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Cristante: “Ci serve più cattiveria davanti per chiudere le partite”

Le parole di Bryan Cristante ai microfoni di DAZN dopo la vittoria per 1-0 contro il Bologna:

Sembravate tutti un po’ più vicini, Tahirovic si è calato in questo contesto o siete migliorati perché lui ha caratteristiche diverse?
“Gli faccio i complimenti per la sua partita, non è mai facile, può solo crescere. Quando i singoli fanno bene il merito è della squadra, quando la squadra gira le prestazioni dei singoli migliorano”.

Anche gli attaccanti hanno dato una mano, che idea hai avuto dell’approccio della squadra nel difendere il risultato?
“A fine partita non siamo riusciti a trovare il secondo gol, verso la fine ci siamo abbassati, ma siamo stati bravi a rischiare poco a parte l’angolo alla fine. C’è stata una buona gestione”.

La Roma ha tenuto poco possesso palla, come si legge questo dato?
“Dopo aver trovato il vantaggio abbiamo gestito la partita, il possesso palla del Bologna è stato sterile, ci andava bene così. Ci sta avere un po’ meno il pallone”.

Più volte abbiamo visto che dopo il vantaggio ci si abbassa. Cosa manca in fase di costruzione?
“Ci manca chiudere le partite. A volte creiamo, poi ci manca un po’ di cattiveria negli ultimi metri per chiudere le partite prima e finirle un po’ più tranquillamente”.

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Pellegrini: ”Mou per me è fondamentale. Zaniolo è come un fratello minore”

La Roma si prepara a tornare in campo. Oggi alle 16:30 in un Olimpico tutto esaurito, i giallorossi vogliono inaugurare il 2023 con una vittoria. Il capitano della Roma Lorenzo Pellegrini ha rilasciato un’intervista a DAZN. Ecco le sue parole:

Quale è il tuo primo ricordo della Roma?

”Io non posso non pensare alla mia famiglia e a mio papa. Al di là delle partite che lui mi portava a vedere allo stadio che alla fine quell’anno non furono neanche molte perché poi dopo finì con la vittoria dello scudetto ed era molto impegnativo portarmi allo stadio. Avevo 5 anni e tante volte papà non mi portava. La prima cosa che mi viene in mente è mio papà perché lui viveva la partita a casa come se fosse allo stadio: urlava, era seduto sul divano ma è come se fosse allo stadio. Mia madre ogni tanto gli diceva di non strillare e lui gli rispondeva che avevamo fatto gol”

Ti ha portato a Roma-Parma o era troppo rischioso?

”No non mi portò”.

Gli hai perdonato questa cosa?

”No (ride). Era bello anche solo stare a casa. Dopo mi ricordo che per tutta la città ci furono un sacco di festeggiamenti: bandiere della Roma per 4 mesi attaccate alle macchine. Roma è questa: l’entusiasmo, la passione, la felicità della gente qui si vivono ogni giorno. È una cosa che per me non si vive da nessuna altra parte”.

Ricordi che gol è (prima rete in Serie A con la maglia del Sassuolo)?

”Si è il primo. È a Marassi vincemmo 3-1. L’emozione è grandissima perché trasferirmi non fu facile ma fu una mia decisione. Non essere più il ragazzo della Primavera mi ha fatto tanto bene. I primi mesi al Sassuolo non giocai mai. La prima partita la feci a fine ottobre perché c’erano degli aspetti in cui dovevo migliorare. Ho capito che per giocare ad un certo livello bisognava migliorarsi sotto determinati aspetti: fisici mentali, un po’ tutto. Con il Cagliari, in Coppa Italia, giocai 90 minuti poi rimasi sorpreso di giocare la domenica successiva perché non avevo mai avuto continuità. Mi sentii benissimo e riuscì a segnare anche il primo gol. La maglietta l’ho data a mio Papà perché le perdo tutte quindi quelle importanti le do a lui”.

Pellegrini continua parlando del tecnico che lo fece esordire in Serie A con la maglia della Roma:

”Quell’anno c’era Rudi Garcia e con lui avevo un rapporto eccezionale ci sentiamo spessissimo. È una persona che stimo infinitamente e ovviamente è anche un allenatore top”.

Il capitano della Roma aggiunge:

”Mi vengono attribuite un sacco di cose ma non si dice mai che sono un lavoratore che non lascia niente al caso. Entro a Trigoria consapevole che devo lavorare per me stesso e per dare l’esempio agli altri. Sono molto esigente verso il prossimo”.

Pellegrini sottolinea la differenza tra giocare in Primavera e in Serie A: ”È diverso. Quando sei un giocatore della Primavera e fai il salto in Serie A ti cambia il mondo. Quando hai la possibilità a 18 anni di condividere lo spogliatoio con gente di 33-34 anni e che ha 200 presenze in Serie A ti viene naturale chiederti di più”.

Il 7 giallorosso parla di Totti: ”Con Francesco abbiamo parlato sempre liberamente. Lui per me è Francesco non è una cosa che si può spiegare. Conoscerlo è stato importantissimo perché tante volte mi è stato a fianco, mi ha aiutato. È una persona eccezionale che ha un cuore grande”.

