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Sacchi vota De Rossi: “Merita la riconferma”

Arrigo Sacchi, nel consueto appuntamento ai microfoni de la Gazzetta dello Sport, è tornato a parlare di Daniele De Rossi. Ecco le sue dichiarazioni:

La Roma, con il derby, ha fatto un’iniezione di entusiasmo.
Ha giocato un’ottima partita. Mi sembra che sia in buona forma, ha svoltato da quando è arrivato De Rossi“.

De Rossi merita la conferma?
Penso proprio di sì, sta facendo un ottimo lavoro. La squadra ha una maggiore intraprendenza, nell’ambiente pare si respiri un’aria diversa. E poi è stato rilanciato un giocatore che mi piace molto come Pellegrini“.

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Abraham: “Serata speciale per me, emozione grande al boato del pubblico sul mio nome”

Tammy Abraham ha parlato così ai microfoni di DAZN dopo la vittoria sulla Lazio:

Come va?
“Siamo soddisfatti, per me è una partita speciale ma la stagione va chiusa al meglio”.

Volevi tanto giocare. Quanto hai sofferto in questi mesi e cosa hai provato?
“Penso che quando sono tornato in campo e il pubblico ha cantato il mio nome ho sentito un’emozione inspiegabile. Emozionante, ma sono entrato per aiutare la squadra”.

Il tuo allenatore?
“Veramente emozionale, potevi capire dalla sua voce l’importanza della gara. Davvero importante per noi questa cosa. Si sente ancora un giocatore dentro e siamo felici di lavorare con lui”.

L’italiano?
“Benino, siamo contenti per la vittoria adesso continuiamo così (detto in italiano, ndr)”.

Come festeggerai?
“A cena con la mia famiglia, mangerò pasta al pesto”.

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De Rossi: “Sempre bello vincere il derby, sono tanto felice. Futuro? Mi sento mister presente”

Daniele De Rossi ha commentato così la vittoria nel derby per 1-0 contro la Lazio:

È più bello vincere un derby da giocatore o da allenatore?
“È sempre tanto bello. Da allenatore è diverso, quando perdi la colpa è sempre tua. Da tempo non vincevamo un derby, sentivamo una pressione incredibile, quella dei tempi migliori. Sono tanto felice, da allenatore c’è ancora più tensione emotiva, gli ultimi minuti sono stati tosti da sopportare. Ho chiesto al IV Uomo se il tabellone si fosse rotto perché il tempo non passava mai… È andata bene, sono tanto felice”.

Che emozioni hai provato?
“Io ero andato nello spogliatoio, poi i ragazzi sono tornati in campo per festeggiare con la Curva. I calciatori mi hanno quasi obbligato ad andare lì sotto. Quello è il loro momento, devono festeggiare con i tifosi. Da quando sono arrivato i tifosi ci hanno sempre sostenuto, anche io mi sono goduto qualche abbraccio con loro”.

C’è stato grande spirito di sacrificio.
“A Lecce erano mancate le seconde palle perché l’allenatore deve migliorare. Anche la squadra deve migliorare molto, durante la partita con il Lecce vedevo queste scene e mi arrabbiavo perché non avevo trasmesso la stessa carica che c’era in questo derby. Poi questa partita ti tira fuori sempre qualcosa in più ed è stato bello vederlo. A fine primo tempo ho ringraziato i ragazzi per il sacrificio. Nel primo tempo abbiamo giocato molto bene, l’atteggiamento è durato 90 minuti, sono stati tutti meravigliosi”.

Abraham?
“Ho bisogno di quei due cavalli davanti. Chi entra in un derby è sempre carico, lui rientrava dopo 9 mesi. Ogni giorno mi diceva ‘Non vedo l’ora’, allora oggi l’ho buttato dentro. Si allena con noi da alcune settimane, per vedere il vero Abraham ci vorrà un po’ di tempo”.

