Categorie
Interviste

Massara: “Crediamo tanto in Ziolkowski. Mercato? Ci faremo trovare pronti”

Ricky Massara ha parlato ai microfoni di Sky Sport prima di Roma-Viktoria Plzen:

C’è la soddisfazione di vedere in campo Ziolkowski, che ha scelto lei e pagato non molto?
“È una soddisfazione della società, che crede molto in questo ragazzo. Siamo contenti di vedere le sue ottime qualità: è un ragazzo giovane, sta lavorando tanto e sta beneficiando del lavoro del mister, piano piano si sta inserendo e sta giocando di più. È abbastanza naturale che, essendo arrivato da un mese e mezzo, debba adattarsi a una realtà nuova, a un campionato nuovo e a grandi aspettative”.
La Roma fatica a segnare, i numeri vi preoccupano?
“Sono numeri di cui dobbiamo prendere atto, l’allenatore sta lavorando moltissimo anche in allenamento su questa fase, che non riguarda solo i centravanti ma tutto il reparto e tutta la quadra. Al contrario l’aspetto difensivo è molto solido in questo momento. Se partiamo anche dalla prestazione con l’Inter abbiamo creato molto di più ed è propedeutico alla possibilità di finalizzare meglio. Ci auguriamo che già da stasera possano arrivano molti gol”.

L’impatto positivo di Bailey fa pensare di aver completato la rosa a disposizione di Gasperini o manca qualcosa dal punto di vista tecnico e quindi magari a gennaio si proverà a completare la rosa?
“Bailey è entrato bene sabato scorso, c’è poco da dire sulle sue qualità e ci aspettiamo che possa dare un grosso contributo al reparto offensivo. Se da qui a gennaio ci saranno opportunità da cogliere la società cercherà di farsi trovare pronta, sempre rimanendo all’interno delle maglie molto strette del fair play finanziario. Adesso abbiamo molte partite e ci daranno indicazioni utili per capire se sarà il caso di intervenire”.

Categorie
Interviste

Celik: “Rinnovo? Vediamo, sono contento a Roma. Gasperini ha una mentalità vincente, stiamo migliorando”

CONFERENZA STAMPA – Le parole di Zeki Celik alla vigilia di Roma-Viktoria Plzen:

Ti aspettavi di fare così bene da braccetto? Avete parlato di un possibile rinnovo?
“Braccetto o quinto non è un problema, l’importante è fare una buona prestazione. Sono concentrato sul campo, sono contento a Roma e vediamo cosa accadrà”.

Come hai vissuto il cambiamento di ruolo?
“Mi sento molto bene da braccetto, posso difendere e attaccare. Sono contento, sto giocando bene”

Ringrazi qualcuno in questo tuo percorso alla Roma?
“So di non essere un calciatore popolare, ma lavoro duramente ogni giorno e mi concentro sulle mie prestazioni. Se aiuto la squadra sono molto contento, con il mister lavoriamo molto duramente e lo ringrazio perché mi piace ciò che stiamo facendo. Stiamo facendo bene”

Perché Gasperini è diverso dagli altri allenatori?
“Ho lavorato con tanti grandi allenatori, ma con Gasperini gli allenamenti sono durissimi. Il mister ha una mentalità vincente, stiamo imparando tanto da lui e stiamo migliorando”.

Questo è il tuo miglior momento della carriera?
“Al Lille ho giocato molto bene e ho vinto il campionato. Ma anche qui sto facendo bene e sono contento delle mie prestazioni”.

Cosa hai pensato quando ti hanno chiesto di giocare da braccetto per la prima volta?
“In Turchia ho giocato terzino e difensore centrale, quindi conosco tutte le posizioni. Non era una novità per me e mi sento bene in qualsiasi ruolo”.

Categorie
Interviste

Gasperini: “Angelino out, Cristante e Ndicka riposano. Dybala? Può giocare in tutti i ruoli dell’attacco”

CONFERENZA STAMPA – Le parole di Gian Piero Gasperini alla vigilia di Roma-Viktoria Plzen:

Come sta la squadra? Quando può tornare Angelino?
“Su Angelino c’è un comunicato medico e stanno facendo degli accertamenti. Tutti ci auguriamo che sia disponibile al più presto. Per il resto tutti disponibili”.

