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Mancini: “Pronti per l’esordio” – De Rossi: “Le Fèe mi ha stupito. Dybala? Pronto per la ripresa”

Gianluca Mancini ha parlato ai microfoni di DAZN prima di Cagliari-Roma:

Prima di campionato con De Rossi, come sta questa Roma?
“Una Roma preparata, abbiamo fatto un bel ritiro con il mister da inizio anno. C’è sempre emozione, ripartiamo tutti insieme. Siamo fiduciosi di far bene”.

Ieri abbiamo visto 4 pareggi, all’inizio la prima di campionato è sempre particolare. La Roma sa di incontrare un Cagliari che farà pressione e ripartirà?
“Il Cagliari è molto bravo, lo sappiamo, e qui è difficile giocare. Le prime di campionato sono sempre difficili anche per il caldo e perché la prima è sempre difficile. La Roma viene qui con ambizione e voglia di far bene. Si inizia oggi e non bisogna lasciare punti per strada”.

Come sta andando l’integrazione dei nuovi?
“Molto bene, i ragazzi hanno fame e voglia di stare dentro la Roma e dentro il gruppo. Noi più vecchi cerchiamo di aiutarli, ma sono forti e bravi ragazzi”.


De Rossi ha parlato prima di Cagliari-Roma a DAZN:

Che Roma ci dobbiamo aspettare?
“Sulla falsa riga di quanto visto e lavorato, sono contento della preparazione che si fa per questa partita. Ci piacerebbe partire bene”. 

Le Fee?
“Grande qualità e dinamismo. Può giocare in tutti i ruoli del centrocampo, può fare anche il mediano ma gli servirà più tempo. Prima era più timido, ora si cerca più spazio, vuole il pallone. Ci darà una grande mano”. 

Dybala in panchina?
“Scelta tecnica, ci siamo parlati. Lui è concentrato su questa partita, non era distratto. Ci darà una mano a gara in corso”. 

Sarà la sua prima prima partita.
“Sarà la prima prima partita per me, sono felice di farla con questa squadra. Ci sono arrivato, per me è un motivo di tanta felicità e orgoglio”.

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Nicola: “Serviranno coraggio e umiltà contro la Roma. Ho grande stima per De Rossi”

Davide Nicola, tecnico del Cagliari, ha parlato alla vigilia del match contro la Roma:

Che emozioni ha provato domenica scorsa nel vedere il pubblico?
“Dopo aver visto come ci ha accolto la nostra gente abbiamo gran voglia di giocare davanti al nostro pubblico. Ci siamo resi conti dell’aiuto che può darci, giochiamo in casa e incontriamo una squadra molto forte”.

Chi non sarà a disposizione domani?
“Viola rientra la prossima settimana, idem Zortea. Jankto lo valuterò domani”.

La rosa subirà ancora modifiche?
“La mia idea sulla rosa non conta ora, dobbiamo solo pensare alla partita. I centrocampisti si sta impegnando tantissimo: Marin l’ho avuto a Empoli ed è un giocatore che stimo particolarmente, Prati ha qualità e sta lavorando sulla fase di non possesso, deve migliorare ma è un 2003 con grande intelligenza tattica. Makoumbou e Deiola hanno caratteristiche diverse”.

Come valuta Luperto e Luvumbo?
“Luperto lo conosco da Empoli e so quanto può dare, è un leader. Luvumbo lavora tanto e ha altrettanti margini di miglioramento”.

La Roma?
“Ha tantissima qualità ed è in grado di metterti in difficoltà. Dovremo essere bravi ad avere coraggio, ma soprattutto umiltà. Dovremo lavorare da squadra, ma con la consapevolezza di poter far male all’avversario. La Roma di certo farà altrettanto”.

Come sta Palomino?
“Si è allenato fino ad aprile, è un professionista esemplare. Gli manca ancora l’allenamento con la squadra, ma lo porterà in panchina. Mina? Prosegue la preparazione, è squalificato, dunque avrà ancora tempo a disposizione”.

Il confronto con De Rossi?
“De Rossi è una persona che stimo, ci sentiamo qualche volta, è una persona che apprezzo. Incontrare una squadra cosi competitiva ci spinge ad alzare l’asticella. Domani sarà una partita dove dovremo dimostrare la nostra identità. Cambierò qualcosa per quanto riguarda la nostra formazione, la Roma è una squadra che sa occupare gli spazi e ci può mettere in difficoltà. Però è un tipo di partita che ti aiuta a crescere perché affronti una squadra di qualità. Per noi sarà un inizio di campionato interessante e sono curioso di vedere la mia squadra in campo”.

C’è una grande sintonia tra Prati e Marin.
“La sto notando tra tutti i giocatori. Voglio che ogni reparto possa avere sintonia, perché grazie a questo riusciamo a creare gioco e a mettere in difficoltà l’avversario. Sono due giocatori che sanno costruire e sono molto importanti per noi. Domani affronteremo una squadra che cercherà di fermare la nostra fonte di gioco e noi dovremo essere bravi ad evitarlo. Cosa manca alla squadra? Non mi concentro su queste cose, specie prima di una partita. Non vedo l’ora che il calciomercato finisca. Dopo ogni gara potremo fare le nostre valutazioni”.

