12.5.2021 Inter vs Roma (Serie A) Sport; Calcio;
Nella foto: Conte
(Foto Gino Mancini)
L’Italia calcistica va verso una vera e propria rivoluzione. Sono attese oggi le dimissioni di Gravina e di tutto il Consiglio Federale, con la federazione che sarà commissariata per arrivare poi ad elezioni intorno a metà luglio. Il nome più caldo per la ristrutturazione del calcio italiano è quello di Giovanni Malagò ma occhio alle sorprese. Un possibile reggente temporaneo potrebbe essere Adriano Galliani o Giancarlo Abete.
Sulla panchina addio prossimo anche per Gattuso. Insieme a lui lascerà il ruolo di capo delegazione Gigi Buffon. Sulla panchina azzurra due nomi più caldi: Max Allegri o Antonio Conte.
12.5.2021 Inter vs Roma (Serie A) Sport; Calcio;
Nella foto: Conte
(Foto Gino Mancini)
Gli insulti di Antonio Conte all’arbitro Manganiello, durante la gara di Coppa Italia persa dal Napoli contro il Como, sono ora all’esame del procuratore Giuseppe Chinè.
Nel referto arbitrale non ci sarebbero riferimenti all’episodio, probabilmente perché il direttore di gara era lontano dall’azione e il quarto uomo distratto.
Le telecamere, però, hanno ripreso chiaramente lo sfogo del tecnico, che avrebbe detto: «Almeno vallo a vedere, testa di c..». È probabile che Conte possa patteggiare, limitando la sanzione a una multa.
Dal San Paolo al Maradona, la musica per la Roma non è cambiata. Sono 8 anni che i giallorossi non espugnano il campo partenopeo e spesso sono stati vittime quasi sacrificali. Da Di Francesco – ultimo a vincere in casa del Napoli con una straordinaria prestazione di Dzeko – a Gasp che dovrà cercare di sfatare questo tabù, tra le tenaglie azzurre ci sono passati un po’ tutti.
Fonseca sconfitto malamente dal Napoli di Gattuso; Mourinho che strappò un punto ma che è anche caduto sotto i colpi della formazione di Spalletti fino a De Rossi che pareggiò in rimonta nel finale nonostante l’iniziale vantaggio siglato da Dybala su rigore, contro però il peggior Napoli degli ultimi dieci anni. Perse anche Ranieri un anno fa, ma era la prima per il tecnico Testaccino dopo il suo terzo ritorno. Decisivo fu Lukaku che nel giro di pochi mesi si è ritrovato calato in una doppia dimensione: segnare con la maglia della Roma proprio contro gli azzurri nel 2-0 casalingo (ultima vittoria di Mou sulla panchina romanista) e poi castigare gli ex compagni al Maradona.
18.4.2022 Napoli vs Roma (Serie A) Sport; Calcio;
Nella foto: Zaniolo fermato in area
(Foto Gino Mancini)
Gasp stesso deve cercare di alzare il suo livello contro Conte: solo 2 vittorie in carriera contro l’allenatore salentino, ma l’anno scorso portò via un 3-0 spettacolare con la sua Atalanta corsara da Napoli. Prima o poi il numero giusto sulla ruota di Roma uscirà…
ROMA-NAPOLI PRECEDENTI – Domenica sera all’Olimpico un’altra sfida di cartello per la Roma, che affronterà il Napoli nel fatidico ‘derby del Sud’. Una gara che una volta rappresentava un incrocio pacifico di colori, bandiere e felice promiscuità e che purtroppo negli ultimi anni si è tramutata in una sfida piena di rancori, purtroppo macchiata anche dalla morte del giovane Ciro Esposito.
Roma e Napoli ci arrivano in posizione di classifica ribaltata rispetto allo scorso anno, quando la formazione di Ranieri fermò la corsa Scudetto dei partenopei di Conte grazie al pareggio in extremis di Angelino.
