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Interviste

Antonio Cassano: “Le corse pazze con Totti e i 4 no a Moggi. Roma-Juve da godere”

Antonio Cassano, ex attaccante della Roma, ha parlato ai microfoni de la Repubblica. Ecco le sue dichiarazioni in merito a Roma-Juventus:

Sono passati 19 anni da Roma-Juventus 4-0 del 2004, la più bella partita della sua vita?
“Una delle più belle partite della vita mia. Il problema è che quelle cose le facevo una volta ogni sei anni. Mi affascinava confrontarmi con le grandi, Mi dicevo: ora vi faccio vedere chi è il più forte. Dacourt, nello spogliatoio, diceva: grandi partite, grandi giocatori. Invece mi rompevo le palle a giocare con squadre meno forti. lo giocavo Roma-Juve come in strada. Volevo lasciare la gente a bocca aperta: quella è la goduria”.

Quante volte ha rifiutato la Juventus?
“Quattro, La prima il 2001: avevo appuntamento con Moggi ad Avellino, ma volevo giocare con Totti, mi affascinava Roma, la città. Non mi ha mai affascinato la Juve, nemmeno per un secondo: non c’entrava nulla con la mia idea di calcio. Li sarei durato tre giorni: il primo giorno mi acquistavano, il secondo presentazione, il terzo mi cacciavano via. Buffon mi diceva: sei un cretino, da noi potevi vincere il Pallone d’oro, lo gli rispondevo: Gigi, io non timbro il cartellino, io all’allenamento devo divertirmi”.

Lei è spesso critico con la Juve.
“La Juve ha fatto un’ottima partita nel derby. Ma scordatevi che faccia possesso palla o domini la partita. La Juve con Allegri è un anno e mezzo che fa schifo, è rimasto a dieci anni fa. E ha la rosa più forte del campionato. Vale anche per l’Inter, e lo dico da interista: sono le squadre più forti. Inzaghi è giovane ma ho l’impressione che l’Inter sia più grande di lui. È a 18 punti dal Napoli, che ha la forza delle idee. L’unico che mi sorprende è Lucianone Spalletti: siamo al calcio 2.0? Lui è al 3.0: abbina il gioco diretto di Klopp e il possesso di Guardiola”.

Eppure a Rome voi due aveste un rapporto tormentato.
“Per colpa mia. Dopo l’allenamento alla Roma i più giovani portavano via le porte. Lui arrivò e ci disse: da oggi, le porte le toglie tutta la squadra. Metteva regole. Il volume della musica? Io lo tenevo alto, lui veniva e lo abbassava. Non guardava in faccia nessuno, Cassano, Totti o Montella: dopo tre giorni in cui mi sono comportato male mi ha tolto la fascia di vice capitano e mi ha messo fuori rosa, giustamente. Dopo che mi sono comportato bene, ma dovevo andare al Real, mi ha detto: tu potresti giocare con me. In 5 partite tra campionato e coppa feci 3 gol e 2 assist. Ancora oggi ci sentiamo: con lui puoi parlare di calcio, di vini, di cibo. A Roma lo hanno disintegrato, lui come Luis Enrique. Forse si saranno pentiti…”

È amico di Spalletti e Totti: può farli riappacificare lei?
“Ma che gli dico, “Avete fatto casino, stringetevi la mano”? Però sarei contento se facessero due chiacchiere. Luciano guardava al bene della squadra. Se a Totti chiedi “giocheresti?”, lui ti dice di si anche oggi. Qualcuno se ne è approfittato per metterli contro”.

C’è una “cassanata” che non è mai stata raccontata?
“Franco Sensi mi chiamava una volta a settimana nella sua stanza, lui in giacca e cravatta, io andavo da lui in mutande e lo abbracciavo pure. Poi, le corse in Ferrari con Totti. Facevamo via di Trigoria a manetta, a chi arrivava primo al centro sportivo: chi si metteva davanti non faceva passare l’altro. Sa le volte che abbiamo rischiato di fare la frittata? All’Eur facevamo Il circuito, dal Palaeur all’obelisco e ritorno, tre quattro giri alle 5 di mattina. Ieri ho fatto da Genova a Brescia, ci ho messo 4 ore. I figli cambiano tutto”.