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De Rossi: “Nessuno è più importante della Roma. Voglio una squadra forte. Dybala? Convocato”

Daniele De Rossi ha parlato alla vigilia di Cagliari-Roma, prima giornata di campionato:

Come si arriva a domani?
Non ci sono indisponibili. Leo Paredes giocherà con la Primavera perché è squalificato. Ha bisogno di giocare qualche minuto, siamo contenti di questo sostegno da parte della Primavera. Giocherà X minuti, già abbiamo deciso.

Come sarà gestita la vicenda Dybala dato che tutti sanno che è al centro di un’operazione di mercato che è molto avanzata?
Abbiamo sentito che c’è qualche cosa, se ne è parlato un pochino (ride, ndr). Paulo sta con noi, anche altri giocatori hanno situazioni aperte di mercato, ma viene con noi. Non ci sono problemi. È convocato.

Quali sono le tue aspettative sulla stagione?
Sono le speranze e i sogni di altri allenatori che lotteranno per gli stessi obiettivi. Spero di continuare a vedere entusiasmo e dedizione al lavoro da parte dei ragazzi. Nella prima parte era piena di ragazzi giovani che hanno tenuto alto il livello di allenamento. Vorrei poter dire che quelli che ci sono oggi, saranno gli stessi a settembre, ma non è così. Il sogno è riportare questa squadra il più in alto possibile e fino ad ora la mentalità è ineccepibile.

Per De Rossi allenatore, come valuta la perdita di Dybala? A De Rossi tifoso, come si fa a digerire la sua partenza?
Non puoi chiedermi ora di fare il tifoso, lo sarò sempre. Se parli della cessione di un giocatore a un tifoso, sai che per loro sono giocatori legati a momenti importanti. Forse solo una persona sa più di me cosa significa essere legati a un popolo, ma io da allenatore non posso commentare dei rumors. Prima cosa perché non ero presente in queste discussioni, secondo perché domani c’è una partita importante. Un domani forse Paulo spiegherà cosa è successo in questi giorni. Ho sempre detto che è un giocatore molto forte e rimane un giocatore forte. Quello che dovevo dire l’ho detto alla società e a Dybala, sono sempre stato presente con i miei giocatori. Parlo sempre con tutti e dico le cose in faccia, finora sta funzionando per quanto riguarda il rapporto umano. Poi non posso più andare oltre. Nessuno è più importante della Roma, l’altra volta le mie parole sono state un po’ travisate stranamente, io non ho nessun secondo interesse o obbligo di silenzio. Io voglio una squadra forte, una cosa salva me e gli allenatori: la squadra forte. Squadra forte, risultati buoni, giocatori forti e risultati buoni, solo quello voglio, se altri vogliono buttarla su altri temi non risponderò neanche. Mi dovrebbero conoscere un po’. Io sono qui per fare una grande carriera da allenatore e fare una grande stagione con la Roma. Il mio obiettivo è solo quello: quando lascerò la Roma che sia in una posizione di classifica migliore di quella che ho trovato.

Soulé come si è inserito? Come lo valuta?
Il suo tasso di pericolosità lo dice quello che ha fatto lo scorso anno, in una squadra retrocessa. È un giocatore che in alcune statistiche, negli under 23 è tra i primi. Dobbiamo essere bravi a metterlo a proprio agio, ma non solo lui, anche gli altri lavorano bene. Una menzione anche a chi lo scorso anno ha giocato meno, stanno tenendo tutti alto il livello dell’attenzione.

Come si concilia la possibile perdita di Dybala, uno dei più forti in Serie A? Il suo predecessore ha lamentato l’assenza di chi potesse parlare di questioni fuori campo, non avverte un’assenza tale?
Io penso che neanche un dirigente possa parlare di queste cose, perché sono voci, o qualcosa in più. Magari il due settembre ne parlerò io o il giocatore o la società. In queste fasi, che non si sa che forma abbia, non si può parlare di queste cose, anche i dirigenti farebbero fatica. Io vorrei parlare di meno, anche da giocatore. Secondo me sono inutili le conferenze stampa pre partita, magari un domani entrerà una figura che parla ai tifosi. Se poi domani mi dicono che arriva nel mio staff una persona così, la valuterò e sarò pronto ad abbracciarla. Ne parleremo più avanti, il Napoli 24 mesi fa, con tante cessioni, ha vinto lo scudetto a fine anno. Non sto dicendo che vinceremo lo Scudetto. Sto dicendo che a volte le squadre perdono pezzi e si ricostruiscono più forti e attrezzate.

