Nicola Zalewski ieri sera ha disputato da titolare l’amichevole con la Polonia contro la Turchia, ultimo test di preparazione in vista di Euro24.
All’89’ l’attaccante giallorosso ha puntato da sinistra, rientrando verso il centro, un avversario e lo ha saltato poi ha scagliato un bel destro radente all’angolino che ha permesso ai suoi di vincere 2-1.
Grande felicità anche in casa Roma per un ragazzo che nelle ultime due stagioni, dopo un esordio sorprendente, si è un po’ smarrito. La Roma lo ritiene un sacrificabile ma ogni decisione sarà presa post Europeo. La sensazione è che se dovesse mettersi in vetrina nella manifestazione continentale e susseguentemente arrivasse un’offerta intorno ai 10-12 milioni, il club giallorosso non chiuderebbe le porte ad un suo addio, anzi.
Federico Chiesa sarà uno dei tormentoni del mercato estivo. L’attaccante bianconero non rinnoverà quasi certamente con la Juventus che è entrata nell’ordine di idee di cederlo per fare cassa ad un anno dalla scadenza.
L’agente di Chiesa – Fali Ramadani – avrà un incontro con i dirigenti giallorossi tra oggi e domani per capire i contorni economici di un’eventuale operazione, ma ufficialmente non è ancora iniziata alcuna trattativa. Tra l’altro Ramadani è l’agente di diversi altri calciatori che potrebbero interessare a Ghisolfi e De Rossi. I discorsi dunque saranno ampi.
Sullo sfondo c’è anche il forte, fortissimo interesse del Napoli. Conte vorrebbe puntare sul rilancio dell’attaccante azzurro e Di Lorenzo potrebbe essere una pedina di (parziale) scambio. Chiesa comunque vorrebbe attendere l’Europeo per decidere poi cosa fare.
Viaggia a gonfie vele la campagna abbonamenti della Roma che ha superato oggi quota 15 mila tessere.
Rispetto ad un anno fa dopo 4 giorni dal lancio della stessa sono state emesse 2 mila tessere in più.
Dalle ore 16:00 del 18 giugno alle ore 12:00 del 20 giugno, eventuali posti liberi di Curva Sud Centrale, Curva Sud Laterale e Distinti Sud, saranno a disposizione dei soli abbonati 2023/24 che non hanno ancora rinnovato.
La conferma del posto dunque non è garantita per chi la scorsa stagione possedeva l’abbonamento nei settori sopra menzionati, ma tutti gli abbonati 23-24 che non hanno ancora rinnovato avranno la prelazione sugli eventuali posti liberi fino al 20 giugno
FOCUS RS (di Nicolas Terriaca) – Il Friedkin Group ha presentato un’offerta per acquisire l’Everton. Gli attuali proprietari della Roma, a Liverpool, devono sfidare l’offerta di Manoukian, tifoso dei Toffees di 45 anni, che ha proposto circa 470 milioni di euro. La concorrenza è forte perché anche altri imprenditori hanno manifestato l’interesse per L’Everton. La notizia ha fatto infuriare molti tifosi giallorossi, che sui social e nelle radio, hanno espresso il loro malessere. La rabbia calcistica si racchiude intorno a un concetto: ”Diventeremo la succursale dell’Everton”.
Everton: debiti, fatturato inferiore alla Roma e mediocrità in Premier League
L’Everton sta attraversando un momento buio della propria storia. Il club inglese ha ricevuto una penalizzazione di 10 punti, poi ridotta, che ha compromesso il campionato, terminato al 15° posto, perché ha violato il Fair Play Finanziario interno inglese, le cui norme consentono alle società un passivo massimo di 105 milioni di sterline in un ciclo triennale. Il club di Farhad Moshiri, solo nel 2023, ha fatto registrare un deficit di 103,8 milioni: disastro economico.
L’ultimo bilancio dell’Everton sconfessa la tesi secondo la quale gli inglesi fatturino più della Roma: 256 milioni vs 277,1 dei giallorossi. Tutto ciò nonostante il club di Moshiri abbia incassato 140,9 milioni solo dai diritti tv mentre i capitolini appena 68,1 (-72,8mln). Sul piano sportivo, da oltre 28 anni, l’Everton ha perso competitiva. Gli inglesi, infatti, negli anni 2000 solo in un’occasione sono arrivati tra le prime 4 formazioni della Premier League. L’ultimo trofeo vinto risale addirittura alla stagione 1995-96. Un club che ormai è diventato il lontano parente di quello che vinse 9 campionati fino al 1986-87. Il palmares fa registrare anche 9 supercoppe inglesi, 5 Fa Cup e una Coppa delle Coppe.
