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Roma, quando c’è Dybala media da Scudetto: il Milan è avvisato

Il brivido più grande l’Olimpico mercoledì lo ha vissuto non quando Abraham ha salvato un gol sulla linea nel finale della partita contro il Bologna, bensì attorno al minuto 28, nel momento in cui Paulo Dybala si è accasciato per terra tenendosi le gambe. Un eventuale pareggio contro i rossoblù forse avrebbe zavorrato il morale, ma l’ennesima uscita di scena della Joya per infortunio avrebbe significato l’addio a qualsiasi vera ambizione.

La media punti della Roma parla chiaro. Se i 2,3 punti prodotti dai giallorossi con Dybala fossero proiettati per le 16 partite fin qui giocate, la squadra di Mourinho avrebbe 36,8 punti, cioè in piena lotta scudetto dietro solo al Napoli. Senza, invece, sarebbe appena all’11° posto. Tutti i dati sono così uniformi da far capire che l’assenza ha fatto scendere di parecchio il livello delle prestazioni del gruppo. Tra l’altro, domenica si è visto pure come Paulo non sia ancora al meglio della condizione e questo lascia pregustare partite ancora più efficaci nel prossimo futuro.

Come scrive la Gazzetta dello Sport, l’attaccante argentino non fa mistero che in questa stagione ha due traguardi: vincere un trofeo con la Roma e portare i giallorossi nell’Europa che conta. Dybala sente di essere in qualche modo in debito con i tifosi che lo hanno accolto da stella. Difficile, perciò, che pensi a un addio prima di aver portato in dote un successo importante. L’argentino è ambizioso come tutti i campioni, ma non ha necessariamente quella smania di cambiare aria di chi ha vinto poco o nulla. Ha portato a casa già 13 trofei, fra cui un campionato del Mondo.

Dopo aver segnato e vinto a San Siro contro l’Inter, Paulo vorrebbe fare il bis contro i rossoneri. Il morale dell’argentino è in piena ascesa. L’uscita dal campo contro il Bologna era stata solo per motivi precauzionali, la fidanzata Oriana è tornata a Roma, così come il fratello con la famiglia. La gioia per il Mondiale vinto non ha affatto minato la stagione della Joya, ma anabolizzato la sua voglia di fare bene. Il fatto che si sia ridotto le ferie per tornare prima alla corte di Mourinho era già stato un segnale chiaro della voglia di Roma che Dybala aveva mantenuto.

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Majchrzak: il classe 2004 che sta bruciando le tappe

Non ha ancora esordito con la prima squadra ma la strada di Jordan Majchrzak sembra già tracciata. Mercoledì per la gara contro il Bologna ha ricevuto la sua prima convocazione dal tecnico portoghese, senza esordire, ma iniziando ad assaggiare l’atmosfera dell’Olimpico. Quando farà segnare il suo debutto, diventerà il quinto calciatore polacco a indossare la maglia romanista in Serie A, certamente il più giovane alla luce dei suoi neanche 19 anni d’età.

Come riporta il Romanista, è un attaccante centrale di fisico (è alto 189 centimetri) e potenza che in patria è visto come una grande promessa e che la Roma ha preso lo scorso settembre in prestito dalla squadra delle riserve del Legia Varsavia al prezzo di 100.000 euro per farlo giocare con la Primavera. Con i giovani giallorossi è sceso in campo soltanto in tre gare per 24′ complessivi. Mourinho ha deciso di chiamarlo ad allenarsi con la prima squadra il 27 dicembre nella seconda seduta dopo la tournée in Portogallo. Il suo prestito scadrà a giugno e la Roma ha un diritto di riscatto fissato a 700.000 euro

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Rassegna stampa

La Roma all’inglese. Diga Smalling-Abraham nell’assalto del Bologna

Si ricomincia da Dybala. E questa non è una notizia perché da un fresco campione del mondo te lo puoi aspettare. Lucumi atterra l’argentino e Pellegrini dice al compagno “ci penso io”, trasformando il rigore. La notizia è che il faticoso e barcollante 1-0 resiste nel finale agli assalti del Bologna grazie a due chiusure da applausi. Prima su Pyyhtia c’è Smalling, e anche qui non è proprio cosa rarissima vista l’affidabilità di San Chris in questa stagione e anche ieri. Poi, però, è addirittura Abraham a metterci la testa e a dire all’accoppiata Ferguson-Lucumi che non si passa.

Come scrive la Gazzetta dello Sport, proprio l’inglese in crisi di identità, lasciato in panchina da Mourinho, che in attesa di ritrovare la porta avversaria, protegge la sua. E così la Roma apre il suo 2023 con una vittoria preziosissima venuta dopo un bel po’ di minuti di sofferenza. Se nel primo tempo il Bologna ha combinato poco a parte una prevalenza nel possesso palla che ha portato però a zero occasioni da gol, nella ripresa i rossoblu di Thiago Motta hanno rialzato la testa. (…) Il Bologna veniva da quattro vittorie nelle ultime cinque partite, la Roma aveva raccolto due punti nelle ultime tre gare. Due indizi che non hanno fatto una prova.