Pellegrini continua: ”Portare la fascia al braccio quando fai gli scalini dell’Olimpico è un brivido, è un’emozione grande. Però finita la partita il giorno dopo devi entrare con la fascia da capitano anche dentro gli spogliatoi, dentro nelle riunioni tecniche. Non ho mai pensato di prendere la maglia numero 10. Primo perché il 7 è il mio numero preferito e poi perché secondo me non avrebbe senso cambiare numero. Alla fine conta quello che fai in campo. Quando vedi la 10 pensi a Francesco, mi piace ed è giusto che sia così”.

Nell’essere capitano di Lorenzo Pellegrini c’è qualcosa che hai visto fare a loro (Totti e De Rossi) e hai fatto tuo?

”Francesco e Daniele sono stati due simboli di Roma e sarà sempre così. Sicuramente la cosa che mi piaceva tanto di Francesco era che quando si entrava in campo li non si parla, però, lui era come se potessi sentirlo. Tutti riconoscevano in lui questa leadership. Questo mi piace tanto perché so che con il mio carattere posso aiutare un mio compagno in difficoltà. A volte le parole non bastano, a me piace più dare l’esempio”.

Pellegrini parla di Zaniolo: ”Con Nicolò ho un rapporto particolare: per me è come un fratello più piccolo. Mi dispiace che tante volte viene fatto passare per quello che non è. È un ragazzo eccezionale, un giocatore straordinario”.

Li hai esultato da solo… (gol di Zaniolo a Tirana contro il Feyenoord)

”Questa è l’unica partita che non ho mai rivisto e non rivedrò mai”.

Perché?

”Perché non c’è bisogno di rivederla, basta che entro a Trigoria e c’è la coppa. Mi ricordo tutto”.

Che effetto ti fa rivedere le immagini di Tirana?

”Mi fa l’effetto che voglio vincere un’altra coppa”.

Pellegrini continua sulla vittoria della Conference League: ”L’abbiamo voluta tanto è stata una cosa sudata perché abbiamo lottato. Era il mio sogno ed bello quando raggiungi i tuoi sogni. Io sono uno ambizioso che sa per cosa lavora. Non vengo qui a Trigoria ad allenarmi e poi vado a casa. Anche a casa penso tutti i giorni a cosa posso fare meglio nella Roma”.

Nella mentalità di Pellegrini, Mourinho che posto occupa?
“Occupa il primo posto. Per me è stato fondamentale, mi ha insegnato delle cose che non avrei mai pensato. La cosa che mi piace di più è che a lui non gli basta mai. Se non vince il prossimo trofeo sta male. Se non vince domenica sta male. Ti fa esprimere al cento per cento e ti fa percepire la passione di una persona che ha vinto tutto e ha ancora voglia di vincere una partita. Abbiamo vissuto solo una finale con lui e non si parlava di altro che vincere”.

C’è una volta in cui ti ha sorpreso?

“Tante volte, in realtà. Qui quando non si vince c’è un’aria di chi non ha vinto, chi non dà peso alla vittoria o alla sconfitta non può stare qui. Una volta, dopo una gara non vinta, entrò nello spogliatoio e disse di essere molto soddisfatto. Disse che, nonostante fossero passate poche settimane, sentiva che c’era un feeling importante e che ci saremmo tolti una soddisfazione a fine anno”.

Le punizioni?
“Nei primi anni qui, mi sono allenato con Kolarov ed era incredibile. Mi aiutò tanto, a lui non piaceva la mia rincorsa e l’ho modificata per seguire il suo consiglio. Contro il Cagliari, mi veniva da ridere perché tutti mi dicevano perché continuassi a tirare le punizioni. Sono migliorato e contro il Cagliari è stata una liberazione. Ora quando c’è una punizione mi sento in obbligo di fare bene, di fare gol”.

Il gol di tacco contro l’Hellas il più bel gol della tua carriera?

“Sì, anche la punizione nel derby contro la Lazio. Il primo contro i biancocelesti è però quello a cui sono maggiormente affezionato. Era un brutto periodo, penso che fossimo in ritiro e quel gol ha cambiato tante cose”.

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Pinto: “I Friedkin vanno ringraziati. La rosa ha le risorse per arrivare in Champions. Frattesi? Impossibile a gennaio. Attendiamo una risposta da Smalling”

I dirigenti di calcio si dividono in due categorie: quelli attentissimi alla comunicazione che spesso chiamano per primi e quelli che invece parlano poco. Ecco, Tiago Pinto appartiene alla seconda categoria. Questa è la sua prima intervista a un giornale, realizzata lo scorso 30 dicembre ai microfoni de la Gazzetta dello Sport: «Mi piace parlare con i fatti più che con le parole, ma dopo due anni di lavoro credo sia giusto ricordare alcune cose fatte, forse passate un po’ inosservate. E chiarire meglio i piani presenti e futuri di un club ambizioso che vuole continuare a crescere, ma rispettando regole, fair play finanziario e sostenibilità economica. Il mondo del calcio ha poca memoria, vive solo di presente, ma non bisogna dimenticare il lavoro incredibile fatto dai Friedkin in poco più di due anni, in quale situazione economica hanno preso la Roma, quanto finora hanno investito, chi hanno portato qui e cosa hanno ottenuto. A partire dalla vittoria di una Coppa Internazionale che alla Roma mancava dal 1961 e all’Italia da 12 anni. Anche se da dirigente, oltre alla coppa in bacheca vado orgoglioso di altri aspetti».