Bailey può giocare titolare?
“Titolari sono tutti quelli che giocano dall’inizio e chi subentra. Bailey è difficile che possa giocare dall’inizio, è fuori da tanto tempo ma l’importante è che sia guarito. Ci vorrà qualche settimana per vederlo al top, ma può giocare degli spezzoni”.

Quanto pesa la partita di domani?
“Importante perché abbiamo bisogno di vincere, abbiamo un girone difficile rispetto agli altri. Servono punti per alzare la classifica, è sempre molto corta e ci sono pochi punti di differenza. Ogni partita è importante, ma la cosa fondamentale è tornare a vincere dopo la sconfitta contro l’Inter”.

Come si può risolvere la difficoltà offensiva?
“La partita contro l’Inter ci ha dato una fiducia diversa, abbiamo tirato moltissimo ed è un bel segnale. Abbiamo avuto situazioni anche su palla inattiva e siamo andati al tiro con tanti giocatori, questo è un primo passo. Possiamo essere più precisi, ma se la squadra inizia a produrre tante occasioni da gol è un bel segnale”.

L’alternanza tra Dovbyk e Ferguson può essere prolungata per tutta la stagione?
“È necessaria in tutte le squadre di Italia ed Europa, con le cinque sostituzioni almeno un paio riguardano gli attaccanti. Questo è l’effetto del calcio dopo il Covid. Non si può parlare di titolari e riserve, chi va in campo è titolare. Giocando ogni tre giorni c’è la possibilità di utilizzare più giocatori, soprattutto offensivi. Guardate le partite e il mercato fatto in Europa…”.

Con questa squadra può tornare nella comfort zone?
“Ci sto già tornando, i principi restano gli stessi ma bisogna rispettare le caratteristiche dei giocatori. Non ci trovo niente di diverso nel lavoro e nella preparazione delle partite. Sono anche molto soddisfatto della partita contro l’Inter, ma sappiamo benissimo che dobbiamo essere più concreti e precisi. Se fossimo stati più precisi si parlerebbe in modo differente di quella partita. Io cerco di lavorare sulla crescita e sulla condizione della squadra”.

Bailey può giocare da centravanti?
“Per emergenza si può fare tutto, ma non credo abbia le caratteristiche di un centravanti. Sicuramente è un giocatore offensivo e deve stare davanti, ma per abitudine gioca molto sulla fascia, soprattutto destra perché è mancino. Io voglio portarlo più centralmente, verso la porta, come accaduto con Soulé. Dovremo scoprirci insieme e valutare le sue caratteristiche”.

Con Dybala falso nove si aspettava qualcosa di diverso dalla squadra?
“La partita è stata condizionata dal gol preso molto presto. Non volevamo dare punti di riferimento e sono soddisfatto di ciò che abbiamo cercato di fare, ma il gol subito ci ha creato dei problemi. Nel secondo tempo la partita è stata diversa, all’interno di una gara ci sono più partite. Era difficile giocare con il falso nove a fine partita. Dybala sta bene, sta acquisendo condizione e può giocare in tutti i ruoli dell’attacco”.

Lo stato di evoluzione della sua squadra? Si è rimproverato qualcosa per Roma-Inter?
“Sul gol preso non siamo stati abbastanza chiari. La Roma ha fatto un’ottima gara, Celik e Wesley hanno fatto una grandissima partita contro due avversari forti. La Roma ha fatto un passo in avanti dal punto di vista della prestazione. Contro il Verona siamo stati più fortunati, con Inter e Lille meno. Contro l’Inter abbiamo avuto buone indicazioni e contro il Plzen possiamo fare un altro passo in avanti. Il calcio italiano ha grandi difficoltà, grandissime, forse per un pizzico di presunzione verso queste squadre che conosciamo poco. Dobbiamo stare attenti, ogni partita ha le sue complicazioni e dall’altra parte ci sono giocatori che viaggiano e sotto il punto di vista tecnico non sono così male. Può essere anche l’occasione per vedere giocatori meno conosciuti. Domani c’è tutto da perdere e poco da guadagnare, ma noi dobbiamo continuare a giocare per mettere qualità nel nostro gioco”.