Hai dato alla squadra tranquillità e un gioco differente rispetto a prima. Quali meriti ti dai?
“Odio i finti umili che danno sempre i meriti agli altri, ma non so come spiegarlo. Questa opportunità mi è caduta dal cielo, era un’occasione enorme di andare a lavorare con giocatori forti. Essendo così forti a volte nascondono qualche pecca della mia inesperienza, ma il merito c’è. Ho cercato di migliorare il migliorabile, ho puntato su qualcosa che avrebbero potuto fare meglio e in queste partite si sono visti risultati buoni, ma anche partite brutte. Dobbiamo migliorare, ogni settimana vediamo quello che manca e ci lavoriamo”.

Hai fatto lo step successivo: ora vieni valutato per quello che fai in campo.
“Ho allenato in Serie B e ogni intervista iniziava con ‘l’ex campione del mondo’. Si parlava solo dell’ex calciatore e forse anche i risultati non aiutavano a parlare di altro. Qui ho trovato una squadra forte, mi sta facendo diventare famoso come allenatore (ride, ndr). C’è ancora tanto da fare, appena sbaglierò una partita non mi verrà perdonato niente dalla critica romana. Non voglio essere coccolato, va bene così”.

Da capitan futuro a mister futuro?
“Adesso direi mister presente. Più presente di così… Io ero uscito dal giro Roma, rientrare mi ha fatto effetto, ma ogni domenica c’è una botta di adrenalina nuova. Il derby l’ho vissuto abbastanza serenamente, ma le emozioni finali di oggi le porterò sempre con me. Futuro? Non lo so, non ci penso. Penso solo al presente”.

Oggi puoi rilassarti.
“Ho un patto con lo staff, mi proibisce di guardare le partite del prossimo avversario. Il Milan lo conosco, da stasera prepareremo la partita ma siamo sicuramente un po’ più leggeri”.

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Mancini: “Sono l’uomo più felice del mondo. L’inchino a questa curva unica”

Gianluca Mancini ha parlato così ai microfoni di DAZN dopo la vittoria per 1-0 nel derby:

Come stai?
“Mi batte il cuore fortissimo”.

Cosa stai provando in questo momento?
“Derby vinto dopo tanto tempo, ho segnato al mio decimo derby. Mi mancava il gol, sono l’uomo più felice del mondo”.

Cosa significa per te segnare in un derby?
“Non vincevamo da tanto, i tifosi se lo meritavano. Ci hanno sempre sostenuto anche dopo la sconfitta in Coppa Italia. Il gol ti rende felice, ma l’importante era vincere per noi, per la classifica e i tifosi”.

Pellegrini ti ha prestato i pantaloncini, li hai persi durante i festeggiamenti.
“Li ho dati a questi fantastici tifosi, la maglia me la terrò, me la conserverò per sempre”.

L’inchino sotto la Sud? Poi hai sventolato anche una bandiera a fine partita
“È bello festeggiare con i nostri tifosi, ovviamente senza mancare di rispetto a nessuno. L’inchino è per questa fantastica Curva, c’è un grande affetto reciproco. I tifosi sono fantastici”.

Hai avuto qualche problema fisico?
“Sì, ho avuto qualche problemino. All’intervallo ho preso qualcosa perché in queste partite rimango sempre in campo, esco solo se ho una gamba rotta. Starei troppo male in panchina”.

Vincere il derby vi dà la carica giusta per questo tour de force?
“Sì. Ci fa lavorare meglio, venivamo da risultati negativi nei derby. Questa è una partita speciale, ma la stagione non è finita. Sarà un mese intenso, festeggiamo ma piedi per terra”.

Ora vai a divertirti con i compagni.
“Forza Roma!”.

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Mancini: “Emozioni forti, siamo carichi”

Gianluca Mancini ha parlato ai microfoni di DAZN prima di Roma-Lazio. Ecco le sue dichiarazioni:

Le sensazioni?
“Sono sensazione positive, sentiamo da una settimana quello che ci aspetta. Le emozioni sono forti, la carica è giusta e siamo pronti”.

Sentite l’influenza degli ultimi derby?
“Ogni partita ha una storia a sé, ma deve essere un qualcosa in più da mettere in campo per meritare la vittoria”.

Cosa vi ha detto De Rossi?
“Il mister ha preparato la partita a livello tattico e mentale, siamo pronti”.