Friedkin, le multiproprietà e i benefici che potrebbe avere la Roma
14.2.2021 Roma vs Udinese (Serie A) Sport; Calcio;
Nella foto: Ryan Dan Friedkin, mascherine con simboli diversi
(Foto Gino Mancini)
Lina Souloukou, Ceo della Roma, qualche giorno fa ha parlato del Gruppo Friedkin: ”È ben diverso, per struttura e non solo, dal City Group. Sebbene in futuro non siano da escludersi sinergie proficue per i due club (Roma e Cannes), secondo il volere della proprietà, al momento la gestione è ben separata. In ogni caso la Roma resterà sempre il gioiello della corona, trattandosi di un club storico caratterizzato da una tifoseria appassionata e da un legame indissolubile che lega la città al club. Grazie agli investimenti e all’impegno a lungo termine della famiglia Friedkin, la Roma punta a occupare una posizione sempre più rilevante nell’elite del calcio europeo e italiano”.
L’intento della proprietà sembrerebbe chiaro ma i risultati sportivi, soprattutto in Italia, non coincidono con tale ambizione. Investimenti e scelte sbagliate hanno compromesso gli obiettivi della Roma che è reduce da 3 sesti posti consecutivi e una settima posizione. C’è bisogno di qualcosa in più.
I Friedkin stanno seguendo una strategia precisa: investire in club da rilanciare, con stadi da costruire. Sta accadendo con la Roma, in attesa del progetto definitivo per il nuovo impianto, e lo stesso approccio è stato adottato con il Cannes. Ora potrebbe essere il turno dell’Everton, che inaugurerà il nuovo stadio nel 2025/26. Le multiproprietà stanno caratterizzando il calcio moderno: Joey Saputo ha Bologna e Montreal, Red Bird ha Milan e Tolosa, 777 Partners ha Genoa, Standard Liegi, Red Star Parigi, Hertha Berlino,Vasco de Gama e una piccola parte del Siviglia. Da aggiungere anche la famiglia Pozzo (Udinese, Watford), la galassia Redbull (Lipsia, Salisburgo, New York Red Bulls e il Bragantino) e il City Footbal Group (Manchester City, Girona, Palermo e altri club).
Il fatto che i Friedkin vogliano acquistare l’Everton può portare dei vantaggi alla Roma. I giallorossi, se dovessero rimanere la società dominante di quella che potrebbe essere un’altra galassia del calcio moderno, potrebbero beneficiare della sinergia fra club con scambio di calciatori e la possibilità di far crescere anche alcuni giovani. Una pratica che abbasserebbe i costi per scoprire talenti emergenti e che offrirebbe vantaggi commerciali ed economici con i club affiliati che potenzialmente potrebbero vedere una crescita dei ricavi.
Paredes, dopo la vittoria per 1-0 contro l’Ecuador, ha risposto così a Mbappé che aveva dichiarato che gli Europei sono più difficile della Coppa America.
Queste le parole di Paredes:“Penso che ognuno possa dire quello che vuole, ci mancherebbe. Ma non penso sia così. Il Mondiale è chiaramente la competizione più difficile del mondo perché ci sono tutti i giocatori migliori, ma coppa America e Europei sono molto complicate. Io conosco solo la prima competizione, ma credo siano entrambe dure”.
Poi sulla sua stagione da protagonista alla Roma:“Mi sento molto bene fisicamente, l’aver giocato tanto in stagione mi ha fatto arrivare in questo modo alla nazionale. Mi fa bene perché sento di poter dare il meglio. Si può sempre dare di più, mi sono sempre preparato al meglio per arrivare a giocare queste competizioni nella giusta maniera”.
La Roma segue con attenzione un esterno alto mancino che gioca in Francia. Si tratta di Edon Zhegrova, 25 anni, attaccante del Lille con doppio passaporto tedesco e kosovaro.