Ziolkowski può giocare titolare domani? L’ha stupita?
“No perché lo vedo in allenamento, è un ragazzo di ottima prospettiva e già gioca in nazionale. In allenamento ha evidenziato belle caratteristiche, ma deve togliersi l’abitudine di entrare molto in scivolata. In Italia è penalizzante e ti ammoniscono sempre, questo è l’unico grande difetto. Si tratta di un ragazzo interessante e che farà un’ottima strada. Sta facendo bene, ma non ho deciso per domani. Domani terrò in disparte Cristante e Ndicka, perché è da tempo che non hanno una settimana completa di allenamento. Oggi deciderò se utilizzare Ziolkowski dall’inizio o a gara in corso”.

In cosa bisogna migliorare? Che approccio si aspetta?
“Dobbiamo andare avanti così. Dobbiamo avere la voglia di vincere, ma le partite sono molto difficili in campionato e soprattutto in Europa. Servirà un buon approccio, sarà una partita importante per la classifica. Dobbiamo mettere in campo attenzione e la mentalità mostrata finora migliorando soprattutto negli ultimi 20 metri”.

Cosa pensa della designazione arbitrale? È lo stesso arbitro di Bruges-Atalanta…
“Giuro che non lo sapevo (ride, ndr). Non ne ero a conoscenza e questo dimostra quanto sia importante la mia attenzione su certi dettagli. Devo dire che quella con il Bruges è stata davvero una situazione che ci ha penalizzato, perché abbiamo pagato caro quell’episodio: abbiamo subito un rigore all’ultimo minuto e poi al primo minuto del ritorno un altro gol. È stato un momento pesante. Non lo sapevo, ma ho un’abitudine: anche se a volte certi episodi fanno arrabbiare molto, quando la partita finisce cancello tutto e penso già alla prossima”.

Due sconfitte dopo la sosta. Ci sono similitudini?
“Direi di no, sono state due partite diverse. Dopo la sosta, contro il Torino, avevamo poca energia: si giocava a mezzogiorno e mezzo, in una giornata molto calda. Anche quella non è stata una partita fortunata per noi, ma devo ammettere che abbiamo fatto poco, o comunque non siamo riusciti a fare molto per provare a vincerla, almeno a non perderla. Con l’Inter, invece, abbiamo fatto quello che dovevamo fare”.

Gasperini ci tiene a intervenire in maniera scherzosa a fine conferenza: “Vi faccio una domanda? Celik ha giocato bene da quinto? Ha fatto bene da braccetto? Conta quello allora, non conta altro. Alla fine è quello l’importante, è più importante la prestazione o dove ha giocato?”.

Categorie
Interviste

Mancini: “Resterei volentieri a vita a Roma. Ranieri e De Rossi mi hanno fatto cambiare atteggiamento”

Gianluca Mancini ha parlato ai microfoni de la Gazzetta dello Sport. Ecco uno stralcio:

Che emozione è stata il primo gol in Nazionale?

«Bella. Ogni volta che canto l’inno con i compagni ripenso alle estati al bar in cui lo cantavo abbracciato agli amici, vedendo la nazionale. Quando indosso questa maglia ho ripensato a quando giocavo con loro o a casa, indossando la maglia azzurra. È il sogno di ogni bambino, anche se poi contava solo vincere».

Da una prima volta ad un primo posto. È sorpreso di questo primato della Roma?

«No. Le vittorie ce le siamo sudate, conquistate. E poi conosco il mister, le sue qualità e doti caratteriali. Rispetto all’Atalanta è cresciuto come esperienza internazionale, ma la passione è sempre altissima. In alcune gare forse abbiamo avuto un po’ di fortuna, ma non abbiamo rubato niente a nessuno. C’è sempre un motivo se le cose vanno bene o male».

Anche lei è maturato tanto, non solo in campo ma anche negli atteggiamenti…

«Prima pensavo a tante cose che mi toglievano energie. È stato fondamentale Ranieri che mi ha fatto riflettere, mi disse che da avversario mi odiava. Ma anche De Rossi mi aveva fatto capire che così perdevo lucidità. Loro mi hanno aiutato, io ci ho pensato su e mi è entrato in testa. Poi sono sempre rompiscatole, competitivo, ma ora gestisco meglio le cose che mi possono portar via energie».