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Roma-Bologna, Mou pensa ai ‘quattro tenori’ dall’inizio: le ultime sulle probabili formazioni

Domani all’Olimpico, dopo oltre 50 giorni, il pubblico romanista in massa riabbraccerà la Roma sperando di assistere ad uno spettacolo decisamente migliore rispetto all’ultima volta, quando nonostante il pari nel finale di Matic, la squadra fu salutata dai fischi prima della sosta per il Mondiale.

Contro il Bologna Josè Mourinho quasi certamente ricomincerà da dove era partito a Salerno ad agosto: Pellegrini più basso, Dybala-Zaniolo alle spalle di Abraham. Dunque si va verso la conferma della difesa a tre con Rui Patricio tra i pali, Mancini-Smalling-Ibanez in difesa. Sugli esterni Zalewski e Celik, in mediana il capitano al fianco di uno tra Cristante e Matic. Davanti Zaniolo e Dybala – che non ha i 90 minuti nelle gambe – alle spalle di Tammy Abraham, che in questa stagione non ha mai segnato all’Olimpico.

Nel Bologna quattro assenze e Arnautovic a guidare l’attacco della squadra di Motta. Ecco il probabile undici rossoblu:

4-2-3-1 – Skorupski, Posch, Soumaoro, Lucimi, Lykogiannis; Medel, Dominguez; Orsoloni, Ferguson, Soriano; Arnautovic. 

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Roma, tra risanamento e transfer balance: ecco come realmente incideranno i paletti dell’UEFA sui prossimi mercati

FOCUS RS (di Francesco Oddo Casano) – Un’intervista per fissare alcuni concetti in vista della seconda parte di stagione, parlare di alcuni singoli (Karsdorp, Smalling e Zaniolo), ma anche spiegare con assoluta trasparenza quali saranno i limiti al mercato della Roma da qui ai prossimi quattro anni almeno. Tiago Pinto ha parlato ai microfoni de la Gazzetta dello Sport ad ampio spettro, e ha scelto la strada della totale trasparenza, per evitare di far lievitare sogni di mercato irrealizzabili e tentare di spiegare quali saranno le reali difficoltà che incontrerà già a gennaio per cercare di rinforzare la squadra. Tutto passerà attraverso delle cessioni: se saranno ceduti a titolo definitivo (condizione ribadita con forza dal GM stamane) Karsdorp e Shomurodov, ci sarà spazio per delle entrate. Su Frattesi per ora è stata chiusa nuovamente la porta che sembrava esser riaperta nei giorni scorsi: “Inutile che mi fate la domanda, al momento non si può fare” ha chiosato Pinto.

Il perché risiede, come è noto da mesi, nelle stringenti previsioni del settlement agreement sottoscritto dalla Roma alcuni mesi fa. Per capire cosa accadrà, ripartiamo dall’inizio.

Il club giallorosso ha chiuso gli ultimi tre bilanci (compreso quello approvato al 30 giugno 2022) con passività quasi pari a 600 milioni di euro, violando dunque i parametri del ‘vecchio’ FFP che prevedevano come regola di base il c.d. break-even, cioè il pareggio di bilancio e al pari di Inter, Milan, Juventus, PSG e altri 4 club, ha di fatto patteggiato una serie di sanzioni, minime sul piano economico ma anche sottoscritto un piano di rientro decisamente più stringente sul piano operativo e finanziario.

Allenamenti Roma

1 – La sanzione economica

La società giallorossa ha accettato una multa pari a 5 milioni (il 15% della sanzione complessiva) che l’UEFA prenderà dai premi legati alla partecipazione alle coppe nella stagione 2022/23, mentre ulteriori 30 milioni (il restante 85% della sanzione) sono condizionati al rispetto degli obblighi nelle prossime stagioni.

2 – Lo scostamento di bilancio

Ricavi, costi, utili e perdite. Il bilancio di una società di calcio – così come di qualsiasi azienda – si base su queste voci fondamentalmente. In estrema sintesi, la Roma negli ultimi anni come ricordato in precedenza, a causa della contrazione dei ricavi dovuti alla pandemia ma anche al mancato ingresso in Champions League, oltre al mancato o quasi ricorso allo strumento delle plusvalenze, ha acuito il divario tra costi e ricavi, aumentando dunque le passività a cui il maggiore azionista, Dan Friedkin, ha fatto fronte immettendo centinaia di milioni di euro (quasi 500 in due anni e mezzo) per tenere in equilibrio la società dal punto di vista civilistico. Il problema con l’UEFA sorge dal fatto che al netto delle ricapitalizzazioni (che venivano conteggiate solo in minima % per il rispetto dei paletti del FFP), la Roma ha accusato una serie di passività monstre rispetto alle quali la società dovrà rientrare nel prossimo quadriennio con una soglia già stabilita.