Quali?

«Essere tornati a vincere migliorando notevolmente e costantemente la rosa. Ma nel contempo riducendo di 25 milioni un monte ingaggi molto alto, salutando decine di giocatori non più funzionali senza pagare milioni e milioni di incentivi all’esodo come avveniva in passato, portando tanti nostri ragazzi in prima squadra grazie a un lavoro in profondità sul settore giovanile, rimodernando le strutture a Trigoria, creando nuovi campi di allenamento, sistemando gli organigrammi, ricostruendo un dipartimento di scouting e di match analysis, investendo nel calcio femminile. Intorno alla vittoria della Conference c’è stato tanto altro».

Sul miglioramento della rosa c’è chi non è troppo convinto…

«Ognuno può avere l’opinione che vuole, ma la verità è che la squadra in ogni sessione di mercato è diventata più forte. Nell’ultimo anno e mezzo sono stati acquistati 14 giocatori. Dal loro arrivo i Friedkin hanno investito sul mercato circa 150 milioni di euro. Lo scorso anno la Roma è stata la società che ha speso di più in A: circa 90 milioni, di cui 40 per Abraham. Quest’anno sono arrivati Dybala, Wijnaldum, Matic, Belotti. Se avessimo detto ai tifosi due anni fa che sarebbero arrivati Mourinho e questi giocatori, non ci avrebbero creduto. E infatti l’entusiasmo intorno alla Roma è esploso».

Gli ultimi colpi però sono arrivati tutti a parametro zero.

«Crediamo nel Financial Fair Play perché è uno strumento importante verso la sostenibilità economica ma è certo che i paletti del settlement agreement dell’Uefa ci hanno costretto a cambiare strategia. Aver portato campioni senza esborso per i cartellini e senza aumentare il monte ingaggi deve essere un motivo di orgoglio non di critica».

Tutti i giocatori acquistati hanno avuto il benestare di Mourinho?

«C’è sempre stato un lavoro di squadra che ha tenuto conto della mia opinione, di quelle dello scouting, del tecnico e ovviamente della proprietà. Non sempre è possibile acquistare tutto ciò che si vorrebbe: a causa dei paletti Uefa oggi non possiamo individuare un giocatore ideale, andare dalla proprietà e chiedergli di fare un ulteriore sforzo. Non posso dire che abbiamo tutti i calciatori che sognavamo, ma abbiamo tutti quelli che ci servono per i nostri obiettivi e che è stato possibile prendere. Perché viviamo nel mondo reale, non in quello fatto solo di desideri».

Che effetto le fa allora sentire Mourinho parlare di mercatino?

«La stampa e gli operatori di mercato hanno dato alla Roma voti altissimi per le operazioni concluse. Io ringrazio Mourinho perché molti giocatori hanno visto in lui un motivo importante per scegliere la Roma. Il suo appoggio e la sua popolarità sono stati fondamentali. Siamo tutti consapevoli che con il tecnico che abbiamo, la rosa che abbiamo e le strutture a disposizione, dobbiamo fare molto meglio nella seconda parte della stagione».

Nelle Coppe, grazie alla Conference, il bilancio è positivo. In campionato invece i numeri sono in linea con quelli ottenuti da Fonseca. Si può dire che la Roma deve fare molto di più?

«Sì, certo che si può dire. Abbiamo grandi margini di crescita, individuali e collettivi. Dobbiamo tirare fuori la nostra versione migliore per centrare il nostro obiettivo stagionale: qualificarci in Champions. Chiaramente fare bene sia in campionato sia in Europa League non è semplice».

A carte scoperte: l’obiettivo della Roma quindi è la zona Champions?

«Sì. Sappiamo che la concorrenza è grande, ma non ci manca nulla per competere fino alla fine per questo traguardo. Sapendo che spesso tutto si decide per uno o due punti in più o in meno».

Passiamo all’attualità: il caso Karsdorp.

«Dopo la partita col Sassuolo e le parole di Mourinho, il giocatore a livello disciplinare ha commesso una grave scorrettezza non presentandosi all’allenamento e rifiutando di partecipare alla tournée in Giappone. Abbiamo evitato altre polemiche cercando di lavorare internamente e con l’entourage del giocatore. Ricky è tornato, si è allenato e ha giocato. Purtroppo in questa settimana qualcuno ha voluto fare il fenomeno, bruciando un po’ il lavoro che era stato fatto».

Si riferisce al legale del calciatore?

«Non so se è ancora il legale del calciatore… Ma è andato a caccia di fama, facendo il protagonista invece di continuare a lavorare per risolvere i problemi. Lo stesso è accaduto con la Fifpro, un’istituzione che ha steso un comunicato senza aver mai parlato una volta con la Roma. Karsdorp non è mai stato fuori rosa, nonostante non si sia presentato due volte».