Roma-Inter domani sera che gara sarà?

«Sfida tosta, anche se nel calcio di oggi non esistono più partite facili. L’Inter è la squadra più forte del campionato insieme al Napoli, anche se forse i nerazzurri sono leggermente superiori, anche per quello che hanno fatto in Europa negli ultimi anni. Ma ci faremo trovare pronti, è una partita che ci farà capire di che pasta siamo fatti».

(…)

Nella Roma c’è invece un altro giovane di valore come Pisilli, che però trova poco spazio…

«Piso è forte: le sue partite le ha fatte, dando un contributo. Una volta l’ho visto giù e gli ho detto: “Pensavi di non sbagliare più una partita o di non fare più un errore?”. È impossibile, nel calcio gli errori ci sono e bisogna imparare, facendone il meno possibile. Conta essere forti di testa, non perdere la bussola, senza farsi influenzare dalle chiacchiere».

(…)

La partita la può risolvere Dovbyk?

«Magari, ce lo auguriamo tutti. Di Artem si dice sia timido, ma non è così, l’abito non fa il monaco. È uno tosto, che dà sempre tutto, una risorsa. In generale se vedo un compagno triste o un po’ abbattuto cerco di caricarlo. Con lui è successo a Lecce, quando gli dissi: “O prendi un giallo per una spallata o fai gol”. E andò proprio così: gol decisivo, dopo aver spostato un armadio come Baschirotto».

Lei è un idolo della gente. Le mette pressione?

«No, mi dà una carica pazzesca. Il nostro pubblico è spettacolare, io giocherei sempre all’Olimpico. Ma so che se c’è qualcosa che non va devo prendermi le mie responsabilità, metterci la faccia. È una cosa positiva, giusta. Dietro di noi c’è una città che ci tiene tanto. E dobbiamo farlo anche noi».

Tra le tante voci resiste quella secondo la quale lei, Cristante e Pellegrini gestiate lo spogliatoio.

«Non ho mai sentito nulla sui senatori del Milan, della Juve o dell’Inter… Questa cosa fa un po’ male, perché non è la verità. Lo spogliatoio lo gestisce il mister, il ds e il presidente, noi facciamo i calciatori. Al massimo quando arriva qualcuno nuovo possiamo fargli capire cosa è la Roma, dove è arrivato. Ma questo non vuol dire comandare uno spogliatoio».

La gioia e il rammarico più grande?

«Gioia sicuramente la vittoria della Conference: screditata da tutti, noi sappiamo quanto è stato difficile vincerla. Ripenso ai festeggiamenti, a tutta quella gente. Il dolore è invece Budapest, dove mi capitò di tutto: l’assist per il gol di Dybala, l’autogol che mi rotola sempre in testa e il rigore sbagliato, il primo calciato in vita mia. Spesso dopo mi svegliavo sognando di ribattere il rigore, quella finale resta una pugnalata».

(…)

È pronto invece a restare a Roma a vita?

«Io qui sto bene, in città c’ è un amore reciproco con i tifosi. Resterei molto volentieri, ma non voglio pormi ora il problema. Penso al presente, a migliorarmi. E a non smettere mai di imparare».

Categorie
Interviste

El Aynaoui: ”Gasperini è molto esigente, ognuno sa esattamente cosa deve fare in campo”

Neil El Aynaoui ha parlato ai microfoni di Sky Sport. Di seguito le dichiarazioni del centrocampista marocchino in vista della partita tra Roma e Inter, in programma sabato sera allo Stadio Olimpico.

“Gasperini è sicuramente una persona molto esigente, che ha le sue idee e un’esperienza enorme. Sa esattamente cosa vuole in campo. Facciamo lunghe sessioni sia in sala video sia sul campo per riuscire a mettere in pratica ciò che ci chiede. Siamo tutti molto attenti e ascoltiamo tutto quello che ha da dire perché è molto esigente e ha indicazioni precise per tutti i reparti. Ognuno sa esattamente cosa deve fare in campo”.

El Aynaoui sulla sua famiglia.

