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Pellegrini: “Futuro? Ora c’è da giocare, non darò mai l’1% in meno finché sarò qui”

Lorenzo Pellegrini ha parlato ai microfoni de il Romanista. Ecco un estratto delle sue dichiarazioni:

“Quello nel derby è stato il gol dell’amore, sì perché è figlio di quello che provo per la Roma, anche se io un giorno al derby voglio farlo sotto la Sud». Speriamo, Lorenzo. Speriamo perché oltre alla bellezza di segnare un’altra volta alla Lazio significherebbe che Lorenzo Pellegrini resterà alla Roma dove è nato, cresciuto, dove è diventato tifoso della Roma e poi giocatore della Roma: «Un sogno realizzato».

La Roma? «Sì. La mia romanità». Ascoltate perché è letterale: «La mia romanità è arrivare puntuale a ogni allenamento, la mia romanità è rappresentare al meglio la Roma non solo in campo, ma ogni giorno della mia vita, con o senza fascia, si è capitani se rispetti e fai rispettare la maglia sempre, la mia romanità è fare gruppo quando le cose vanno male, è venire qui ad allenarsi con dieci compagni anche quando non c’è allenamento come è successo quando c’era Juric mentre tutto il mondo intorno sparava cazzate. La mia romanità è anche la mia introversione che significa solo non fare lo stupidino quando bisogna essere seri. La mia romanità è quella di mio padre che mi dice sempre che ha tifato la Roma pure quando arrivava decima. È quella della Curva Sud, è amare la Roma a prescindere».

«La cosa che qualcuno deve capire quando mi fischiavano che io ero ancora più incazzato di loro per la situazione della Roma. Ma qui sono state dette cazzate su di me, cose non solo inventate ma il contrario di quello che è successo».

Quelle di Lorenzo Pellegrini, capitano della banda del sesto posto…: «Sì quella che fa fuori gli allenatori perché a Trigoria comanderebbero solo tre persone… Io per Daniele ho fatto il contrario di quello che è stato raccontato. Ho fatto saltare Mou? Tutto inventato. Io con Mou mi sono trovato bene e quando ho capito che gli avevano detto cose sbagliate su di me ho preso e l’ho chiamato».

Di Gasperini dice semplicemente… la cosa più importante: «La strada è quella giusta… Soprattutto dopo Milan-Roma: negli ultimi dieci anni a San Siro raramente abbiamo giocato così. Il mister mi piace, è schietto, ci crede, ci fa capire cose diverse, quando interiorizzeremo tutto vedrete».

Lorenzo, partiamo dalla fine: da Milano. Hai visto dove stava andando la punizione? Hai avuto modo di rivederla? Andava all’incrocio dei pali…
«Purtroppo sì. Lì per lì però uno vede che è fallo di mano, che è rigore… E si è contenti. Si pensa: “Va bene anche così”. Poi è successo quello che è successo. Però ci sono tanti spunti positivi da prendere nella partita di Milano. Io sto qua da dieci anni, poche volte ho visto la Roma giocare così a San Siro e secondo me siamo sulla strada giusta. Poi è normale, bisogna dare il tempo giusto alle cose, per poter apprendere ciò che ci chiede il mister. Io sono convinto che questa sia la strada giusta».

Vi trovate bene in campo? All’inizio delle partite sembra che dobbiate sempre capire un po’ dove siete… E avete faticato. Avete assimilato il gioco di Gasperini? Vi ci state trovando?
«Secondo me sì. Le difficoltà tattiche dipendono anche dagli altri. Come col Lille: abbiamo perso e fatto fatica, inizialmente, dato che loro avevano uno dei giocatori tra le linee e bisognava andare a prenderlo diversamente da come avevamo preparato. Poi si lavora su quella che è la preparazione della partita. Per quanto ci riguarda, sempre in corrispondenza degli avversari. A volte, non accade ciò che ci si aspetta e serve qualche minuto per capire bene che cosa sta accadendo. Ma siamo sempre riusciti a rimettere la partita sui binari giusti. Anche a Milano, contro un Milan che si chiude bene, riparte e ha una squadra di livello, ci siamo messi lì e abbiamo giocato. Nel primo tempo c’è stata una grande mezz’ora; poi abbiamo sofferto negli ultimi 10’ e siamo andati così così all’inizio della seconda frazione. Ma poi la gara è stata abbastanza a senso unico».