Nel dettaglio, la Roma dovrà avere entro la stagione 2025/26 uno scostamento accettabile a livello di “football earnings rule” (la norma che ha sostituito quella legata al break-even”) pari a massimi 60 milioni aggregati per le stagioni 2024 e 2025. In buona sostanza la società giallorossa ha accettato di chiudere in passivo i propri bilanci aggregati entro il 2026 con passività pari a 60 milioni al massimo, se la differenza sarà coperta dalle ricapitalizzazioni. Dunque Friedkin continuerà a ricapitalizzare e risanare la società ma sarà altrettanto fondamentale aumentare in maniera sostanziale i ricavi strutturali. Come? Entrando in Champions League, elevando il fatturato commerciale, con nuove sponsorizzazioni e partnership, ma anche cedendo i calciatori o comunque ottimizzando i costi della società (circa 186 milioni solo per i dipendenti).

Trigoria 29.9.2021 Allenamenti Roma Nella foto: Tiago Pinto (Foto Gino Mancini)

3 – Il Transfer Balance

Il terzo e più incidente paletto sul piano dell’operatività del calciomercato lo ha sintetizzato lo stesso Pinto questa mattina: “…all’interno del settlement agreement, uno dei parametri da rispettare è il transfer balance: in pratica in tutte le sessioni di mercato i costi dei calciatori della lista A, quelli che sono iscritti in Uefa, non possono essere superiori ai costi della lista A della stagione precedente. Per costi si intendono il contratto del calciatore, il 100% dei bonus, il trasferimento, la commissione, l’ammortamento”.

Questo è il tema che ha allarmato i tifosi e che forse era sfuggito qualche mese fa quando furono annunciate le sanzioni dell’UEFA nei confronti della Roma e degli altri club coinvolti (l’Inter ha accettato le stesse regole dei giallorossi).

Nella stagione 2022/23 e 2023/24 la Roma non potrà iscrivere nessun nuovo giocatore nella lista UEFA per le coppe a meno che il “Bilancio della Lista A” non sia positivo o pari a quello precedente.

“Il “List A Balance” è definito come la differenza tra i costi dei giocatori in uscita (“Risparmio sui costi”) e i costi dei giocatori in entrata (“Nuovi costi”)”, spiega l’UEFA. Questo obbligo sarà invece condizionato al rispetto dei target finanziari per le stagioni 2024/25, 2025/26 e/o 2026/27.

In questo senso dunque sarà fondamentale provare a cedere quei calciatori che a bilancio hanno un valore di ammortamento e costo storico ancora importante e che non risultano essenziali per il progetto tecnico. Shomurodov, Vina, Kumbulla ma anche lo stesso Karsdorp potrebbero aiutare Pinto ad ottimizzare meglio le risorse. Il mancato rinnovo di El Shaarawy (che oggi guadagna 3.5 milioni) sarebbe un ulteriore risparmio da investire a giugno. C’è da chiarire che i ricavi da mercato in generale potrebbero crescere anche grazie alle cessioni di chi oggi è in prestito: Kluivert, Reynolds, Villar e Perez, ma queste cifre non rientrano nel contesto dell’ultimo parametro citato, perchè si tratta di calciatori che oggi non fanno parte della rosa giallorossa. Ecco perchè il ricorso alla lista degli svincolati o dei prestiti sarà una risorsa che Pinto dovrà continuare a sfruttare nelle prossime sessioni di mercato, così come la valorizzazione dei prodotti del settore giovanile (es. la cessione di Felix per 9 milioni) e la possibilità di scambi che mantengano inalterati i costi delle liste da una finestra di mercato all’altra.

In assoluto il nuovo regolamento finanziario ‘di sostenibilità’, che coinvolge tutti i club iscritti alle Coppe Europee, impone a chiunque di di spendere per la rosa tra ingaggi, ammortamenti e commissioni il 90% dei ricavi per la stagione 2023-24, l’80% per la stagione 2024-25 e il 70% dalla stagione 2025- 26 in poi. 

Ma cosa rischia la Roma se non rispetta i parametri dell’accordo transattivo stipulato con l’UEFA? Il club giallorosso ha accettato che se dovesse superare i limiti indicati dall’UEFA del – 60 milioni aggregato, la stessa federcalcio continentale potrà applicare le seguenti sanzioni sportive aggiuntive, che dipenderanno dalla cifra in eccesso:

  • restrizione riguardo il numero di giocatori registrabili nella lista per le competizioni UEFA;
  • esclusione dalle coppe per una stagione.