“Penso di aver avuto una grande fortuna ad essere cresciuto in un ambiente di sportivi. Sia mio padre che mia madre sono stati sportivi di alto livello. Sono cresciuto conoscendo ciò che comporta essere un atleta. Penso che sia proprio sotto questo aspetto che mi è servito maggiormente per vivere come uno sportivo professionista e fare i sacrifici necessari. E di questo me ne sono reso conto molto presto, quindi penso che ciò mi abbia aiutato”.

Categorie
Interviste

Totti: “Con l’Inter servirà l’elmetto. Cristante giocatore fondamentale”

Torna a parlare Francesco Totti. Lo ha fatto attraverso un’intervista a diversi quotidiani a margine di un evento commerciale:

I ricordi nelle gare con Inter.
“Di sfide importanti con l’Inter ne ho giocate tantissime. So bene cosa vuol dire questa partita, soprattutto in un momento come questo, con la Roma prima in campionato”.

Per l’occasione sabato sera la Roma dovrà mettersi il suo abito più bello…
“Questa è una di quelle partite dove non servono giacca e cravatta, ma piuttosto sarà fondamentale mettersi l’elmetto. L’Inter probabilmente è la squadra più elegante del campionato, all’Olimpico ci sarà da lottare parecchio”.

Chi sono i giocatori da una parte e dall’altra che possono decidere?
“Sarò anche banale, ma Lautaro e Dybala sono sicuramente i due calciatori in grado di cambiare la partita”.

Su chi punterebbe?
“In campo come detto ci sarà da mettere l’elmetto, per questo punto su Bryan Cristante, con lui si va sempre sul sicuro. De Rossi aveva ragione quando disse ad avercene come lui… Bryan è calcisticamente intelligente e spesso sottovalutato. Ma in campo la sua presenza si sente. E’ uno di quei calciatori che ti dà sempre qualcosa in più, uno di quelli che non tira mai indietro il piede”

(…)

Ma lei si aspettava una Roma così in alto?
“Penso che in realtà non se lo aspettasse nessuno, forse neanche Gasperini. Il fatto di stare in vetta aiuta a sognare, ma il difficile è sempre restare in vetta”.

Già, lo scudetto, forse la gioia più grande della sua carriera…
“L’ho vinto con la mia maglia, da capitano e da simbolo della Roma. Per me vale anche più del Mondiale vinto nel 2006”.

Secondo lei stavolta gli azzurri ce la faranno a centrare l’obiettivo?
“Speriamo di sì, che ce la possano fare davvero. Credo che la vera forza di questa Italia allenata da Gattuso sia il collettivo”.

Categorie
Interviste

Soulè: “Mi vedo a vita nella Roma”

Matias Soulè ha parlato ai microfoni de il Messaggero. Ecco le sue parole, in uno stralcio dell’intervista:

Gasperini ha dichiarato ultimamente che la Roma non dispone di una rosa da Champions e la classifica è abbastanza casuale. È d’accordo?

«Penso dica la verità, non siamo ancora da Champions ma vogliamo ambire ad arrivare a quel livello. È importantissimo per noi, è il nostro obiettivo primario. Non ci dobbiamo ancora esaltare, sono le prime partite e bisogna pensare soltanto ad essere continui».

Lo scorso anno Ranieri l’ha fatta giocare a tutta fascia, un ruolo che non è proprio il suo. A cosa pensava in quei momenti, aveva la percezione che quel lavoro la stesse aiutando?

«Fare il quinto mi ha aiutato tanto a capire diverse situazioni, diversi stili di gioco, che ora posso interpretare durante le partite. Ovviamente ci sono ruoli che mi piacciono di più, come quello che sto ricoprendo ora. Gasperini, dopo avermi visto giocare in quel modo con Ranieri, mi ha detto che qualche partita potrei essere utile anche lì e non ho problemi, c’è la mia massima disponibilità, come sempre».

Lei è un ragazzo molto giovane, ma ha già avuto diversi allenatori: Allegri, Di Francesco, De Rossi, Juric, Ranieri, ora Gasperini. Cosa le hanno dato questi tecnici?

