Eldor Shomurodov è indubbiamente un altro calciatore da quando è arrivato Ranieri.
Il tecnico romano lo aveva già allenato lo scorso anno a Cagliari, ne conosceva perfettamente pregi e difetti, mentre l’uzbeko dopo una prima parte di stagione in cui era rimasto in assenza di alternative, ha saputo sfruttare quasi a pieno la fiducia offertagli da Ranieri.
Con la rete contro la Juventus, ‘Eldor’ è arrivato a quota 6 gol stagionali (con 3 assist, fa 9 segnature totali), 1 ogni 165 minuti giocati.
C’è una statistica che riguarda l’uzbeko che lo incorona come uno dei migliori calciatori nella categoria dei ‘subentranti’: come riferisce la Gazzetta dello Sport, dalla stagione 2020-21, soltanto Lautaro Martínez (con 16 reti) dell’Inter e Pedro della Lazio (con 11) hanno realizzato più reti dalla panchina rispetto a lui, che nello stesso periodo in Serie A ha segnato 10 gol subentrando a partita in corso.
La Roma in rimonta strappa un punto comunque preziosa nella sua corsa europea alla Juventus. In una gara molto equilibrata e con poche emozioni da gol, alla rete di Locatelli ha risposto Shomurodov ad inizio ripresa.
FOCUS RS (di Checco Oddo Casano)– Shomurodov o Dovbyk? Eldor o Artem? Immaginare Ranieri in stile Amleto che rimugina su quale scelta fare in attacco domani sera, è esercizio poetico ma anche abbastanza realistico.
Perchè tra i tanti ballottaggi alla vigilia del return match contro l’Athletic, sarà fortemente dirimente la scelta di quale numero nove mandare in campo.
Le variabili che inizialmente spingeranno Ranieri a consegnare la maglia da titolare all’uno o all’altro, potrebbero essere le seguenti:
Stato di forma (Shomurodov in vantaggio su Dovbyk); Efficacia dentro l’area di rigore (Dovbyk per caratteristiche superiore all’uzbeko); La capacità di manovrare e lavorare per la squadra (Shomurodov superiore a Dovbyk); Stato emotivo (In questo momento forse l’uzbeko ha mostrato maggiore freschezza mentale rispetto all’ucraino).
Oltre questi aspetti, c’è poi da valutare il tipo di strategia tattica che Sir Claudio vorrà applicare, tenendo conto anche qui del probabile sforzo che inizialmente l’Athletic farà per cercare di mettere subito in equilibrio il match. A Oporto, a sorpresa, la Roma andrò a pressare alta la formazione lusitana, pur giocando in trasferta. Ma era la gara d’andata e c’era forse una libertà mentale maggiore nel rischiare questo atteggiamento. Gli spagnoli sono bravi a palleggiare, sono molto compatti e ruvidi anche nella riconquista del pallone, ma non molto rapidi. Per questo Ranieri potrebbe optare per un atteggiamento che porti ad assorbire in zona bassa i tentativi offensivi dell’avversario per poi aprirsi degli spazi in contropiede.
Vista da questa latitudine, la scelta dovrebbe ricadere su Shomurodov ma ad esempio nel derby, la strategia tattica fu questa e in quel caso giocò (e bene) l’ucraino che sfruttando la sua fisicità su Gila aprì le due ripartenze da cui nacquero le reti di Pellegrini e Saelemaekers.
Il rebus dunque resta, ragionando d’insieme su diversi concetti, immaginando Shomurodov leggermente in vantaggio su Dovbyk. Ma Ranieri è pronto a sorprendere tutti, ancora una volta…
Eldor Shomurodov ha parlato ai microfoni di Sky Sport, dopo la vittoria per 2-1 sull’Athletic Bilbao:
Ci racconti il gol? “L’importante era vincere, non che io faccia gol. Non possiamo rilassarci, c’è ancora il ritorno fuori casa ma siamo tranquilli. Ora ci prepariamo per l’Empoli”.
La fiducia di Ranieri? “Siamo tutti come una famiglia, tutti si trovano bene. Quando senti fiducia anche da parte del mister è importante”.
Ora andrete a Bilbao con una testa diversa… “Sì, ma è anche un po’ pericoloso. La dobbiamo preparare con la testa giusta e dobbiamo giocare per vincere”
“La Roma oggi è una squadra compatta, solida, che produce gioco ed è tornata a sorridere. L’enorme rammarico è che eri nono due mesi fa, lo sei anche ora nonostante l’enorme sforzo fatto nel 2025. Prima i giallorossi erano un autentico disastro”, così Ciccio Graziani ai microfoni di Retesport, nel day after la vittoria contro il Monza.
“La squadra di Ranieri gioca per divertirsi, sta accumulando fiducia di gara in gara e Claudio è stato bravissimo finora a gestire tutta la rosa. Dal derby, forse la squadra è tornata a sentirsi una formazione importante. La Roma ora è un avversario durissimo per tutti”.