Rispetto al mercato, ha percepito dalla società una voglia di consenso pubblico?
No, non so a che operazione ti riferisci. Se pensiamo al discorso Bonucci, possiamo pensare che la società gli ha dato un valore e i tifosi un altro. Da qui alla fine, le scelte fatte sono mie, chi arriva lo scelgo io con il direttore, come tutte le altre squadre. Il presidente ci lascia un po’ carta bianca, magari in altre squadre qualcuno sarà più in mezzo. Forse qualche giorno fa erano più contenti così come io quando non prendevo insulti sui social, ma c’è un lavoro importante da fare. Io ho delle convinzioni tecniche”

Dove si potrà investire? In che reparto c’è tanto da fare?
“Ieri ho parlato alla squadra e ho detto ‘So che il momento è delicato, qualcuno può essere distratto e confuso, ma dobbiamo pensare al Cagliari. Pensiamo solo a questo, se qualcuno non se la sentiva poteva parlarmene e l’avrei accettato’. Se continuo a parlare di mercato, faccio anche io il contrario di quello che ho detto ai ragazzi.  Il ruolo e il dove non è mai giusto dirlo qui, è giusto dirlo nelle sedi opportune con la società e l’ho fatto. Così come è giusto dirlo al giocatore e l’ho fatto, lo avverto prima per fargli cercare la sistemazione migliore, non glielo dico il 30 agosto. Le caratteristiche che chiedo sono sempre le stesse. Ne ho parlato l’altr’anno, ad aprile, a maggio etc, fatevi un’idea”

Quanto è rimasto colpito della reazione social nei suoi confronti degli ultimi giorni? Il lavoro con Dovbyk è diverso da quello fatto con Lukaku?
“Le caratteristiche di Dovbyk non sono così distanti da Romelu, c’è qualche anno di esperienza diversa, non andiamo molto oltre le caratteristiche, non abbiamo preso un falso nove, abbiamo preso un attaccante che aggredisce bene lo spazio, molto veloce, decisivo dentro l’area, le consegne bene o male sono quelle, stiamo cercando di fargli capire cosa vogliamo noi dall’attaccante, stiamo cercando di non dargli troppe indicazioni, mi sono accorto nella prima parte di ritiro che ai nuovi avevo detto troppe cose, quando ricevevano palla volevano fare dieci cose, Enzo Le Fèe lo abbiamo lasciato un po’ più libero, ha preso condizione ed è migliorato sensibilmente. I social? Non è piacevole, non gli do molto peso, anche se poi alla fine hanno peso per tante persone, nel quotidiano probabilmente quello che hanno scritto non lo direbbero, ma non perchè sono uno spaventoso, ma perchè se incontri per strada uno che ha venduto un giocatore o ha perso una partita, non gli auguri la morte a lui o alla famiglia. Ora ci rido, magari mi arrabbio una mezz’ora, ma poi apro le foto e vedo che sono quindicenni oppure altri dei subumani mai visti. Certo vorrei sempre essere amato, ma fa parte del mestiere. Nessuno mi ha amato come i tifosi della Roma, ma nessuno mi ha ferito come alcuni di loro. Sono consapevole che da allenatore qualcosa può cambiare, ma voglio sempre cercare di farmi amare da loro”.

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Abraham: “Con la testa sono pienamente dentro la Roma. Concorrenza? Non mi spaventa”

Tammy Abraham, subentrato nella ripresa, ha parlato ai microfoni dei cronisti al termine di Everton-Roma:

È stato un ritiro particolare per te, ti stai allenando bene ma le voci arrivano. Si è fatto il nome di Milan, Everton e Bournemouth. Cosa puoi dire in merito?
“Dal primo giorno in cui sono arrivato a Roma ho sempre voluto dimostrare la mia passione per il calcio e la volontà di aiutare la mia squadra. Sono una persona sempre sorridente e sempre positiva. È la mia prima preparazione post infortunio, è la mia stagione e voglio dimostrare che sono tornato. Le voci fanno sempre piacere perché vuol dire che si sta facendo bene, ma per quanto mi riguarda sono qui con la Roma e a disposizione per fare il massimo”.

Se dovessi restare, ti giocherai il posto con Dovbyk: sei pronto? C’è la possibilità di vedervi insieme?
“È da quando che sono bambino che sono abituato alla concorrenza e a lottare per un posto, Dovbyk è un attaccante forte, gli ho dato il benvenuto. Siamo due giocatori, magari un giorno il mister ci darà la possibilità di giocare insieme e se non sarà così ci sosterremo a vicenda”.

Tomori ogni tanto ti manda qualche messaggio per incentivarti ad andare il Milan?
“È un ottimo amico, lo sapete. Ci sentiamo molto spesso, qualche volta ci scambiamo messaggi e video. Ma sono pienamente concentrato e con la testa qui a Roma”.

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De Rossi: “Contento dei primi 60 minuti. Inizio a vedere alcune qualità che mi piacciono”

Daniele De Rossi ha parlato così ai microfoni ufficiali della Roma al termine della sfida pareggiata contro l’Everton: Abbiamo lavorato tanto, tanti allenamenti e tanta intensità. Siamo contenti sia del lavoro dei ragazzi sia della struttura incredibile che ci ha ospitato”.

Tante indicazioni dalle amichevole, l’ultima cosa ti ha lasciato?
“Mi ha lasciato che se siamo corti come nel primo tempo, siamo così puliti nel possesso palla e bravi a riattaccare lo spazio anche quando siamo bassi, possiamo essere fastidiosi per chiunque. Abbiamo giocatori parecchio diversi tra di loro: chi più bravo ad attaccare la profondità come Artem (Dovbyk, ndr), chi bravo a venire incontro come Mati (Soulé, ndr), Enzo (Le Fée, ndr), Lorenzo (Pellegrini, ndr) e Zalewski. Siamo una squadra che inizia ad avere tante caratteristiche che mi piacciono”.

