L’Italia non giocherà per la terza volta consecutiva i Mondiali di calcio. Impensabile e incredibile dopo la prima volta, 12 anni fa quando la croce finì sulle spalle di Ventura e il presidente federale Tavecchio ebbe almeno la dignità di dimettersi.
Ieri sera la formazione di Gattuso è uscita ai rigori, dando tutto, che è però evidentemente e palesemente poco. Tecnicamente, tatticamente – si gioca solo 3-5-2 da quasi un decennio quando nessuno in Europa e nel Mondo lo fa – e forse anche emotivamente. La nazionale è andata in vantaggio dopo 15 minuti per 1-0 silenziando quasi lo stadio di Zenica. Poi al primo vero episodio negativo – l’espulsione di Bastoni – si è sciolta – subendo la pressione dei bosniaci e divorandosi 2-3 occasioni straordinarie.
Il finale è amarissimo: la solita lotteria dei rigori, che ci ha quasi sempre tradito. Sbagliano Pio Esposito e Cristante, i due volti diversi di un sistema vacuo com’è l’attuale governance a tutti i livelli del nostro sistema calcio, un prodotto avariato e scaduto da anni.
Dopo la gara nessuno si è dimesso. Gattuso, Buffon e Gravina a cascata hanno rimandato decisioni inevitabili. Serve ora un intervento forte della politica, perchè il Consiglio Federale preannunciato da Gravina, lo ha recentemente rieletto per acclamazione e quindi perchè dovrebbe detronizzarlo? Serve una visione comune, che dovrebbe essere sospinta da un sistema mediatico che a livello nazionale, anche oggi, non ha trovato il coraggio di fare apertamente nomi e cognomi di chi ha fallito dalla Nazionale in giù in tutte le categorie, affossando lo sport più popolare in Italia. Serve una sterzata che necessariamente deve calare dall’alto, perchè in situazioni di crisi eccezionali si interviene con comitati e provvedimenti eccezionali, che superano il dettato normativo.
Sono presenti anche Gianluca Mancini e Bryan Cristante tra i 27 convocati del Ct Gattuso per le prossime due sfide della nazionale azzurra in programma contro Norvegia e Moldova a partire dalla prossima settimana.
21.3.2021 Roma vs Napoli (Serie A) Sport; Calcio;
Nella foto: Gattuso
(Foto Gino Mancini)
E’ il giorno della presentazione di Rino Gattuso, come nuovo CT della Nazionale italiana. Dopo l’esonero di Spalletti e il rifiuto di Ranieri alla proposta di Gravina, la FIGC ha scelto l’ex tecnico di Milan e Napoli tra le altre, per affrontare il mare in tempesta e provare a portare in porto la nave, un Mondiale che manca da 8 anni.
“Questo è un sogno che si avvera, spero di essere all’altezza. So che il compito non è facile ma di facile nella vita non c’è nulla. Io e io mio staff sappiamo che c’è tanto da lavorare, ma c’è la consapevolezza di poter fare un grandissimo lavoro. C’è da lavorare, da andare in giro e parlare coi giocatori per entrare nella loro testa. Sento dire da tanti anni che non c’è talento, ma io penso che i giocatori ci siano e dobbiamo solo metterli nella condizione di farli esprimere al massimo. L’obiettivo è riportare l’Italia al Mondiale, per noi e per il nostro calcio è fondamentale”.
“Dobbiamo ritrovare l’entusiasmo . ha proseguito il Neo CT – non pensare in modo negativo. Chi viene a Coverciano deve arrivarci con entusiasmo, creare una famiglia credo sia la cosa più importante. Oltre la tecnica e la tattica dobbiamo ritrovare quel gruppo che per tanti anni ci ha contraddistinto nel mondo”.
“4-5 giocatori di questo gruppo sono tra i primi dieci nei loro ruoli. Però ripeto: squadra, non singoli giocatori. Sono convinto che la squadra abbia dei valori e si possa raggiungere l’obiettivo. Quando Buffon e Gravina mi hanno chiamato non ho esitato un istante, credo abbiamo le doti per raggiungere l’obiettivo”.
Infine sulla struttura e i suoi collaboratori: “Ho Bonucci nel mio staff e poi altri cinque componenti che lavorano da anni con me. Prandelli, Zambrotta e Perrotta ci daranno una mano insieme a Viscidi. Io col Napoli ho perso una Champions con 77 punti, col Milan non ci sono andato per un punto. Con l’Hajduk dopo 19 anni ci siamo giocati il campionato con una squadra imbottita di giovani. Dipende poi come vengono scritte le cose: poi solo una squadra vince il campionato, solo una vince. Poi però bisogna vedere il lavoro e come ha lavorato, se ha fatto crescere i giovani e la squadra”.
Tra i commenti al vetriolo che stanno accompagnando la decisione di Ranieri di rinunciare alla panchina della nazionale, spicca questa mattina quello di Arrigo Sacchi.