Detto del calciatore, la Roma però questo caso se l’è creato da sola: un vero autogol.

«Il nostro tecnico non ha usato giri di parole, ma dopo le partite subentra una parte emozionale non sempre facile da controllare. Ci sono tanti altri esempi, anche recenti, in top club della Premier. Queste cose succedono spesso nel calcio. Molti però hanno dimenticato che la miglior versione di Karsdorp c’è stata con Mourinho, che in 18 mesi lo ha impiegato 60 volte da titolare. Accettiamo le critiche, ma non posso permettere che un giocatore approfitti della situazione per danneggiare la Roma».

Karsdorp è sul mercato? E in caso di cessione verrà sostituito?

«Sì è sul mercato, ma non andrà mai via a zero. Se partirà, dovremo trovare un modo per mantenere la squadra equilibrata, non necessariamente acquistando un terzino. Con Celik, Zalewski, Vina, Spinazzola, El Shaarawy, le fasce sono comunque coperte. Questa intervista mi permette di spiegare come è difficile fare mercato dentro i paletti del FFP con cui dovremo fare i conti nei prossimi quattro anni. All’interno del settlement agreement, uno dei parametri da rispettare è il transfer balance: in pratica in tutte le sessioni di mercato i costi dei calciatori della lista A, quelli che sono iscritti in Uefa, non possono essere superiori ai costi della lista A della stagione precedente. Per costi si intendono il contratto del calciatore, il 100% dei bonus, il trasferimento, la commissione, l’ammortamento».

Facciamo un esempio…

«Nella prima parte della stagione per risparmiare qualcosa non abbiamo iscritto Gini Wijnaldum in lista. Avevamo un margine positivo di cinque milioni di euro, ma inserendo Gini a gennaio dovremo coprire questo eccesso. Per questo nei mesi scorsi spiegavo che non avremmo dato in prestito Felix (ceduto poi per 7 milioni, ndr): abbiamo bisogno di soldi per poter operare sul mercato. Col prestito risparmi l’ingaggio ma non basta per prevedere entrare. Sarà così anche a gennaio. Chi parte lo farà in via definitiva. Come vede non mi nascondo: parlo poche volte, ma dico sempre la verità».

Mourinho vorrebbe un difensore centrale.

«Non ho mai nascosto di essere d’accordo con lui: giochiamo a tre, ne abbiamo quattro e dovremmo averne cinque. Tecnicamente ci servirebbe ma ogni movimento in entrata sarà sempre dipendente dal movimento in uscita».

Come è la situazione di Wijnaldum?

«Sta sempre meglio, il recupero prosegue bene, lui è un grande professionista, lavora tanto. Per noi le grandi operazioni di mercato di gennaio sono il ritorno di Dybala e di Gini».

Dybala è tornato da campione del mondo. C’è chi teme che la Roma in futuro possa non bastargli…

«Io lo vedo felice qui, aveva bisogno di tornare a sentirsi importante e a Roma ci riesce. Si trova molto bene nello spogliatoio, con l’allenatore, in città, con i tifosi. Non ho paura che la Roma possa non essere abbastanza per lui. Paulo ci aiuterà ad arrivare al livello che vogliamo».

Abraham è appannato: come si recupera?

«Da lui si pretende sempre tanto, se fa bene si dice che deve fare meglio… Ma questo dipende anche dal suo grande valore. Tammy oltre che un bomber è un calciatore di grande qualità. La stagione scorsa nei primi mesi non ha segnato tanto ma alla fine ha fatto 27 gol. Lui sa che deve fare molto meglio da qui alla fine. Per una Roma competitiva e vincente Tammy è fondamentale».

Può aver pagato, con l’arrivo di Dybala, un modo di giocare della Roma un po’ cambiato?

“Non penso, perché diversi gol di Tammy sono arrivati su assist di Dybala. E perché Paulo è uno di quei giocatori che migliora chi gli sta intorno».

Nonostante l’impegno, anche Pellegrini e Zaniolo non hanno numeri esaltanti finora.

«È vero, ma dobbiamo ricordare che Pellegrini l’anno scorso ha disputato la sua migliore stagione di sempre. Quest’anno ha giocato anche qualche partita più indietro, nei due di centrocampo. Nicolò è un giocatore da doppia cifra in gol e assist, ne ha le qualità e lo sa anche il ct Mancini. Ma a ventitré anni è stato quasi due stagioni fermo e non è facile ritrovare fiducia, concretezza, continuità. Ma sono certo che in questa seconda parte della stagione tutti i singoli cresceranno e con loro anche il livello del gioco. La squadra sa di dover migliorare da subito le proprie prestazioni».

Vale anche per Belotti.

«A maggior ragione per Belotti, che ha cambiato club, città, ambiente e ha avuto anche dei problemi fisici, ormai alle spalle».

Quando si siederà a trattare il rinnovo di Zaniolo?

