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Knutsen: “Rispetto Mou, ma gli arbitri lo trattano in maniera diversa da me. Solbakken? Costa più di quanto leggo…”

L’allenatore del Bodo/Glimt,  Kjetil Knutsen, ha parlato in conferenza stampa alla vigilia del match contro la Roma:

Sugli eccessi della panchina giallorossa
“E’ buffo: a volte il quarto uomo sta lì ad assicurarsi che io non lasci mai la mia area tecnica mentre sulla panchina della Roma cinque o sei uomini corrono dietro al guardalinee senza nessuna conseguenza. In un certo senso è stato divertente farci caso. Ci scherzo su, per me possono pure correre in campo. Quando c’è una sfida in corso mi concentro su quello che facciamo noi, quello che succede sull’altra panchina non mi riguarda a meno che non interferisca con quello che dobbiamo fare noi. Ma è curioso notare come persone diverse vengano trattate in modo diverso. Noi cerchiamo sempre di comportarci in modo educato, è un valore importante”

Sul suo rapporto con Mourinho:
“Forse un po’in calo rispetto al primo match. Rispetto incredibilmente lui e quello che ha ottenuto nel mondo del calcio, ma probabilmente siamo un po’ diversi. Veniamo da culture diverse, lui è uno degli allenatori più vincenti del mondo del calcio e per questo posso solo portargli rispetto. Con me è stato molto gentile, dopo la prima partita si è congratulato con noi. Penso si possa dire che sia un uomo che porta grande rispetto. Protegge i suoi calciatori, è molto affascinante poterlo osservare da vicino.

Sull’accostamento di Solbakken alla Roma:
Questa è la conseguenza delle buone prestazioni della squadra. Se vogliono prenderlo probabilmente sanno anche quanto devono spendere per lui. Le cifre di cui si parla suonano un po’basse…

Sulle differenze tra il Bodo e la Roma:
La loro squadra è un po’ cambiata. Nel contropiede e nei calci piazzati hanno i loro migliori punti di forza. Ora hanno anche più equilibrio, hanno un nuovo centrocampista rispetto a quando li abbiamo affrontati, ma sono meno letali là davanti rispetto alle sfide precedenti.

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Mourinho: “Ormai voglio vincere più per i miei giocatori che per me stesso”

Lo scorso 29 marzo il tecnico della Roma José Mourinho, nella cornice del Vestibolo della Biblioteca Apostolica Vaticana, ha incontrato il cardinale José Tolentino de Mendonça, Archivista e Bibliotecario di Santa Romana Chiesa. Il quotidiano “L’Osservatore Romano” ha pubblicato il colloquio, avvenuto in portoghese e tradotto da Claudio Bisceglia, in cui i due hanno affrontato vari temi. Uno stralcio:

CARDINALE TOLENTINO — Vorrei iniziare questa conversazione con lei, José Mourinho, e per me è una grande felicità questo incontro nella Biblioteca, ricordando, curiosamente, un maestro comune. Il Portogallo è un Paese curioso, perché uno dei nostri pensatori più originali è un pensatore nel campo dello sport, della motricità umana, e scrive regolarmente non su una rivista filosofica, ma su un giornale sportivo, «A Bola». Volevo ricordare con lei il professor Manuel Sérgio, che so essere una persona molto importante anche nel suo percorso. È sua la nuova idea, lo sforzo di creare una nuova epistemologia per la motricità umana. Lui dice che è necessario abbandonare il cartesianesimo che divide l’uomo tra ragione e cuore, interiorità e anima, e che bisogna guardare la persona umana in maniera più complessa, più unitaria. E uno dei concetti che elabora, tra gli altri, è il concetto di periodizzazione antropologica e tecnica. Lo sport, il calcio, non è soltanto tecnica. Lui dice: non ci sono tiri, ci sono persone che tirano; non ci sono salti, ci sono persone che saltano; non ci sono gol, ci sono persone che fanno gol…

JOSÉ MOURINHO — Non ci sono giocatori…

TOLENTINO — Esattamente, ci sono persone che giocano. Vorrei parlare un po’ di questo, e dell’importanza che ha avuto nel suo percorso.