Secondo le ultime informazioni riportate da Gianluigi Longari di Sportitalia, oltre al club giallorosso anche Juventus e Milan sono sul calciatore ma al momento non si registra l’inizio di nessuna trattativa ufficiale.
‼️ #Juventus#Milan e #Roma hanno mostrato interesse per #Zhegrova del #LOSC. Nulla di avanzato al momento ma le trattative potrebbero svilupparsi nelle prossime settimane.
FOCUS RS (di Francesco Oddo Casano) -Accendi la tv e vedi scorrere la formazione azzurra durante l’inno d’Italia in una calda serata di giugno pre Europei. Se sei un tifoso della Roma però noti anche che nell’undici scelto ieri sera da Spalletti, casualmente o forse no, c’erano Frattesi, Scamacca e Calafiori, tre pezzi di Roma oggi di proprietà rispettivamente dell’Inter, dell’Atalanta e del Bologna con vista su Torino, sponda bianconera. Ma soprattutto tre dei giovani più importanti del nostro calcio.
Guardi indietro e ripensi a che tipo di ‘tesoro’ la Roma avesse tra le mani ma anche che per motivi diversi non è riuscita a coglierne il valore intrinseco. Sia appena usciti dalla Primavera, sia quando ha avuto la possibilità di ricomprarli a distanza di anni scommettendo forse in parte sulla loro completa maturazione, arrivata poi successivamente.
Non è senno di poi o di prima, ma capacità e lungimiranza. De Rossi ha fatto emergere di recente il suo rammarico citando Calafiori e Frattesi: “Non possiamo più ripetere errori così, non mi va giù vederli altrove”. Bisogna avere più coraggio? Sì. Ma anche l’occhio lungo e non è ovviamente facile. Perchè ogni anno la Roma ne sforna tanti, tantissimi, ne lascia andare evidentemente altrettanti, ma proprio per questo deve alzare il livello di attenzione e farlo con affidandosi a professionisti che li conoscano sin dalle loro origini, che li hanno visti crescere e che sappiano scrutarne reali potenzialità di sviluppo.
Anche perchè se ad esempio su Calafiori si è fatta una scelta puramente fisica, ritenendo il ragazzo, reduce da gravi incidenti alle ginocchia, non in grado di emergere e la sua cessione al Basilea rientra nella rivoluzione della rosa voluta da Mourinho, su Frattesi andavano fatti ragionamenti diversi e qui urge un passo indietro.
Walter Sabatini sul giovane esterno poi trasformato in mezzala aveva inserito un diritto di riscatto a salire, lasciando al Sassuolo la valorizzazione del calciatore come avvenuto nel biennio precedente per Pellegrini, poi ricomprato per 10 milioni. Frattesi è stato titolare ovunque in B e poi in A, con qualsiasi allenatore e in qualsiasi sistema di gioco. Si doveva comprendere prima che fosse un calciatore in ascesa, con caratteristiche perfette per il calcio moderno e non ridursi a due estati fa dove per una differenza di pochi milioni non si è trovato un accordo che comunque andava trovato, sacrificando magari quei giovani che poi a Sassuolo ci sono andati lo stesso (Volpato, Missori, Falasca neo campione d’Italia e in gol proprio contro la Roma nella finalissima Scudetto di qualche giorno fa).
Quella di Scamacca è una terza, storia, completamente diversa ma in parte assonante con quella di Frattesi: andato via giovanissimo con la famiglia per l’offerta faraonica ricevuta dal PSV, a distanza di qualche anno poteva essere un’opzione come vice Dzeko, nell’estate precedente all’avvento di Mou. Per alcuni giorni si palesò addirittura l’ipotesi di vendere Dzeko alla Juve, con lo sbarco di Milik e di Scamacca come vice. Non se ne fece nulla, anche perché qualcuno all’interno della Roma era rimasto deluso dal comportamento del ragazzo e del modo in cui si era consumato il suo addio.