Abbiamo seguito tanti allenamenti e nelle partite abbiamo rivisto tanto. Significa che i ragazzi stanno capendo tutto alla perfezione…
“Oggi ho fatto una piccola riunione perché ero piacevolmente colpito dal fatto che ieri hanno messo in pratica in allenamento tutto quello che avevo chiesto nei giorni precedenti. Già da lì avevo avuto sensazioni buone. È ovvio che questa era una partita di allenamento, ma l’abbiamo preparata come se fosse una partita di campionato perché così deve essere. Qui in Inghilterra il livello è tanto alto. Siamo contenti dei primi 50-60 minuti fatti, poi abbiamo perso un po’ di campo ma abbiamo fatto una buona prestazione”.

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Pellegrini: “Ho chiarito tutto con Mou dopo l’esonero. I Friedkin hanno in testa solo la Roma”

Lorenzo Pellegrini ha parlato ai microfoni de il Messaggero:

Pellegrini, vogliamo subito toglierci il dente?
“E togliamocelo (sorride)”.

Ha sentito Mourinho ultimamente?
“No, non c’è stata occasione. Tra me e lui comunque non ci sono problemi, ci siamo chiariti. Quello che dovevamo dirci ce lo siamo detto”.

Ecco, siccome tra anelli e lettere negli armadietti se ne sono dette di tutti i colori, ci regala la sua versione visto che della vicenda non ne ha mai parlato?
“Non l’ho fatto perché le cose all’interno dello spogliatoio devono rimanere tali. Poi visto che sono purtroppo uscite, voglio soltanto dire che con José ho sempre avuto un rapporto meraviglioso. A lui erano state dette delle cose sul mio conto che non erano assolutamente vere. E per come l’ho letta io, in un momento di profonda amarezza dettata dall’esonero, ha creduto a queste voci”.

E a quel punto cosa è accaduto?
“È inutile negarlo, quando ho visto la sua reazione (restituzione dell’anello donato per i 60 anni e lettera, ndr), ci sono rimasto male. Dopo tutte le emozioni che avevamo vissuto insieme, avrei preferito che fosse venuto a parlarmi di persona. Allora, ho fatto l’unica cosa che potevo fare in quel momento visto che aveva lasciato Trigoria: prendere il cellulare e chiamarlo. Abbiamo chiacchierato a lungo e ho capito quello che stava vivendo. Non mi va di entrare nello specifico di quello che ci siamo detti ma ci siamo chiariti, questa è la cosa che conta. E per me Mourinho rimarrà un tecnico che ringrazierò sempre”.

Vedendola allenarsi in ritiro, sembra più tranquillo rispetto al recente passato.
“È vero, l’ultimo anno non è stato semplice. L’unica cosa di cui non posso rammaricarmi è il fatto di non aver dato tutto. Mi dispiace che questo mio modo di essere, che non cambierà mai per niente e per nessuno, venga scambiato per poca personalità. Non penso che la personalità si dimostri platealmente o fingendo di esser quello che non sei. Io sono me stesso e vi assicuro che quando mi metto in testa una cosa la raggiungo. Fidatevi di me, sono uno che le cose le porta sempre a termine”.

La fascia condiziona quindi i giudizi?
“No, probabilmente no. Non è questione di essere o meno il capitano, di numero di maglia, ma di quello che sei. Dovrei forse aprirmi di più ma non posso snaturarmi”.

Lo sa che è una delle critiche le vengono mosse sui social è che non ride mai?
“(Sorride) Chi mi conosce sa che è una stupidaggine. In campo è più difficile, certamente non mi aiuta il fatto di essere un ragazzo riservato. Sono una persona semplice, che viene da una famiglia altrettanto semplice. Però, glielo assicuro, sono soltanto me stesso. A me non serve baciare la maglietta per dimostrare che amo la Roma perché quel gesto può farlo anche uno che è arrivato da cinque minuti. L’amore per questa squadra l’ho dimostrato tante volte. Come quando ho voluto a tutti i costi giocare un derby che poi mi è costato, per non essermi fermato per un problema al flessore, gli Europei vinti a Wembley. Ma avevo dato la mia parola al tecnico d’allora (Fonseca, ndr) e non potevo tirarmi indietro”.

A proposito di infortuni, perché nell’ultimo anno e mezzo ha faticato a trovare continuità?
“A livello di condizione, la passata stagione è stata la più complicata della mia carriera. Mi sono fermato subito dopo la seconda partita, quando stavo in nazionale. Un infortunio banale, roba di 2-3 settimane. Appena rientro, segno con il Frosinone e con il Servette e mi devo rifermare subito. Così è stato come prepararsi, fermarsi e riprepararsi nuovamente. Il problema però è che quello che hai fatto prima lo perdi e devi ricominciare da capo. Ci vuole tempo a quel punto. Da agosto a dicembre sono stato sempre male, mi sono ripreso per un paio di mesi e a giugno inevitabilmente mi sono spento di nuovo”.

E Dovbyk?
“Tecnicamente più di Lukaku mi ricorda Vieri. Il lavoro che faceva Romelu lo può anche fare ma lui vive proprio per il gol. È uno che vuole stare negli ultimi 16 metri o almeno avvicinarsi ad una zona dove sa che può segnare. Ama giocare in profondità. E poi è una bestia. Oggi abbiamo fatto la panca inclinata, ha fatto i pettorali con 35 chili…”.