“Il Settlment Agreement scadrà quando la Prima Sezione CFCB confermerà che il Club ha soddisfatto lo scopo principale dell’Accordo e avrà raggiunto il rispetto della regola degli utili calcistici al più tardi al termine del Regime di Transazione. Tutte le Restrizioni Sportive, se applicabili, cesseranno di applicarsi. Eventuali Contributi Finanziari non pagati, siano essi realizzati, condizionali o incondizionati, restano dovuti”.

Qualora invece la Roma non dovesse rispettare l’accordo, l’UEFA potrebbe applicare una delle seguenti sanzioni a seconda dell’entità della violazione:

  • multa;
  • Limitazione del numero di giocatori nella stagione 2027/28;
  • Divieto di tesseramento di nuovi calciatori nella stagione 2027/28;
  • Esclusione dalla prossima competizione UEFA per club per la quale altrimenti si qualificherebbe nelle successive tre stagioni a partire dalla stagione 2027/28.
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Rassegna stampa

Mou si affida a Paulo, l’uomo del futuro

L’attesa è tutta per lui, gli occhi saranno fissi su Paulo Dybala. Dal ko con il Lecce, l’attaccante argentino ha giocato appena una quarantina di minuti, diluiti in tre apparizioni: una di 21 minuti contro il Torino e due al Mondiale nei minuti finali dei match contro la Croazia (18) e la Francia (2). Le cautele sono d’obbligo. Anche perché è inutile girarci intorno: la stagione della Roma è legata alle giocate dell’argentino. Termometro anche dell’umore di Mourinho.

Come scrive il Messaggero, lo Special vorrebbe di più, sul mercato e dalla squadra. Paulo ne è consapevole. E sa che la permanenza dello Special non è certa, anzi. A giugno il Portogallo potrebbe rifarsi vivo ma la nazionale sarebbe la conseguenza di un addio anticipato, non certo la causa. In ballo infatti ci sono le possibilità del club e il famoso terzo anno, quello che Mou, il giorno della sua presentazione alla Terrazza Caffarelli, si prefigurò così: «Come vedo la Roma tra tre anni? Festeggiando». Ben più di una Conference League. José intendeva lo scudetto che con questa rosa ritiene poco meno di un miraggio. Per questo motivo arrivare in Champions potrebbe rappresentare uno spartiacque importante. Per la Roma, per il tecnico, per la stessa conferma di Paulo che a 30 anni ambisce chiaramente al palcoscenico europeo più importante. E anche per i Friedkin.

Perché la proprietà Usa continua a immettere soldi nel club ma intanto l’ultimo bilancio ha fatto registrare il rosso più alto della storia della Roma, una perdita consolidata al 30 giugno di 219,3 milioni. E nella prossima stagione è previsto «un ulteriore significativo deterioramento della situazione economica». I 50 milioni che garantirebbe la Champions sarebbero una prima, fondamentale, boccata d’ossigeno. L’altra probabilmente arriverà da una cessione che garantirà un minimo di liquidità. E forse qualche certezza in più per José, sempre più silenzioso. Il presente intanto si chiama Bologna. E Paulo vuole esserci. Dal suo ritorno, si sta allenando senza sosta e dopo il bagno d’amore in Argentina, domani vuole regalarsi quello all’Olimpico. Adesso è tempo di tornare a far sul serio. Del resto il quarto posto dista soltanto tre punti.

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Interviste

Pinto: “I Friedkin vanno ringraziati. La rosa ha le risorse per arrivare in Champions. Frattesi? Impossibile a gennaio. Attendiamo una risposta da Smalling”

I dirigenti di calcio si dividono in due categorie: quelli attentissimi alla comunicazione che spesso chiamano per primi e quelli che invece parlano poco. Ecco, Tiago Pinto appartiene alla seconda categoria. Questa è la sua prima intervista a un giornale, realizzata lo scorso 30 dicembre ai microfoni de la Gazzetta dello Sport: «Mi piace parlare con i fatti più che con le parole, ma dopo due anni di lavoro credo sia giusto ricordare alcune cose fatte, forse passate un po’ inosservate. E chiarire meglio i piani presenti e futuri di un club ambizioso che vuole continuare a crescere, ma rispettando regole, fair play finanziario e sostenibilità economica. Il mondo del calcio ha poca memoria, vive solo di presente, ma non bisogna dimenticare il lavoro incredibile fatto dai Friedkin in poco più di due anni, in quale situazione economica hanno preso la Roma, quanto finora hanno investito, chi hanno portato qui e cosa hanno ottenuto. A partire dalla vittoria di una Coppa Internazionale che alla Roma mancava dal 1961 e all’Italia da 12 anni. Anche se da dirigente, oltre alla coppa in bacheca vado orgoglioso di altri aspetti».

Quali?