(…)

Gasperini vi parla del vostro obiettivo? Lui ha parlato di obiettivi tecnici ed economici. E sembra non precluda nulla…
«Perché dovremmo precludere qualcosa? Siamo tutti i giorni qui, lavoriamo tanto per cercare di migliorarci e di far andare bene le cose. Il mister ci dice cose in cui io credo, ovvero che dobbiamo concentrarci sul campo. Col Milan abbiamo fatto 20 tiri in porta, 30 cross e zero gol. Sono quelle le cose in cui dobbiamo migliorare. Essere più cinici, tante volte, è anche un discorso di testa. Spesso ci si fissa: “Ora non entra…”. Invece no. Gasperini dice di migliorarci sulle cose in cui dobbiamo migliorare; tutto ciò che riguarda l’impegno, la dedizione, la determinazione. Nelle ultime cinque partite, anche il modo di giocare è cambiato in positivo. Poi, fra un po’ di tempo, ci daremo un obiettivo più concreto. Parlare adesso è anche un po’ inutile».

Hai detto di aver visto raramente una Roma come quella di Milano…
«Con Daniele (De Rossi, ndr) la vidi. È la verità. In Europa League».

Gasperini è diverso come allenatore? Vi fa lavorare più degli altri?
«Sì. Ci fa lavorare, cerca di farci entrare anche a livello mentale nel suo modo di vedere il calcio. Per questo dico che siamo sulla strada giusta: è passato poco tempo, ma già si notano tante cose diverse da quelle di prima. Anche le richieste lo sono».

E tu che rapporto hai con Gasperini? Ora non hai più la fascia, ma stai giocando e sembra che ti tratti con onestà e quasi ammirazione…
«È la verità. Anche negli anni scorsi, quando io portavo la fascia la domenica, ho sempre detto che la fascia è di chi la porta tutti i giorni. Di chi non viene mai un minuto in ritardo a Trigoria, perché è una questione di rispetto verso se stessi e verso tutti i professionisti che sono qui. Di chi ha sempre un atteggiamento propositivo coi compagni. Di chi non si preoccupa solo di se stesso, ma del bene del gruppo. Questo per me è essere un capitano e quello che ho provato sempre a essere. Non solo quando avevo la fascia al braccio, è uguale oggi che non ce l’ho».

In estate, tra l’altro, Gasperini ha parlato di te. E ha detto che la questione del tuo “recupero” doveva essere condivisa da società e tifosi. Che effetto ti hanno fatto quelle parole?
«Secondo me il mister è una persona molto schietta, lo apprezzo tanto per questo. Ci siamo confrontati quando ero ancora infortunato e lavoravo a parte. Una volta rientrato in squadra, mi ha sempre trattato come uno degli altri, senza problemi. Io non so che voci gli fossero arrivate… Né lui, né io siamo persone che hanno bisogno di parlare un’ora tutti i giorni. Però, quando ci si parla, si dicono le cose come stanno. Poi basta. Si è chiuso il calciomercato, sono rimasto qui e abbiamo lavorato in campo».

Sei rimasto qui, ma hai avuto la possibilità di andare via? Ci sono state offerte? Ci hai pensato?
«Ci ho pensato, ovviamente. E più che offerte, ci sono stati interessamenti. Ma comunque quell’infortunio è stato troppo determinante in quel momento. Ancora non mi allenavo con la squadra; ho fatto la prima panchina simbolica a Pisa, dopo essermi allenato una volta con gli altri. In più, sono uno a cui non piacciono le cose fatte all’ultimo: se devo fare una cosa, devo pensarci bene, essere convinto di ciò che faccio».

Ora non c’è più da pensarci…
«No, ora no (ride, ndr). Ora c’è da giocare. Poi, quel che sarà, sarà

Raccontaci di quando hai cacciato Mourinho…
«Sì… (ride, ndr). A me piaceva Mourinho. Quello che è accaduto, e che mi è stato detto, è che a lui quando è andato via è stata raccontata una cosa che non era vera. Ma io non potevo lasciar correre questa cosa così, per il rapporto che ho con lui».

Con lui poi, nell’anno della Conference, hai fatto una grande stagione…
«Quelle sono le cose che rimangono. La coppa è storia. Poi ci fu la mia grande stagione… Ma è proprio il rapporto che rimane. Il giorno stesso ho preso il telefono e ho chiamato Mourinho».