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APPROFONDIMENTI

Zyech e la Roma, un altro tentativo andato a vuoto. ‘Il matrimonio non s’ha da fare’

FOCUS RS (di Francesco Oddo Casano) – Amsterdam, Londra, ora Parigi. Sullo sfondo, una cartolina del Colosseo e del centro di Roma, luoghi che Hakim Ziyech sperava di visitare magari nei prossimi giorni, in compagnia della sua famiglia, ma non in vacanza. Il marocchino, protagonista assoluto agli ultimi Mondiali in Qatar, ha sfiorato la maglia giallorossa, nuovamente, senza però ricevere l’ok per la fatidica firma sui contratti.

MONCHI, TOTTI, PASTORE E IL PRIMO STOP – Estate 2018. L’allora ds giallorosso Monchi pensa ad Hakim Ziyech, per regalare a Di Francesco un esterno di piede mancino, in grado di impreziosire la trequarti offensiva e raccogliere finalmente l’eredità di Salah, ceduto l’anno prima al Liverpool. La società incontra a giugno l’agente del calciatore e strappa un accordo sulla parola, poi inizia a lavorare con l’Ajax per arrivare alla fumata bianca. Anche Totti chiama – tramite Benatia – il ragazzo per spiegargli il progetto tecnico. La piazza giallorossa in quel momento era molto ambita, complice la finale di Champions League sfiorata qualche mese prima. La volontà del ragazzo c’è e la Roma arriva ad un passo dal chiudere la trattativa. Una ventina di milioni agli olandesi, in poche rate come da richiesta. Il calciatore prepara le valigie ma viene improvvisamente stoppato. Ai giallorossi viene infatti offerto Javier Pastore e Monchi cambia idea convincendo anche Di Francesco della bontà dell’operazione. ‘Meglio il rilancio del Flaco che a Parigi non trova più spazio e non il marocchino‘. Ruoli diversi, ma estro simile. Pallotta non autorizza l’affare con gli olandesi, nella Roma qualcuno storce il naso: è Francesco Totti, che suggerisce ai dirigenti di puntare sull’attaccante dell’Ajax e non sull’argentino. Consiglio che si perse nel vuoto, come lo stesso capitano romanista racconta in occasione della sua conferenza d’addio nel giugno 2019: “Mi hanno chiesto un parere su un giocatore e pensavo che non potesse far bene alla Roma, visti i tanti infortuni e il gioco di Di Francesco (Pastore, ndr). Alcuni dirigenti mi hanno detto che ero sempre contro di loro, ma io ho risposto sinceramente. Non chiedetemi il nome, ma io avrei fatto un’altra scelta. Chi è? Non lo dico. Ma è bravo. Gioca nell’Ajax (Ziyech)”. La storia dell’argentino a Roma si rivela un disastro e il marocchino, chiusa la finestra estiva, conferma sconsolato: “Avevo un accordo con la Roma, ma alla fine l’affare non è stato concluso. È un peccato, mi sarebbe piaciuto andare, ma non è stato possibile”.

IL GRAN RIFIUTO DI ZANIOLO E ORA PARIGI – Il 1 luglio del 2020 l‘Ajax cede al Chelsea il cartellino di Ziyech per 40 milioni di euro, mentre nella capitale Pastore somma settimane su settimane di stop in infermeria. E’ stato indubbiamente uno degli ultimi colpi dell’era Abramovich. L’attaccante marocchino gioca 98 partite con i Blues, realizzando 14 gol e 11 assist. Vive momenti di grande coinvolgimento a fasi di scarso impiego, ma gioca al top del calcio internazionale, arrivando col Chelsea sul tetto d’Europa e del Mondo. Gli ingenti investimenti della nuova proprietà americana, il cambio di allenatore in panchina, spostano sensibilmente gli equilibri della rosa. Ziyech finisce sul mercato, già a gennaio e la Roma torna su di lui. Questa volta la società (e Mourinho) sono tutti d’accordo ma il nuovo tentativo giallorosso va a vuoto per il rifiuto di Zaniolo di volare in Premier, sponda Bournemouth. Hakim incassa e rilancia, perchè in queste ore si trova a Parigi in attesa dell’accordo tra Chelsea e PSG. A questo punto è probabile che spedisca lui a Trigoria una cartolina della Tour Eiffel, perchè il matrimonio non s’ha da fare.