Oggi i giallorossi sono davanti di due punti alla formazione azzurra che avrà diverse assenze domenica sera: Gilmour, Gutierrez, Anguissa, De Bruyne e Lukaku non saranno della partita.
Roma-Napoli, sfide sempre spettacolari all’Olimpico
Sono 178 le sfide tra le due compagini con la Roma che ha trionfato 66 volte contro le 54 del Napoli. Sono invece 58 i pareggi. Un bilancio tutto sommato equilibrato. Due anni fa l’ultimo successo della Roma per 2-0 grazie alle reti di Lukaku e Pellegrini. Quella fu anche l’ultima vittoria di Mou sulla panchina giallorossa, avvenuta prima delle festività natalizie.
All’Olimpico, la Roma dunque ha spesso mantenuto un leggero vantaggio, spinta dal calore di un ambiente che nei big match si accende come pochi altri in Italia. Non mancano goleade storiche, ribaltoni epici e partite decise da giocate individuali destinate a restare negli annali. Il Napoli, però, negli ultimi anni ha saputo incrinare una tradizione per lui complicata nella Capitale, grazie a interpreti di livello internazionale e a un gioco che, nei periodi migliori, ha saputo dominare anche su campi storicamente ostici.
E poi c’è la sfida nella sfida: Conte vs Gasperini. Due filosofie diverse, quasi opposte. Da un lato l’organizzazione granitica di Conte, la sua ossessione tattica, l’intensità portata a livelli quasi militari. Dall’altro il calcio “verticale e selvaggio” di Gasperini, le marcature a uomo, il coraggio di portare tanti uomini oltre la linea della palla, la capacità di esaltare giocatori che altrove faticano a esprimersi.
Nei precedenti fra i due tecnici, Conte ha spesso avuto la meglio nei periodi in cui ha guidato squadre più strutturate, ma Gasperini è uno di quegli avversari che non concede certezze: le sue squadre corrono, aggrediscono, sporcano le partite, costringendo l’avversario a giocare fuori copione. Le statistiche raccontano di un duello più equilibrato di quanto si possa immaginare, con gare spesso vibranti, ricche di tatticismi ma mai prive di emozioni.
Su 10 precedenti, sono 6 i successi di Conte, 2 quelli di Gasp con altrettanti pareggi. Lo scorso anno l’Atalanta vinse a Napoli mentre al ritorno fu la formazione del tecnico leccese ad imporsi a Bergamo.
Mai come quest’anno, più che valzer delle panchine si tratta di un vero e proprio vortice. In attesa di capire quale sarà il futuro di Simone Inzaghi, ammaliato da una proposta faraonica proveniente dall’Arabia Saudita, quasi tutte le panchine delle big italiane sono in procinto di cambiare proprietario.
Quasi tutte, perchè Italiano firmerà il rinnovo di contratto con il Bologna, con aumento dello stipendio quasi alla soglia dei 3 milioni, mentre Antonio Conte a sorpresa oggi è più vicino alla permanenza al Napoli.
Questa mossa del presidente De Laurentiis, potrebbe scombinare diversi piani e cambiare scenari che sembravano sedimentarsi nei giorni scorsi. Infatti Max Allegri, destinato al Napoli, è in dirittura d’arrivo col Milan: contratto triennale da oltre 5 milioni a stagione.
E la Juventus? In attesa che la Roma formalizzi in queste ore gli accordi con Gasperini, giocherà il mondiale per club con Tudor ma un’opzione nuova è quella di Pioli.
Infine Lazio e Fiorentina. I biancocelesti puntano forte sul cavallo di ritorno, Maurizio Sarri, mentre i viola hanno perso Palladino e in queste ore hanno pensato a Daniele De Rossi come successore dell’ex Monza.
Continua ad infuriare la polemica social relativa all’episodio del rigore concesso su Konè da Sozza e poi rimosso dall’intervento del VAR Abisso, dopo il richiamo al monitor dell’arbitro di campo.