(…)

E perché la gente ce l’aveva con te, per un periodo? Per il fatto che eri tu il capitano? Per la storia di Mourinho?
«Magari sì, magari un po’ tutto. Poi bisogna essere onesti, e io lo sono: quella dell’anno scorso è stata una stagione brutta brutta. Anche al livello delle prestazioni, del giocatore, del professionista. Lasciamo stare Lorenzo, la Roma, la romanità. È stata una stagione brutta. Quello ci sta. Se vengo criticato per la prestazione, è un discorso. Siamo professionisti, è lecito. Io come giocatore posso piacere, non piacere, stare o non stare simpatico. La cose che mi manda in bestia è che dentro questa città si parli di cose che non accadono mai. Che succedono al di fuori, nella testa di qualcuno. E da quella testa, quella cosa riesce a entrare in altre cinquantamila teste. È quello il problema».
Anzi. La cosa più bella che hai fatto con la maglia della Roma è…
«La corsa in Roma-Venezia…».

(…)

C’è stato un momento difficile che hai attraversato a livello personale l’anno scorso e che magari ha inciso sul tuo rendimento.
«Sì perché a un certo punto alle chiacchiere inventate su di me ho dovuto sopportare anche la scomparsa di mia nonna, a cui ero legatissimo. Nonna Michelina. Non è stato facile e forse ne ho risentito».

Ci racconti il rapporto con la Curva Sud? Anche nelle contestazioni, i fischi non sono mai arrivati da quella parte di stadio…
«Io nella Sud mi riconosco tanto. Se ti devono dimostrare il loro dissenso, te lo mostrano a fine partita. Per una sconfitta o per una prestazione non all’altezza della maglia che indossi. Non per partito preso o per sentito dire. Cose non vere, tra l’altro. Quindi mi riconosco nel loro modo di ragionare, anche nel fatto che se c’è un momento difficile è quello il momento di non disunirsi e restare insieme. Mio padre mi dice sempre che tifava la Roma quando arrivavamo 17esimi o 16esimi… la Roma si tifa a prescindere. Non si discute, si ama. Poi se vogliamo, possiamo stare 15 ore a parlare della tattica, del tiro di piatto… la verità è che uno nei momenti difficili vede davvero quali sono le persone che ci tengono. Gli altri non li calcolo proprio».

Qual è il tuo sogno da calciatore adesso?
«Il mio sogno adesso? (Ci pensa un po’, ndr). Il mio sogno è capire di che livello sono. Il mio sogno era giocare per la Roma e vincere con la Roma. Ho avuto la fortuna di realizzarlo, vincere è sempre un sogno, poi con questa maglia… Ma la mia romanità è amare la Roma a prescindere».

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Capello: “La Roma è lassù con merito, ha il DNA di Gasp”

“La Roma ha dimostrato contro il Milan di stare con merito lassù a lottare con le altre big, ha dimostrato di aver incamerato il DNA di Gasperini. La grande determinazione, l’intensità, il grande sacrificio di tutti, la voglia di lottare su tutti i palloni, Soulè e Dybala hanno corso e pressato anche loro, secondo me la Roma sarà una sorpresa per tutto l’anno“, così Fabio Capello, ospite del CLUB di Sky Sport al termine di Milan-Roma, al commento da doppio ex della sfida vinta dai rossoneri di Allegri.

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Svilar: “Se giocheremo così, il gol arriverà”

Mile Svilar, autore di un’altra grandissima prestazione, è l’unico calciatore che è andato a parlare dopo il match perso contro i rossoneri.

Ecco le sue dichiarazioni ai microfoni di DAZN:

Non siete riusciti a portare a casa nemmeno un punto nonostante la prestazione positiva…
“È un peccato. Abbiamo fatto una prestazione positiva ma non abbiamo raccolto punti. Possiamo essere orgogliosi di questa prestazione, è ancora lunga e dobbiamo pensare positivo in vista del futuro. I punti arriveranno…”.

