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Totti: “Mai cercato dalla Roma e sinceramente non me lo aspettavo”

“Un po’ mi manca lavorare nel calcio, ma allo stesso tempo sto bene ugualmente perché ho altre cose da fare. A Roma si parla sempre tanto del mio ritorno, ma poi in realtà non c’è nulla di vero. Nessuno mi ha mai chiamato o cercato, e sinceramente non me lo aspettavo. Nonostante questo siamo tutti felici, anche se i tifosi un po’ meno”. Così Francesco Totti ai microfoni di Sky Sport. 

“Quest’anno si sono rinforzate parecchie squadre, soprattutto quelle più blasonate. La Juventus è la squadra che ha cercato di fare il mercato più importante. Se mi piace il mercato della Roma? Nì, all’ultimo hanno iniziato a mischiare un po’ tutto. Bisogna vedere se hanno avuto ragione, speriamo di sì”.

Sulla Roma aggiunge: “Tocca a De Rossi mettere bene in campo i giocatori e trovare la loro migliore condizione. Nell’ultimo mese ci siamo sentiti molto spesso io e lui, gli ho dato consigli così come lui li ha dati a me. È contento di quello che sta facendo, ma ovviamente cerca di fare meglio perché non pensava di partire in questo modo. Ha però la testa per fare una grande annata”.

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Mourinho non dimentica: “A Budapest persa una coppa per colpa di arbitro e VAR”

Josè Mourinho non dimentica la vergogna di Budapest. Una ferita ancora aperta nel cuore dei tifosi giallorossi e nella testa del lusitano che a distanza di due anni ne è tornato a parlare in conferenza stampa: “Il mio obiettivo principale è andare avanti in Europa League. Si tratta di un format nuovo e, nonostante io abbia 200 panchine in Europa, sarà diverso, ma dobbiamo provarci. Non ho mai avuto problemi con l’Uefa, anzi ho un ottimo rapporto col presidente. Spero solo che le cose vadano meglio rispetto alla finale con la Roma che VAR e arbitro hanno deciso di farci perdere”. Così Josè Mourinho in un’intervista sui canali turchi.

Poi una battuta su Salah – che forse nasconde una traccia di mercato per il futuro visto che l’egiziano ha annunciato che lascerà il Liverpool a fine stagione: “Credo che En-Nesyri sia un giocatore fantastico, uno dei migliori dell’Africa insieme a Salah. Se fossi un club investirei senz’altro 70-75 milioni di euro. L’unico problema è che si butta troppo a terra. Gliel’ho anche detto: non può buttarsi così tanto”.

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Sabatini promuove il mercato della Roma: “Konè è fortissimo, Soulè è la gioia del calcio”

Walter Sabatini ha rilasciato una lunga intervista ai microfoni di Tuttosport. Ecco uno stralcio dedicato al mercato giallorosso, promosso dall’ex Ds: “Certo, Dybala fa la differenza. Va dato atto alla Roma che negli ultimi giorni di mercato ha aggiustato la squadra: Hummels, nonostante i 37 anni, ha un carisma che sposta gli equilibri. E ha preso Koné che secondo me è fortissimo: vince i duelli in mezzo al campo, è sempre elettrico. La Roma ha riequilibrato la rosa, pure con Saelemaekers che serviva parecchio in corsia: ha lavorato alla grande. E Soulé è la gioia del calcio: chiaro che deve adeguare il suo livello a quello che gli viene richiesto da una situazione diversa. Perché Roma è Roma: bisogna alzare l’asticella. Detto questo Soulé è un calciatore fantastico»

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Beccaccioli: “10 anni fa De Rossi aveva già le idee chiare da allenatore”

Simone Beccaccioli, collaboratore tecnico dello staff di mister De Rossi, si è raccontato attraverso una lunga intervista al sito del club giallorosso. È tornato nella Roma dopo circa cinque anni tra Cagliari e Napoli. Le sue parole: “Nel 2019 andai via. E mi dispiacque. Ma sapevo che prima o poi, almeno con Daniele, ci saremmo incrociati di nuovo…”.

E alla fine è tornato a Trigoria, proprio con il suo amico De Rossi in panchina.

“Da tanti anni parliamo con Daniele che avremmo lavorato insieme, una volta che lui sarebbe diventato allenatore. Me lo diceva già nel 2014, dieci anni fa. Lui aveva già le idee chiarissime su quello che voleva fare e come lo doveva fare”.