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Rassegna stampa

Il triste naufragio di Tomaselli: il “nuovo Messi” di Trigoria devastato da YouTube

Pietro Tomaselli, giovane ragazzo diventato noto nel 2012 per i video delle sue giocate tanto da essere soprannominato il “nuovo Messi”, ha rilasciato un’intervista al quotidiano. «Ho deciso di venire in Spagna per ricominciare tutto da capo – racconta il calciatore – e ora gioco con le giovanili del Coruxo FC».

Come scrive la Repubblica, all’età di 9 anni venne ingaggiato dalla Roma, proprio grazie ai video su You Tube: «Totti e De Rossi mi dicevano che ero bravissimo, che dovevo continuare così e sarei arrivato molto lontano. Il calcio italiano non mi ha capito ma se tornassi indietro rifarei tutto da capo. Se non fosse stata la Roma a darmi l’opportunità di giocare sarebbe stata un’altra squadra. Mi cercarono anche il Real Madrid, il Barcellona, il Chelsea e il Manchester United». Alla fine però la carriera calcistica prese una piega differente, infatti dopo la Roma nessun club bussò alla porta. «I primi anni sono stati difficili, piangevo alla fine degli allenamenti – svela Tomaselli -. Si parlava tanto di me, questo mi condizionava e mi faceva giocare con un peso enorme addosso. Anche i commenti sotto i video mi facevano male, li leggevo tutti».

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Interviste

Totti esalta Dybala: “E’ un fenomeno”. Poi su Mou: “Spero che la Roma lo accontenti”

Francesco Totti ha parlato ai microfoni di Sport Mediaset a poche ore dalla finale di Supercoppa italiana tra Inter e Milan. Questo il passaggio sui giallorossi: “Dybala è un fenomeno, un giocatore che sta sopra tutti perché ha sempre dimostrato il suo valore. Sono contento che sia arrivato alla Roma perché se lo merita e perché è giusto che la città abbia un calciatore di questo calibro. Si percepisce quando i giocatori sono un po’ diversi dagli altri. Lui lo sta dimostrando segnando e facendo delle grandi prestazioni. Siamo contenti di averlo alla Roma, ce lo godiamo e ce lo teniamo stretto”.

Poi sugli obiettivi stagionali dei giallorossi e sul mercato: “La qualificazione alla Champions è l’obiettivo principiale, anche se sappiamo che non sarà facile. Le prime quattro vanno forte, ma il campionato è lungo, ci sono tanti punti ancora in palio, le squadre sono vicine e tutto può succedere. Mourinho vuole rinforzi dal mercato? Ogni allenatore vuole una rosa sempre più competitiva. Se lo dice il mister, speriamo che la società riesca ad accontentarlo”.

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Interviste

Totti e il poker, Pupo avverte: “Ho giocato con lui, ha tutte le caratteristiche di chi è ludopatico”

“Ho giocato a poker con Totti una sola volta, durante un torneo di solidarietà organizzato come raccolta fondi per i terremotati dell’Aquila che andò in onda su La7. Ricordo che guardandolo negli occhi mi sono subito accorto che il gioco lo appassionava molto. Queste le parole di Pupo, noto cantautore e conduttore televisivo italiano, ai microfoni de il Quotidiano Nazionale nella quale ha parlato di Francesco Totti e della sua presunta dipendenza dal gioco d’azzardo: “Secondo me è una persona buona, sensibile e generosa, tutte caratteristiche che, purtroppo, sono quasi sempre presenti nei soggetti affetti da ludopatia”.

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APPROFONDIMENTI

Messi vs Mbappè: ha trionfato Leo, l’ultimo Jedi dell’era dei numeri 10

EDITORIALE RS (di Francesco Oddo Casano)Leo Messi ha trionfato, finalmente. Leo Messi ha portato sul tetto del Mondo la sua Argentina, battendo ai rigori la Francia di Mbappè. Una delle finali più belle della storia per la maggior parte degli osservatori, ma soprattutto una gara che probabilmente ha fotografato, quasi cristallizzato, il passaggio da un’era calcistica all’altra. Nella letteratura calcistica di questi giorni e dei prossimi anni, quella tra Francia e Argentina sarà la gara che descriverà, quasi in maniera romanzesca, una sorta di ‘guerra (sportiva) dei mondi’. Si sono affrontati due fenomeni di generazioni calcistiche diverse, uno quasi al tramonto di una carriera irripetibile, l’altro poco dopo l’alba, con già una Coppa del Mondo nel palmares, centinaia di gol e la voglia di prendersi presto, lo scettro e il trono, del ‘mas grande’.