Il gol preso nasce dalla confidenza che avevate?
“Sapevamo che il punto forte del Milan sono le ripartenze. Nel primo tempo abbiamo fatto così bene che questa positività magari ci ha portato a spingerci in avanti. Oggi non siamo riusciti a segnare, ma nelle prossime partite se giocheremo così sarà impossibile non segnare e fare punti. Abbiamo 21 punti e siamo lì con gli altri top club. Vinceremo tante partite quest’anno se giocheremo così”.

La parata su Leao? I rigori sbagliati?
“Chi va a tirare il rigore è coraggioso. Noi portieri siamo lì per parare, peccato che sia avvenuto dall’altra parte stasera. I rigori sono 50-50, questa volta è andata bene a loro e la prossima volta andrà bene a noi. La parata su Leao? Bella, sono stato sorpreso dalla deviazione di Mancini. È stata istinto puro, peccato non ci abbia portato punto”.

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Gasperini: ”Abbiamo creato tanto, è la strada giusta. Dybala? Lo cosa peggiore è l’infortunio”

Gian Piero Gasperini, dopo Milan-Roma (1-0), ha parlato ai microfoni di DAZN. Di seguito le sue dichiarazioni.

Cosa non è andato?

Faccio fatica a cercare qualcosa che non è andato. Sono andate tante cose, facile dire i centimetri e gli episodi. Abbiamo creato tanto, questa è la strada che vogliamo percorrere. Quando si esce da questo tipo di partite si è rammaricati per il risultato ma anche fiduciosi che con queste prestazioni faremo punti.

L’assetto degli ultimi 20 metri è ciò su cui ragioni per fare il salto di qualità?
Il salto di qualità lo abbiamo fatto se non nelle conclusioni, in tutto il resto ci siamo riusciti. Primo tempo importante con grande personalità contro un squadra forte. Abbiamo costruito molto, abbiamo sofferto dopo il loro gol poi siamo ripartiti bene. Faccio fatica a trovare indicazioni negative, siamo arrabbiati e rammaricati per il risultato. Purtroppo si sbagliano i rigori e delle occasioni per pochissimo. Ci sono tante partite all’interno delle gare e noi le abbiamo interpretate bene.

Come sta Dybala?

La cosa peggiore è che si è infortunato. Adesso dovremo vedere quando potrà recuperare, sicuramente dopo la sosta. Dispiace perché Dybala stava facendo partite da grande giocatore come è lui. Il suo infortunio è la perdita più grossa di questa sera.

Il bicchiere è mezzo pieno?

Sì in queste partite che abbiamo perso dobbiamo sicuramente alzare alcune cose determinanti. La squadra c’è e ha spirito. Penalizzante aver sbagliato 4 rigori su 5 che ci hanno tolto molto in campionato e in Europa. Vedo squadre importanti con arrembaggi finali che riescono a tirare fuori episodi con cui risolvono la partita, a noi manca questo. Quando domini la partita devi portarla a casa, a noi sta mancando questo e i rigori.

Galeone?

Cito un ricordo. Giocavamo a Pisa per la promozione, era la partita decisiva e io feci 3-4 passaggi indietro per il portiere. Quando finì la partita Galeone mi disse: ‘Non ricorriamo a questi mezzi, dobbiamo giocare fino alla fine’. È stato un grande insegnamento, questo è quello che ricordo meglio.

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Gasperini tuona: “Scelte arbitrali confuse, ci devono delle spiegazioni”

Gian Piero Gasperini, con garbo ma fermezza, non ha fatto passare in silenzio l’episodio del gol annullato a Soulè, purtroppo come diverse altre casistiche, soggette a diverse interpretazioni.

Il tecnico giallorosso sia a DAZN sia in Conferenza Stampa, ha commentato così la rete annullata all’argentino: “È in queste partite, dove c’è tanto equilibrio, dove queste cose fanno la differenza. Anche se l’episodio nel finale del primo tempo non era proprio indirizzato a nostro favore, questo gol annullato, non so, bisognerà vedere e capire anche il regolamento. Ci dovranno sicuramente spiegare, perché episodi analoghi, anzi direi uguali… Quindi o è errore questo, che ci può stare, o sono errori altri precedenti. Ci possono essere interpretazioni diverse, altrimenti si crea confusione. Aspettiamo chiarezza”.

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Ferguson può tornare al Brighton già a gennaio: le ultime

Evan Ferguson dopo un incipit di stagione incoraggiante, è caduto quasi nel dimenticatoio. Insieme a Dovbyk, sono riusciti a segnare un solo gol, firmato dall’ucraino contro il Verona.