«Con Allegri non ho giocato tanto ma mi sono allenato e mi teneva sempre in considerazione. Lui ad esempio mi ha insegnato la compattezza, si dice così? Non voleva che entrassero i palloni: se provi ad uscire palla al piede e questa passa al di là della linea, è capace d’impazzire anche in allenamento. Allegri però è anche quel tipo di allenatore che lascia piena libertà in fase offensiva, puoi fare ciò che ti riesce meglio, come del resto fanno i grandi allenatori come lui, Ranieri, Di Francesco, Gasperini. Se fai bene la fase difensiva, il gol in qualche modo arriva, i grandi allenatori sono soprattutto quelli così. Di Francesco e Gasperini sono più simili tra loro, più tattici, vogliono che giochi la palla, amano averne il possesso. Ma l’attenzione alla fase difensiva è massima con tutti loro».

Ha detto no alla Nazionale ai tempi di Spalletti? È cambiato qualcosa dopo l’apertura che ha fatto il suo agente qualche giorno fa?

«No, è tutto uguale. Mi sento argentino, sono argentino. Lo dissi anche a Spalletti, che ringrazio. La mia idea è sempre quella, giocare con l’Argentina. Forse il mio procuratore era un po’ arrabbiato quando ha letto le convocazioni di Scaloni. Ma nessuno dell’ltalia mi ha più ricontattato e anche lo facessero direi “no grazie”. La mia idea, quella di sempre, è di giocare per la Seleccion. So ovviamente che non è facile perché ci sono molti giocatori forti lì. Mi fa ovviamente piacere l’interesse di una nazionale forte, storica, come quella italiana, ne sono orgoglioso ma non cambio idea. Vorrei giocare per la squadra del paese in cui sono nato».

Che vi siete detti nello spogliatoio dopo aver sbagliato tre rigori con il Lille?

«Ero arrabbiato, è stata durissima arrivare a casa e provare a non pensarci. Sono però contento di aver ricevuto il sostegno di tutti, da Pellegrini a Mancini e Dybala. L’ho tirato malissimo, volevo aprire il piatto ma non calciando così piano e a mezza altezza. Se ricapiterà li tirerò nuovamente. Mi piace calciarli».

Il gol da romanista al quale è più legato? E perché state trovando così tante difficoltà a segnare con un allenatore così offensivo come Gasperini?

«Allora come gol scelgo senza dubbio quello al derby. Per il resto stiamo lavorando, non è facile, ma sono ottimista, è solo questione di tempo. Poi lo sapete, quando gli attaccanti iniziano a segnare non si fermano più. A volte ci manca la lucidità per fare la scelta giusta, ma comunque anche vincendo 1-0 si prendono i 3 punti e penso che stiamo facendo bene»

Alla fine è riuscito a organizzare il pranzo con De Rossi?

«No, ancora no. Lo volevo invitare a casa a pranzo, a lui piace l’asado, ma ancora non è successo. Devo farlo però, me lo riprometto. Daniele è una grandissima persona, ci sentiamo spesso. Peccato averlo avuto solo per quattro partite, è lui che mi ha portato qui. Quando è stato esonerato ho vissuto un momento molto difficile. Arrivi, in un posto nuovo, in una città grande, in un club importante e l’allenatore che ti ha voluto se ne va. Vi assicuro che non è stato facile da digerire».

Quanto le manca Paredes? E pensa mai che c’è il rischio che questo potrebbe essere l’ultimo anno che gioca con Dybala?

«Leo ci manca, noi tre eravamo sempre insieme, spesso era lui che “tirava” il nostro gruppo di argentini. Senza di lui è diverso, anche se sto sempre insieme a Paulo. Giochiamo alla play, lo sento più della mia ragazza. Non so se sarà il suo ultimo anno alla Roma, io sinceramente spero rimanga a lungo qui».

Insieme a lei?

«Certamente, mi vedo a lungo nella Roma. Penso che sia il sogno di tutti, ambire a tagliare certi traguardi con questa maglia. Se chiudo gli occhi mi immagino di essere qui a vita. Poi lo so da solo che le cose possono cambiare ma il mio desiderio è questo».

Categorie
Interviste

Inter, Mkhitaryan: ”La Roma con Gasperini lotterà per lo scudetto”

Henrikh Mkhitaryan ha rilasciato un’intervista a DAZN in cui ha parlato della partita tra Roma e Inter in programma sabato alle 20:45. Di seguito le dichiarazioni dell’armeno.