Inoltre, avete condiviso anche anni di settore giovanile nella Roma, entrambi da calciatori, entrambi del 1983. 

“Sì, ci conosciamo da poco meno di trent’anni. Con lui e anche con Lele Mancini. Siamo dello stesso anno. Ovviamente, da piccoli giocavamo a due sport diversi… Daniele ha fatto una carriera nel calcio, io un’altra. Ma, come già detto, l’obiettivo di entrambi era di ricongiungersi prima o poi. Ringrazio lui e la Proprietà del Club per questa opportunità. E la mia gratitudine va anche al resto dello staff, un gruppo di lavoro molto affiatato, che ha già vissuto delle esperienze intense insieme, ma mi ha accolto da subito come se fossi uno di loro da sempre. C’è stata fin da subito grande intesa tra di noi, per me è un onore far parte di questo gruppo, guidato da mister De Rossi”.

A questo proposito, come l’ha ritrovato in questa nuova veste di allenatore?

“Lo dico sinceramente, sembra che faccia questo mestiere da 20 anni. È un vulcano di idee, è in controllo di ogni cosa, anche su aspetti che esternamente potrebbero sembrare marginali. A volte si abusa del termine “manager all’inglese”, ma in questo caso può starci per far capire il senso, per come Daniele sia davvero attento a qualsiasi dettaglio. Ha un’apertura mentale su tutto quanto. Io pensavo fosse interessato quasi esclusivamente al gioco, alla tattica, in realtà ha la capacità mentale di stare su ogni cosa. E poi, con noi dello staff non ti dico…”.

Dica pure, invece.

“Ascolta tutti, ci coinvolge di continuo, tutti lavorano su ogni cosa, in un ambiente ideale, dove è un piacere starci e confrontarsi. Ma, cosa ancora più importante, fa lo stesso con i calciatori. Con l’autorità giusta. Lui si rapporta allo stesso modo con chiunque, senza vedere il nome o la storia del giocatore. Sono davvero contento di essere tornato, sto vivendo un sogno”.

Nonostante, lei, arrivi dal Napoli, dove due anni fa ha fatto parte dello staff tecnico campione d’Italia di Luciano Spalletti.

“Vero, a Napoli ho vissuto qualcosa di eccezionale, grazie a mister Spalletti che mi ha voluto lì. Uno scudetto vinto in quella maniera… Poi, però, quando si è aperta la possibilità di tornare a Trigoria per lavorare con Daniele, non ci ho pensato nemmeno un secondo ed è diventato il mio unico desiderio, a qualsiasi costo. Dopo tanti giri, tanti allenatori ed esperienze diverse, lavorare con lui è la chiusura del cerchio, il passo che reputo più importante per migliorare e possibilmente completarmi. Farlo nella Roma è la ciliegina, ma con lui sarei andato in qualsiasi serie, a qualsiasi latitudine”.

Sentirlo da uno che ha lavorato con tanti e diversi allenatori, fa effetto. Anche perché ha avuto a che fare con professionisti del calibro di Ranieri, Montella, Luis Enrique, Zeman, Andreazzoli, Garcia, Spalletti, Di Francesco, ancora Ranieri. 

“Questi menzionati tutti nella Roma e con altri ci ho lavorato ancora anche altrove. Penso a Di Francesco a Cagliari, Spalletti e Garcia a Napoli. Ma è nella Roma che ho costruito la mia carriera, anche se in precedenza avevo già lavorato in Nazionale per 4 anni, dove avevo condiviso con Daniele anche quel periodo, vivendo pure il meraviglioso Mondiale del 2006, da giovane assistente nello staff di mister Lippi. Qui in giallorosso conservo tanti ricordi…”.

Se dovesse citarne solo uno?

“Beh, dico Roma-Barcellona 3-0 senza dubbio. Lì, mister Di Francesco, che per me è un ottimo allenatore di campo, ebbe l’intuizione della difesa a tre”.

Rispetto a quegli anni, il suo ruolo nello staff è cambiato?