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De Rossi: “Emozionato ma pronto. I ragazzi hanno tanta voglia di rivalsa. Friedkin? Parliamo solo di futuro a breve scadenza”

CONFERENZA STAMPA – Le parole di De Rossi alla vigilia del Derby:

Come state approcciando al Derby? Quanto cambia da allenatore?
“Eh sì cambia, con gli anni ero diventato abbastanza bravo a gestirla, ma mi rendo conto che al di là del ruolo, sia un vantaggio dell’età. Sono sereno, ma anche un po’ emozionato ovviamente. I ragazzi stanno bene, stanno andando forte, cerchiamo di mantenere equilibrio per non disperdere energie ed evitare di arrivare troppo carichi in campo”.

C’è un derby in particolare che ti è rimasto dentro?
“Sono tanti. Tante notti fantastiche, altre meno belle. Se giochi 20 anni in un posto non puoi pretendere solo ricordi positivi, oggi è il primo e tendo a ripensare al primo che ho giocato, quando Mancini ha fatto gol di tacco. A fine partita pensavo di essere l’uomo più felice al mondo, è stata un’emozione bella, ero un ragazzo giovane. Sono cose che non dimentichi ma in mezzo c’è stato talmente tanto che tirare in ballo solo un episodio è riduttivo. Ricordo con piacere che nei primi lo soffrivo, entravo in campo un po’ testo ma poi con gli anni ho iniziato a giocarli. I primi 3-4 derby non li ho giocati veramente”

Si prepara più sul piano fisico o mentale?
“Devi preparare tutto, sapendo che è una partita che avrà conseguenze normali, c’è qualcosa di diverso. Abbiamo un passato non positivo nei derby recenti. C’è voglia di rivalsa nei ragazzi, ma senza andare oltre. C’è una partita di calcio da preparare e dobbiamo rimanere lucidi”.

Nelle ultime gare avete segnato poco. Come stanno gli attaccanti?
“Con il Lecce è stata tra le peggiori partite e abbiamo comunque creato alcune occasioni clamorose. Può succede, così come con il Sassuolo. Non ci sono problemi riguardo ai nostri attaccanti, stanno tutti bene a parte Azmoun. Non si fa comunque gol con gli attaccanti, con un solo reparto, ma con tutta la squadra. Abraham? Vediamo l’allenamento e quali saranno le direttive dei medici. Vediamo se ce lo lasciano convocare o ha bisogno di allenarsi ancora con la squadra. Con infortuni così lunghi, ci sono scadenze da rispettare, oggi capiremo”

La proprietà le ha parlato del futuro?
“Abbiamo parlato moto spesso, del futuro della Roma, di quello a breve termine. Ho capito la tua domanda ma la pausa delle nazionali ci è servita per far quadrare i conti e per capire il futuro nei prossimi due mesi, che è la cosa più importante”

Che Lazio si aspetta? La posizione di Felipe può influire sulle sue decisioni?
“Non sappiamo con certezza se Zaccagni ci sarà o meno. Abbiamo poco per fare ipotesi sulla Lazio, ci concentriamo su di noi, conoscendo comunque la filosofia di gioco di Tudor, sapendo che la Lazio non giocherà per 90 minuti come giocata l’Hellas Verona perché ci vuole tempo. Ipotesi vere e proprie sulla formazione non ne possiamo fare, abbiamo visto veramente poco finora. Ci sono tante cose che tu prepari, a volte in base agli avversari fai delle scelte, ma non ci stravolgiamo per gli avversari. Potrebbe succedere qualora dovessimo incontrare giocatori veramente unici, in futuro”

Che tipo di allenatore è Tudor?
“Entrambi siamo subentrati e non abbiamo avuto tanto tempo per lavorare, abbiamo fatto pochi allenamenti, lui meno di me. Ho una grande stima nei confronti di Igor, lo ritengo un allenatore importante, con un’idea precisa. Viene da una gruppo di allenatori che ha in Gasperini il capostipite, ma è un allenatore intelligente e sa che non con tutte le squadre può fare quel tipo di calcio, si adatterà alla squadra che ha trovato, almeno nel breve. È una persona che stimo e con la quale ho un bel rapporto”.

Con Sassuolo, Lecce, Frosinone, Torino primi tempi non buoni. La preoccupa?