Sul tema anche complice l’analisi diversi esponenti della classe arbitrale e commentatori tecnici, sembra esser chiaro un punto: Ranieri ha ragione quando afferma che da protocollo, il VAR non possa intervenire in situazioni similari dove si concede all’arbitro di campo l’ultima parola su episodi di contatti in area come quello tra Pasalic e Konè.
Nel corso di questo campionato in diversi episodi similari, al di là della valutazione al rallenty, quindi non a velocità normale, di determinati contrasti, è sempre prevalsa la regola del “vale la decisione dell’arbitro, il VAR non può giudicare l’entità o l’intensità di un contatto”.
Appare dunque anacronistica la spiegazione offerta da Sozza nell’immediatezza della decisione di rimuovere il penalty concesso qualche minuto prima: “Lo tocca leggermente ma non è rigore”. Quindi un tocco c’è e da regolamento del calcio attualmente in vigore, l’art. 12 su ‘scorrettezze e falli’, recita testuale: “è da considerare punibile il calciatore che con il corpo impedisce la progressione dell’avversario“.
Effettivamente Pasalic nel primo affondo col piede destro non sgambetta Konè, che però nella dinamica della corsa gli ha preso il tempo e sta puntando dritto verso la porta. Con il ginocchio sinistro il centrocampista atalantino colpisce la coscia del francese, che infatti non si tuffa prima e per questo motivo non viene ammonito per simulazione. Ma se c’è il tocco, anche se lieve, il rigore da regolamento doveva essere concesso.
Sicuramente non rimosso. In questa stagione c’è stata una polemica tra Conte e Marelli (ieri sera demolito televisivamente da Ranieri) su un episodio identico a quello di Atalanta-Roma. In quella occasione il moviolista di DAZN – in netta difficoltà nel weekend anche su altri episodi come quello dell’espulsione di Kalulu in Lazio-Juventus – affermava con forza ribattendo al tecnico del Napoli: “Se c’è stato un contatto, anche se leggero, il VAR non interviene, ci sono centinaia di episodi del genere”.
12.5.2021 Inter vs Roma (Serie A) Sport; Calcio;
Nella foto: Conte
(Foto Gino Mancini)
Antonio Conte ha parlato in conferenza stampa alla vigilia di Roma-Napoli:
Lei disse spero non si facciano danni sul mercato. Non ne sono stati fatti, è contento di questo? In 3 punti l’evoluzione del suo Napoli? “Dissi il mercato mi restituisca lo stesso livello. E’ inevitabile che abbiamo perso un giocatore importante, oggi comunque non è stato sostituito. Va bene tutto, ma non dobbiamo buttare fumo negli occhi. A detta di tutti è un giocatore importante, venduto a 70-75mln di euro, le altre uscite sono state rimpiazzate, quella di Kvara ad oggi no. Nessuno può dire ci siamo rinforzati con l’uscita di Kvara o indeboliti, ma oggettivamente è uscito un campione dalla rosa che ha fatto comunque la prima parte di campionato. E’ già da 4-5 gare che non c’è più, ma è giusto tenerlo presente, così come è giusto tenere presente che questi ragazzi sono cresciuti in maniera importante altrimenti non si spiegherebbero i 53 punti, gli stessi dell’anno scorso. Merito ai ragazzi, mi riempie di gioia vedere come lavorano, la voglia di crescere, al di là di tutto, se siamo pochi a livello numerico, infortuni, loro mi danno disponibilità ed in questi momenti devo guardare cosa ho in casa e non cosa non ho, e fare la differenza con quello che ho in casa”.
Roma ritrovata, in grande crescita. “E’ una rosa che ha valori assoluti, ha Dybala, Paredes, Hummels, Ndicka, Dovbyk, Pellegrini, Mancini, il portiere Svilar, è una squadra ed una rosa completa negli 11 e nei ricambi. E’ cresciuta tanto, l’abbiamo affrontata due mesi fa ed era la prima parte di Ranieri, ascoltavo che in casa tra campionato ed Europa League vengono da 7 vittorie consecutive, 23 gol fatti e solo 3 subiti. E’ una testimonianza della forza della squadra, di cosa esprime allo stadio Olimpico, davanti ad un tifo che trascina, come il nostro, bisognerà fare grande attenzione, lo sappiamo. L’abbiamo preparata nella giusta maniera, sapendo che anche loro l’anno scorso sono arrivati prima di noi”.
