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Interviste

Cristante: “Ci serve più cattiveria davanti per chiudere le partite”

Le parole di Bryan Cristante ai microfoni di DAZN dopo la vittoria per 1-0 contro il Bologna:

Sembravate tutti un po’ più vicini, Tahirovic si è calato in questo contesto o siete migliorati perché lui ha caratteristiche diverse?
“Gli faccio i complimenti per la sua partita, non è mai facile, può solo crescere. Quando i singoli fanno bene il merito è della squadra, quando la squadra gira le prestazioni dei singoli migliorano”.

Anche gli attaccanti hanno dato una mano, che idea hai avuto dell’approccio della squadra nel difendere il risultato?
“A fine partita non siamo riusciti a trovare il secondo gol, verso la fine ci siamo abbassati, ma siamo stati bravi a rischiare poco a parte l’angolo alla fine. C’è stata una buona gestione”.

La Roma ha tenuto poco possesso palla, come si legge questo dato?
“Dopo aver trovato il vantaggio abbiamo gestito la partita, il possesso palla del Bologna è stato sterile, ci andava bene così. Ci sta avere un po’ meno il pallone”.

Più volte abbiamo visto che dopo il vantaggio ci si abbassa. Cosa manca in fase di costruzione?
“Ci manca chiudere le partite. A volte creiamo, poi ci manca un po’ di cattiveria negli ultimi metri per chiudere le partite prima e finirle un po’ più tranquillamente”.

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NEWS

Il Lille di Fonseca fischiato e il tecnico sbotta: “Fischiassero me. Se sono un problema posso andar via”

Dopo le vittorie contro Angers e Clermont, ieri il Lille di Fonseca ha pareggiato in casa 1-1 contro il Reins ed è scattata la contestazione della curva del club transalpino, che ha fischiato la squadra. Nel post gara l’ex tecnico giallorosso ha tuonato contro i suoi tifosi: “Sono molto deluso dai nostri tifosi. Ci hanno sempre sostenuto finora ma oggi hanno fatto il contrario quando la squadra aveva bisogno di loro. Se c’è un colpevole sono io. Se devono protestare, che sia contro di me e non contro i giocatori. Se non sono contenti di come giochiamo c’è una soluzione, posso andarmene. Per me è molto semplice e sono molto deluso da questa situazione”.

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Interviste

Pinto: “I Friedkin vanno ringraziati. La rosa ha le risorse per arrivare in Champions. Frattesi? Impossibile a gennaio. Attendiamo una risposta da Smalling”

I dirigenti di calcio si dividono in due categorie: quelli attentissimi alla comunicazione che spesso chiamano per primi e quelli che invece parlano poco. Ecco, Tiago Pinto appartiene alla seconda categoria. Questa è la sua prima intervista a un giornale, realizzata lo scorso 30 dicembre ai microfoni de la Gazzetta dello Sport: «Mi piace parlare con i fatti più che con le parole, ma dopo due anni di lavoro credo sia giusto ricordare alcune cose fatte, forse passate un po’ inosservate. E chiarire meglio i piani presenti e futuri di un club ambizioso che vuole continuare a crescere, ma rispettando regole, fair play finanziario e sostenibilità economica. Il mondo del calcio ha poca memoria, vive solo di presente, ma non bisogna dimenticare il lavoro incredibile fatto dai Friedkin in poco più di due anni, in quale situazione economica hanno preso la Roma, quanto finora hanno investito, chi hanno portato qui e cosa hanno ottenuto. A partire dalla vittoria di una Coppa Internazionale che alla Roma mancava dal 1961 e all’Italia da 12 anni. Anche se da dirigente, oltre alla coppa in bacheca vado orgoglioso di altri aspetti».

Quali?

«Essere tornati a vincere migliorando notevolmente e costantemente la rosa. Ma nel contempo riducendo di 25 milioni un monte ingaggi molto alto, salutando decine di giocatori non più funzionali senza pagare milioni e milioni di incentivi all’esodo come avveniva in passato, portando tanti nostri ragazzi in prima squadra grazie a un lavoro in profondità sul settore giovanile, rimodernando le strutture a Trigoria, creando nuovi campi di allenamento, sistemando gli organigrammi, ricostruendo un dipartimento di scouting e di match analysis, investendo nel calcio femminile. Intorno alla vittoria della Conference c’è stato tanto altro».