“Adesso lavoro più sul campo rispetto a prima in cui ero più un match analyst, ma i due ruoli ormai possono essere sovrapponibili, sono molto vicini. Il passaggio dal video al campo ormai è una naturale conseguenza. La parte delle immagini è diventata fondamentale per dare ai calciatori tutti quegli strumenti per conoscere cosa devono fare in campo e come devono affrontare gli avversari. Lavori con l’allenatore, lo staff, il direttore sportivo. Per dire, benché lavorassi come match analyst, a Sabatini e allo scouting dedicavo il maggior numero ore di lavoro della mia giornata”.

Ora, invece, le sue ore di lavoro le dedicherà quasi solo a De Rossi.

“Mi ripeto: sto vivendo un momento molto bello. Da un punto di vista professionale, appagante. Abbiamo menzionato Spalletti, ci tengo a sottolineare un aspetto: la grandezza di Daniele – che ricorda molto il mister in questo – è quella di non avere dogmi calcistici. “Si fa ciò che serve”, ripete lui spesso senza legarsi a ideologie estreme.  Lavorare con un allenatore con un’apertura mentale a 360 gradi e che non esclude nulla a priori è il massimo per uno chi studia costantemente il calcio come me. Avere possibilità di proporre liberamente idee o possibili soluzioni è come per un bambino passare tutte le giornate al luna park, è davvero appagante. Anche in questo aspetto si capisce quanto sia meticoloso e geniale nel suo ruolo, perché Daniele qualsiasi cosa gli dici, te la ridà indietro sempre razionalizzata e perfezionata. Inoltre, vorrei sottolineare un altro concetto…”.

Prego.

“Ormai il calcio sta andando verso una dimensione “universale” in tutti i sensi… Per me, l’obiettivo di ogni squadra è trovare – a prescindere dalle ideologie – il proprio equilibrio, quello che l’allenatore ritiene opportuno, perfezionando sempre di più la fase “invisibile”, quella che divide la fase di non possesso e quella di possesso… e viceversa. È tutto talmente veloce che essere pronti a questo switch può diventare decisivo. Stiamo lavorando bene anche in questo senso”.

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Hummels: “Non vedo l’ora di giocare all’Olimpico. Sono cresciuto guardando la Roma di Totti e De Rossi”

Mats Hummels ha parlato ai microfoni ufficiali del club giallorosso. Ecco le sue parole:

Cosa significa per te questo trasferimento alla Roma?
“Per me è un trasferimento davvero importante e non vedo l’ora di vivere questa esperienza. Non vedevo l’ora di giocare per questa squadra, per questo club, davanti ai tifosi allo Stadio Olimpico. Da bambino sono cresciuto seguendo la Roma, in particolare Totti e il mio nuovo mister. Quando ero più giovane ho giocato contro De Rossi. Sono felicissimo di essere qui e di far parte di questo club”.

Hai atteso molto prima di scegliere il tuo nuovo club: lo hai fatto in modo da poter fare la scelta più giusta?
“Sì, volevo fare la scelta giusta. Sono davvero felice e convinto al 100%, non volevo trovarmi nella situazione di rimanere fermo e pensare che magari avrei dovuto aspettare. Sono felice della scelta che ho fatto e di essere qui ora. Onestamente avevo bisogno di tempo dopo l’ultima stagione, soprattutto dal punto di vista emotivo dato che ho lasciato il Borussia Dortmund dopo così tanto tempo. Dopo la finale di Champions League ci è voluto un po’ per riprendermi”.

Cosa ti aspetti dalla Serie A?
“Sono davvero curioso di scoprire la Serie A. Conosco le squadre, le ho affrontate in Champions League e in Europa League. Inoltre ho giocato contro l’Italia con la nazionale tedesca, a volte mi è andata bene e altre volte meno (ride, ndr). Sono molto curioso di scoprire gli stadi, le squadre, il modo di giocare, le differenze rispetto a quello a cui ero abituato in Bundesliga. Per me è bello essere ancora curioso verso il calcio alla mia età. Sono davvero felice di essere qui, sono convinto che tutto andrà per il meglio”.

Come ti senti dal punto di vista fisico? Quando pensi che sarai disponibile?
“Sono in buone condizioni, ho lavorato duramente in estate ma è diverso rispetto ad allenarsi con la squadra. Difficile rispondere, è una situazione nuova per me,  ma se dovessi descrivere come mi sento adesso ti dire che, dopo aver trascorso un periodo di vacanza, ho bisogno di alcune settimane per essere al 100%. Penso che ci vorranno 2/3 settimane per essere davvero pronto per giocare, poi spero di trovare davvero una buona condizione. Parlerò molto con lo staff tecnico, lavorerà duramente sia in campo sia in palestra. Voglio essere nelle condizioni migliori il prima possibile”.