«Non c’è fretta, come ha detto anche il suo agente Vigorelli: ora pensiamo solo a giocare. Abbiamo un buon dialogo con Nicolò e il suo entourage. Non mancheranno i momenti per confrontarci. Alla fine non credo ci saranno problemi».

Rinnovo di Smalling: si rischia un nuovo caso Mkhitaryan?

«Vogliamo tenerlo, lui deve darci una risposta. Ha una clausola per liberarsi. Lo abbiamo pagato 15 milioni più commissioni, e percepisce un ingaggio di 4 milioni. La Roma ha investito tanto su di lui, aspettandolo con pazienza durante gli infortuni. Sa che teniamo a lui».

Due parole su Ibanez.

«È stato a lungo uno dei nostri migliori giocatori, ha piedi da centrocampista e qualità innegabili. L’errore nel derby non deve condizionarlo: il futuro è suo».

In base ai discorsi sul FFP, su Frattesi, che costa 30 milioni, non le faccio neanche la domanda…

«Esatto. Non serve fare la domanda. Con tutti i paletti che ho spiegato la risposta è scontata».

Non lasciamo una finestrella aperta?

«No, perché non vedo nessuna possibilità ora. Anche perché a gennaio torna Gini e abbiamo già Cristante, Matic, Bove, Tahirovic, Camara»

Solbakken, un colpo passato un po’ in sordina.

«È un calciatore che ha fatto benissimo sia nella passata Conference League sia in questa Europa League. Ha 24 anni, gioca nella nazionale norvegese, lo abbiamo seguito tanto e dovuto superare una forte concorrenza per prenderlo».

Mourinho prossimo ct del Portogallo: quanto c’era di vero in queste voci?

«Quando prendi un allenatore come Mourinho devi essere preparato alle voci. In questi diciotto mesi non è stata la prima volta che un altro club o una Federazione si siano interessati a lui. Ma in Algarve non abbiamo subito distrazioni. L’unico nostro focus è stato migliorare per tornare subito a vincere. Sono portoghese, ogni volta che il Portogallo cambia Ct si parla di Mourinho. Ma noi contiamo di andare avanti insieme a lui».

E il contratto di Tiago Pinto? Scade nel 2024…

«Il mio contratto non è un tema. L’ultima cosa di cui dobbiamo preoccuparci nell’area sportiva è il contratto del direttore».

Capitolo giovani: Bove e Volpato possono finire in qualche trattativa di mercato?

«Cerco la miglior scelta per il loro percorso di crescita. Ma va chiarito un punto: Bove e Volpato non sono più “giovani della Primavera”, ma realtà importanti con un valore di mercato alto. Hanno giocato tante gare in A, hanno segnato, sono andati in nazionale. Ci sono club, non solo italiani, interessati a loro, ma contiamo di farli crescere qui. Quando sono arrivato dal settore giovanile avevamo solo Calafiori in prima squadra e giocava poco. Oggi sono sei: Zalewski che è un titolare, Bove e Volpato che giocano spesso, Tahirovic che si sta integrando, il terzo portiere, Boer, e Darboe ora infortunato. Mourinho ha creato un modo di coordinare il lavoro con il settore giovanile guidato da Vincenzo Vergine che ha permesso ad altri quattro ragazzi di esordire. Dal mio arrivo l’età media della squadra è passata da ventotto anni a ventisei. Più giovani, più prospettive, più valore».

Lei e Roma: impressioni iniziali e quelle di oggi.

«Non ero mai stato a Roma prima del 2021. Viverla da turista è magnifico. Ma se la godono più i miei familiari di me. La città è unica al mondo e forse non è un caso che lo siano anche i tifosi della Roma. Mai vista in vita mia tanta passione. Tutto questo fa crescere anche la pressione e le responsabilità: un anno qui ti consuma come tre da un’altra parte. Ma vincere ti regala anche una carica incredibile. Roma ti assorbe, ti riempie, ti esalta e ti consuma».

La prossima intervista tra altri due anni?

«Chissà… So di non risultare troppo simpatico ai giornalisti perché parlo poco, non regalo scoop, non do’ notizie. Ma ho sempre lavorato così, con discrezione, per il bene del mio club, a cui dedico il 100 per cento delle mie giornate e delle mie energie. Vorrei essere valutato solo per questo»

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Bologna, Motta: “Mou speciale per me. Avremo 4 assenti ma non vedo l’ora di affrontare la Roma”

Thiago Motta ha parlato in conferenza stampa a due giorni dalla sfida contro la Roma di Serie A. Ecco le sue dichiarazioni:

Come sta la tua squadra?

“Stiamo bene e siamo pronti a ripartire in uno stadio che sarà pieno. Sarà una bella partita da giocare”.

È curioso di vedere quale sarà l’impatto di questo stop?

“Ho entusiasmo e voglia di tornare in campo, di provare le emozioni che ti danno le partite vere. Siamo contenti di poter giocare subito contro una squadra competitiva come la Roma”.

Visto il suo ingresso a stagione in corso, questo stop le è servito per fare la squadra più sua?

“Abbiamo avuto modo di lavorare sulle qualità singole e del gruppo. Non ho l’ossessione di fare mia la squadra, bensì di migliorarla rispetto a quello che era ieri”.