Per venire incontro a chi mastica poco di tattica: trequartista, alto a sinistra?
“Sì qualcosa di simile l’ho fatto anche in Nazionale e ha creato qualche vocina… È normale che io non posso fare l’esterno, sono un centrocampista. Ma anche con Spalletti l’idea è che avrei ricoperto quella posizione nella fase difensiva e poi quando avevamo la palla dovevo entrare dentro al campo e lasciare spazio al terzino che saliva. E quindi mi trasformavo in quello che sono, un centrocampista offensivo”.

Le vocine allora erano vere?
“Ma no, c’è dispiaciuto soltanto non esprimerci come avremmo potuto. Per me Spalletti è un allenatore eccezionale, ti migliora”.

Da Spalletti a De Rossi, tre aggettivi per definirlo?
“Ci devo pensare bene, altrimenti poi si arrabbia e chi lo sente. Allora… Il primo è veritiero. Le racconto un aneddoto. Io e Daniele ci conosciamo da quando lui giocava. Il primo giorno che arriva mi chiama e mi chiede alcune cose. Alla fine, alla presenza di altri compagni, mi fa: “Ricordatevi che vi voglio bene, ma voglio più bene a me e a mio figlio. Quindi sappiate che se non vi allenate e giocate come si deve, andate fuori”. Parole che ho apprezzato tantissimo”.

Ok, sembra però la letterina di Natale. De Rossi lo avrà pure qualche difetto o no?
“Lei mi vuole mettere nei guai (ride). Boh… permaloso? Sì permaloso da morire. No, ora che ci penso forse più lunatico di permaloso. Il problema è che non si tratta di una transizione normale, del tipo un giorno sei felice e l’altro metti il broncio. Lui si sveglia la mattina ed è felice. Dopo mezz’ora è arrabbiato, poi torna a sorridere e dopo un’altra ora gli ‘rode’ di nuovo. Vabbè, devo cercarmi un’altra squadra…”.

Il suo rapporto con Dan e Ryan?
“A me non piace fare il furbetto, non lo sono mai stato. Ricordo però una delle prime volte che li incontrai. Mi sembrava di interloquire con gente di Testaccio: c’era solo la Roma nei loro pensieri”.

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Soulè: “Volevo solo la Roma, Friedkin e De Rossi mi hanno convinto. Ho pianto quando sembrava che l’affare saltasse”

Matias Soulè ha parlato ai microfoni del Corriere dello Sport:

Soulé, finalmente a Roma.

«Essere qui è meraviglioso. La trattativa è stata lunga, avevo l’ansia di non poter arrivare ma tutto è andato per il me-glio. I Friedkin mi hanno voluto fortemente, ho subito capito la loro ambizione per questo club e dove vogliono portarlo. E ora sono qui, in ritiro con la mia nuova squadra e non potevo chiedere di meglio. Stiamo lavorando sodo e con grande intensità: saremo pronti per la prima di campionato contro il Cagliari».

De Rossi stravede per lei.

«E io per lui. Spinge tanto, è un grande lavoratore e un ottimo tecnico. Ho parlato più volte con lui durante la trattativa e devo dire che non parla solo spagnolo, ha anche un ottimo accento argentino. Mi ha raccontato la Roma , di come si vive il calcio qui e durante questo ritiro è stato eccezionale. Sta stillando una mentalità vincente alla squadra e ci sta fornendo una preparazione fisica e tattica che sarà cruciale per la stagione».

Come è stato l’inserimento nel gruppo?

«Mi hanno accolto tutti davvero benissimo, siamo una famiglia. Poi chiaramente Dybala e Paredes mi hanno preso sotto la loro ala protettiva. Cosi come Angelino che è spagnolo ma fa parte del nostro gruppetto».

E poi, naturalmente, c’è Dybala.

«Per me è un fratello maggiore, una guida non nel caldo ma nella vita. Quando ero più piccolo, lo vedevo come un mostro sacro, un giocatore a cui non riuscivo ad avvicinarmi perché ero in soggezione. Poi abbiamo cominciato a conoscerci, siamo entrati in sintonia e abbiamo stretto un buon rapporto alla Juventus. C’è un aneddoto che non mi dimenticherò mai».

Prego.

«Era l’ultimo anno di Paulo alla Juve, stava giocando una delle partite finali della stagione. Mancava un quarto d’ora alla fine quando lo vedo parlare a distanza con Landucci (il vice allenatore, ndr) mentre intanto mi indicava. Purtroppo erano finite le sostituzioni ma Dybala aveva chiesto alla panchina di farmi entrare perché voleva giocare con me almeno una volta prima di lascia la Juve. Un ricordo che resterà sempre con me, perché mi ha fatto capire quanto ci tenesse a me, e la sua stima nei miei confronti».

Quando ha cominciato a pensare alla Roma?

«Ero in vacanza a Punta Cana, nella Repubblica Dominicana, quando il mio agente mi ha informato che la Roma era interessata. Dopo un paio di giorni quel sondaggio si era trasformato invece in una vera e propria richiesta di trasferimento e lo stesso giorno mi era arrivato il messaggio di De Rossi per dirmi che mi aspettava a Trigoria. Lì è scattata la scintilla».