Sul miglioramento della rosa c’è chi non è troppo convinto…

«Ognuno può avere l’opinione che vuole, ma la verità è che la squadra in ogni sessione di mercato è diventata più forte. Nell’ultimo anno e mezzo sono stati acquistati 14 giocatori. Dal loro arrivo i Friedkin hanno investito sul mercato circa 150 milioni di euro. Lo scorso anno la Roma è stata la società che ha speso di più in A: circa 90 milioni, di cui 40 per Abraham. Quest’anno sono arrivati Dybala, Wijnaldum, Matic, Belotti. Se avessimo detto ai tifosi due anni fa che sarebbero arrivati Mourinho e questi giocatori, non ci avrebbero creduto. E infatti l’entusiasmo intorno alla Roma è esploso».

Gli ultimi colpi però sono arrivati tutti a parametro zero.

«Crediamo nel Financial Fair Play perché è uno strumento importante verso la sostenibilità economica ma è certo che i paletti del settlement agreement dell’Uefa ci hanno costretto a cambiare strategia. Aver portato campioni senza esborso per i cartellini e senza aumentare il monte ingaggi deve essere un motivo di orgoglio non di critica».

Tutti i giocatori acquistati hanno avuto il benestare di Mourinho?

«C’è sempre stato un lavoro di squadra che ha tenuto conto della mia opinione, di quelle dello scouting, del tecnico e ovviamente della proprietà. Non sempre è possibile acquistare tutto ciò che si vorrebbe: a causa dei paletti Uefa oggi non possiamo individuare un giocatore ideale, andare dalla proprietà e chiedergli di fare un ulteriore sforzo. Non posso dire che abbiamo tutti i calciatori che sognavamo, ma abbiamo tutti quelli che ci servono per i nostri obiettivi e che è stato possibile prendere. Perché viviamo nel mondo reale, non in quello fatto solo di desideri».

Che effetto le fa allora sentire Mourinho parlare di mercatino?

«La stampa e gli operatori di mercato hanno dato alla Roma voti altissimi per le operazioni concluse. Io ringrazio Mourinho perché molti giocatori hanno visto in lui un motivo importante per scegliere la Roma. Il suo appoggio e la sua popolarità sono stati fondamentali. Siamo tutti consapevoli che con il tecnico che abbiamo, la rosa che abbiamo e le strutture a disposizione, dobbiamo fare molto meglio nella seconda parte della stagione».

Nelle Coppe, grazie alla Conference, il bilancio è positivo. In campionato invece i numeri sono in linea con quelli ottenuti da Fonseca. Si può dire che la Roma deve fare molto di più?

«Sì, certo che si può dire. Abbiamo grandi margini di crescita, individuali e collettivi. Dobbiamo tirare fuori la nostra versione migliore per centrare il nostro obiettivo stagionale: qualificarci in Champions. Chiaramente fare bene sia in campionato sia in Europa League non è semplice».

A carte scoperte: l’obiettivo della Roma quindi è la zona Champions?

«Sì. Sappiamo che la concorrenza è grande, ma non ci manca nulla per competere fino alla fine per questo traguardo. Sapendo che spesso tutto si decide per uno o due punti in più o in meno».

Passiamo all’attualità: il caso Karsdorp.

«Dopo la partita col Sassuolo e le parole di Mourinho, il giocatore a livello disciplinare ha commesso una grave scorrettezza non presentandosi all’allenamento e rifiutando di partecipare alla tournée in Giappone. Abbiamo evitato altre polemiche cercando di lavorare internamente e con l’entourage del giocatore. Ricky è tornato, si è allenato e ha giocato. Purtroppo in questa settimana qualcuno ha voluto fare il fenomeno, bruciando un po’ il lavoro che era stato fatto».

Si riferisce al legale del calciatore?

«Non so se è ancora il legale del calciatore… Ma è andato a caccia di fama, facendo il protagonista invece di continuare a lavorare per risolvere i problemi. Lo stesso è accaduto con la Fifpro, un’istituzione che ha steso un comunicato senza aver mai parlato una volta con la Roma. Karsdorp non è mai stato fuori rosa, nonostante non si sia presentato due volte».