Pyyhtia?

“È un giocatore che sono molto contento di avere a disposizione. Sta dimostrando grandi qualità giorno dopo giorno. Non guardo l’età ma la condizione e quando lo vedrò pronto gli darò sicuramente modo di mettersi alla prova”.

Zirkzee?

“Al momento non è disponibile, ma abbiamo tanti giocatori di qualità su cui contare”.

Com’è stata la gestione della squadra dopo il lutto di Sinisa Mihajlovic?

“È un momento che abbiamo passato insieme, abbiamo cercato di affrontarlo in gruppo. Non è facile lasciarsi alle spalle un dolore del genere, soprattutto per i ragazzi che con lui hanno passato tanti anni. Sinisa merita tutto ciò che gli è stato dedicato per la persona che era”.

Una cosa che si vuole portare dietro del Bologna pre sosta e una cosa che invece vuole cancellare.

“Voglio portare avanti questo spirito che abbiamo vissuto prima della pausa, e voglio che i ragazzi portino sempre con loro il saper pensare di gruppo e non singolarmente”.

Un suo pensiero su Mourinho?

“Mourinho per me è una persona fantastica, con lui ho avuto modo di migliorarmi tanto e vincere quasi tutto. È sempre stato speciale per me, non solo per il rapporto giocatore-allenatore, ma come persona”.

Un punto sugli infortunati?

“Barrow, De Silvestri, Zirkzee e Bonifazi non saranno disponibili per la sfida contro la Roma”.

Avete condiviso un obiettivo per questo nuovo anno?

“Migliorarci ogni giorno, vogliamo che il domani sia meglio di oggi”.

Che cosa si aspetta dal mercato?

“Abbiamo un’idea ben precisa, sappiamo dove vogliamo migliorarci e come possiamo farlo. Inoltre, vogliamo dare la possibilità a ogni giocatore di migliorarsi, dandogli la possibilità di esprimersi che sia nel Bologna o meno. Siamo ambiziosi e abbiamo le idee chiare rispetto a quello che abbiamo davanti”.

Che soluzioni diverse dà Pellegrini al gioco della Roma a seconda della posizione di gioco?

“La Roma ha tantissimi giocatori di qualità, chiunque giochi. Sono capaci di attaccare al meglio e di difendersi bene quando non hanno la palla. Noi dobbiamo essere pronti ad affrontarli in tutti i casi, per creargli delle difficoltà”.

Che cosa chiede invece al suo personale 2023?

“Fare un grande allenamento domani e poi una grande partita a Roma”.

C’è un messaggio per i ragazzi che sono in attesa di rinnovo?

“Sono giocatori importantissimi per noi e devono continuare a dare il meglio. Parliamo di giocatori giovani ed esperti, ma tutti sanno che ciò che conta è il campo: devono dare il meglio giorno per giorno”.

Come ha vissuto il mondiale?

“È stato un bel mondiale, con delle partite non scontate che rispecchiano un po’ il calcio moderno. La finale è stata l’esempio di questo”.

In questi giorni ci ha lasciato anche Pelè...

“Dispiace tantissimo per la persona, per quello che ha rappresentato nel calcio brasiliano e mondiale. Mi ricordo di mio papà quando mi diceva che era il miglior giocatore che avesse mai visto giocare, motivo per cu andava a vedere le sue partite dal vivo ovunque potesse. Condoglianze a tutti coloro che gli sono vicini”.

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Abraham: “Roma, i miei gol per la Champions. Mourinho mi riprende? Lui può tutto”

Tammy Abraham ha parlato ai cronisti presenti in Algarve. Ecco le dichiarazioni del numero 9 giallorosso:

Tammy complimenti, sei tornato al gol, la Roma sta crescendo, state migliorando la condizione e tu hai ritrovato la rete e hai ritrovato anche un po’ più di fiducia?
“Si assolutamente, sia io che la squadra siamo contenti quando facciamo gol e quando vinciamo, poi per me è sempre un piacere segnare per questo club, per me così importante; un risultato che ci dà fiducia in vista della ripresa della stagione e non vediamo l’ora di ricominciare”

Che è successo al Tammy dell’anno scorso, nel senso è un problema fisico, è un problema di condizione; che cosa ti manca rispetto alla passata stagione?
“Capita a me, ma anche a tanti calciatori di attraversare degli alti e bassi nel corso della stagione. Nella stagione scorsa è andato tutto per il verso giusto, questo anno c’è stata una partenza un po’ a rilento ma abbiamo voglia assolutamente di rifarci, e poi sono anche convinto che questi momenti negativi poi alla lunga ci rendono più forti”

É stata molto forte la delusione per non essere andato ai Mondiali?
“Non direi una grande delusione, è chiaro non sono stato contento, sono rimasto un po’ deluso però sono quelle cose che ti rendono più forte e ti lasciano quella voglia di fare sempre di più e di migliorare. La mia carriera è sempre stata caratterizzata da questo, e poi sono ancora giovane e sono sicuro di avere tempo per disputare ancora un Mondiale”