Hai già parlato con De Rossi: le tue impressioni?
“Bravissimo ragazzo, trasmette fiducia. Lo conoscevo quando giocava, ho sentito molto parlare di lui, anche prima di quest’anno. L’anno scorso ho visto molte partite in Europa League, soprattutto i quarti di finale e la semifinale. La prima impressione è che sia un bravissimo ragazzo. Mi chiede di lavorare tanto, come tutti gli altri, ed è quello che otterrà da me”.

La Curva Sud ti ricorda il ‘Muro Giallo’ del Borussia Dortmund?
“Per rispondere devo prima vivere questa esperienza. Non mi piace fare paragoni, ma so per certo che qui i tifosi sono straordinari. Non farò paragoni perché non voglio ferire nessuno. Ma non vedo l’ora di vivere l’atmosfera dello stadio”.

Con il tuo arrivo la Roma ha un reparto difensivo solido e completo: sei d’accordo?
“Lo spero e voglio farne parte. La difesa non ha subito gol in 2 partite su 3 quest’anno e questo è un ottimo dato, vuol dire che il reparto è già forte. Spero che io e Hermoso possiamo dare qualcosa in più alla difesa, ma vogliamo anche contribuire alla fase offensiva. Sono un difensore, ma mi affaccio spesso in avanti servendo assist o facendo gol. Voglio dare il mio contributo in entrambe le fasi, ma ovviamente è più importante difendere. La squadra ha già fatto un buon lavoro sotto questo aspetto e dobbiamo continuare così”.

Cosa ti aspetti dalla città di Roma?
“Ci sono già stato, amo questa città, è enorme e offre molto dal punto di vista culturale. La città è sempre molto vivace, con molte persone in giro. Mi piace vivere questa atmosfera ogni giorno. Ovviamente non è la prima priorità per cui ho scelto di venire qui, ma è un qualcosa in più”.

Chi vuoi ringraziare per essere qui?
“Molte persone. Voglio ringraziare i Friedkin e De Rossi, con cui ho parlato al telefono. Poi la mia famiglia, le persone con cui ho parlato di questo trasferimento. Grazie anche ai tifosi che mi hanno già accolto sui social, per le strade e in aeroporto. Sono stati molto carini e spero di riuscire a ripagarli”.

Un messaggio per i tifosi?
“Sono felicissimo di essere qui e di avervi visto in strada. Spero di vedervi anche allo stadio e di dare il 100% per questo grande club. Daje Roma daje, forza Roma”.

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Konè sicuro: “Roma svolta della mia carriera”

Manu Konè, dopo l’esordio in giallorosso contro la Juventus, ha raggiunto il ritiro della nazionale francese alla sua prima convocazione assoluta. Ecco un estratto delle sue dichiarazioni in conferenza stampa:

La trattativa per il trasferimento alla Roma?
“Tutto è avvenuto velocemente tra l’annuncio dei convocati della Francia e il mio trasferimento alla Roma. È un punto di svolta nella mia carriera, lo aspettavo da molto tempo”.

Sulla chiamata della nazionale francese e sulla Roma?
“Arrivare in nazionale era un sogno che avevo fin da quando ero piccolo, ma è diventato un obiettivo a breve termine. Essere alla Roma mi permette di avere tante ambizioni. Il progetto mi ha convinto e non vedo l’ora di giocare per questa squadra”.

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Abraham: “Roma importante per me, ma il Milan è un salto di qualità”

Tammy Abraham ha parlato a Casa Milan dopo l’esordio in maglia rossonera con assist contro la Lazio. Ecco un estratto delle sue parole:

Desideravi lasciare la Roma?
“No. Non è che ho perso fiducia assolutamente, ma i tifosi sanno quanto sia importante la Roma per me. Però a volte nella vita ci sono i casi in cui si deve salire di livello, mettere l’asticella più in alto, e ho pensato che questa fosse l’occasione giusta. Alla Roma auguro il meglio, ma ora sono concentrato sul Milan”.