«Essere tornati a vincere migliorando notevolmente e costantemente la rosa. Ma nel contempo riducendo di 25 milioni un monte ingaggi molto alto, salutando decine di giocatori non più funzionali senza pagare milioni e milioni di incentivi all’esodo come avveniva in passato, portando tanti nostri ragazzi in prima squadra grazie a un lavoro in profondità sul settore giovanile, rimodernando le strutture a Trigoria, creando nuovi campi di allenamento, sistemando gli organigrammi, ricostruendo un dipartimento di scouting e di match analysis, investendo nel calcio femminile. Intorno alla vittoria della Conference c’è stato tanto altro».

Sul miglioramento della rosa c’è chi non è troppo convinto…

«Ognuno può avere l’opinione che vuole, ma la verità è che la squadra in ogni sessione di mercato è diventata più forte. Nell’ultimo anno e mezzo sono stati acquistati 14 giocatori. Dal loro arrivo i Friedkin hanno investito sul mercato circa 150 milioni di euro. Lo scorso anno la Roma è stata la società che ha speso di più in A: circa 90 milioni, di cui 40 per Abraham. Quest’anno sono arrivati Dybala, Wijnaldum, Matic, Belotti. Se avessimo detto ai tifosi due anni fa che sarebbero arrivati Mourinho e questi giocatori, non ci avrebbero creduto. E infatti l’entusiasmo intorno alla Roma è esploso».

Gli ultimi colpi però sono arrivati tutti a parametro zero.

«Crediamo nel Financial Fair Play perché è uno strumento importante verso la sostenibilità economica ma è certo che i paletti del settlement agreement dell’Uefa ci hanno costretto a cambiare strategia. Aver portato campioni senza esborso per i cartellini e senza aumentare il monte ingaggi deve essere un motivo di orgoglio non di critica».

Tutti i giocatori acquistati hanno avuto il benestare di Mourinho?

«C’è sempre stato un lavoro di squadra che ha tenuto conto della mia opinione, di quelle dello scouting, del tecnico e ovviamente della proprietà. Non sempre è possibile acquistare tutto ciò che si vorrebbe: a causa dei paletti Uefa oggi non possiamo individuare un giocatore ideale, andare dalla proprietà e chiedergli di fare un ulteriore sforzo. Non posso dire che abbiamo tutti i calciatori che sognavamo, ma abbiamo tutti quelli che ci servono per i nostri obiettivi e che è stato possibile prendere. Perché viviamo nel mondo reale, non in quello fatto solo di desideri».

Che effetto le fa allora sentire Mourinho parlare di mercatino?

«La stampa e gli operatori di mercato hanno dato alla Roma voti altissimi per le operazioni concluse. Io ringrazio Mourinho perché molti giocatori hanno visto in lui un motivo importante per scegliere la Roma. Il suo appoggio e la sua popolarità sono stati fondamentali. Siamo tutti consapevoli che con il tecnico che abbiamo, la rosa che abbiamo e le strutture a disposizione, dobbiamo fare molto meglio nella seconda parte della stagione».

Nelle Coppe, grazie alla Conference, il bilancio è positivo. In campionato invece i numeri sono in linea con quelli ottenuti da Fonseca. Si può dire che la Roma deve fare molto di più?

«Sì, certo che si può dire. Abbiamo grandi margini di crescita, individuali e collettivi. Dobbiamo tirare fuori la nostra versione migliore per centrare il nostro obiettivo stagionale: qualificarci in Champions. Chiaramente fare bene sia in campionato sia in Europa League non è semplice».

A carte scoperte: l’obiettivo della Roma quindi è la zona Champions?

«Sì. Sappiamo che la concorrenza è grande, ma non ci manca nulla per competere fino alla fine per questo traguardo. Sapendo che spesso tutto si decide per uno o due punti in più o in meno».

Passiamo all’attualità: il caso Karsdorp.

«Dopo la partita col Sassuolo e le parole di Mourinho, il giocatore a livello disciplinare ha commesso una grave scorrettezza non presentandosi all’allenamento e rifiutando di partecipare alla tournée in Giappone. Abbiamo evitato altre polemiche cercando di lavorare internamente e con l’entourage del giocatore. Ricky è tornato, si è allenato e ha giocato. Purtroppo in questa settimana qualcuno ha voluto fare il fenomeno, bruciando un po’ il lavoro che era stato fatto».

Si riferisce al legale del calciatore?

«Non so se è ancora il legale del calciatore… Ma è andato a caccia di fama, facendo il protagonista invece di continuare a lavorare per risolvere i problemi. Lo stesso è accaduto con la Fifpro, un’istituzione che ha steso un comunicato senza aver mai parlato una volta con la Roma. Karsdorp non è mai stato fuori rosa, nonostante non si sia presentato due volte».

Detto del calciatore, la Roma però questo caso se l’è creato da sola: un vero autogol.

«Il nostro tecnico non ha usato giri di parole, ma dopo le partite subentra una parte emozionale non sempre facile da controllare. Ci sono tanti altri esempi, anche recenti, in top club della Premier. Queste cose succedono spesso nel calcio. Molti però hanno dimenticato che la miglior versione di Karsdorp c’è stata con Mourinho, che in 18 mesi lo ha impiegato 60 volte da titolare. Accettiamo le critiche, ma non posso permettere che un giocatore approfitti della situazione per danneggiare la Roma».