In questa Roma ti trovi meglio come punto di riferimento centrale, quindi come oggi nel 4-2-3-1, oppure quando magari ti mettono un’attaccante a fianco, abbiamo visto il 3-5-2 o il 3-4-1-2. Insomma spalla a fianco o da solo?
“Io sono semplicemente contento di giocare a calcio, sono abituato a giocare in ruoli diversi e sistemi di gioco diversi; sta al mister decidere, io mi limito a fare del mio meglio”

Lo scorso anno hai segnato 27 gol, questo anno saresti contento se dovessi arrivare a quanti gol?
“Io sono uno che non si accontenta mai e vuole sempre migliorare il risultato precedente e questo

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Fonseca: “Tornassi indietro non sceglierei la difesa a 3. A Roma frenati dagli infortuni. Dzeko? Difficile da gestire”

Paulo Fonseca, ex tecnico della Roma oggi al Lille, ha parlato ai microfoni del Corriere dello Sport. Ecco le sue dichiarazioni:

Mourinho sarà il vostro ct?

Leggo che è una possibilità. Ma non ho informazioni dirette, non sento Mourinho dai giorni in cui ha fi rmato per la Roma.

E a proposito. Come mai anche Mourinho fatica a far decollare la Roma?

Perché in Italia è dura. C’è molta concorrenza per l’alta classifica.

Questa Roma è più forte della sua?

Non posso dire il contrario. Mi sembra evidente. Basta guardare gli investimenti che i Friedkin hanno stanziato sul mercato.

Dei suoi due anni a Trigoria quale bilancio ha fatto?

Primo anno positivo. Chiudemmo quinti a 70 punti, che nella stagione precedente sarebbero bastati per la Champions. Valorizzammo tanti calciatori. Nel secondo anno, complicato anche per i problemi interni, siamo andati bene fino a febbraio e poi abbiamo pagato gli infortuni.

Tra i problemi interni, oltre al cambio di direttore sportivo, ci fu il caso Dzeko.

Non ne voglio parlare, è tutto superato. Infatti è tornato a giocare e segnare anche con me. Gli auguro il meglio. Dico solo che Dzeko per la mia Roma era come Ronaldo oggi per il Portogallo, non era un campione semplice da gestire.

Non c’è un errore che si rimprovera nel suo periodo alla Roma?

Il cambio di modulo. Tornassi indietro non giocherei con la difesa a tre e infatti qui a Lilla non lo faccio. La migliore Roma di Fonseca, propositiva e brillante, giocava con il 4-2-3-1.

Un’ultima curiosità sulla Roma: a Manchester, nella semifinale di Europa League, andate all’intervallo avanti 2-1. La partita finisce 6-2 per lo United. Perché giocare in modo così spregiudicato da prendere subito gol in contropiede?

Come dicevo, non avevo più cambi perché ne avevo dovuti fare tre nel primo tempo. Purtroppo la squadra perse sicurezza dopo il 2-2, che non dovevamo concedere a campo aperto, e finì male.

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Totti tende la mano a Spalletti: “Ora mi piacerebbe chiarirmi”

Francesco Totti a tutto campo, che per prima cosa tende la mano a Luciano Spalletti dopo i dissidi. “Un giorno mi piacerebbe chiarire con lui – dice sul canale Twitch di Bepi Tv – e capiterà. Magari ognuno resterà delle proprie idee. Ma non dimentico che con lui mi sono espresso al meglio. Resta resta uno degli allenatori più forti in circolazione e lo si vede col Napoli, che in questo momento ha l’attaccante più forte del campionato, cioè Osimhen“.

Come scrive la Gazzetta dello Sport, proprio in riferimento al suo tramonto dice: “Un po’ mi rivedo in quello che passando Cristiano Ronaldo. Bisogna portarli rispetto”. Sul fronte Roma, pochi concetti ma pungenti: “No al doppio ruolo di Mou tecnico e c.t…; “Il gioco dei giallorossi mi piace? Nì“; “A Zaniolo gli manca la testa giusta, se vuoi andare avanti devi averla, nel calcio ci sono le categorie“; “Il mio ritorno alla Roma? Per fare i matrimoni serve essere in due. Non c’è niente, ma sono felice lo stesso. Basta che loro vadano avanti noi li seguiamo“.

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Mourinho torna a parlare: “Molto contento dell’intensità della squadra nei primi allenamenti. Ora dobbiamo lavorare forte” VIDEO

Josè Mourinho ha parlato ai microfoni ufficiali del club giallorosso alla vigilia della partenza in Portogallo:

Come ha trovato la squadra?
“Sono molto contento. Ho trovato gente che voleva lavorare e che è arrivata motivata e concentrata. Non è mai facile tornare ad allenarsi subito con l’intensità che vogliamo. Sono molto contento della risposta che ho avuto”.