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De Rossi: “Roma più tecnica, sarà una lotta dura per la Champions. Pellegrini capitano vero, Soulè diventerà un fenomeno”

Daniele De Rossi ha rilasciato una lunga intervista ai microfoni di DAZN. Ecco le parole del mister giallorosso:

“L’estate da calciatore è diversa. Prima venivo un paio di giorni prima del raduno, mi rimettevo in sesto con grande calma. Ora arrivi almeno 10 giorni prima; sono rimasto qui tutta l’estate e devi pensare a tutto. Il lavoro inizia molto prima, devi essere pronto per tutto e sapere che la pressione sarà tanta. Mi è piaciuto moltissimo e mi sento nato per fare questo lavoro. Farlo all’inizio è la cosa più bella, ti fa sentire in controllo della tua squadra. Magari col tempo staccherò un po’ prima, mi prenderò un po’ di vacanza. Stavolta ho fatto tutta una tirata dallo scorso anno, ma c’era da ricostruire e io stesso dovevo testarmi come allenatore.”

Sui giochi di calcio…
“Una volta esisteva Football Manager, noi lo chiamavamo Scudetto. Era pieno di questi giochi, e noi eravamo sempre dentro al gioco; lo facevamo diventare una parte importante dei nostri pomeriggi, non c’era la PlayStation. Il gioco di calcio manageriale era il mio preferito; con i miei amici, d’estate, rinunciavamo al mare e ognuno si creava la propria squadra. Ogni tanto usavo come nome quello del mio allenatore dell’Ostiamare, ma il più delle volte sceglievo la Roma e facevo l’allenatore della Roma. A me poi è capitato davvero, spero di essere un po’ più bravo rispetto a Football Manager; lì ogni tanto spegnevo e riaccendevo senza salvare, così le partite perse non si contavano (ride, ndr). Qui devo chiedere se è possibile farlo, ma temo di no.”

Sulla nuova Roma che sta nascendo…
“Una squadra più tecnica, con più qualità e che tiene la palla più spesso. La perde con meno facilità e non in fase di costruzione. Una squadra con grande gamba può recuperare palla più spesso, più velocemente. Questo ti permette di essere più dominante dal punto di vista del ritmo e del possesso palla. 2+2 non sempre fa 4 nel calcio; le idee le hanno tutti, sarà una bella sfida. Il calcio sta andando in quella direzione, si cerca la fisicità mischiata alla qualità.”

Su Pellegrini…
“Ogni stagione può essere quella del salto di qualità, non vale solo per Lorenzo ma per tutti. La mia carriera mi ha insegnato che anche a 30 anni puoi migliorare e imparare qualcosa. Onestamente, da tifoso l’ho accompagnato in questo suo percorso con un paio di messaggi all’anno, qualche chiamata, ma senza stargli troppo addosso. A gennaio ho rincontrato un uomo vero, un capitano vero, un atleta incredibile. Nei 6 mesi finali della passata stagione ha fatto prestazioni importanti, sia dal punto di vista realizzativo che tecnico. Ripartiamo da lì: il finale di stagione è andato in calando per tutti, anche per lui, ma è anche vero che l’ho spremuto fino all’ultimo. Quest’anno sta lavorando alla grande, sta dando una mano ai giovani. Sia lui, che Mancini, che Cristante stanno facendo quello che gli ho chiesto anche lo scorso anno, ossia aiutare i giovani negli errori, quando vanno in down. Sono soddisfatto di loro, sono una parte fondamentale dello spogliatoio. Ci metto anche El Shaarawy, che ha un carattere più taciturno, ma è un uomo di riferimento.”

La lotta per l’Europa?
“Ci sono squadre forti, lo stesso Bologna, che poteva sembrare un exploit, ha preso un altro grande allenatore dopo Thiago Motta. Italiano sa come lavorare, è un allenatore molto preparato. Poi ci sono tutte le altre: il Milan ha fatto uno squadrone, la Juventus idem, e l’Inter è impossibile non nominarla tra le favorite. Credo che anche la Lazio abbia una squadra molto logica, con grande gamba e fisicità; ha inserito giocatori che la migliorano. Anche noi stiamo lavorando per migliorarci e sono sicuro che ci riusciremo. L’Atalanta ormai è una realtà internazionale. Il Napoli lavorerà sia sulla qualità dei giocatori sia con l’allenatore, ma soprattutto sulla voglia di rivalsa. La Fiorentina, come sempre, c’è. Ci sono 8-9 squadre, sarà dura tenerne 4 al di sotto di noi.”