L’ex CT azzurro, di fatto divenuto opinionisti da quasi 20 anni, ha parlato così sulla Gazzetta dello Sport dell’affair nazionale: “Non conosco le motivazioni profonde, ma ritengo che alla Nazionale non si possa dire di no. È un dovere morale rispondere alla chiamata, perlomeno io la vedo così. La Nazionale è la squadra di tutti gli italiani e dunque, per un allenatore, dovrebbe rappresentare il massimo traguardo. Che cosa c’è di più alto e nobile che poter essere a capo di un progetto che coinvolge l’intero paese?”.
Paulo Dybala vuole recuperare al 100% dal fastidio al flessore che di fatto lo ha bloccato negli ultimi 15 giorni, costringendolo ai box contro il Venezia, contro il Monza, con soli 20 minuti giocati contro l’Elfsborg.
Paulo oggi continuerà a lavorare in palestra, così poi tra sabato e domenica quando il resto del gruppetto presente a Trigoria beneficerà invece di due giorni di stop. Lunedì mattina il primo test in campo per valutare le sensazioni del flessore e se arriverà il via libera dal giorno successivo comincerà ad allenarsi gradualmente in gruppo. Lo riferisce il Corriere dello Sport.
Ciccio Graziani ha commentato così ai microfoni di Retesport il pari tra Italia e Croazia di ieri sera a Euro24:
“Al gol di Zaccagni non ci speravo più sinceramente, anche se nel secondo tempo con i cambi abbiamo cominciato a giocare un calcio più coraggioso, realizzando poi quel mezzo miracolo alla fine. Nel primo tempo ho visto una squadra spenta, impaurita. Alla fine la qualificazione è arrivata ed è ovviamente la cosa più importante. Ci sono margini per migliorare, per Spalletti ho una stima infinita ma bisogna creare una Nazionale che abbia una sua identità, un giocatore come Chiesa non può stare fuori. Il 4-3-3 con due esterni e una punta centrale è a mio avviso l’unica via per avere almeno una logica tattica riconoscibile per tutti, una linearità e un’armonia diversa, questo vortice tattico non agevola nessuno. Spalletti deve capire che deve gestire, non deve addestrare, ha un ruolo diverso adesso”.
Federico Chiesa sarà uno dei tormentoni del mercato estivo. L’attaccante bianconero non rinnoverà quasi certamente con la Juventus che è entrata nell’ordine di idee di cederlo per fare cassa ad un anno dalla scadenza.
L’agente di Chiesa – Fali Ramadani – avrà un incontro con i dirigenti giallorossi tra oggi e domani per capire i contorni economici di un’eventuale operazione, ma ufficialmente non è ancora iniziata alcuna trattativa. Tra l’altro Ramadani è l’agente di diversi altri calciatori che potrebbero interessare a Ghisolfi e De Rossi. I discorsi dunque saranno ampi.
Sullo sfondo c’è anche il forte, fortissimo interesse del Napoli. Conte vorrebbe puntare sul rilancio dell’attaccante azzurro e Di Lorenzo potrebbe essere una pedina di (parziale) scambio. Chiesa comunque vorrebbe attendere l’Europeo per decidere poi cosa fare.
FOCUS RS (di Francesco Oddo Casano) -Accendi la tv e vedi scorrere la formazione azzurra durante l’inno d’Italia in una calda serata di giugno pre Europei. Se sei un tifoso della Roma però noti anche che nell’undici scelto ieri sera da Spalletti, casualmente o forse no, c’erano Frattesi, Scamacca e Calafiori, tre pezzi di Roma oggi di proprietà rispettivamente dell’Inter, dell’Atalanta e del Bologna con vista su Torino, sponda bianconera. Ma soprattutto tre dei giovani più importanti del nostro calcio.
Guardi indietro e ripensi a che tipo di ‘tesoro’ la Roma avesse tra le mani ma anche che per motivi diversi non è riuscita a coglierne il valore intrinseco. Sia appena usciti dalla Primavera, sia quando ha avuto la possibilità di ricomprarli a distanza di anni scommettendo forse in parte sulla loro completa maturazione, arrivata poi successivamente.
Non è senno di poi o di prima, ma capacità e lungimiranza. De Rossi ha fatto emergere di recente il suo rammarico citando Calafiori e Frattesi: “Non possiamo più ripetere errori così, non mi va giù vederli altrove”. Bisogna avere più coraggio? Sì. Ma anche l’occhio lungo e non è ovviamente facile. Perchè ogni anno la Roma ne sforna tanti, tantissimi, ne lascia andare evidentemente altrettanti, ma proprio per questo deve alzare il livello di attenzione e farlo con affidandosi a professionisti che li conoscano sin dalle loro origini, che li hanno visti crescere e che sappiano scrutarne reali potenzialità di sviluppo.
Anche perchè se ad esempio su Calafiori si è fatta una scelta puramente fisica, ritenendo il ragazzo, reduce da gravi incidenti alle ginocchia, non in grado di emergere e la sua cessione al Basilea rientra nella rivoluzione della rosa voluta da Mourinho, su Frattesi andavano fatti ragionamenti diversi e qui urge un passo indietro.