Qual è l’obiettivo del ritiro in Portogallo?
“L’obiettivo è giocare, ci sono tante squadre lì ed è facile giocare, non è facile scegliere gli avversari ideali per farlo, il nostro criterio di scelta è stato quello di scegliere avversari che sono ad un livello superiore al nostro: il Cadice non si è mai fermato, si è allenato sempre, ha giocato sempre, ha giocato contro lo United e il Wolverhampton. Si vede nelle partite che ha fatto che hanno intensità e non si sono mai fermati. La squadra portoghese è quinta in campionato, e ha giocato durante il Mondiale fino a qualche giorno fa una fase a girone di coppa nazionale che in Portogallo non si è fermata. Gli olandesi iniziano il campionato prima di noi. Questo è stato il criterio, vogliamo minuti nelle gambe, ovviamente la prima partita dopo 4 giorni di allenamento cercherò di non far giocare nessuno più di 45 o 60 minuti. Purtroppo non abbiamo 22 calciatori, qualcuno dovrà giocare di più, ma di base dobbiamo allenarci bene e cercare di giocare il più possibile. Non sono importanti i risultati in questa fase ma recuperare intensità, ma la mia sensazione nei primi giorni di lavoro è che i ragazzi sono tornati per allenarsi bene”

Sosta atipica, durante il Mondiale, quanto è difficile ricreare le giuste condizioni fisiche e psicologiche?
“Anche la gente con più esperienza nel calcio ha mai vissuto questa situazione, è la prima volta, tutti noi allenatori, staff e club, abbiamo cercato di lavorare in maniera più professionale possibile, definendo un plan per arrivare al massimo quando si tornerà a giocare. Il club ha deciso di andare in Giappone, con il mio appoggio per motivi commerciali, per andare lì subito dopo il campionato, abbiamo pensato che si potesse andare in vacanza qualche giorno e poi in questo periodo qui pensavamo che qualcuno sarebbe tornato come nel caso di Rui, Vina e Zalewski, solo Paulo rimarrà fuori. Abbiamo qualche calciatore infortunato ancora, non ancora in condizione di giocare, ma dobbiamo lavorare forte, utilizzare queste partite come parte di un plan di allenamento. Daremo una piccolissima sosta il 23-24-25 di dicembre, tornare il 26 e lavorare fino al ritorno in campo contro il Bologna”

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Pellegrini: “Ho realizzato il sogno di una vita: vincere da capitano della Roma”

Dopo le dichiarazioni emerse ieri su Mourinho e Abraham, sono state pubblicate da FourFourTwo.com nuove parole di Pellegrini sulla vittoria della Conference e il suo rapporto con Smalling:

Quanto è stato emozionante vincere da capitano con il tuo club del cuore la finale di Conference League, il primo trofeo europeo dopo 61 anni?

Tutto il percorso è stato speciale. Fin dall’inizio, abbiamo creduto di poter vincere. Ci siamo dedicati a questo. Vincere è stata la realizzazione di un sogno per me. Ho sempre sognato di alzare un trofeo con questa maglia e la scorsa stagione è stata la mia prima vera stagione da capitano. Essere riuscito a combinare queste due cose, la prima vittoria della mia carriera con la fascia da capitano con questa maglia, è stato veramente emozionante.

Le celebrazioni a Roma sono state speciali con il bus per la città…

Qualcuno potrebbe dire che tutta quella passione è venuta fuori dal fatto che la Roma non vinceva un trofeo da parecchi anni. Per me non è questo il caso, è la passione dei nostri tifosi che esiste solo qui a Roma, non altrove. Riuscire a celebrare una coppa, un gol, una vittoria con la stessa passione è unico. Questo è un club speciale.

Sembra che tu abbia un gran rapporto con Smalling. Lui continua a segnare dai tuoi calci di punizione…

Gli ho chiesto di recente dove mi avrebbe portato fuori a cena, quest’anno gli ho già fatto tre assist. Abbiamo detto: ogni tre assist, una cena fuori. Una cena top, però! Lui è eccezionale, così positivo, un grande dentro e fuori dal campo.

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Pellegrini incoraggia Abraham: “Può diventare un top nel suo ruolo”. E poi su Mou: “Con lui sensazioni nuove”

Lorenzo Pellegrini è stato intervistato in esclusiva ai microfoni di fourfourtwo. Ecco le parole del capitano romanista in un’anticipazione:

“Tammy è stato molto coraggioso alla sua età, non avendo sempre giocato nel Chelsea ma avendo fatto sempre bene quando ha giocato e dopo aver vinto una Champions League, ad andare via, a mettersi alla prova e ad accettare una nuova sfida – un’anticipazione dell’intervista che uscirà integralmente l’8 dicembre -. Ho sempre detto che con la giusta applicazione, il lavoro, l’impegno e la mentalità può diventare uno dei migliori attaccanti del mondo. Ha un potenziale incredibile, la scorsa stagione ha avuto numeri impressionanti. Oltre ad essere un grande giocatore, è un piacere stare con lui nello spogliatoio ed è fondamentale per il nostro gruppo”.

“È un allenatore che ha scritto la storia del calcio, ha trasformato questo sport e fa ancora di tutto per continuare a vincere, è qualcosa che ci infonde ogni giorno – ha aggiunto il centrocampista della Roma su José Mourinho – È incredibile. In un anno e mezzo con lui ho avuto una nuova sensazione. Riesce a trasmetterti dentro emozioni da liberare in campo