MOURINHO — È iniziata quasi come una lotta, perché arrivo all’Università, Facoltà di Educazione Fisica e Sport, già perfettamente consapevole di quello che voglio per me: allenamento e alto rendimento. Con tutta l’ansia di apprendere ciò che mi interessava, la prima disciplina che ebbi il primo giorno di università fu «filosofia delle attività corporali» — era quello il nome della materia — con il professor Manuel Sérgio. E io esco dalla prima lezione e mi chiedo: a quale scopo? Lui comprese in poco tempo che avevo bisogno di essere aiutato, di essere orientato. Ed effettivamente mi dice in maniera estremamente concreta e diretta: chi capisce soltanto di calcio, di calcio non capisce nulla. È un rapporto che non è terminato, è un rapporto che ancora continua…

TOLENTINO — Un’amicizia…

MOURINHO — Non soltanto un’amicizia, è un processo permanente di apprendimento, e una delle sfide maggiori che noi come allenatori, leader di uomini, chiamiamoli come vogliamo, abbiamo oggigiorno è proprio quella di come essere leader, come ottenere il massimo, perché, ok, l’obiettivo è l’alto rendimento sportivo, ma come tirare fuori il massimo da quegli atleti, che non sono atleti ma uomini per Manuel Sérgio. Mi ha influenzato molto nel senso che ogni persona è diversa dall’altra, in questo caso ogni calciatore è diverso dall’altro, e l’espressione di ciascuno di loro in campo in termini di prestazione è fondamentalmente la conseguenza di un’empatia che si crea tra due uomini: nella fattispecie, tra un uomo molto più maturo (l’allenatore) e i calciatori. Questo tipo di empatia per me è fondamentale. Io porto sempre l’esempio di quando sono uscito dall’università. Prima di entrare nel calcio di alto rendimento, sono stato insegnante. Ovviamente avevo già ben chiaro il mio obiettivo ultimo, ma è stato un processo graduale, e ci fu un anno in cui fui messo a lavorare con bambini con problemi motori, con disturbi psico-emotivi, e io non ero preparato, non lo ero dal punto di vista tecnico. All’università avevamo diverse aree di specializzazione, e la mia era quella dell’alto rendimento, pertanto non ero preparato. Tuttavia, sono riuscito a lavorare bene basandomi su qualcosa di estremamente semplice: amore, empatia, rapporti umani. E ho raggiunto risultati inimmaginabili per me che mi consideravo molto impreparato dal punto di vista tecnico per lavorare con quei bambini. Ho ottenuto risultati fantastici basandomi esclusivamente sui rapporti umani. Ho trasferito questo bagaglio di esperienze nel mio lavoro degli ultimi 20 anni, nello sport ai massimi livelli. Ho sempre avuto questo come principio basico. Non dico di esserci sempre riuscito, a volte non ne sono stato in grado.

TOLENTINO — Questo che dice a proposito del fallimento è molto interessante. Tra le linee lei dice, «non sempre ci sono riuscito». E in effetti la conoscenza umana, la conoscenza che abbiamo gli uni degli altri, è una conoscenza che matura anche nella misura in cui ci poniamo, e se ci poniamo senza partire dalla certezza assoluta, ci mettiamo in gioco, e molte volte il “fallimento”, il mancato raggiungimento, è una tappa fondamentale per poter crescere nella conoscenza dell’altro. In un certo senso, i nostri fallimenti, le nostre disillusioni, la consapevolezza di imperfezione, ci aiutano a creare questa empatia con gli altri, perché ci mettiamo nei suoi panni e vediamo le cose con un’altra profondità, per essere un gestore di conoscenza.

MOURINHO — Le esperienze buone, quelle meno buone, non hanno prezzo. A volte penso che l’unica cosa che non mi piace molto dell’avanzare degli anni è che ho un dolorino qui, un dolorino lì, che mi sveglio un po’ più stanco, ed è l’unica cosa che davvero non mi piace dei miei 59 anni, ma se devo compararmi come persona, come allenatore, che sono due cose diverse, bene se devo compararmi con 20 anni fa… mi dispiace molto non aver avuto 20 anni fa le esperienze, buone e meno buone, e le conoscenze che ho oggi.