Rivedi un po’ Mourinho in Chivu?
“Sì, ci sono cose simili nel modo di parlare e di allenare. Stiamo facendo allenamenti molto divertenti e mi stanno piacendo tantissimo. Chivu sta prendendo la strada giusta, è molto attento nei piccoli dettagli che fanno la differenza durante la partita”.

Roma-Inter è una partita speciale: si vive meglio a Roma o a Milano? Dove si vive in modo più passionale il calcio?
“In tutte e due le città si vive bene. Si vive di calcio, che è la cosa più importante: a Roma sono più emozionali, mentre qui a Milano sono più sereni. Sono due cose bellissime. Ho vissuto tre anni bellissimi a Roma e poi qui a Milano, sono contento di essere venuto in Italia ed è stata la scelta più giusta per la mia vita”.

C’è anche la Roma per lo scudetto?
“Sì, sono sicuro che sono sulla strada giusta. Sono molto forti, fanno vedere come giocano e quanto si sacrificano in campo. Conoscendo Gasperini, che è uno che va fino in fondo, sono sicuro che lotteranno per lo scudetto”.

Pio Esposito ti ricorda Dzeko?
“È un grande talento, ma non voglio che lo rovinino: è ancora molto giovane. Non mettiamogli pressione, verrà il suo tempo e farà molto bene, ma bisogna aspettare e non accelerare le cose. La somiglianza con Dzeko? Secondo me sono diversi. Sono entrambi forti fisicamente, Edin ha fatto una grande carriera e spero che Pio possa fare lo stesso”.

Categorie
Interviste

Ilicic: “Gasp ti entra in testa, se superi il ritiro poi voli”

“Tra un allenamento e l’altro non riesci a dormire: le gambe pulsano, sei stanco, ti viene da vomitare. Ma ti entra nella testa come nessuno”. Parole e musica di Josip Ilicic che si è raccontato ai microfoni de la Gazzetta dello Sport a 360 gradi.

“Se superi il test di ritiro, ovvero tre settimane da doppie sedute e corse nei boschi, allora capisci. Quante partite abbiamo ribaltato grazie a quella corsa? Noi duravamo 90’, gli altri al 60’ erano cotti. Ogni tanto con Gasp c’erano discussioni, ma quando uno si ama litiga”.

Categorie
Interviste

Mkhitaryan, frecciata alla Roma: “Volevo finire la carriera lì ma sono stati poco chiari con me”

Henrikh Mkhitaryan ha parlato a margine del Festival dello Sport della Gazzetta del suo passato in giallorosso.

Interrogato sul suo rapporto con José Mourinho, ha dichiarato:
“Mi ha fatto crescere come persona e come uomo. Io sono una persona che non ha mai mollato e non mollerà. Mi metteva in difficoltà perché voleva vedere se riuscivo a uscirne. Gli sono grato perché mi ha fatto capire cosa significa questo mondo del calcio. Faceva giochi psicologici per vedere se fossi forte mentalmente per giocare le partite più difficili. È il suo modo di allenare e di capire se si può fidare di te oppure no”.

Sull’inizio della sua esperienza alla Roma, ha raccontato:
“Tutto è iniziato a metà agosto nel 2019. Mi chiama Raiola e mi dice ‘Dobbiamo andare via perché non sei felice. Preferisci Milan o Roma?’. Gli ho detto ‘Beh in questo caso meglio andare a Roma’. L’accoglienza è stata una cosa pazzesca. Ho vissuto pure quel momento e sono molto grato. La piazza è molto calda e la gente è pazza, in senso positivo. Ho ritrovato la felicità e il piacere di giocare a calcio. Dal primo giorno è andato tutto benissimo”.

Infine, ha svelato i dettagli del suo addio alla Capitale e del passaggio all’Inter:
“Tutto è iniziato dopo il mio secondo anno alla Roma, quando ho avuto quella chiamata di Ausilio. Dopo quella telefonata non ci siamo più sentiti. Poi alla terza stagione alla Roma c’era il discorso del rinnovo. Tiago Pinto sapeva che mi piaceva la città e che volevo finire la carriera là. Dopo aver giocato contro l’Inter mi ha richiamato Ausilio. Ho detto sì perché la Roma non era molto chiara con me. La Roma mi ha detto di parlare con Mourinho e di dirgli cosa volevo. Ma era tardi e avevo già dato la mia parola all’Inter”.