Non ho capito il concetto del risolvere il problema e non rinviarlo. “E’ in generale, quando c’è un problema in un club viene visto come un fastidio e si rinvia e non lo si risolve, spesso avviene in tanti club. Risolverlo significa che domani questo problema non torna”.
Il Napoli ha fatto solo 8 contropiedi, lo usate meno di tutti in Italia. La Roma molto di più, questo modifica il vostro piano? “Devi fare attenzione quando attacchi la Roma, con alcuni giocatori devi essere pessimista e devi pensare che arriverà la palla persa per prepararti anche al contropiede. Noi vogliamo fare una bella partita, portando avanti i discorsi da inizio campionato, portare una buona intensità sapendo che se lasci giocare la Roma ti porterà piano piano al limite dell’area ed hanno i colpi dei campioni con Dybala e Pellegrini, i cross di Angelino e di Saelemaekers, anche centralmente, nei fraseggi, utilizzano Dovbyk come riferimento, hanno qualità importanti e la giusta esperienza con gente come Pellegrini, Angelino, Mancini, Paredes, Hummels, hanno vinto pure tanto”.
Una fiammata iniziale, una grande passione nelle prime settimane e poi pian piano un amore che si è spento, con un addio consumatosi senza neanche salutarsi.
Il rapporto tra la Roma e Romelu Lukaku è stato come quegli amori estivi giovanili, che nascono dal fatidico colpo di fulmine per poi scemare pian piano. Enfatuazioni o poco più che ricordi, ma che lasciano sempre un po’ l’amaro in bocca perchè forse non erano maturi i tempi.
La Roma e Lukaku si sono abbracciati in un momento di reciproca difficoltà: Mourinho attendeva da settimane il titolare in attacco e tra battute e dichiarazioni al vetriolo contro la società (“pure se arrivasse Mbappè sarebbe tardi”, disse a metà agosto al Corriere dello Sport), accolse con favore l’arrivo del belga al fotofinish della finestra di mercato; il belga viveva da settimane il suo secondo rapporto da separato in casa con il Chelsea.
Dan Friedkin partì in prima persona con tutto lo staff dirigenziale e sfruttando i buoni rapporti con la proprietà americana dei blues, strappò il sì del club inglese ad un prestito, seppur molto oneroso, ma che sapeva di toppa enorme messa ad un buco altrettanto pesante.
Accolto tra l’ovazione di Ciampino e gli applausi scroscianti all’Olimpico, Big Rom partì fortissimo pur non avendo svolto la preparazione: 5 reti nelle prime 6 gare d’Europa League più 8 nel girone d’andata in campionato, per un totale di 13 sigilli (in 22 gare) nei primi 4 mesi di stagione.
Lukaku si era letteralmente caricato sulle spalle la Roma viste le difficoltà fisiche di Dybala e in generale quelle di una squadra incapace di trovare continuità sul piano dei risultati.
Foto Farioli
Poi da gennaio il buio più totale. Neanche il cambio in panchina da Mou a De Rossi e il passaggio ad un calcio più prolifico e offensivo, hanno permesso al belga di ritrovare la vena prolifica perduta.
Appena 8 gol in 30 partite tra campionato e coppe, una media drasticamente ridotta e soprattutto la sensazione, nell’ultim periodo in giallorosso di un lento ma inesorabile distacco dalla Roma e dalla piazza. Tanto che Lukaku, consapevole già in Primavera che non sarebbe stato riscattato dal club giallorosso, non ha avvertito neanche il bisogno di salutare i tifosi romanisti. Un gesto non proprio elegante, che però fa il paio con gli errori di comunicazione e di scelte fatte in carriera, su tutti il clamoroso dietrofront a Chelsea e Inter, consumatosi nelle stagioni precedenti.