“Ne abbiamo parlato ma ci sono discorsi tattici da affrontare. All’inizio, quando sono arrivato, mi dicevate che calavamo nel secondo tempo, forse abbiamo puntato troppo nella ripresa ora (ride ndr). Anche la mia analisi post Fiorentina forse lascia il tempo che trova, quando parlavo della sofferenza con la difesa a tre. Parliamo comunque della Serie A: vedendo la situazione da dove siamo partiti, non è facile passeggiare a Firenze, Lecce, questi campi qui, forse solo l’Inter può passeggiare. Può essere normale soffrire un tempo a Firenze, poi è giusto pensare a noi, in ciò che potremmo migliorare. Con il Lecce è difficile giocare, campo difficile, la corsa salvezza, squadra difficile da affrontare. Nel primo tempo, abbiamo sofferto ma poi nella ripresa siamo stati un’altra squadra”.

Che tipo di approccio hai con gli arbitri? Ne hai parlato anche con la società?

“Io penso che non c’è una strategia ma una gestione degli arbitri a cui do il tempo che merita. Io non posso allenare gli arbitri e far si che prendano decisioni giuste. Quando capita quello che è successo a Lecce, che è un danno, si può analizzare o meno, altre volte non devi parlare dell’arbitro perchè ci sono tante altre cose da migliorare prima dell’arbitraggio. Credo di essere un allenatore che riesce a fare un discorso sano, che non si fa annebbiare da un risultato negativo. Credo che poter parlare anche con gli arbitri in campo, non protesto come fanno gli altri. Protesto solo davanti all’evidenza, ma a volte l’evidenza non è reale. Abbiamo i tablet e vedi subito tutto, quindi ti senti liberi di protestare un po di più. La società parla con me di questo quotidianamente, lo abbiamo fatto con Lina e Maurizio due giorni fa. Non è che uno prende una posizione e si mette di traverso se un episodio sfavorevole si ripete ogni settimana. In Italia è stato il secondo episodio dopo Firenze, niente di clamoroso, non sono preoccupato. Sono più preoccupato della gestione del regolamento, i calciatori andrebbero usati quasi come cavie per far si che il calcio sia più giocabile. Nessuno può riconoscere la tatticità di un fallo più di un giocatore. Andrebbe stilato insieme un regolamente più riconoscibile, le zone d’ombre sono quelle che creano più polemiche ed è pericoloso”

In questo periodo come si gestiscono giocatore come Dybala o Spinazzola, dal punto di vista fisico?

“Nei primi due mesi non ho gestito particolarmente i calciatori, se non i reduci dagli infortuni. Per il resto, lo stesso Dybala che tu hai citato l’ho spremuto abbastanza. la gestione nostra è quella di allenarlo affinché possa spingere senza sentire dolore. In queste fasi, cerchiamo di evitare di fargli fare 90 minuti ogni partita di seguito ma si gestisce il tutto con loro, sono persone adulte. Abbiamo comunque fiducia nella rosa, è una rosa ampia, abbiamo fiducia anche in chi potrebbe giocare al posto loro”

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Bruno Conti vota DDR: “Mi ricorda Carlo Ancelotti”

In una lunga intervista ai microfoni de il Corriere della Sera, Bruno Conti attuale dirigente dell’area sportiva giovanile giallorossa ha parlato del suo passato da calciatore ma anche del futuro di De Rossi.

Ecco uno stralcio delle sue dichiarazioni: «Per me Daniele è sempre stato un allenatore in campo, per l’intelligenza tattica e per le scelte che faceva: quando vedevo Ancelotti in campo avevo la stessa sensazione. Poi è un grande uomo, mai banale: ha preso la squadra in un momento delicato e si sta dimostrando un allenatore vero, preparato in tutto. Sono contentissimo per lui».

C’è un ragazzo del settore giovanile delia Roma su cui non avrebbe scommesso e che invece è arrivalo in alto?

«Politano era considerato come me, troppo gracile. Nessuno ci credeva invece è arrivato dove è arrivato. Ma quello che mi ha dato più soddisfazione di tutti è proprio De Rossi: lo avevamo preso come attaccante, poi è stato spostato in mediana ed è diventato grande. Anche per questo vederlo oggi sulla panchina della Roma è speciale».