Detto del calciatore, la Roma però questo caso se l’è creato da sola: un vero autogol.

«Il nostro tecnico non ha usato giri di parole, ma dopo le partite subentra una parte emozionale non sempre facile da controllare. Ci sono tanti altri esempi, anche recenti, in top club della Premier. Queste cose succedono spesso nel calcio. Molti però hanno dimenticato che la miglior versione di Karsdorp c’è stata con Mourinho, che in 18 mesi lo ha impiegato 60 volte da titolare. Accettiamo le critiche, ma non posso permettere che un giocatore approfitti della situazione per danneggiare la Roma».

Karsdorp è sul mercato? E in caso di cessione verrà sostituito?

«Sì è sul mercato, ma non andrà mai via a zero. Se partirà, dovremo trovare un modo per mantenere la squadra equilibrata, non necessariamente acquistando un terzino. Con Celik, Zalewski, Vina, Spinazzola, El Shaarawy, le fasce sono comunque coperte. Questa intervista mi permette di spiegare come è difficile fare mercato dentro i paletti del FFP con cui dovremo fare i conti nei prossimi quattro anni. All’interno del settlement agreement, uno dei parametri da rispettare è il transfer balance: in pratica in tutte le sessioni di mercato i costi dei calciatori della lista A, quelli che sono iscritti in Uefa, non possono essere superiori ai costi della lista A della stagione precedente. Per costi si intendono il contratto del calciatore, il 100% dei bonus, il trasferimento, la commissione, l’ammortamento».

Facciamo un esempio…

«Nella prima parte della stagione per risparmiare qualcosa non abbiamo iscritto Gini Wijnaldum in lista. Avevamo un margine positivo di cinque milioni di euro, ma inserendo Gini a gennaio dovremo coprire questo eccesso. Per questo nei mesi scorsi spiegavo che non avremmo dato in prestito Felix (ceduto poi per 7 milioni, ndr): abbiamo bisogno di soldi per poter operare sul mercato. Col prestito risparmi l’ingaggio ma non basta per prevedere entrare. Sarà così anche a gennaio. Chi parte lo farà in via definitiva. Come vede non mi nascondo: parlo poche volte, ma dico sempre la verità».

Mourinho vorrebbe un difensore centrale.

«Non ho mai nascosto di essere d’accordo con lui: giochiamo a tre, ne abbiamo quattro e dovremmo averne cinque. Tecnicamente ci servirebbe ma ogni movimento in entrata sarà sempre dipendente dal movimento in uscita».

Come è la situazione di Wijnaldum?

«Sta sempre meglio, il recupero prosegue bene, lui è un grande professionista, lavora tanto. Per noi le grandi operazioni di mercato di gennaio sono il ritorno di Dybala e di Gini».

Dybala è tornato da campione del mondo. C’è chi teme che la Roma in futuro possa non bastargli…

«Io lo vedo felice qui, aveva bisogno di tornare a sentirsi importante e a Roma ci riesce. Si trova molto bene nello spogliatoio, con l’allenatore, in città, con i tifosi. Non ho paura che la Roma possa non essere abbastanza per lui. Paulo ci aiuterà ad arrivare al livello che vogliamo».

Abraham è appannato: come si recupera?

«Da lui si pretende sempre tanto, se fa bene si dice che deve fare meglio… Ma questo dipende anche dal suo grande valore. Tammy oltre che un bomber è un calciatore di grande qualità. La stagione scorsa nei primi mesi non ha segnato tanto ma alla fine ha fatto 27 gol. Lui sa che deve fare molto meglio da qui alla fine. Per una Roma competitiva e vincente Tammy è fondamentale».

Può aver pagato, con l’arrivo di Dybala, un modo di giocare della Roma un po’ cambiato?

“Non penso, perché diversi gol di Tammy sono arrivati su assist di Dybala. E perché Paulo è uno di quei giocatori che migliora chi gli sta intorno».

Nonostante l’impegno, anche Pellegrini e Zaniolo non hanno numeri esaltanti finora.