TOLENTINO — Per un allenatore è molto importante questa conoscenza dell’umano…

MOURINHO — Assolutamente. A livello tecnico propriamente detto, entriamo in una situazione quasi di déjà-vù, perché quello che mi succede oggi mi è già successo anni fa. Le difficoltà tecniche di oggi le ho già sperimentate anni fa. Un cumulo di esperienze buone e meno buone… ma a livello umano, ogni giorno è un giorno nuovo, e ogni persona è una persona nuova… io mi rifiuto sempre di fare paragoni tra giocatori. In questi ultimi 20 anni ne ho avuti tanti, e ciascuno è unico, a livello tecnico possiamo trovare dei punti di comparazione, ma fare paragoni tra persone è una cosa che odio fare. Ogni persona è diversa dall’altra, e anche il mio modo di pormi con loro è diverso: perché una cosa è essere un allenatore di 35 anni di calciatori di 30, altra cosa è essere un allenatore di 59 anni di giocatori di 25. Mi sento in una posizione così privilegiata e mi sento così felice in questa prospettiva. Quando uno è giovane, è all’inizio della carriera, pensa di sapere tutto. E quando oggi vedo le generazioni più giovani con questo tipo di pensiero, non lo critico… ci sono passato da lì, la maturità è una cosa fondamentale. Invece lo sport di alto rendimento conosce momenti di vera crudeltà.

TOLENTINO — Per esempio?

MOURINHO — Siamo pagati per vincere. Gli atleti, non gli uomini, sono pagati per vincere. Stiamo parlando di alto rendimento, e a volte ci sono decisioni nella gestione di una squadra che hanno qualcosa di crudele: non c’è il tempo di lasciare maturare, di lasciare crescere…

TOLENTINO — La dittatura dei tempi stretti…

MOURINHO — L’errore si paga. Se commetto un errore, lo pago con l’esonero. Se un giocatore commette un errore, lo paga non giocando a beneficio di un altro. C’è qualcosa di crudele, ma non possiamo lasciare che la natura del nostro lavoro si sovrapponga a quello che siamo come persone. Ce l’ho ben chiaro questo. Cerco di aiutare gli altri e me stesso a essere migliore. Una cosa difficile per me da accettare è lo spreco del talento, è una cosa che ancora oggi dopo 30 anni di calcio, è difficile per me da accettare. A volte, però, lo spreco di talento è legato al percorso di vita che alcuni giocatori hanno avuto, e in questo senso dobbiamo cercare di essere pedagoghi fino in fondo. Lo sport di alto rendimento, in particolare il calcio, che è lo sport più industrializzato a tutti i livelli, ha qualcosa di crudele.

TOLENTINO — Ma è importante questo: non smettere di aiutare ciascuno a nascere, a scoprire, a maturare, a sviluppare il proprio talento. Una delle parabole di Gesù è proprio sul tema dei talenti: questa necessità da parte di ciascuno di noi di non sotterrare il proprio talento, ma di maturare la propria vocazione. Ciascuno di noi è nato con un bagaglio di attitudini, competenze e può trasformare la propria vita.

MOURINHO — Percepisco la mia evoluzione come persona pensando al fatto che per molti anni ho voluto vincere per me stesso, mentre adesso sono in un momento in cui continuo a voler vincere con la stessa intensità di prima o addirittura maggiore, ma non più per me, ma per i giocatori che non hanno mai vinto, voglio aiutarli… Penso molto di più al tifoso comune che sorride perché la sua squadra ha vinto, alla sua settimana che sarà migliore perché la sua squadra ha vinto. Continuo a essere un “animale da competizione”, per così dire, continuo a voler vincere come o più di prima, ma prima mi concentravo su me stesso…