A gennaio serve la svolta, soprattutto avendo un allenatore super offensivo come Gasperini, e Frederic Massara sta studiando tutte le possibilità. Il sogno sarebbe poter consegnare al tecnico giallorosso uno tra Arnaud Kalimuendo e Joshua Zirkzee, ma è necessario che uno tra Artem Dovbyk ed Evan Ferguson lasci la Capitale a gennaio.

Come riportato da La Gazzetta dello Sport la Roma avrebbe avviato i colloqui con il Brighton per anticipare la fine del prestito del numero 11. Una decisione drastica, ma che potrebbe rivelarsi l’unica scelta possibile a disposizione del ds giallorosso.

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Totti: “Roma, l’obiettivo resta la Champions”

Francesco Totti ha parlato ai microfoni di Sky Sport:

Strano vederti insieme a Spalletti: si tratta di un’amicizia?
“C’è stata una grande amicizia ed è un piacere essersi ritrovati. Amaro Montenegro ci ha dato questa possibilità di rivederci e confrontarci, siamo stati molto contenti di ciò che abbiamo fatto”.

Vi siete mai chiariti veramente?
“Ancora no, ma avremo modo per farlo. Questa è una cosa secondaria, sono passati tantissimi anni e tante cose vanno messe da parte”.

Spalletti può essere l’uomo giusto per risollevare la Juventus?
“Da quello che si vocifera è uno dei candidati. Sarebbe un grande acquisto per la Juventus, è un allenatore forte e presente”.

Dybala falso nove?
“Paulo è uno dei giocatori più forti in circolazione, è il calciatore che deve fare la differenza. La novità è dare continuità a ciò che ha fatto domenica, speriamo possa farlo”.

La Roma può restare in vetta alla classifica?
“Dipende da loro ma non è semplice, perché ci sono due/tre squadre più attrezzate della Roma. L’obiettivo è la Champions League, ma se sarà ancora lì a 8/10 partite dalla fine del campionato l’obiettivo diventa diverso. Quando abbiamo vinto lo scudetto facevamo 3/4 gol a partita, eravamo un rullo compressore”.

Non c’era i problemi che ci sono adesso in attacco…
“Ci sono tipologie di giocatori diversi. Noi eravamo 3/4 giocatori di grande spessore, ma anche loro sono grandi giocatori che devono ancora carburare. Spero possano fare grande la Roma”.

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Gasp sul rapporto con Ranieri: “E’ sempre con la squadra”

Gian Piero Gasperini ieri dopo la sfida contro il Sassuolo, è stato incalzato anche sul rapporto con Ranieri. Ecco la sua ironica risposta iniziale: “Non lo vedo mai (ride ndr)”

Poi si è fatto più serio e ha sottolineato l’importanza di Sir Claudio al fianco della squadra e il garbo con cui si pone rispetto alla centralità di Gasperini: “Lui durante la settimana è presente, mi dice che non viene negli spogliatoi per non creare problemi ma gli ho detto di venire perché non ci sono problemi. È una persona corretta, è sempre vicino alla squadra, poi io ho i miei tempi, spero stia meglio perché ha tanto tempo in più rispetto a prima. Ovviamente non è vero che non lo vedo mai”.

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Gasperini: “Serve un esame di coscienza. Pochi gol? Abbiamo un problema, c’è tanta gente che non segna da tempo…”

Gian Piero Gasperini ha parlato ai microfoni di Sky Sport:

Dybala ha parlato di una squadra moscia: si rivede in questa descrizione?
“No, la squadra ha lottato fino alla fine, ha cercato di pareggiare e fare gol. Nel secondo tempo ha tenuto fino al 90’. Moscia nelle conclusioni sì, c’è tanta gente che non segna da tanto tempo. Dobbiamo farci degli esami di coscienza e pensare come mai”.

Come mai?
“Ci sono problemi. Se stasera se non segniamo su rigore… pur attaccando a lungo, è una sconfitta che ci deve far riflettere”.

I difensori hanno sbagliato 2-3 passaggi…
“Soprattutto all’inizio. Ma il reparto difensivo è quello che ci tiene in piedi. In situazioni di difficoltà sono stati bravi ad impedire ripartenze in spazi grandi. La prestazione è stata positiva”.