Come mai?

«Perché mi hanno voluto così tanto che era impossibile dire di no. Le chiamate del mister; poi i Friedkin si sono spesi in prima persona, la dirigenza mi ha fatto capire quanto volessero puntare su di me. Questa loro voglia di avermi mi ha spinto a considerare solo questa opportunità anche se ne avevo altre in Premier».

Il suo divertimento si vede in campo anche dalsuo modo di giocare.

«Sì, è vero. Io godo nel fare un dribbling, una giocata, un assist, un gol. È pura estasi per me, per la mia squadra e per i miei tifosi. I giovani devono osare di più, devono divertirsi e anche sentirsi liberi dì farlo. Poi dicono che il ragazzino non può scendere in campo perché ha poca esperienza: ma come la fai se non giochi? Bisogna dare più possibilità ai giovani di giocare, crescere e maturare. La Roma in questo aspetto è un esempio».

De Rossi sta lavorando molto su più soluzioni tattiche.«Sì, ma tutte con una grande regola: l’intensità. Sia nella trasmissione del pallone, sia nei nostri movimenti anche senza pallone. Quanto a me, potrei giocare ovunque: a destra con Dybala trequanista centrale, da seconda punta o anche a sinistra».

Se lei gioca a destra, Dybala nel 4-2-3-1 può giocare alle spalle del centravanti.

«È una possibilità che abbiamo studiato. Ho parlato tanto con Paulo per trovare la giusta intesa in queste posizioni. Se lui si allarga io invece mi inserisco, e viceversa. Ci cercheremo tanto in campo anche per muoverci in sinergia e per garantire anche una buona copertura difensiva».

Un giocatore che l’ha impressionata?
«Dico Le Fée, che non conoscevo. É davvero forte. Ha stupito tutti in squadra, può fare tutti ì ruoli del centrocampo e con la stessa qualità. Sarà divertente giocare con lui».

Dovbyk invece?

«È un gigante (ride, ndr). È davvero forte e che potrà essere un valore aggiunto per questa
Roma. A un grande acquisto, come tutti quelli che sono arrivati. Siamo proprio un bel gruppo capitanato da Pellegrini».

Le ha già spiegato il valore del derby?

«Non ancora, ma lo conosco bene. Miglio vincere questa partita, è un mio obiettivo e non vedo l’ora di giocarla. Questo è il mio carattere: quando voglio una cosa lavoro duramente per ottenerla».

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De Rossi: “Arriveranno altri grandi giocatori. Soulè-Dybala è una soluzione”

Daniele De Rossi ha parlato al termine di Roma-Olympiacos:

Cosa le è piaciuto di più e di meno tra primo e secondo tempo?
“Abbiamo fatto cose buone, altre meno. Quello che mi è piaciuto meno è che siamo andati troppo spesso dal portiere, è importante andarci per tirare fuori gli avversari, ma quando poi ci vengono a prendere è pericoloso giochicchiare in quella zona del campo. Miglioreremo, il campo era buono ma un po’ lento e non era facile trovare soluzioni, anche se ci siamo riusciti a volte”.

Abraham?
“Ha fatto la gara come quell degli altri, non è facile essere brillanti 45 minuti. Dovevo far giocare tutti quanti e ho fatto delle sostituzioni, ma non l’ho visto male”.

I tifosi?
“Fantastici, sapevamo che ci sarebbe stata la loro risposta. Siamo contenti, i due acquisti sapevamo portassero tanto entusiasmo. Ci era mancato giocare davanti al nostro pubblico”.

Il 4-2-3-1?
“Sì, dobbiamo lavorare di più e più forte. Dobbiamo far sì che i nostri automatismi si possano alternare con il 4-2-3-1 e le altre soluzioni. Dipende dall’avversio, dalla partità, da come dobbiamo difendere, togliere un centrocampista può essere talvolta un rischio”.

Le Fée?
“Mi piace come giocatore. A proposito delle voci di mercato, da giugno ad oggi ci sono mille nomi che escono ogni giorno, tutti abbiamo comprato e tutti abbiamo venduto. Noi siamo sereni, nessuno mi deve conquistare. Tutti pensiamo che sia un giocatore importante, se avesse giocato un pochino meno bene oggi saremmo contenti perché sappiamo il suo valore, meglio però che giochi sempre come fatto oggi. Enzo è arrivato prima degli altri, forse anche questo è un vantaggio, siamo contentissimi di lui”.

Com’è stato poter schierare insieme Dovbyk, Soulé e Dybala?
“Soulé non aveva giocato ancora, Dovbyk non lo volevo far sforzare troppo. Cerco di incastrare sempre le cose, ma la volontà era quelli di vederli ed è una soddisfazione. Non è detto che giocheranno sempre insieme, ho una società alle spalle che fa questi investimenti. Sono colui che ha più pazienza in questa città, perché so che c’è una società che vuole fare le cose fatta bene e arriveranno altri giocatori così.Chi giocherà non è importante, è importante che a fine anno non ci siano differenze tra i giocatori in campo e in panchina”.