 Lei ha debuttaio in A 19enne, 50 anni fa. Era già pronto o fu Lidholm a buttarla nella mischia?

«Non mi sentivo pronto, ma il Barone me lo disse all’ultimo, fu questo il segreto».

La Roma è ancora parte della sua vita, un caso unico.

«Soprattutto se penso che ho realizzato il sogno di mio padre, che era un tifoso romanista e ha cresciuto sette figli. Ho giocato, allenato i ragazzi, la prima squadra, ho fatto II direttore tecnico e del settore giovanile: quando potevo essere d’aiuto non mi sono mai tirato indietro».

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Malagò: “Stadio Roma? Non mi risulta un rallentamento. De Rossi merita il rinnovo”

Il presidente del Coni, Giovanni Malagò, a margine della Giornata Nazionale dell’Impiantistica Sportiva, ha parlato così della Roma, del futuro stadio giallorosso e di De Rossi: “Non ci sono i progettisti del nuovo stadio della Roma? Si vede che stanno lavorando specificatamente per il progetto. So che le cose vanno avanti, non è un progetto che si sblocca in poche settimane. Ma non mi risultano passi indietro, nel modo più assolutio. Conosciamo le tempistiche del nostro paese, basta parlare con un imprenditore che vuole costruire una fabbrica o un supermercato. Immaginatevi lo stadio che è qualcosa di ancora più impattante. Ma non mi risultano elementi controindicativi”.  

Poi sul derby e il rischio incidenti: “Disarmante l’allerta per il derby, qualcuno ancora non si rende conto del danno che fanno alle loro squadre e alla collettività. Condannarli è fin troppo poco, mi dispiace molto per le intemperanze avvenute nel derby di coppa Italia. Come vivrò il derby? Non ricordo da tempo un derby bello, poi negli ultimi la Roma ha sempre perso… De Rossi merita il rinnovo, visto il seguito che aveva Mourinho la scelta mi è sembrata intelligente per la piazza”. 

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Delvecchio: ”De Rossi sta facendo un ottimo lavoro. Il derby di Roma è sentito 10 volte di più rispetto a quello di Milano”

Marco Delvecchio ha rilasciato un’intervista ad AS Roma Podcast. L’ex attaccante giallorosso ieri ha presentato la maglia celebrativa della storia del club che la squadra indosserà appositamente durante il derby in programma il 6 aprile alle 18. Di seguito le sue dichiarazioni.

Elegantissimo con questa maglia.
“Così si può andare ovunque, porte aperte”.

Il backstage?
“Sono tutti buoni. Mi sono trovato bene. Se c’è la compagnia giusta ci si diverte”.

Che effetto fa indossare questa maglia?
“Da una parte una bella sensazione, dall’altra brutta perché so che non potrò giocare più con questa maglia. Ormai l’età è avanzata. Ma la maglia della Roma mi ricorda grandi momenti e grandi emozioni”.

Che effetto ti fa tornare a Trigoria?
“Sono tornato tre settimane fa per la prima volta dopo 10-15 anni. È cambiato tutto, anche le strade e non sapevo più a che rotonda girare per venire qui. Sono arrivato qui e non mi ricordavo più niente, è cambiato tutto in meglio”.

Che legame hai con la Roma?
“Non seguo tantissimo il calcio adesso, ma seguo sempre la Roma. Se devo uscire il sabato e la domenica esco, ma se c’è la Roma non esco. Vale per tutti i giorni, speriamo che l’anno prossimo giochi il martedì o il mercoledì. Seguo tanto la Roma, se riesco a vedere le altre le guardo ma non mi interessa più di tanto”.

Hai giocato anche il derby di Milano.
“Non c’è paragone. Percepisci il derby di Milano quando arrivi allo stadio la domenica, quando vedi qualche coreografia. Quello di Roma lo inizi a vivere un mese prima che arrivi. È un’altra storia, altre tifoserie, colori e sfottò. È un derby sentito 10 volte di più di quello di Milano”.