Sei preoccupato? Quanto è importante la fiducia?
“Dipende dai risultati. Nel primo tempo c’erano tanti spazi per essere incisivi, ma se in queste condizioni non lo siamo stati dobbiamo riflettere. Non era una partita dove non c’erano possibilità, come accade in campionato contro squadre chiuse. C’era la possibilità di fare bene e giocare meglio in attacco, con più coralità, soprattutto entrare di più dentro l’area e calciare più da vicino…. Sono le cose che dobbiamo fare per migliorare la nostra prolificità. Non basta creare”.

Si può risolvere con questi giocatori a disposizione?
“Si deve, sono questi i giocatori. Tutti dobbiamo fare un assist in più o un gol in più. Lo score di tanti giocatori non è così alto, ma è quello che dobbiamo fare. Altrimenti tutte le prestazioni vengono giudicate negative. Invece ho visto prestazioni buone in diversi elementi. L’attacco ti fa vincere la partite, dobbiamo metterci una pezza”.

C’è un problema di atteggiamento all’inizio della partita: questo amplifica le difficoltà?
“Andare in svantaggio non è mai positivo. Tutte le volte che siamo andati in vantaggio abbiamo vinto. Poi ci sono partite e partite, contro certe squadre è più difficile. Stasera però c’erano le condizioni, se non realizzi ti devi preoccupare un po’ e realizzare dandoti una mossa diversa”.


CONFERENZA STAMPA

Come è maturata la scelta di Ziolkowski?
“È un ragazzo, bisogna recuperarlo perché è un giocatore di prospettiva. Magari ha bisogno di tempo per questo tipo di partite”.

Il mancato utilizzo di Tsimikas: c’è un problema fisico o è una scelta tecnica?
“È una scelta tecnica. Wesley sta facendo ottime gare sia a destra sia a sinistra, ha grande spinta nonostante sbagli qualche cross. Ma ha continuità di azione e spinta. Ha fatto molto bene anche Celik con l’Inter, poi dopo ho dovuto riportarlo dietro”.

Ferguson e Dovbyk non sono van Basten e Ronaldo, ma non sono neanche così scarsi. La loro carenza è più mentale che tecnica? Pare che non reagiscano psicologicamente…
“Non credo a questa teoria, non esiste. Loro vanno in campo regolarmente, hanno la fiducia di squadra e l’allenatore li fa giocare. Psicologicamente dovrebbero essere molto motivati. Dovbyk dà segnali fisici, ma sul piano tecnico non riesce a esprimersi al meglio. Ferguson ha accusato la lunga inattività e la scarso confidenza con il gol dell’anno scorso, questo gli crea qualche difficoltà e ha bisogno di un po’ di tempo”.

Come sta Koné? Ci sarà contro il Sassuolo?
“Non lo so, lo vedremo domani. Era abbastanza zoppicante”.

Come mai il cambio di Soulé per Ndicka in un momento in cui bisognava rimontare?
“A me è sembrato un po’ affaticato, ha giocato 70 minuti e sta giocando tante partite. Al suo posto è entrato Bailey…”.

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Dybala: “Sottovalutato il Plzen, siamo stati troppo mosci. E’ mancata cattiveria”

Paulo Dybala ha parlato ai microfoni di Sky Sport dopo la sconfitta contro il Plzen:

C’è stata la reazione ma faticate a trovare la porta…
“Sì. Oggi, a differenza della partita contro l’Inter, abbiamo creato meno. Dopo due gol subiti è difficile, in Europa tutte le squadre sono complicate da affrontare. Se sottovaluti le partite succedono queste cose contro squadre che hanno grande valore e che non si tirano mai indietro. Se non siamo cattivi non vinceremo mai”.

Mancata cattiveria a livello collettivo?
“Sì, la cattiveria. Siamo entrati mosci. Brutto dirlo perché ci alleniamo tanto e vediamo tanti video. Ci diciamo le cose, ma ultimamente non le stiamo facendo. Dobbiamo vedere le cose positive e concentrarci per domenica”.

Sei preoccupato per le 4 sconfitte?
“Ora non dobbiamo preoccuparci, dobbiamo vedere gli errori. Abbiamo vinto partite difficili e in campionato siamo lì. Dobbiamo continuare a correre e lottare perché è l’unico modo per uscirne”.