominarli, nei confronti dei Friedkin: “Cacciato dalla Roma da gente che non capisce niente di calcio”.

Categorie
NEWS

Mou, pesante sconfitta nel derby di Istanbul e il presidente del Gala lo critica: “Istiga solo gli arbitri”

Pesante sconfitta nel primo derby di Istanbul per Josè Mourinho. Il Fenerbahce infatti ha subito in casa un 3-1 praticamente senza storia da parte del Galatasaray di Okan Buruk. Dopo l’equilibrio iniziale il Gala di Osimhen e Mertens ha dilagato. A segno anche Gabriel Sara per i giallorossi.

Unica piccola soddisfazione per il Fener, la rete di Dzeko dal dischetto.

Prima del match pesanti critiche del presidente del Galatasaray a Mourinho, reo secondo il numero uno della società giallorossa di indirizzare con le sue sterili polemiche le conduzioni arbitrali: “Sembra come un tasto che viene premuto e improvvisamente tutti i canali televisivi parlano di ‘questo cartellino rosso’ o ‘quella penalità.’ Questo non fa parte del calcio. Mourinho è un nome affermato in tutto il mondo, ma in Turchia, mostra dei comportamenti che non gli appartengono”.

Categorie
Interviste

Mourinho non dimentica: “A Budapest persa una coppa per colpa di arbitro e VAR”

Josè Mourinho non dimentica la vergogna di Budapest. Una ferita ancora aperta nel cuore dei tifosi giallorossi e nella testa del lusitano che a distanza di due anni ne è tornato a parlare in conferenza stampa: “Il mio obiettivo principale è andare avanti in Europa League. Si tratta di un format nuovo e, nonostante io abbia 200 panchine in Europa, sarà diverso, ma dobbiamo provarci. Non ho mai avuto problemi con l’Uefa, anzi ho un ottimo rapporto col presidente. Spero solo che le cose vadano meglio rispetto alla finale con la Roma che VAR e arbitro hanno deciso di farci perdere”. Così Josè Mourinho in un’intervista sui canali turchi.

Poi una battuta su Salah – che forse nasconde una traccia di mercato per il futuro visto che l’egiziano ha annunciato che lascerà il Liverpool a fine stagione: “Credo che En-Nesyri sia un giocatore fantastico, uno dei migliori dell’Africa insieme a Salah. Se fossi un club investirei senz’altro 70-75 milioni di euro. L’unico problema è che si butta troppo a terra. Gliel’ho anche detto: non può buttarsi così tanto”.