Si trasformava contro la Lazio. “Bisogna avere un po’ di fortuna nelle cose. Con bravura e fortuna facevo spesso gol nel derby ed era una partita che io sentivo perché sapevo fosse una partita importante alla quale tutti tenevano. I tifosi ma anche noi come squadra. Quindi davo il meglio di me stesso”.

C’è stato un derby in cui è scattato qualcosa? “Al primo gol ho pensato ‘vabbè ho fatto un gol al derby’. Poi c’è stata una doppietta e poi un’altra e ho capito che il derby fosse una cosa mia”.

Il derby che ricorda con più emozione? “È il primo che abbiamo vinto dopo tanti derby che non riuscivamo a vincere. Quello prima lo avevamo pareggiato 3-3, poi quello dopo nel 98-99 abbiamo vinto 3-1. Dopo ne abbiamo vinti tanti altri”.

Come viveva i giorni prima del derby? “In queste partite non hai bisogno di stimoli, ti caricano a prescindere e io non vedevo l’ora che arrivasse il derby perché pensavo a prendermi la scena”.

Ha segnato in tutti i modi: te li rivedi i tuoi gol? “Quando c’è il derby fanno vedere quelli passati e li vedo però non sono uno che si va a rivedere i gol e le immagini. Mi fa piacere ma non lo faccio spesso. Ogni tanto esce qualche filmato nella settimana del derby”.

Il gol del 98-99. “Sembra facile però io ero sicuro che Marchegiani prendesse il pallone e quindi la palla stava sfilando via e non avevo il tempo di prenderla col destro quindi l’ho presa con l’esterno sinistro. È stato un rischio perché da quella parte è meglio arrivare con l’interno destro. Per fortuna è andata bene. Lo metto al quinto posto”.

Il gol nel derby di ritorno del 98-99. “Forte sotto la traversa. Quando lo rivedo penso che sarebbe stato più bello superare Nesta. Questo lo metto al terzo posto”

Il gol nel derby di andata del 99-00. “Questo era facile col piattone sul primo palo. Il passaggio di Zanetti è l’ABC del calcio. Questo lo metto al quarto posto. Eravamo 4-0 nel primo tempo. Finito il primo tempo qualcuno si abbracciava dopo il 4-0 e da dietro Capello diceva ‘Ma no, non è finita”. Per dirti quanto Capello era sempre sul pezzo”.

Il gol nella stagione 01-02. “Questo non so se è il più bello però è rimasto nella storia per l’immagine di Nesta. La finta che faccio si chiama ‘gancio’. Poi ci vuole anche un po’ di fortuna. Questo lo metterei al secondo posto. I laziali pensavano che l’avessi portata avanti con il braccio ma era spalla piena”.

Il gol nella stagione dello scudetto. “Zanetti mi dà una grande palla. L’ho lasciato al primo posto perché è l’anno dello scudetto e per il grado di difficoltà. La palla che arriva da Zanetti non posso né stopparla né fare un gancio. Mi stendo per toccare la palla col collo, è stato un gran gol. Poi la stagione è finita bene”.

Un calciatore della Lazio che lei soffriva? “Soffrivo tantissimo Gottardi. Era velocissimo e quando me lo mettevano vicino avevo difficoltà ad andargli via. In progressione vado più forte di lui ma nei primi passi era più forte lui”.

Come si approccia un derby? “Se rimani freddo riesci a giocarlo meglio. Bisogna avere un approccio positivo ma non troppo intenso. Io davo tutto in campo ma non ne facevo una ragione di vita. Non ci pensavo troppo perché ti leva energie e vivevo la settimana sapendo che c’era il derby però cercavo di avvicinarmi come una gara qualsiasi ma in campo davo il massimo. Il segreto è viverlo spensierato”.

I tifosi amavano anche la tua esultanza. “È nata come una polemica. Poi c’è stato un chiarimento con i tifosi a Trigoria e alla fine abbiamo capito che non aveva senso farsi la guerra e l’obiettivo era fare il bene della Roma. Ho spiegato che le orecchie che facevo erano per sentire la gioia dei miei tifosi dopo i gol. È un gesto che poi hanno apprezzato”.