Su Soulè…
“Al suo primo campionato ha fatto qualcosa di incredibile, i dati dimostrano che ha ottenuto numeri superiori rispetto ai suoi pari età, tra i più forti del mondo, giocatori che militano nelle squadre più prestigiose. Dal punto di vista dei dribbling riusciti e dei passaggi chiave, li ha persino superati. È stato facilitato dal fatto che giocava in una squadra dove era il giocatore più importante e allenato da un grande allenatore. Secondo me, il piccolo calo è dovuto all’età, ma anche al calo della squadra, che nella seconda parte ha fatto fatica. Quando ho preparato Frosinone-Roma lo scorso anno, ho detto ai ragazzi di stare addosso a Soulè perché è un giocatore che può diventare un fenomeno. Ho parlato con Leo, con lui stesso, e anche con il suo procuratore, che conosco da molti anni: portò Samuel qui a Roma. L’inserimento è stato agevolato dal fatto che siamo veramente un bel gruppo. Sia Paredes che Dybala lo hanno aiutato molto, gli argentini fanno molta “famiglia” e si sostengono a vicenda. Lo vedo completamente integrato nel gruppo, con tutti. È un ragazzo con la faccia pulita, con gli occhi da argentino verace; ne ho conosciuti tanti lì e ho visto la fame che hanno di giocare a calcio e diventare campioni. Lui, oltre alla qualità, ci mostrerà anche tanta voglia, che ha dimostrato anche in fase di scelta.”

Dovbyk?
“Arriva da tante stagioni in cui fa tanti gol, soprattutto l’ultima in Spagna dove ha segnato tantissimo con il Girona insieme a Savio è stato protagonista di una cavalcata incredibile. E’ un giocatore tanto importante in fase realizzativa quanto per l’aiuto che ci dà nello sbocco offensivo, nell’aggressione alla profondità, nell’aiutarci a salire quando capiterà di andare in difficoltà contro avversari che ci metteranno sotto”

Sangarè?
“Ammetto che non lo conoscevo, mi viene da sorridere quanto penso a Buba, è stata più una scelta societaria, ho visto un video al volo e ho condiviso la scelta di prenderlo. Ha qualità fisiche e tecniche importanti, ha un dinamismo incredibile, è talento puro, deve lavorare tantissimo a livello tattico perchè vorrebbe sempre andare, ma dal pensiero iniziale che avesse un futuro prossimo importante penso che questo futuro possa accorciarsi. Giocherà ad occhi chiusi in Serie A, è un ragazzo positivo, con questo sorriso speciale che ha rubato il cuore di tutti noi”.

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Hermoso: “La Roma è quello che volevo. De Rossi vuole costruire una grande squadra”

Mario Hermoso ha parlato così nella sua prima intervista ai microfoni ufficiali del club:

La verità è che è successo tutto rapidamente. Da quando si è presenta questa opportunità  e la Roma si è interessata a me e quindi da quando c’è stata la possibilità di far parte di questo grande club e di questa grande storia, ovviamente ho subito voluto ascoltare la proposta del club e valutare le mie sensazioni e il feedback da parte dell’allenatore e da parte della squadra. Volevo capire in che modo posso aiutare e rappresentare al meglio la Roma“.

Cosa ti ha convinto di più?
Per molti motivi. Si tratta di un grandissimo club con una grandissima storia. Ho percepito un sentimento di passione e di grande entusiasmo da parte di tutti i tifosi verso la squadra e il club. È simile a quello che ho vissuto all’Atletico, è come una grande famiglia all’interno della città, una città importantissima, magnifica e stupenda, come testimoniato dalla storia e dagli eventi. Ovviamente per me è stato un cambiamento di vita semplice, anche pensando alla vita che avevo a Madrid con la mia famiglia. Era quello che volevo a livello sportivo e a livello competitivo. Ho valutato che venire alla Roma sarebbe stato molto più semplice, visto che avrei continuato a giocare ad alto livello in un campionato molto importante e in una città come Roma“.