“Angelino è un riferimento, un esempio per tutti: è un calciatore tecnicamente meraviglioso, è uno dei laterali più forti in Italia e soprattutto in campo non si lamenta mai, dispensa consigli ai compagni, è un calciatore corretto, non simula. Una splendida sorpresa”, ha concluso Graziani.
Fino a 20 giorni fa non c’era partita. Dovbyk sempre titolare, in casa, in trasferta, in campionato e nelle coppe. Poi il mercato di gennaio, che doveva portare un vice dell’ucraino e il ribaltone finale.
Shomurodov ha giocato un paio di spezzoni con voglia, tigna e qualità, un gol contro l’Eintracht e un buon impatto contro l’Udinese, a quel punto Ranieri comprese le difficoltà della società di arrivare ad un sostituto migliore, se l’è tenuto stretto, condendo forse i commenti con qualche iperbole di troppo.
Nelle scelte però poi Shomurodov è stato mandato in campo nei big match contro Milan e Napoli. A Dovbyk è toccato il Venezia. E ora a Oporto? Nelle scelte generiche di un tecnico si mettono in fila una serie di variabili: condizioni fisiche, strategie, caratteristiche. L’uzbeko non è un 9 di riferimento con l’ucraino, è un attaccante di movimento, che crea spazi ma in area fatica. Dovbyk a Milano entra e alla prima mezza palla fa gol.
Che tipo di partita farà la Roma? Non c’è l’obbligo di vincere o recuperare un risultato di svantaggio. Nelle ultime sfide contro le big Ranieri ha scelto una strategia attendista con improvvise verticalizzazioni. Ciò porta a pensare che a Oporto potrebbe scegliere ancora Shomurodov, ma lasciare Dovbyk in panchina nella seconda ‘finalina’ di stagione dopo Milano, avrebbe il sapore della bocciatura quasi definitiva.
Insomma il ballottaggio è aperto e nelle prossime ore Ranieri, tenendo conto di tutti questi fattori, farà una scelta.
Tra le principali remore o critiche rivolte a Claudio Ranieri in queste ore, c’è la scelta a sorpresa di confermare Eldor Shomurodov titolare a San Siro, dopo la sfida col Napoli.
Un attaccante, non un centravanti o un bomber, che la Roma ha tenuto in rosa come vice-Dovbyk nonostante sia stato in procinto di lasciare il club tre volte nelle ultime due sessioni di mercato.
La prima ad inizio agosto, quando la dirigenza romanista aveva trovato un’intesa con l’Atlanta United, ma l’affare si narra sia saltato a causa di un errore formale. In estrema sostanza la dirigenza romanista avrebbe inviato in ritardo i documenti finali per il trasferimento, non rendendosi conto del diverso fuso orario tra Italia e Stati Uniti, con il gong del mercato americano ormai scoccato.
A fine agosto dopo la rete contro l’Empoli e complice la necessità di intervenire improvvisamente sue due tre ruoli al fotofinish della finestra estiva, De Rossi ‘accettò’ di trattenerlo in rosa come alternativa all’ucraino, ma con probabile vista sul mercato di gennaio per porre rimedio.
E ad inizio della finestra invernale e per oltre 20 giorni il leit motive è sempre stato lo stesso: “fuori Shomurodov, dentro un altro attaccante che possa essere una reale alternativa a Dovbyk”. Era tanto vera questa affermazione che con Ranieri, l’uzbeko non vedeva il campo a volte neanche come quinto cambio. Qualche scampolo di gara qua e là, addirittura il falso nove con Dybala al posto di Dovbyk in diverse gare, anche importanti. Poi un rinnovato amore tra Ranieri e Shomurodov, ha portato a panchinare per due volte consecutive un centravanti che invece ieri sera, subentrando ad inizio ripreso al primo pallone ha fatto centro.
Ma perchè due giovedì fa ad Alkmaar, in una gara che la Roma doveva vincere a tutti i costi (e che poi ha perso) quando è uscito Dovbyk, non è entrato Shomurodov ma Soulè, con l’uzbeko in panchina per 90 minuti?
Eldor non si è mosso male neanche ieri sera ed è vero che entrando ad Udine ha cambiato l’inerzia della partita, contribuendo alla rimonta giallorossa, così come ha segnato poi contro l’Eintracht e disputato una prova generosa col Napoli. Ma complessivamente continua a mostrare caratteristiche chiare. Shomurodov non è un centravanti, è una seconda punta con discreto fisico e grande esplosività nei primi passi. Potrebbe tranquillamente giocare con Dovbyk (perchè non ieri sera nel secondo tempo?), ma averlo trattenuto come unica alternativa al titolare è un errore grave. E intanto l’ucraino è arrivato a quota 13, mentre i suoi compagni di reparto, in termini di gol, sommati faticano tutti insieme a raggiungerlo…
“Prima le cessioni, poi gli acquisti”. Ghisolfi, neanche troppo fuori dai denti, ha specificato quale logica sta guidando la tortuosa ricerca di mercato invernale della Roma.