De Rossi ha sempre vissuto il derby con intensità. Che consiglio daresti? “Daniele è un ragazzo nato a Roma, di Roma e lo viveva come anche Totti con tanta attenzione e ci pensavano anche troppo. Daniele ora è maturato ed è cresciuto. Saprà lui affrontare il derby nel migliore dei modi e se la saprà cavare benissimo”.

Come sta andando l’avventura di De Rossi come allenatore? “Benissimo, i risultati parlano per lui. Ha avuto un approccio che non mi aspettavo. Quando torni in un ambiente dove sei stato tanti anni e ritrovi gente che ha giocato con te non è facile. Ha trovato equilibrio con giocatori, società e tifosi. Complimenti perché sta facendo un grandissimo lavoro”.

Percepisci il cambiamento del calcio?
“Non lo percepisco tanto. Percepivo di più la differenza tra il calcio degli anni Ottanta e il nostro, ma non tra questo moderno e il nostro. Magari si saranno evoluti nel modo di allenarsi. Ma se metti i giocatori della mia epoca, si troverebbero bene”.

C’è la spaccatura tra risultatisti e giochisti, come ti schieri?
“Il talento individuale fa sempre la differenza in un’organizzazione. Quindi ci vogliono tutte e due le cose. Sono vecchia maniera, sento tante terminologie. Sei mesi fa o un anno fa ho sentito ‘braccetto’. Ma quale braccetto… Non mi piacciono queste terminologie”.

Il tuo contributo nell’anno dello scudetto è stato fondamentale. Oggi dove ti vedresti?
“All’epoca mi sono defilato sulla sinistra per una richiesta di Capello, sapevo di giocare sempre e mi sono spostato volentieri. Ma se potessi rifare la carriera me la giocherei da centravanti, quando ho giocato da centravanti ho fatto bene”.

Da quando hai smesso di giocare hai osservato qualche calciatore in cui ti sei rivisto?
“No, penso che i giocatori siano tutti diversi e ognuno abbia la propria caratteristica. Non riesco mai a vedere un giocatore uguale all’altro, si può avere qualche movenza”

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Giacomazzi: “De Rossi speciale, è un comunicatore unico. Dalle 7 alle 20:00 vive dentro Trigoria”

Guillermo Giacomazzi, componente dello staff di De Rossi, racconta il Daniele allenatore ai microfoni del quotidiano l’Ovacion: “Daniele è innanzitutto un amico. Ci siamo conosciuti cinque anni fa attraverso amici comuni, dopo la sua esperienza al Boca. Andiamo molto d’accordo sul piano personale ed è una persona eccezionale. Ci siamo ritrovati per caso due anni e mezzo fa a una cena a Roma. Da lì è nato tutto. Mi ha proposto di unirmi al suo gruppo di lavoro e di partire anche dalla Serie C o dalla Serie B”.

Parliamo molto di lavoro e di calcio – ha detto l’ex giocatore del Lecce -. Oltre a un’intesa sul piano personale, condividiamo una visione calcistica. Daniele è un grande comunicatore e possiede la passione e la capacità di convincere gli altri delle proprie idee e poi di mostrarle sul campo. Lavoriamo duro: arriviamo alle 7 del mattino e ce ne andiamo alle 8 della sera, come facevamo già alla Spal. Credo che la chiave sia avere passione e crescere gradualmente. Finora non abbiamo avuto la possibilità di prendere una squadra dall’inizio della stagione, il che permette una pianificazione più serena. Siamo sempre arrivati in corsa con rose già formate, dovendo adattarci rapidamente alle necessità. E’ una sfida, ma siamo contenti dei progressi che stiamo osservando”, ha sottolineato Giacomazzi.

Il rapporto con la tifoseria ci dà grandi stimoli. Non è facile, dipende molto dalla nostra prestazione sul campo. La passionalità dei tifosi della Roma è incredibile, simile a quella delle squadre sudamericane. Giocare davanti a 65.000 spettatori è un’esperienza unica. Nonostante vada mantenuta sempre la lucidità durante la partita, siamo sempre connessi con la tifoseria. All’interno dello staff ricerchiamo una comunicazione rapida per poi trasmettere i messaggi ai giocatori. La tifoseria della Roma è spettacolare: giocare allo Stadio Olimpico e ascoltare l’inno è un’esperienza indimenticabile”