Karsdorp è sul mercato? E in caso di cessione verrà sostituito?

«Sì è sul mercato, ma non andrà mai via a zero. Se partirà, dovremo trovare un modo per mantenere la squadra equilibrata, non necessariamente acquistando un terzino. Con Celik, Zalewski, Vina, Spinazzola, El Shaarawy, le fasce sono comunque coperte. Questa intervista mi permette di spiegare come è difficile fare mercato dentro i paletti del FFP con cui dovremo fare i conti nei prossimi quattro anni. All’interno del settlement agreement, uno dei parametri da rispettare è il transfer balance: in pratica in tutte le sessioni di mercato i costi dei calciatori della lista A, quelli che sono iscritti in Uefa, non possono essere superiori ai costi della lista A della stagione precedente. Per costi si intendono il contratto del calciatore, il 100% dei bonus, il trasferimento, la commissione, l’ammortamento».

Facciamo un esempio…

«Nella prima parte della stagione per risparmiare qualcosa non abbiamo iscritto Gini Wijnaldum in lista. Avevamo un margine positivo di cinque milioni di euro, ma inserendo Gini a gennaio dovremo coprire questo eccesso. Per questo nei mesi scorsi spiegavo che non avremmo dato in prestito Felix (ceduto poi per 7 milioni, ndr): abbiamo bisogno di soldi per poter operare sul mercato. Col prestito risparmi l’ingaggio ma non basta per prevedere entrare. Sarà così anche a gennaio. Chi parte lo farà in via definitiva. Come vede non mi nascondo: parlo poche volte, ma dico sempre la verità».

Mourinho vorrebbe un difensore centrale.

«Non ho mai nascosto di essere d’accordo con lui: giochiamo a tre, ne abbiamo quattro e dovremmo averne cinque. Tecnicamente ci servirebbe ma ogni movimento in entrata sarà sempre dipendente dal movimento in uscita».

Come è la situazione di Wijnaldum?

«Sta sempre meglio, il recupero prosegue bene, lui è un grande professionista, lavora tanto. Per noi le grandi operazioni di mercato di gennaio sono il ritorno di Dybala e di Gini».

Dybala è tornato da campione del mondo. C’è chi teme che la Roma in futuro possa non bastargli…

«Io lo vedo felice qui, aveva bisogno di tornare a sentirsi importante e a Roma ci riesce. Si trova molto bene nello spogliatoio, con l’allenatore, in città, con i tifosi. Non ho paura che la Roma possa non essere abbastanza per lui. Paulo ci aiuterà ad arrivare al livello che vogliamo».

Abraham è appannato: come si recupera?

«Da lui si pretende sempre tanto, se fa bene si dice che deve fare meglio… Ma questo dipende anche dal suo grande valore. Tammy oltre che un bomber è un calciatore di grande qualità. La stagione scorsa nei primi mesi non ha segnato tanto ma alla fine ha fatto 27 gol. Lui sa che deve fare molto meglio da qui alla fine. Per una Roma competitiva e vincente Tammy è fondamentale».

Può aver pagato, con l’arrivo di Dybala, un modo di giocare della Roma un po’ cambiato?

“Non penso, perché diversi gol di Tammy sono arrivati su assist di Dybala. E perché Paulo è uno di quei giocatori che migliora chi gli sta intorno».

Nonostante l’impegno, anche Pellegrini e Zaniolo non hanno numeri esaltanti finora.

«È vero, ma dobbiamo ricordare che Pellegrini l’anno scorso ha disputato la sua migliore stagione di sempre. Quest’anno ha giocato anche qualche partita più indietro, nei due di centrocampo. Nicolò è un giocatore da doppia cifra in gol e assist, ne ha le qualità e lo sa anche il ct Mancini. Ma a ventitré anni è stato quasi due stagioni fermo e non è facile ritrovare fiducia, concretezza, continuità. Ma sono certo che in questa seconda parte della stagione tutti i singoli cresceranno e con loro anche il livello del gioco. La squadra sa di dover migliorare da subito le proprie prestazioni».

Vale anche per Belotti.

«A maggior ragione per Belotti, che ha cambiato club, città, ambiente e ha avuto anche dei problemi fisici, ormai alle spalle».

Quando si siederà a trattare il rinnovo di Zaniolo?

«Non c’è fretta, come ha detto anche il suo agente Vigorelli: ora pensiamo solo a giocare. Abbiamo un buon dialogo con Nicolò e il suo entourage. Non mancheranno i momenti per confrontarci. Alla fine non credo ci saranno problemi».

Rinnovo di Smalling: si rischia un nuovo caso Mkhitaryan?