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Dovbyk “Roma progetto grande. Pressione? Gioco per questo. Ho parlato con De Rossi e Friedkin”

Artem Dovbyk ha parlato ai microfoni ufficiali del club. Le sue dichiarazioni:

Ciao Artem, benvenuto a Roma. Cosa provi in questo momento?
“Ti ringrazio molto per le tue parole. Sono molto felice, finalmente questa trattativa si è conclusa e non vedo l’ora di vivere i primi giorni con la squadra. Sono felicissimo in questo momento”

Dan e Ryan Friedkin hanno avuto un ruolo chiave in questo affare. Cosa ti hanno detto per convincerti?
“Ho parlato con Dan e Ryan. Non avevo mai parlato con il presidente prima di un trasferimento. Tutto questo mi ha convinto a venire qui. Ci tengo molto a ringraziare la famiglia Friedkin”

Perché hai scelto l’AS Roma?
“Perché è uno dei migliori club italiani, con un progetto che considero importante e in cui credo molto. Spero che riusciremo a fare qualcosa di interessante nella prossima stagione”

I tifosi hanno pubblicato molti post sui social su di te in questi giorni. Questo ha influenzato la scelta di venire qui?
“Sì, ho visto qualche video, alcuni divertenti, altri più seri, che mi hanno fatto capire quanto la gente ami il calcio qui. Ringrazio i tifosi per questo”

Ti aspettavi una stagione del genere al Girona?
“La scorsa stagione è stata straordinaria per me, ma anche per il Girona che per la prima volta nella sua storia ha conquistato un posto in Champions League. La scorsa stagione è stata fantastica, la squadra mi mancherà, ma per me è arrivato il momento di un altro passo in avanti”

Hai detto che nel Girona non hai subito pressioni. Senti di dire la stessa cosa qui?
“Penso di no perché ora sono in un club diverso, il Girona è un piccolo club in Spagna, la Roma è una società molto importante, con una grande storia. Non posso dire che sia la stessa cosa. So che c’è molta pressione su di me, ma il calcio senza pressione non è calcio”

Negli ultimi 5 anni, i capocannonieri della Liga sono stati Messi per due volte, Benzema, Levandowski e poi tu. Come ti senti se ci pensi?
“È straordinario, perché ho conquistato per la prima volta il titolo di capocannoniere della Liga. Vorrei ringraziare i miei compagni, perché hanno creato molte opportunità per me. Segnare molti gol è il mio lavoro, per cui è stata una bellissima sensazione”

Questo tuo successo crea molte aspettative sui tifosi. Senti questa responsabilità?
“Sì, sento la responsabilità, ma è un onore giocare qui in Italia, per cui cercherò di mostrare il mio calcio migliore, voglio riuscire a farlo proprio in Italia”

Sai giocare bene anche fuori dall’area di rigore, ma il meglio lo dai dentro l’area.
“Sì, avere il giusto feeling nell’area di rigore è molto importante per un attaccante. Nella scorsa stagione e anche in quella precedente ho segnato molti gol in area. Spero di fare altrettanto qui alla Roma”

Giocando con tanti calciatori di qualità accanto, senti di poter migliorare ancora?
“Sì, certamente, perché si tratta di top player, che hanno grandissime qualità. Tutti conoscono bene le loro doti, spero che possano creare molte opportunità per me. Io cercherò di trasformarle in gol”

Hai parlato con Daniele De Rossi?
“Sì, ho parlato con Daniele De Rossi. Mi ha spiegato qualcosa a livello tattico, poi mi ha parlato un po’ del Club. Dopo questa sensazione, ho sentito un’emozione positiva ed è anche per questo che ho fatto questa scelta”

Chi è il tuo idolo calcistico?
“Direi Shevchenko, che è stato il miglior giocatore ucraino. Ha giocato anche in Italia, come ho detto è il stato il miglior calciatore ucraino, per questo dico lui”.

Cosa ti aspetti dallo stadio Olimpico e dalla passione dei tifosi?
“È uno stadio meraviglioso, ho visto molte partite giocate all’Olimpico. Ci sono 70mila persone, è straordinario giocare davanti a così tanti tifosi. Penso che uno stadio così ti dia quell’energia in più, grazie ai tifosi”

Sei entusiasta di vivere a Roma?
“Sì, sono stato qui una volta, ma non ho visto nulla a causa del coronavirus. So che è una bellissima città ed è la capitale d’Italia per cui vorrei visitarla”

Vuoi concludere con un messaggio ai tifosi?
“Saluto i tifosi della Roma, sono molto felice di essere qui, non vedo l’ora di vedervi allo stadio. Daje Roma daje”.

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Brignardello (prep. Roma): “Trigoria centro all’avanguardia. Ritiro in montagna? Non dà effetti a lungo termine…”

Nuovo appuntamento a puntate sul sito della Roma per presentare gli uomini che compongono lo staff di mister Daniele De Rossi. In questa prima fase, la prima intervista è con Giovanni Brignardello, da oltre 20 anni professionista del calcio: ha lavorato in Serie A, Premier League e per la nazionale italiana. Le sue parole:

Iniziamo dai primi passi della sua carriera.
“Ho quasi sempre lavorato nello sport. Sono stato per qualche anno preparatore della nazionale italiana di pallanuoto. Vivevo a Genova, dove avevo un centro di fisioterapia frequentato da diversi calciatori della Sampdoria e del Genoa, venivano lì a curarsi. Proprio sulla scorta di questa esperienza, nel 2002, poi, mi chiamò Beppe Marotta – allora direttore generale della Sampdoria – per propormi di entrare nello staff di Walter Mazzarri. Ho iniziato come addetto al recupero infortunati, con il tempo sono diventato preparatore atletico anche nel calcio”.