«È vero, ma dobbiamo ricordare che Pellegrini l’anno scorso ha disputato la sua migliore stagione di sempre. Quest’anno ha giocato anche qualche partita più indietro, nei due di centrocampo. Nicolò è un giocatore da doppia cifra in gol e assist, ne ha le qualità e lo sa anche il ct Mancini. Ma a ventitré anni è stato quasi due stagioni fermo e non è facile ritrovare fiducia, concretezza, continuità. Ma sono certo che in questa seconda parte della stagione tutti i singoli cresceranno e con loro anche il livello del gioco. La squadra sa di dover migliorare da subito le proprie prestazioni».

Vale anche per Belotti.

«A maggior ragione per Belotti, che ha cambiato club, città, ambiente e ha avuto anche dei problemi fisici, ormai alle spalle».

Quando si siederà a trattare il rinnovo di Zaniolo?

«Non c’è fretta, come ha detto anche il suo agente Vigorelli: ora pensiamo solo a giocare. Abbiamo un buon dialogo con Nicolò e il suo entourage. Non mancheranno i momenti per confrontarci. Alla fine non credo ci saranno problemi».

Rinnovo di Smalling: si rischia un nuovo caso Mkhitaryan?

«Vogliamo tenerlo, lui deve darci una risposta. Ha una clausola per liberarsi. Lo abbiamo pagato 15 milioni più commissioni, e percepisce un ingaggio di 4 milioni. La Roma ha investito tanto su di lui, aspettandolo con pazienza durante gli infortuni. Sa che teniamo a lui».

Due parole su Ibanez.

«È stato a lungo uno dei nostri migliori giocatori, ha piedi da centrocampista e qualità innegabili. L’errore nel derby non deve condizionarlo: il futuro è suo».

In base ai discorsi sul FFP, su Frattesi, che costa 30 milioni, non le faccio neanche la domanda…

«Esatto. Non serve fare la domanda. Con tutti i paletti che ho spiegato la risposta è scontata».

Non lasciamo una finestrella aperta?

«No, perché non vedo nessuna possibilità ora. Anche perché a gennaio torna Gini e abbiamo già Cristante, Matic, Bove, Tahirovic, Camara»

Solbakken, un colpo passato un po’ in sordina.

«È un calciatore che ha fatto benissimo sia nella passata Conference League sia in questa Europa League. Ha 24 anni, gioca nella nazionale norvegese, lo abbiamo seguito tanto e dovuto superare una forte concorrenza per prenderlo».

Mourinho prossimo ct del Portogallo: quanto c’era di vero in queste voci?

«Quando prendi un allenatore come Mourinho devi essere preparato alle voci. In questi diciotto mesi non è stata la prima volta che un altro club o una Federazione si siano interessati a lui. Ma in Algarve non abbiamo subito distrazioni. L’unico nostro focus è stato migliorare per tornare subito a vincere. Sono portoghese, ogni volta che il Portogallo cambia Ct si parla di Mourinho. Ma noi contiamo di andare avanti insieme a lui».

E il contratto di Tiago Pinto? Scade nel 2024…

«Il mio contratto non è un tema. L’ultima cosa di cui dobbiamo preoccuparci nell’area sportiva è il contratto del direttore».

Capitolo giovani: Bove e Volpato possono finire in qualche trattativa di mercato?

«Cerco la miglior scelta per il loro percorso di crescita. Ma va chiarito un punto: Bove e Volpato non sono più “giovani della Primavera”, ma realtà importanti con un valore di mercato alto. Hanno giocato tante gare in A, hanno segnato, sono andati in nazionale. Ci sono club, non solo italiani, interessati a loro, ma contiamo di farli crescere qui. Quando sono arrivato dal settore giovanile avevamo solo Calafiori in prima squadra e giocava poco. Oggi sono sei: Zalewski che è un titolare, Bove e Volpato che giocano spesso, Tahirovic che si sta integrando, il terzo portiere, Boer, e Darboe ora infortunato. Mourinho ha creato un modo di coordinare il lavoro con il settore giovanile guidato da Vincenzo Vergine che ha permesso ad altri quattro ragazzi di esordire. Dal mio arrivo l’età media della squadra è passata da ventotto anni a ventisei. Più giovani, più prospettive, più valore».

Lei e Roma: impressioni iniziali e quelle di oggi.