Torneremo” ha twittato con orgoglio l’asso francese, capocannoniere di Qatar 2022 e sulla carta unico calciatore in grado di battere tanti dei record della ‘Pulce’. Giocano insieme, al PSG, secondo qualcuno non si amano più di tanto, ma non è questo il tema del contendere.

Leo ha voluto scrivere la pagina più emozionante sul suo personale libro leggendario, con 7 reti, 3 assist. Numeri corredati da giocate sopraffine nonostante l’età avanzata e qualche difficoltà fisica fisiologica, palesata nei finali delle gare giocate comunque fino al triplice fischio con l’orgoglio argentino. Kylian non si è arreso, mai, dimostrando di essere un calciatore fenomenale ma anche la massima espressione del cambiamento. Perchè Messi rappresenta, all’ennesima potenza, probabilmente non solo per molti la reincarnazione di Diego, ma soprattutto la coda finale di una meravigliosa generazione di numeri 10.

Da Platini a Maradona, da Totti a Zidane, ma anche Del Piero, Rui Costa, Ronaldinho, poi Kaka e Rivaldo (solo per citarne alcuni), per arrivare ad Ozil o De Bruyne, questi ultimi già figli di un calcio sempre più verticale. Leo è stato e sarà sempre il dies nel vero senso della parola. Non solo il più forte di sempre – titoli e numeri alla mano – ma rappresentante di un ruolo che in campo pian piano sta scomparendo. Il trequartista, il regista offensivo, il fantasista, il numero dieci, chiamatelo come volete, ma per tutti i bambini sogno calcistico per decenni, sta per passare definitivamente di moda, travolto dal vento del cambiamento. Fateci caso: quali squadre importanti oggi in Europa hanno un numero 10 classico, lontanamente assimilabile alla sfilza di campioni citati prima? Tanti giocatori forti, non c’è dubbio, alcuni con caratteristiche e movimenti assimilabili al ‘dieci classico’ (ad esempio Foden nel City) ma tramutati dalle logiche tattiche e l’inevitabile spinta dell’evoluzione di questo sport, in calciatori totali: mezzali, esterni, seconde punte, pronte a pressare, rubare palla e ripartire velocemente. Tutto necessariamente in verticale. Transizioni le chiamano oggi (una volta contropiedi) poco cambia. L’analisi non è lessicale, ma puramente calcistica.

E arriviamo a Kylian Mbappè, straordinaria evoluzione di Luis Nazario da Lima Ronaldo, in parte anche di Cristiano e forse di Henry. Attaccanti diversi tra loro, ma certamente attaccanti da ripartenze fulminee, doppi passi, ‘motorini accesi’ e rapide discese dall’esterno verso la porta, dal centrocampo verso la porta, testa bassa e corsa con un solo obiettivo, fare gol. Insomma: cannonieri implacabili dentro l’area di rigore. Il calcio di Mbappè non pensa, esegue. Il calcio di Mbappè va dritto per dritto. Può scambiare palla – come nel secondo gol di ieri – ma non può perdere tempi di gioco. E’ esplosività pura. Talento, non c’è dubbio, ma è soprattutto tecnica in velocità.

Il calcio di Messi e dei numeri 10 classici è stato ed è ancora per poco tempo estro intrinseco, è metafisica, è l’impensabile che diventa reale in un tiro a giro, in un assist imbucato in un corridoio immaginato solo da chi esegue quel tipo di passaggi, è a volte sfida alle leggi della fisica con traiettorie accompagnate dagli spalti con gli ‘ohhhh’ di sorpresa, che si concedono solo alle opere d’arte. L’argentino è forse l’ultimo Jedi dell’eroica tradizione dei numeri 10, degno protagonista di una immaginifica nuova trilogia di Star Wars.