A margine di queste vicende, che spesso sono il frutto anche di sfortunate coincidenze o di scarsa pazienza, la Roma sembra aver cambiato passo negli ultimi anni dando spazio maggiore ai suoi migliori talenti in prima squadra. Oggi su Bove e Zalewski ad esempio la società giallorossa e lo staff tecnico hanno sicuramente sviluppato un parere più compiuto rispetto a quello che si poteva avere su giovani usciti dal settore giovanile senza un minuto in A. Quindi la decisione di separarsi eventualmente da Bove e/o da Zalewski sarà più ponderata. Ma in assoluto un altro grave problema è che la Roma di prima e di oggi non abbia mai seriamente preso in considerazione l’ipotesi della seconda squadra. Un vettore che permetterebbe alla società di dare ai ragazzi più meritevoli uno step in più di crescita senza perderne il controllo. Immaginate se Pagano, Pisilli, Joao Costa, Oliveras solo per citarne alcuni il prossimo anno giocassero un intero campionato di Serie C, facendosi le ossa per poi esser ripresi in considerazione l’anno dopo come accaduto per i vari Soulè, Iling, Huijsen etc. a Torino. Le valutazioni sarebbero più approfondite e le decisioni su eventuali cessioni certamente più remunerative dei complessivi 7-8 milioni incassati per il trio Scamacca-Frattesi-Calafiori che oggi, purtroppo per la Roma, ne valgono circa 100.
Clima rovente in casa biancoceleste ma Lotito non molla. Nonostante l’elevata protesta in città da parte della tifoseria biancoceleste e una nuova, preannunciata, contestazione della Nord, il presidente laziale non molla, anzi raddoppia.
“Lascerò la Lazio a mio figlio”. Così questa mattina ha ribadito al Messaggero il suo intendimento: «Non la vendo, la lascerò a mio figlio, lo ribadisco. È arrivata un’offerta araba da 600 milioni? A parte che non c’è nulla di vero, per me questo club vale il doppio. Ci sono solo 250 milioni di patrimonio immobiliare e non ci penso proprio».
Daniele De Rossi non partirà, se non per un brevissimo periodo, magari di una settimana, nella sua amatissima Sabaudia. Niente mete esotiche, niente viaggi lunghi. Come riferisce il Corriere dello Sport, troppo importante e soprattutto ampio il lavoro da svolgere a Trigoria, in compagnia del neo ds giallorosso – Florent Ghisolfi – con il quale ‘si è instaurata subito un’ottima intesa’.
Ghisolfi e De Rossi sono gli uomini a cui Friedkin ha demandato il compito di ripartire, con un nuovo progetto. Non è stato spiegato a parole dal proprietario – silente dal suo sbarco a Roma – ma in qualche modo De Rossi lo ha lasciato intendere. Fame, coraggio, voglia di stupire e di riportare la squadra giallorossa là dove merita in Italia, dando seguito alla mentalità europea e ai relativi risultati eccellenti raccolti negli ultimi anni.
Una vera e propria emorragia tecnica che la Roma non è riuscita a colmare nonostante innumerevoli tentativi, soldi investiti (male), giovani di prospettiva che non si sono rivelati utili e calciatori in generale non in grado di fare la differenza.
La lista dei terzini destri della Roma delle ultime stagioni è lunghissima. Solo quest’anno in rosa c’erano Kristensen, Karsdorp e Celik. Di tre non è mai riuscito ad affermarsi nessuno, nè con Mourinho nè con De Rossi. Il ‘meno peggio’ si è dimostrato Celik, che ha mostrato buone qualità e una discreta fisicità, per un rendimento medio da 6,5. Lì De Rossi vuole un giocatore che faccia la differenza, che si avvicini come standard qualitativo e anche capacità di interpretare più partite all’interno della stessa prestazione ad Angelino.
Tre i nomi preferiti: Raul Bellanova del Torino, Tiago Santos del Lille e Diakitè del Lione. Tre calciatori che costano tra i 15 e i 25 milioni, tre giocatori anche diversi per caratteristiche. Bellanova è più da corsa lunga, più un quinto che un quarto di difesa, fa un po’ fatica sul mancino, bravo ad andare sul fondo e crossare; Diakitè è intenso, ha un buonissimo piede ma non è il migliore dei tre; Tiago Santos forse per giocare 4-3-3 sarebbe il migliore, non solo perchè c’ha giocato in questi anni con Fonseca al Lille, ma anche perchè ha mostrato qualità ideali in fase di possesso – tecnica elevata – ma anche capacità ci reggere l’urto in fase difensiva.
Altre idee ma di secondo piano potrebbero arrivare dall’Olanda o dal Belgio, mercati nei quali Ghisolfi ha saputo pescare calciatori molto interessanti tra Lens e Nizza negli scorsi anni.