«Vogliamo tenerlo, lui deve darci una risposta. Ha una clausola per liberarsi. Lo abbiamo pagato 15 milioni più commissioni, e percepisce un ingaggio di 4 milioni. La Roma ha investito tanto su di lui, aspettandolo con pazienza durante gli infortuni. Sa che teniamo a lui».

Due parole su Ibanez.

«È stato a lungo uno dei nostri migliori giocatori, ha piedi da centrocampista e qualità innegabili. L’errore nel derby non deve condizionarlo: il futuro è suo».

In base ai discorsi sul FFP, su Frattesi, che costa 30 milioni, non le faccio neanche la domanda…

«Esatto. Non serve fare la domanda. Con tutti i paletti che ho spiegato la risposta è scontata».

Non lasciamo una finestrella aperta?

«No, perché non vedo nessuna possibilità ora. Anche perché a gennaio torna Gini e abbiamo già Cristante, Matic, Bove, Tahirovic, Camara»

Solbakken, un colpo passato un po’ in sordina.

«È un calciatore che ha fatto benissimo sia nella passata Conference League sia in questa Europa League. Ha 24 anni, gioca nella nazionale norvegese, lo abbiamo seguito tanto e dovuto superare una forte concorrenza per prenderlo».

Mourinho prossimo ct del Portogallo: quanto c’era di vero in queste voci?

«Quando prendi un allenatore come Mourinho devi essere preparato alle voci. In questi diciotto mesi non è stata la prima volta che un altro club o una Federazione si siano interessati a lui. Ma in Algarve non abbiamo subito distrazioni. L’unico nostro focus è stato migliorare per tornare subito a vincere. Sono portoghese, ogni volta che il Portogallo cambia Ct si parla di Mourinho. Ma noi contiamo di andare avanti insieme a lui».

E il contratto di Tiago Pinto? Scade nel 2024…

«Il mio contratto non è un tema. L’ultima cosa di cui dobbiamo preoccuparci nell’area sportiva è il contratto del direttore».

Capitolo giovani: Bove e Volpato possono finire in qualche trattativa di mercato?

«Cerco la miglior scelta per il loro percorso di crescita. Ma va chiarito un punto: Bove e Volpato non sono più “giovani della Primavera”, ma realtà importanti con un valore di mercato alto. Hanno giocato tante gare in A, hanno segnato, sono andati in nazionale. Ci sono club, non solo italiani, interessati a loro, ma contiamo di farli crescere qui. Quando sono arrivato dal settore giovanile avevamo solo Calafiori in prima squadra e giocava poco. Oggi sono sei: Zalewski che è un titolare, Bove e Volpato che giocano spesso, Tahirovic che si sta integrando, il terzo portiere, Boer, e Darboe ora infortunato. Mourinho ha creato un modo di coordinare il lavoro con il settore giovanile guidato da Vincenzo Vergine che ha permesso ad altri quattro ragazzi di esordire. Dal mio arrivo l’età media della squadra è passata da ventotto anni a ventisei. Più giovani, più prospettive, più valore».

Lei e Roma: impressioni iniziali e quelle di oggi.

«Non ero mai stato a Roma prima del 2021. Viverla da turista è magnifico. Ma se la godono più i miei familiari di me. La città è unica al mondo e forse non è un caso che lo siano anche i tifosi della Roma. Mai vista in vita mia tanta passione. Tutto questo fa crescere anche la pressione e le responsabilità: un anno qui ti consuma come tre da un’altra parte. Ma vincere ti regala anche una carica incredibile. Roma ti assorbe, ti riempie, ti esalta e ti consuma».

La prossima intervista tra altri due anni?

«Chissà… So di non risultare troppo simpatico ai giornalisti perché parlo poco, non regalo scoop, non do’ notizie. Ma ho sempre lavorato così, con discrezione, per il bene del mio club, a cui dedico il 100 per cento delle mie giornate e delle mie energie. Vorrei essere valutato solo per questo»

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Mourinho, il silenzio continua: no conferenza stampa prima di Bilogna e Milan

Il silenzio di Josè Mourinho proseguirà ancora per altri 10 giorni almeno. Il tecnico giallorosso infatti secondo quanto appresso da Trigoria non rilascerà dichiarazioni in conferenza a stampa alla vigilia dei match contro Bologna e Milan poiché ancora squalificato.

Come avvenuto già in precedenza lo Special One non parlerà dunque neanche dopo queste due sfide. Sarà valutato nei prossimi giorni se intervenire alla vigilia del match di Coppa Italia contro il Genoa, in programma il 12 gennaio oppure direttamente prima di Roma-Fiorentina del 15.

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Frattesi c’è, ma il mercato è bloccato

Meno due. E la Serie A torna a giocare. Quel lunghissimo countdown per la ripresa del campionato, iniziato 50 giorni fa, è finalmente arrivato al termine. Mercoledì tutti in campo per la sedicesima giornata, compresa la Roma, che alle 16.30 ospiterà il Bologna allo Stadio Olimpico – arrivato al diciottesimo sold out consecutivo.