Walter Sabatini sul giovane esterno poi trasformato in mezzala aveva inserito un diritto di riscatto a salire, lasciando al Sassuolo la valorizzazione del calciatore come avvenuto nel biennio precedente per Pellegrini, poi ricomprato per 10 milioni. Frattesi è stato titolare ovunque in B e poi in A, con qualsiasi allenatore e in qualsiasi sistema di gioco. Si doveva comprendere prima che fosse un calciatore in ascesa, con caratteristiche perfette per il calcio moderno e non ridursi a due estati fa dove per una differenza di pochi milioni non si è trovato un accordo che comunque andava trovato, sacrificando magari quei giovani che poi a Sassuolo ci sono andati lo stesso (Volpato, Missori, Falasca neo campione d’Italia e in gol proprio contro la Roma nella finalissima Scudetto di qualche giorno fa).
Quella di Scamacca è una terza, storia, completamente diversa ma in parte assonante con quella di Frattesi: andato via giovanissimo con la famiglia per l’offerta faraonica ricevuta dal PSV, a distanza di qualche anno poteva essere un’opzione come vice Dzeko, nell’estate precedente all’avvento di Mou. Per alcuni giorni si palesò addirittura l’ipotesi di vendere Dzeko alla Juve, con lo sbarco di Milik e di Scamacca come vice. Non se ne fece nulla, anche perché qualcuno all’interno della Roma era rimasto deluso dal comportamento del ragazzo e del modo in cui si era consumato il suo addio.
A margine di queste vicende, che spesso sono il frutto anche di sfortunate coincidenze o di scarsa pazienza, la Roma sembra aver cambiato passo negli ultimi anni dando spazio maggiore ai suoi migliori talenti in prima squadra. Oggi su Bove e Zalewski ad esempio la società giallorossa e lo staff tecnico hanno sicuramente sviluppato un parere più compiuto rispetto a quello che si poteva avere su giovani usciti dal settore giovanile senza un minuto in A. Quindi la decisione di separarsi eventualmente da Bove e/o da Zalewski sarà più ponderata. Ma in assoluto un altro grave problema è che la Roma di prima e di oggi non abbia mai seriamente preso in considerazione l’ipotesi della seconda squadra. Un vettore che permetterebbe alla società di dare ai ragazzi più meritevoli uno step in più di crescita senza perderne il controllo. Immaginate se Pagano, Pisilli, Joao Costa, Oliveras solo per citarne alcuni il prossimo anno giocassero un intero campionato di Serie C, facendosi le ossa per poi esser ripresi in considerazione l’anno dopo come accaduto per i vari Soulè, Iling, Huijsen etc. a Torino. Le valutazioni sarebbero più approfondite e le decisioni su eventuali cessioni certamente più remunerative dei complessivi 7-8 milioni incassati per il trio Scamacca-Frattesi-Calafiori che oggi, purtroppo per la Roma, ne valgono circa 100.
Giornata speciale per la Nazionale a Coverciano. Come annunciato in precedenza oggi saranno ‘virtualmente’ aggregati al gruppo azzurro per un giorno intero 5 campioni fantastici del passato: Totti, Rivera, Baggio, Del Piero e Antognoni.
I campioni del passato, si legge sul sito della Federazione, pranzeranno con squadra e staff, poi nel pomeriggio indosseranno delle maglie speciali e saranno in campo con il gruppo durante la seduta di allenamento.
Tempo di Nazionali e di aneddoti o ricordi. Vincent Candela, tornato questa settimana nella grande famiglia di Retesport(dalla prossima settimana live in diretta nei nostri studi il lunedì e il venerdì dalle 10:00 alle 12:00), ha raccontato un simpatico episodio avvenuto dopo la finale vinta dalla Francia ad Euro2000 contro l’Italia, quando il famigerato golden gol regalò ai galletti il trionfo a discapito degli azzurri allora guidati da Dino Zoff: “Dopo la partita mi scambiai la maglia con Paolo Maldini, ci conoscevamo tutti, in campo c’era una quindicina di calciatori che giocava in Serie A, per dire il livello all’epoca del nostro campionato, poi andai ad abbracciare Gigi Di Biagio, Marco Delvecchio e soprattutto mi diressi da Francesco (Totti ndr) per consolarlo”.
“Non avevano tanta voglia di parlare, li abbracciai e scendendo nel tunnel mi ritrovai nel loro spogliatoio, quasi naturalmente, come se fossi nel nostro a Roma. Arrivò Zoff che parlò per una ventina di minuti, io avevo indosso la maglia azzurra quindi non mi riconobbe sul momento. Poi dopo 20 minuti di discorso e di ringraziamenti, Francesco si girò verso di me ed esclamò: “Ma te che c…. ci fai ancora qui, vai a festeggiare’. Eravamo molto amici e quella fu un ulteriore episodio che lo confermò”.