TOLENTINO — Adesso, invece, prevale l’importanza di regalare allegria agli altri. Un po’ questa stessa cosa la sto vivendo anche io da quando mi è stata affidata una missione molto bella dal Santo Padre: aiutare a gestire la Biblioteca, che è uno specchio della storia dell’umanità, della memoria, della cultura. Ma io trovo che il suo lavoro, José Mourinho, il gioco, è qualcosa di umanamente ricchissimo. Roger Caillois, nel suo saggio sul gioco e l’umano, dice che il gioco è una sorta di specchio di tutto ciò che è umano, e infatti guardando la dimensione ludica che lo sport esprime, tocchiamo qualcosa di fondamentale nell’umano. Le persone, per esempio, il tifoso comune, quando si reca allo stadio, non ci va soltanto per dimenticare, per festeggiare, non è soltanto alla ricerca di una piccola allegria, ma in qualche modo è presente l’ambizione di toccare qualcosa, di andare più lontano, di comprendere il mistero della vita, il suo significato. Non so se questo per lei ha senso…

MOURINHO — Ce l’ha. Lo sento. Nel percorso verso una partita, intendo l’uscita dall’hotel, la discesa dal pullman, l’arrivo allo stadio, la passeggiata verso lo spogliatoio, la camminata dallo spogliatoio al campo prima dell’inizio della gara c’è molta spiritualità in tutto questo, non è mai una routine, per quanto si giochi decine di volte nello stesso stadio, e si faccia sempre lo stesso percorso, è un momento che ha qualcosa che non si vede, ma che si sente tanto. Lo ritengo di una bellezza enorme e ritengo che il giorno che smetterò di allenare, che spero non sia presto, sarà forse la cosa che più mi mancherà: sentire questa dimensione che mi porta verso direzioni che non ho mai condiviso con nessuno, e che oggi forse condivido per la prima volta. Camminare verso la partita e parlare con Lui…

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Mourinho: “Zaniolo e Veretout indisponibili per la Samp. Nessun problema con Nicolò”

Le parole di Josè Mourinho in sala stampa alla vigilia di Sampdoria-Roma:

Sono tutti a disposizione per la Samp? Zaniolo e Spinazzola?
“Spinazzola le notizie sono positive, però che voi stiate cercando di avere per forza un esordio o un momento sicuro del suo ritorno e questo è impossibile. Sono troppi mesi che non si allena con la squadra, inizierà progressivamente a lavorare con la squadra, siamo tutti contenti, il giocatore, il dipartimento medico, ma ci vuole serenità. Non possiamo dire quando sicuramente tornerà, se la prossima settimana o l’ultima partita. Il giocatore è super felice, è tutto positivo e questo è il più importante. Zaniolo è infortunato, è arrivato infortunato dalla Nazionale, con un problema ai flessori, non si è allenato giovedì, ieri e oggi e non è disponibile per domani. Gli altri nessun problema, Mancini è stato gestito, lunedì non era al top ma giovedì si è allenato con la squadra. Vina e Felix che sono tornati ieri stanno bene”

Veretout?
“Non si è allenato con la squadra neanche oggi e non bisogna dire quello che non posso dire, ma non è disponibile per domani”

Zaniolo come sta vivendo questa fase?
“Mi ero preparato che fosse la seconda domanda questa, me l’ero scritto (Ride ndr). Parlo solo di quello che succede qui, per principio non parlo della Nazionale. Ovviamente mi dispiace tanto che l’Italia non sia qualificata al Mondiale, ovviamente se ci fosse stata una finale col Portogallo non avrei nascosto la mia preferenza ovvia per il Portogallo, ma per una persona che lavora qui, che rispetta il nostro campionato, mi dispiace tanto. Su Zaniolo unica cosa che posso dire è che ci sono tanti giocatori che vanno in panchina ogni tanto, una partita, ed è una cosa normale, naturale. Non vedo questo tipo di domanda con altri club o altri allenatori. Zaniolo è andato in panchina nel derby, abbiamo adottato una strategia diversa con un obiettivo di vincere la partita, lo abbiamo fatto. Non c’è storia. Dopo va in Nazionale, quello che è successo lì non lo commento. E’ arrivato qui il giovedì mattina con un problema ai flessori, non posso commentare quello che succede lì ne controllarlo. Non si è allenato in questi tre giorni, mi ha detto che non è disponibile e non c’è altra storia. Non voglio rispondere più a niente su Zaniolo. Non vi vedo chiedere ad Allegri perchè non gioca Bernardeschi o Peppino, o a Inzaghi perchè non gioca Edin. Qui c’è un’ossessione per la situazione di Zaniolo. Se vuoi sapere qualcosa di più chiama Nicolò o il suo entourage”