Ha menzionato la pallanuoto, probabilmente uno degli sport più completi e dispendiosi proprio dal punto di vista fisico.
“Completo no perché avviene in un ambiente unico, ma sicuramente unico e dispendioso”.

Qualche principio dell’esperienza nella pallanuoto lo ha mutuato anche nel suo lavoro nel calcio?
“È uno sport di squadra, uno sport di situazione, da questo punto di vista si possono paragonare, quindi partendo da una preparazione generale del gruppo. Mentre su altri aspetti sono discipline decisamente lontane”.

Nel calcio il fattore fisico sta diventando sempre più preponderante. In questo senso, il ruolo del preparatore atletico assume un’importanza maggiore rispetto al passato?
“Non la metterei da questo punto di vista. Io penso che il ruolo degli staff diventi fondamentale. Non basta solo il preparatore che lavora sulla condizione della squadra. Faccio un esempio. Un allenatore che recepisce molto bene alcuni principi generali del lavoro atletico è molto più preparatore fisico di un preparatore fisico. Se tutte le situazioni tattiche sono proposte in forma analitica, a bassa intensità, il preparatore fisico può lavorare quanto vuoi, ma non si raggiungerà mai un obiettivo soddisfacente. Se un allenatore, invece, propone stimoli con concetti tecnici importanti, tattici importanti, ma anche in un contesto di impegno fisico, questo diventa determinante nella buona riuscita del lavoro”.

A proposto di tecnico, il suo rapporto con mister De Rossi nasce dalla sua esperienza in Nazionale tra il 2016 e il 2018?
“Sì, esattamente. Ci siamo conosciuti in quel periodo. C’è sempre stato un rapporto di stima reciproca tra noi. Da lì, poi, è nato poi il rapporto professionale”.

Da calciatore che atleta era Daniele?
“Io ho conosciuto Daniele nell’ultima parte. Come tutti i calciatori, ha avuto un’evoluzione nel corso della carriera. Era un atleta di alto livello, che conviveva con alcune situazioni fisiche. Era ben conscio e attento del suo status. Ho sempre conosciuto una persona molto responsabile”.

Passando al lavoro che state facendo in questi giorni a Trigoria, com’è allenarsi in questo centro sportivo?
“Allenarsi qui è fondamentale. La proprietà con i suoi investimenti ha messo a disposizione dei giocatori un centro davvero all’avanguardia, dove non manca nulla. La struttura è importante sia per il modo di lavoro, sia per i messaggi indiretti che mandi ai giocatori. Faccio un esempio, se hai una palestra molto ben attrezzata, significa che per te il lavoro in palestra è importante. Se tu hai una zona di recupero con piscine e altre strutture di primo livello, significa che per te la fase di recupero è importante. Qui c’è tutto, di questo siamo assolutamente soddisfatti”.

Diverse società di Serie A, ormai, preferiscono iniziare la pre-season nel proprio centro sportivo, piuttosto che scegliere una località di montagna.
“Su questo aspetto della montagna c’è un equivoco di base. Intanto, l’altura deve rispondere a requisiti precisi. L’altezza deve essere almeno di duemila metri. Poi, il periodo del soggiorno. Se soggiorni in montagna, in quel periodo, hai temporaneamente degli effetti fisiologici. Temporanei, però, che poi andranno a scemare, a sparire. Per noi, che abbiamo una competizione spalmata su dieci mesi è assolutamente insignificante questo. Secondo, andando fuori non avresti a disposizione tutte le strutture e l’organizzazione che hai in un centro come Trigoria. Terzo, la prima partita a Cagliari sarà il 18 di agosto. Non penso che farà fresco… La scelta di andare o non andare in ritiro è basata su altri principi”.

Quali?
“Noi andremo in Inghilterra, però prima di andare aspettiamo che buona parte dei giocatori si uniscano al nostro gruppo per iniziare un lavoro su tutti gli effettivi. Andare in qualsiasi posto, con 8-9 giocatori non ha molto senso. Ha senso spostarsi quando la maggioranza del gruppo è riunita”.

Sul fatto che a volte ci si alleni ad alte temperature, questo problema come lo si affronta?
“Si beve di più, semplicemente. Si cerca di raffreddarsi appena possibile, di recuperare dopo le sedute in ambienti condizionati, con tutti i comfort. Agli orari da noi decisi, non si tratta di temperature insostenibili”.

Quindi, sta smontando il mito della preparazione in montagna.
“Ripeto, il lavoro in altura ha senso quando devi preparare delle competizioni che si svolgono in un determinato periodo, a breve termine. Se si prepara una maratona, la partecipazione alle Olimpiadi, potrebbe avere senso andare in montagna. Nel calcio il lavoro fisico è molto più a lungo termine”.