Che differenze ci sono tra la Liga spagnola e quella italiana?
Credo che non ci siano molte differenze come tipologia di campionato e di squadre. Penso che in Italia ci siano grandissime squadre, come in Spagna, che partecipano alle più importanti competizioni europee e affrontano sempre le migliori squadre d’Europa. Questa è un po’ la filosofia che percepiamo in Spagna pensando al campionato italiano. Inoltre, siamo due popoli latini. La passione, il modo di vivere le partite, i duelli e il modo di vivere dei tifosi a mio parere sono molto simili alla Spagna e penso che sarà molto semplice adattarmi“.

Hai visto la Roma contro la Juventus, cosa ti è piaciuto di più?
Il fatto che la squadra abbia lottato. L’aspetto più importante da considerare è che la squadra ci è andata vicina e che poteva vincere. Se non ricordo male, l’ultima occasione
di ieri è stata quella di Angeliño, che ha tirato da fuori area. Questo rispecchia un po’ la differenza che c’è tra vincere e perdere, perché costruendo delle buone azioni
si può andare più vicini a vincere. Ma mi è piaciuta anche la solidità difensiva vista ieri. La squadra ha lavorato molto bene, grazie anche ai vari cambi. Penso a giocatori importanti per la squadra, come Paulo, che sono entrati nel secondo tempo. Questo dice molto di quanto sia competitiva la squadra. Il livello è alto e daremo il massimo
per competere ai massimi livelli“.

Hai parlato di passione, De Rossi lo hai sentito, ci hai parlato, è una leggenda di questo club, un’idea precisa e temperamento latino. Sei contento di lavorare con lui?
Ovviamente. Penso che ci troveremo bene. Come hai detto tu, lui da calciatore
è stato questo, ha rappresentato il cuore, la voglia di lottare, la capacità di mantenere
sempre accesa la fiamma. Come allenatore basta vederlo, con le sue esultanze passionali, il suo modo di vivere le partite e, soprattutto, le sue conoscenze. In definitiva, quello che vuole è costruire una squadra importante, una squadra solida. Io e gli altri nuovi arrivati,  quelli che sono arrivati di recente, cercheremo di dare il massimo per continuare a far crescere la storia della Roma“.

Sei un difensore completo, hai grande esperienza, mancino, puoi giocare a 3, sei molto duttile. Come ti collochi? Che ambizioni hai?
Ovviamente ho giocato molte partite in una difesa a tre, ma ciò non toglie che possa adattarmi a qualsiasi altro tipo di modulo o a qualsiasi posizione che il mister considera ideale per me o nella quale posso aiutare maggiormente la squadra. Ovviamente, alla fine quello che voglio, se penso a come vedo il gioco e a come posso aiutare la squadra, è cercare di fare il massimo, in modo che il resto della squadra, gli altri compagni, possano sfruttare al meglio il mio lavoro“.

In questi anni hai giocato quasi sempre, hai vinto tanto, cosa ti ha insegnato Simeone?
Sì, ovviamente lui è una persona che è stata fondamentale per me e per la mia carriera sportiva. È una persona per cui ho una grandissima stima, e penso che anche lui mi stimi molto. Ovviamente ho sempre parlato molto con lui. Ho avuto qualche difficoltà ad adattarmi all’Atlético, allo stile di gioco di Simeone e al suo modo di vedere il calcio, ma poi ci sono riuscito partendo dal mio modo di vedere il calcio e cercando di mettere insieme questi due modi di pensare, cercando di trarre il massimo vantaggio
da entrambi i modi di pensare per contribuire alla crescita della squadra. Ovviamente, forse più da parte mia, c’è un sentimento di forte affetto che ci lega, visto tutto il tempo che abbiamo trascorso insieme. Mi ha fatto crescere come giocatore e come persona, per cui avrò sempre un buon rapporto con Diego. Spero di giocare contro di lui prima o poi e di affrontarci come rivali“.

In rosa trovi Angelino, un altro spagnolo, ci sono latini. Ti potrà aiutare?
Sì, ci sono molti giocatori latini, per cui l’adattamento, chiaramente, sarà molto più semplice. È vero che al momento ho ancora qualche difficoltà a capire la lingua, ma a poco a poco cercherò di impararla al meglio, e credo che con il loro aiuto sarà tutto molto più facile“.