Dybala è tornato ad allenarsi in gruppo, mostrandosi in piena forma e puntando ad una maglia da titolare contro il Bologna. Recuperato anche Belotti, che ha smaltito l’infortunio al flessore della coscia destra. Vicino al completo rientro in gruppo anche Wijnaldum, che prosegue spedito il suo lavoro di recupero. L’obiettivo è strappare una convocazione già con la Fiorentina. Sorrisi che arrivano anche da Solbakken che ieri ha svolto il primo allenamento con la maglia giallorossa, sotto gli occhi attenti di Mourinho.

Vecchi e nuovi acquisti che aprono il 2023 giallorosso con un altro spirito e abbassano una tensione fin troppo palese tra Giappone e Portogallo. Sorrisi sì, ma senza abbassare la guardia. Soprattutto sul mercato, aperto ufficialmente ieri. Mourinho chiede rinforzi, Tiago Pinto nicchia e lavora sottotraccia, viaggiando in equilibrio sul crinale del fair play finanziario. L’obiettivo per gennaio rimane Frattesi.

Come scrive la Repubblica, la Roma stavolta vuole chiudere, il Sassuolo lo sa e osserva i giovani giallorossi. Ma in questo momento al gm giallorosso manca il margine economico per formulare un’offerta ufficiale. Serve prima vendere, per questo si cercherà di accelerare la cessione di Shomurodov al Torino. I granata spingono per il prestito, ma la Roma pretende l’obbligo di riscatto.

Una condizione simile a quella di Karsdorp, ormai un corpo estraneo a Trigoria, tra un arbitrato con il club e la voglia di cambiare aria. Il Fulham vuole l’olandese, ma serve un’offerta a titolo definitivo di almeno 8 milioni di euro. Gratis a Trigoria non si vende più nessuno.

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La nuova Roma di Mou: con il rientro dei big è imminente il passaggio alla difesa a 4

L’ultimo giorno di lavoro a Trigoria del 2022 si è concluso con l’amichevole casalinga contro la Viterbese vinta dalla Roma per 3-1. Un’ultima sgambata prima del rompete le righe, con appendice serale a cena per festeggiare il Campione del Mondo Dybala. Appuntamento il 1 gennaio, giorno della ripresa degli allenamenti in vista della gara contro il Bologna. Da domenica testa e gambe per affrontare un mese di gennaio pieno di impegni e sfide già decisive. Sei gare, compresa la Coppa Italia, in meno di un mese che diranno con maggiore – forse definitiva – chiarezza che Roma sarà quella del Mourinho bis.

Come scrive il Tempo, certamente diversa negli uomini, con un Dybala tenuto a riposo ieri ma pronto a tornare titolare contro il Bologna tre mesi dopo l’ultima volta. E con un Wijnaldum in più, ormai prossimo al rientro definitivo in gruppo. Ma nel 2023 si potrà vedere una Roma diversa anche nel modulo. Per adesso si continua con i 3 dietro, come fatto con la Viterbese, ma il passaggio alla difesa a 4 – provata sia in Portogallo che in questi giorni a Trigoria – è imminente non appena Mourinho avrà tutti i suoi gioielli a disposizione. Uomini nuovi, modulo diverso per ritrovarsi e aggredire un campionato che da gennaio non aspetterà più i ritardatari. Bologna e subito dopo San Siro contro i campioni d’Italia.

Servirà la miglior Roma, a partire da chi negli ultimi mesi aveva lasciato gambe e testa a Tirana. Con il 2022 se ne andranno anche i ricordi dolci di una vittoria che sarebbe dovuto essere punto di partenza e non di arrivo. Mourinho in queste settimane di stop ha voluto spingere su questo tasto, pungolando i sedentari e provocando i trascinatori. Le risposte sono iniziate ad arrivare con il Waalwijk, confermate ieri contro la Viterbese. Ancora in gol Abraham e Zaniolo, insieme a capitan Pellegrini. Grande protagonista El Shaarawy, il più in palla dell’ultimo periodo, alla ricerca di una conferma per la prossima stagione.

Conferme arrivate anche dai giovani. Con un Tahirovic titolare e sempre più in alto nella considerazione di Mourinho. E chissà che il 2023 non sia il suo anno, come è stato lo scorso per Zalewski. Spazio che vuole ritagliarsi anche il giovane attaccante polacco Jordan Majchrzak, anche lui in campo contro la Viterbese. Neanche un minuto invece per Shomurodov, utilizzato solo contro la Primavera e sempre più vicino al prestito al Torino. Chi invece è apparso un corpo estraneo è Karsdorp, sbadato in campo – suo il fallo da rigore – e in causa con il club. Il suo futuro da qui a fine gennaio non potrà che essere lontano da Trigoria.