In questi giorni si è fatto un processo all’Italia per la mancata qualificazione ai Mondiali. Abbiamo squadre fuori dalla Champions e quasi tutte dall’Europa League. Ha una sua spiegazione del nostro calo?
“Ho la mia opinione, basata sulla mia esperienza in Italia in due periodi diversi, basata sul fatto che ho lavorato in Spagna e Inghilterra, ma non voglio condividerla, perchè non sarebbe etica. Se qualcuno che ha la responsabilità o potere istituzionale mi chiede un’opinione privata, lo farò con piacere. Ho lavorato qui 3 anni e mi sento molto bene, se c’è un’opinione che in privato posso condividere sono a disposizione, ma alimentare un giudizio pubblico non lo farò”

La preoccupa il fatto che la Roma ha pareggiato sempre dopo grandi vittorie?
“Qualche volta il pareggio non è un disastro, a volte è un risultato che arriva contro avversari che giocano per ‘rubare’ punti. Qualche volta invece può succedere ad una squadra che non ha ancora una mentalità e sapere come si gioca per vincere sempre, di perdere punti. Quando capisci invece che giocare sempre per vincere, senza avere cali di concentrazione sposta nel centrare o meno un obiettivo. Ieri ne abbiamo parlato di questa situazione, nel senso che l’unico derby che mi interessa è quello della prossima stagione, quello vinto ora non mi interessa più, sono tre punti che stanno lì. Ora dobbiamo pensare alla Samp, ad un allenatore bravo come Giampaolo, ad una tifoseria innamorata e uno stadio bellissimo dove andremo a giocare, ad una squadra che ha bisogno di vincere per stare tranquilla, alle insidie che troveremo e non possiamo andare sotto il nostro livello, dobbiamo giocare veramente bene per vincere”

Questo assetto diverso con due giocatori dietro Abraham può diventare una cosa definitiva? La difesa a tre è una strada anche per il futuro?
“Dopo averti sentito in radio mi aspettavo una domanda più super violenta, in radio sei molto aggressivo, ora mi fai una domanda soft. Giocare a tre ha dato affidabilità alla squadra, con El Shaarawy o Zalewski abbiamo un quinto e non un terzino, giocare a tre ci ha dato stabilità che mancava da tempo. Domani proseguiremo così, nella prossima stagione non lo so perchè dipende da tante cose. Abbiamo già giocato con due dietro Tammy, c’è una dinamica che dipende dalla situazione e dalle caratteristiche dell’avversario. Nel Derby era ideale farlo, abbiamo analizzato bene la Lazio e abbiamo deciso di giocare con Sergio e Bryan in posizione più di controllo di Milinkovic e Luis Alberto, con Miki in quella posizione. Ma lì abbiamo diverse soluzioni anche Felix, Shomu e lo stesso Zaniolo”

Quanto è importante giocare e lottare per il quinto posto viste le tante indagini che riguardano le squadre sopra di voi?
“Non è la mia mentalità, non cambia il modo di allenare, i giocatori sanno che possiamo finire dal quinto all’ottavo posto, e la differenza è drammatica, quinti significa Europa League, ottavi niente. Per questo dobbiamo cercare di fare più punti possibili e cercare la miglior classifica possibile”