La tua esultanza ha fatto il giro del mondo, con la bandiera della Roma che sventolava nel settore dell’Atletico. Era destino?
Sì, credo che c’entri anche un po’ il destino. Quell’immagine è di un po’ di tempo fa, e chissà che non abbia un po’ anticipato il futuro. Per questo, credo che quell’immagine
rappresenti un po’ tutto: la passione, la dedizione con cui vivo e sento il calcio. Quella bandiera alle mie spalle significa che, forse, i nostri cammini erano destinati a incrociarsi. Simboleggia la voglia di sentirsi ancora vivi, di continuare a divertirsi
e sentire quella passione condivisa, quella dei tifosi per la Roma e quella che provo io per il calcio, e di viverla insieme”.In famiglia vi piace molto lo stemma della Roma, hai già presto tante maglie. 
Sì. Entrambe le mie figlie sono, attualmente, appassionate della Roma. Ancora non capiscono bene, perché sono piccole, ma in questo momento sono entusiaste, perché sanno che hanno una casa a Madrid e avranno anche una casa a Roma, per cui vogliono venire a vivere in Italia. Sapevamo che prima o poi ci saremmo trasferiti in Italia, anche per quello che sentiamo io e mia moglie per questo Paese. Lei in passato è venuta
a studiare in Italia, è molto affezionata a questo Paese. Dall’altra parte, c’era la mia voglia di mettermi alla prova in un campionato come la Serie A, per cui non c’era un posto migliore di Roma in cui poter venire. Ora mia moglie e le bambine sono entusiaste dello stemma, della lupa e vogliono la maglia con il simbolo della lupa, per cui credo che uscirò di qui con un regalo, una maglia per loro. Saranno molto contente“.

Come ti immagini vivere Roma città? 
Credo che lo stile di vita sia abbastanza simile a Madrid. Credo che il clima sia molto simile. La città è molto grande, con molte persone. Poi è una città in cui si vive
una rivalità calcistica, ed è bello assistere alla rivalità tra due club della stessa città. Poi, come ti dicevo, soprattutto a livello artistico, storico e monumentale, Roma ha una storia immensa, non solo in Italia ma anche in Europa e nel mondo. Penso che, come ti ho detto, sono qui da poco tempo, ma mi sembra una città impressionante e spero di conoscerla bene e di poterci vivere a lungo“.

Sei un appassionato di cucina. 
Sì, la cucina è uno dei miei hobby al di fuori del terreno di gioco. Ovviamente sono un amante della carbonara, me la posso permettere solo qualche volta durante la settimana. Mi piace moltissimo, a casa cerchiamo di prepararla nel miglior modo possibile. Cerchiamo di farla come si deve, col parmigiano, col guanciale e con le uova. Proviamo sempre a preparare la pasta al dente, ovviamente. Cerchiamo di fare del nostro meglio, piace molto anche alle bambine. Per cui credo che ci adatteremo facilmente, anche dal punto di vista gastronomico, e ci innamoreremo di una città come Roma“.

A chi senti di dover ringraziare per essere qui?
Devo ringraziare i Friedkin, la proprietà, la mia famiglia. So che rappresento una scommessa importante per la famiglia Friedkin. Ovviamente ringrazio anche tutta
la direzione sportiva della Roma, Daniele che è stato fondamentale per me, perché mi ha spiegato quello che pensava e in che modo crede che possa aiutare la squadra a crescere. Spero di ricambiare la sua fiducia. Voglio salutare da qui tutti i tifosi della Roma. Daje Roma daje!“.

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Mancini: “Buon punto ma dobbiamo migliorare, Cagliari e Empoli andavano battute”

Gianluca Mancini ha parlato ai microfoni di DAZN dopo lo 0-0 allo Stadium contro la Juventus:

Dopo una settimana complicata siete soddisfatti di questa partita? “Se guardiamo i risultati precedenti si, tutte le partite cerchiamo di vincere. Le prime due erano sulla carta abbordabili, ma nel calcio di oggi devi sempre interpretarle bene, uscire con un punto a Torino va bene. Dopo la sosta dobbiamo cominciare ad ingranare”

Siete contenti della prestazione di oggi? “Le prime sono sempre difficili ma non voglio alibi, una squadra come la Roma deve vincere a Cagliari e con l’Empoli. Ora non dobbiamo pensare di aver fatto chissà che con un punto a Torino”.