Bisogna fare di conto e dall’alto è arrivato un diktat chiaro: si investe sole se le entrate sono compensate anche dalle uscite. Nella sostanza per prendere un attaccante deve uscire Shomurodov.
L’uzbeko è da giorni conteso da Venezia ed Empoli, la Roma ha recentemente allungato di un anno il suo contratto per spalmare i suoi costi e sperare in una cessione a titolo definitivo. I 17 milioni spesi nell’estate del 2021 non torneranno mai indietro, ma con i due club di A con cui si discute da giorni è stata trovata un’intesa sulla base di un prestito con obbligo di riscatto per circa 4-5 milioni.
Il problema qual è? Non tanto le resistenze del calciatore, che anche domenica ha mostrato estrema professionalità – sottolineata da Ranieri – nel momento dell’ingresso in campo nella ripresa contro l’Udinese. Shomurodov vuole giocare di più e sa che qui non c’è spazio. Il problema per la Roma è trovare un sostituto, migliore, in tempi utili. Per questo la sua cessione, complice anche l’imminente impegno europeo contro l’Eintracht è stata ‘sospesa’ almeno fino a giovedì.
Eldor Shomurodov lascerà la Roma nuovamente in questa finestra di mercato.
Come riferisce Sky Sport, la società giallorossa ha trovato un accordo col Venezia, sulla base di un trasferimento in prestito con obbligo di riscatto, che ha scavalcato l’Empoli in queste ore. Si aspetta il sì definitivo del calciatore entro domenica per chiudere l’affare.
A Bologna non è stato diverso da altre circostanze. Claudio Ranieri, che ha forse ritardato di qualche minuto i cambi, arrivati in prima battuta al 77′ – ben dieci giri di lancetta dopo la rete del 2-1 su rigore di Ferguson – non ha trovato reti o giocate decisive dalla panchina.
Nonostante il tecnico abbia elogiato lo spirito combattivo con cui sono entrati in campo i vari Pisilli, Baldanzi, Celik, El Shaarawy e Zalewski, nelle ultime settimane si è creato un evidente ‘solco‘ tra i titolari e riserve. Il che di per sè non è sbagliato, perchè nella Roma serviva dapprima porre delle basi solide e rintracciare un undici di valore in grado di prendersi le principali responsabilità della risalita in campionato.
Prima la Roma A, adesso serve quella B
Ranieri ha scelto sulla base del 3-4-2-1 di dare fiducia ai soliti tre difensori, capitanati e guidati da Hummels, in mezzo al campo al duo Paredes-Konè, all’insostituibile Angelino a sinistra, con Saelemaekers a destra (4 gol in 9 partite) e alla coppia Dybala-Dovbyk, la cui intesa appare crescere di partita in partita.
Varia solo un uomo mediamente: il secondo trequartista/mezzala offensiva a seconda delle caratteristiche con El Shaarawy prima, Pisilli poi e in ultimo Pellegrini che si sono alternati da titolari.
Questi sono i 14 di Ranieri, ma gli altri? Tra giocatori tagliati (Le Fèe) altri ritenuti forse ancora troppo acerbi (Soulè) e limiti dei singoli – Shomurodov non è un vero nove, Zalewski è a scadenza, Saud nonostante qualche squillo prima di Natale non è stato più impiegato, tanto per fare degli esempi, la Roma fa fatica a trovare la scossa dalla panchina. Hermoso quando ha giocato ha sempre mostrato evidenti difficoltà, El Shaarawy quando subentra quest’anno non ha praticamente mai inciso. Gli unici che danno l’idea di riuscire a dare una scossa sono Pisilli e Baldanzi. In generale, decisamente un po’ poco.
Il dato è riscontrabile anche nelle statistiche: da inizio campionato la Roma ha realizzato solo 5 gol attraverso i giocatori subentrati dalla panchina: 2 Pisilli, 1 Shomurodov, 1 Konè, 1 Baldanzi.
Di questi 5 gol solo 1 è stato decisivo: quello siglato da Pisilli contro il Venezia, valso 2 punti in più.
Foto Fraioli
In Serie A, Lazio (9) e Atalanta (8) sono primatiste, segue poi l’Hellas Verona (con 6e uno decisivo proprio contro la Roma), poi Parma, Bologna, Torino, Fiorentina come i giallorossi. Se si spalma il dato anche sulle coppe, a parte la rete di Shomurodov sostanzialmente inutile contro la Samp in Coppa Italia, contro Elfsborg, Athletic Bilbao, Dynamo Kiev, USG, Tottenham e Braga solo Hermoso contro i portoghesi, subentrato nel finale, è andato a segno. 1 rete in 6 gare.
Statistiche che descrivono le evidenti difficoltà della panchina giallorossa in termini di valori, ulteriore dettaglio che non può essere sfuggito a Ghisolfi e Ranieri.