 In una classifica virtuale sareste terzi, quella degli expected goal, sono numeri che aumentano rimpianti?
“E’ una classifica virtuale, purtroppo. Però questi dati che oggi esistono nel calcio si possono interpretare e possono aiutarti a pensare. Sappiamo che la Roma è una squadra offensiva, che crea, che avrebbe potuto fare risultati diversi ma è tutto virtuale. Il calcio è uno sport pratico, che segna di più o vince le partite fa risultati. Noi cerchiamo di giocare bene, a volte capita di farlo altre volte no, abbiamo bisogno di continuità, ora arriviamo da nove partite senza sconfitte, ma potevamo avere punti in più. Però tranquilli, c’è tanto da fare e da lavorare”

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Karsdorp: “Intesa speciale con Abraham”. Poi sulla Conference: “Vogliamo vincerla”

Rick Karsdorp ha rilasciato un’intervista ai microfoni di Sky Sport. Queste le sue dichiarazioni:

Il derby?
“Dobbiamo ripartire dal derby perché è stata la nostra miglior partita dell’anno”.

Abraham?
“È un attaccante speciale, i miei quattro assist per lui sono destinati a salire perché abbiamo un’intesa perfetta”.

Conference League?
“Vogliamo lottare per vincerla e comunque siamo ancora in corsa per il quarto posto”.

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Shomurodov lancia un messaggio alla Roma: “Non voglio più restare in panchina”

Eldor Shomurodov ha rilasciato alcune dichiarazioni dal ritiro dell’Uzbekistan, che aprono ad una possibilità di un suo addio al termine della stagione:

Come stai?
“Sono sempre di buon umore quando vengo al ritiro della nazionale”.

Probabilmente non sei molto soddisfatto di come sta andando alla Roma?
“Certo. Vorrei giocare di più”.

Cosa ti ostacola?
“Non lo so, probabilmente non sto andando abbastanza bene”.

La tua relazione con José Mourinho è peggiorata?
“No, va tutto bene. Come sempre. Forse ora non è più come una volta, ma va bene”.

Pensi di rimanere alla Roma la prossima stagione?“Ho un contratto. Se gioco, rimarrò. Ma non ho intenzione di passare molto tempo in panchina”.

Ci sono voci secondo cui Tammy Abraham potrebbe tornare in Inghilterra. La sua decisione può influenzare la tua?
“Non credo che lo farà”.

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Kumbulla: “Così ho riconquistato Mourinho…”

Marash Kumbulla sta vivendo un bel momento di forma in casa giallorossa. Dopo un inizio piuttosto complicato, è riuscito a riconquistare la fiducia di José Mourinho. Ecco il suo racconto ai microfoni della tv albanese Supersport: “Solo con l’allenamento, senza parole e ha visto che do il massimo, in questi mesi ho giocato ed è qualcosa di positivo perché sto bene fisicamente”.

Ha parlato con te privatamente?
“No, ma ha detto che gli piace il modo in cui mi sono allenato e mi ha dato fiducia in campo”.

I tuoi obiettivi con la Nazionale e con la Roma?
“Con la Roma spero di giocare più partite possibili e di andare in finale di Conference League e con la Nazionale di giocare l’Europeo. È normale che mi piacerebbe giocare a Tirana la finale di Conference League”.

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Fonseca promuove Zalewski: “Felice per lui, è umile e molto forte”

“Ho visto il derby, non tutta la partita bensì una parte la Roma ha giocato molto bene”. Così Paulo Fonseca ai microfoni di Goal.com. L’ex tecnico giallorosso ha parlato anche di Zalewski, che fece esordire lo scorso anno in Europa League e in campionato: “Sono molto contento per lui perché è un ragazzo molto umile, un professionista ed è molto forte tecnicamente. Sono felice di vederlo giocare in prima squadra e averlo visto in una partita importante come quella contro la Lazio, è davvero bello”.

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Cassano perentorio: “Zaniolo non è un campione”

“Alla Roma Zaniolo non gioca e segna poco. Non si tratta di un campione e pensi di prenderlo nello stesso ruolo di Kulusevski che hai cacciato via a gennaio”. Così Antonio Cassano, nel corso della consueta diretta serale della BoboTV sul conto di Nicolò Zaniolo, in queste ore nuovamente accostato alla Juventus in vista del prossimo mercato estivo.