Foto Fraioli
Poi è arrivata la chiamata del suo mentore in panchina, Antonio Conte che già dall’inizio della scorsa estate gli aveva promesso la maglia numero 9 del Napoli al posto di Osimhen, in rotta di collisione con ADL.
Il suo arrivo in Campania, come quello in giallorosso, si è consumato però anche qui al fotofinish. Assente nelle prime uscite di campionato del Napoli, Lukaku ha provato a recuperare terreno: 5 assist e 4 gol in 11 apparizioni. Non proprio lo score del ‘vero’ Big Rom e spesso anche sostituito nei finali di gara da Conte che si è lamentato del suo rendimento.
In questi mesi si è capito quale fosse uno dei problemi o forse proprio quello principale: un fastidio cronico al ginocchio, che De Rossi aveva in parte svelato a marzo e che Tedesco, ct del Belgio, ha confermato di recente: “Romelu ha un’infiammazione cronica al ginocchio e va gestito”.
Domenica ritroverà la Roma, contro cui ha siglato 3 reti in 5 precedenti. La speranza di Ranieri e di tutti i romanisti è che si fermi qui.
Romelu Lukaku ha parlato del suo futuro sul mercato ai microfoni della testata belga ‘Het Laatse Nieuws’:
Sul futuro “Nella mia testa, l’ho già capito. So cosa succederà. A molte persone piace parlare, forse perché non ho un agente ufficiale. Ma deciderò io. Ho il controllo della mia situazione”.
Sulla scelta futura “Farò una scelta e una volta che la spiegherò, tutti saranno d’accordo con me. Ogni volta che ho deciso di rimanere o andarmene da qualche parte, si è rivelata la scelta giusta a causa di alcuni fattori”.
Sul fattore allenatore “Un esempio? Il mio rapporto con l’allenatore. È come una relazione con una donna. Se non funziona più, perché stare insieme?”
Chi è stato il mio miglior allenatore finora? “Antonio Conte”.
Nel pomeriggio di ieri è tornata con forza la voce di un possibile ritorno a Roma di Matteo Politano. L’attaccante in forza al Napoli, quattro anni fa fu veramente ad un passo dalle firme. Sbarcò a Fiumicino a metà gennaio, con Spinazzola che prese il volo inverso direzione Milano. Foto di rito con la sciarpa giallorossa e l’attesa in albergo relativa all’esterno azzurro che nel frattempo, secondo l’Inter, non aveva del tutto passato le visite mediche. L’affare naufragò clamorosamente e Politano, con enorme tristezza fu costretto a tornare a Milano dove Conte lo aveva già bocciato.
Poi il Napoli, la nazionale e la vittoria dello Scudetto da protagonista con Spalletti. A gennaio scorso ha firmato il rinnovo con i partenopei, su spinta del focoso agente Giuffredi, ma oggi in casa azzurra lo scenario tecnico è di nuovo cambiato: ieri le firme con Antonio Conte, quel tecnico che anni fa non lo riteneva utile alla causa e forse qualche dubbio è tornato nella testa di Politano.
Daniele De Rossi secondo le indiscrezioni arrivate ieri da sponda partenopea avrebbe espresso al calciatore la possibilità di tornare nella capitale. La conferma arriva da Marco Giordano, giornalista di TvPlay, intervenuto questa mattina a Retesport: “E’ sbagliato parlare di una reale trattativa perchè ancora tale non è, ma quello che so per certo è che De Rossi ha espresso direttamente al ragazzo la volontà di averlo in rosa, qualora ovviamente decidesse di lasciare Napoli. Al momento gli scenari sono vari anche perchè non sappiamo ancora come realmente Conte vorrà giocare. Se ripartisse dal classico 3-5-2 per Politano non ci sarebbe spazio come ai tempi dell’Inter e quindi la Roma potrebbe essere un’opzione più che valida per il calciatore”.