Non c’è un giudizio di valore in chi scrive, ma un’oggettiva valutazione di quale direzione il calcio stia prendendo. Può piacere o meno, ma un dato è chiaro: sarà difficile ritrovare dei numeri 10 come quelli che tra gli anni 80, gli anni 90 e i primi 2000 hanno caratterizzato le big europee e le principali nazionali al Mondo. Per questo è giusto concedere a chi ama Messi di venerarlo fino all’ultimo giorno in cui scenderà in campo da protagonista con un pallone tra i piedi. E non solo perchè è il più forte di tutti – sempre numeri alla mano – ma perchè rappresenta forse la fine di un’era, per buona pace dello sceicco del Qatar, che potrà comprare tutti i campioni e i Mondiali che vuole, ma non clonare (ancora) la fantasia e il romanticismo che ha accompagnato Messi e i suoi antenati calcistici.

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Funerali Mihajlovic: presenti anche Totti, De Rossi e Conti

Nella Chiesa di Santa Maria degli Angeli un vero e proprio bagno di folla ha accompagnato l’ultimo saluto a Sinisa Mihajlovic, scomparso un paio di giorni fa dopo aver combattuto per quasi tre anni contro la leucemia. 

Alle esequie dell’ex tecnico del Bologna erano presenti anche Totti, De Rossi e Bruno Conti. Inoltre la Roma ha inviato una corona di fiori, memore dei trascorsi giallorossi del serbo.

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Interviste

Totti tende la mano a Spalletti: “Ora mi piacerebbe chiarirmi”

Francesco Totti a tutto campo, che per prima cosa tende la mano a Luciano Spalletti dopo i dissidi. “Un giorno mi piacerebbe chiarire con lui – dice sul canale Twitch di Bepi Tv – e capiterà. Magari ognuno resterà delle proprie idee. Ma non dimentico che con lui mi sono espresso al meglio. Resta resta uno degli allenatori più forti in circolazione e lo si vede col Napoli, che in questo momento ha l’attaccante più forte del campionato, cioè Osimhen“.

Come scrive la Gazzetta dello Sport, proprio in riferimento al suo tramonto dice: “Un po’ mi rivedo in quello che passando Cristiano Ronaldo. Bisogna portarli rispetto”. Sul fronte Roma, pochi concetti ma pungenti: “No al doppio ruolo di Mou tecnico e c.t…; “Il gioco dei giallorossi mi piace? Nì“; “A Zaniolo gli manca la testa giusta, se vuoi andare avanti devi averla, nel calcio ci sono le categorie“; “Il mio ritorno alla Roma? Per fare i matrimoni serve essere in due. Non c’è niente, ma sono felice lo stesso. Basta che loro vadano avanti noi li seguiamo“.

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Rassegna stampa

Totti: “La Roma è il mio unico grande amore”

Mentre Ilary si gode le vacanze a St Mortiz insieme al nuovo fidanzato, la figlia Isabel e qualche amica, Francesco Totti continua a vivere la sua storia con Noemi, con uno sguardo rivolto al futuro (hanno terminato i lavori nella loro nuova casa a Roma nord) e un occhio sugli affari.

Così Totti – come riporta il Corriere dello Sport – da un evento promozionale in Turchia ha rilasciato qualche dichiarazione sul Mondiale e, naturalmente, l’amore per la sua Roma: “Purtroppo non ci siamo qualificati ai Mondiali in Qatar – le sue parole a goal.com – Non solo, nn siamo riusciti nemmeno ad approdare a quelli precedenti. Ormai ci siamo abituati (ride, ndC). Ho ricordi indelebili con la Nazionale, non posso dimenticare il momento in cui abbiamo vinto la Coppa del Mondo“. Infine la Roma: “L’unico grande amore, non c’è mai stata alcuna squadra in grado di convincermi a lasciare“.

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Interviste

Totti: “La Roma la mia vittoria più grande”

Alla fine sempre di calcio e di Roma si trova a parlare. Francesco Totti vola a Istanbul per ufficializzare il suo ingresso nel settore della medicina estetica e, nel frattempo, parla del Mondiale e ribadisce i suoi amori per i colori giallorossi.

Quando, nella prestigiosa location del Mandarin Hotel sul Bosforo gli chiedono se ha il rimpianto di aver vinto poco nella sua carriera, Totti sorride. E dice: “Rimpianti? Proprio nessuno. Venticinque anni nella mia squadra del cuore, con un’unica maglia, sono la mia vittoria più grande“. Come scrive il Corriere dello Sport, in tema di vittorie, Totti ha ricordato come la Coppa del Mondo del 2006 sia stata “indimenticabile” e si è detto dispiaciuto per l’assenza dell’Italia dal Qatar.