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Di Canio ammette: “La Roma ha stravinto il derby giocando con fame”

Tante le voci del mondo laziale che hanno accusato la squadra biancoceleste dopo la pesante sconfitta nel derby. Paolo Di Canio, ex calciatore biancoceleste, oggi opinionista di Sky Sport, ha parlato del derby stravinto dai giallorossi nel corso di Sky Calcio Club: “Il derby si estrapola da ogni contesto. La Roma prima di questa aveva fatto 3 partite inguardabili. Vitesse e Udinese fuori casa e sempre con gli olandesi in casa“.

 “Questa è una partita a sé, preparata bene. Mourinho ha tolto un giocatore che per tutti deve diventare un crack ma che spesso gioca da solo, porta palla e non gioca con i compagni. Mette invece due trequartisti di qualità, uno raffinato, Pellegrini, l’altro di strappo e di gamba, Mkhitaryan, che danno una forte mano anche ai centrocampisti. La partita dopo 50 secondi è cambiata di tanto soprattutto per una squadra che si basa sul conservare per ripartire, così come fece con l’Atalanta. La sensazione è che la Roma ci sia arrivata con fame e voglia di rimettere in piedi una stagione. Se poi perdi tutte le partite da qui alla fine la gente dimentica il derby, ma questa partita ti può aiutare a fare un ottimo finale di stagione. La Lazio invece avevamo detto prima della partita che aveva più identità e che aveva trovato una sua quadra ma la Roma li ha mangiati. Sono stati undici avvelenati e cattivi, perché si vince così il derby, e ci hanno messo anche la qualità. L’azione del secondo gol di Abraham è bellissima. L’immagine del derby è Zalewski, il ragazzino, che si è shakerato per un bel po’ di tempo e poi si è bevuto Felipe Anderson”.

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Sarri: “Nessuna rivalità con Mourinho”

Maurizio Sarri, tecnico della Lazio, ha parlato alla vigilia del Derby:

Il derby è uno scontro diretto per l’Europa: quanto è importante?
“Il derby è il derby. È una partita a sé. Va presa come evento unico, non bisogna pensare alla classifica e al resto. Le squadre saranno al massimo, con le motivazioni più alte. A volte è meglio essere inconsapevoli, ma è chiaro che più sei in un posto e più diventi consapevole dell’importanza di alcune cose. So quanto i tifosi ci tengano”.

Che rapporto ha con Mourinho?
“Non ho alcuna rivalità con lui. Domani giocano Lazio contro Roma, non dobbiamo sentirci più importanti delle squadre. Ci ho parlato un paio di volte, mi ha fatto una buona impressione come uomo”.

Le ha dato fastidio la battuta di Mourinho sul fatto che lei stava fumando giovedì mentre lui giocava in Conference?
“È arrivato tardi. Ho smesso di fumare da diversi giorni, poi magari ricomincio”.

Il ballottaggio tra Hysaj e Lazzari?
“Dobbiamo capire la strategia che adotteremo. Se sparare tutto subito faremo una scelta, altrimenti ne faremo un’altra”.

Si aspetta una Roma che attende o che fa la partita?
“Questo è difficile da prevedere, credo che entrambe le squadre non faranno calcoli, come all’andata. Noi in difficoltà dal punto di vista emotivo? Non credo, negli ultimi mesi la squadra è stata più continua, voglio sperare che sia un percorso in essere e non qualcosa di occasionale”.

Lotito ha parlato alla squadra?
“L’ho visto solamente ieri, non ha parlato alla squadra. Era qui per altre cose. Non so se stasera cenerà con noi, ma ci lascia molto tranquilli. Interviene quando deve intervenire e secondo lui questo non è il momento”.

Quanto è importante aver recuperato Acerbi? Vuole mandare un messaggio ai tifosi che lo fischiano?
“Faccio fatica a capire la polemica nei suoi confronti. Un gesto non può inclinare la considerazione nei confronti di un ragazzo che per anni si è comportato in maniera esemplare. Sta dando tutto, in allenamento e in partita. Spero che lo capiranno: sostenere Acerbi significa aiutare anche la squadra, cosa che hanno sempre fatto”.