«Non ero mai stato a Roma prima del 2021. Viverla da turista è magnifico. Ma se la godono più i miei familiari di me. La città è unica al mondo e forse non è un caso che lo siano anche i tifosi della Roma. Mai vista in vita mia tanta passione. Tutto questo fa crescere anche la pressione e le responsabilità: un anno qui ti consuma come tre da un’altra parte. Ma vincere ti regala anche una carica incredibile. Roma ti assorbe, ti riempie, ti esalta e ti consuma».

La prossima intervista tra altri due anni?

«Chissà… So di non risultare troppo simpatico ai giornalisti perché parlo poco, non regalo scoop, non do’ notizie. Ma ho sempre lavorato così, con discrezione, per il bene del mio club, a cui dedico il 100 per cento delle mie giornate e delle mie energie. Vorrei essere valutato solo per questo»

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Calciomercato

Civale (Avvocato Karsdorp): “La Roma ha svalutato un suo asset, Mourinho ha sbagliato! Rick non può restare nella capitale”

Salvatore Civale, legale che rappresenta Rick Karsdorp, è intervenuto ai microfoni di Calciomercato.it in diretta sulla piattaforma TV Play. Queste le sue dichiarazioni in merito al caso dell’olandese dopo le dure parole espresse da Mourinho un mese e mezzo fa:

Senza andare troppo nei dettagli perché c’è un procedimento in corso e non posso, questa è una storia nata da un atteggiamento un po’ sbagliato di un tesserato molto famoso della AS Roma, non nuovo a queste azioni, ovvero José Mourinho. A seguito della penultima partita di campionato, ovvero Sassuolo-Roma, è intervenuto in conferenza stampa andando a incolpare il giocatore in qualche modo del rendimento negativo della sua squadra. Quando queste esternazioni arrivano da un personaggio del suo calibro e della sua fama si genera purtroppo un’atmosfera ostile intorno al giocatore, come avete sentito ha subito un’aggressione da parte di tifosi della Roma, di cui la autorità giudiziarie sono state informate, ha subito un’aggressione in aeroporto e anche sui social. Definire traditore un giocatore è un qualcosa di pesante e la società non ha preso provvedimenti per rasserenare gli animi. La società ha ritenuto più conveniente mantenere il silenzio sulla vicenda. C’è stato anche un intervento del sindacato mondiale dei calciatori, la FIFPro, con la società che sarebbe venuta meno all’obbligo di tutelare il suo calciatore, di non ledere i suoi diritti e la sua reputazione. Vedendo da esterno la vicenda è molto grave, anche perché come sappiamo non ci sono più gli estremi per una permanenza del ragazzo in quel di Roma, con un valore del cartellino anche deprezzato.

“È vero che Mourinho si è ben visto dal proferire il nome Karsdorp, ma le sue dichiarazioni sono state confermate dalle dichiarazioni dei giorni successivi di Tiago Pinto. Quando un calciatore si ritrova poi sotto casa 40-50 tifosi che lo spingono ad andare via poco importa se Mourinho ha indicato il nome del giocatore o meno, il punto è cosa ha fatto la società per tutelare il giocatore, questo è un punto che va chiarito. È stata poi la società a metterlo sul mercato, il ragazzo è un professionista, fin quando ci sono le condizioni di sicurezza fisica per lui e per la famiglia Karsdorp è pronto a dare il massimo impegno per rispettare il contratto. Poi il calcio non è una scienza esatta, non posso sapere se il trasferimento avverrà o meno. La Roma non intende regalarlo, questo è chiaro, quindi si vedrà. Tutte le società si muovono all’interno di un sistema normativo che gli consente delle azioni nei confronti dei calciatori e dell’allenatore, la normativa italiana è più pro società che pro lavoratori, non lo dico io ma tutti i giuristi. L’accordo collettivo in particolare firmato dalla Lega Serie A e l’Associazione Calciatori non tutela appieno i calciatori e quindi le società si permettono dei comportamenti un pochettino rischiosi, in tutti gli ambiti.”

“Il ragazzo ora sta meglio, ha passato dei momenti non facili, noi vediamo i calciatori come star, ma possono anche essere ragazzi fragili. Si è sempre allenato con professionalità, ma l’obbligo della società di prendersi cura del proprio dipendente non sta solo nel permettergli di allenarsi. Ci sono varie forme di discriminazione, l’aspetto principale di questa vicenda è stata la sicurezza della persona e dei suoi familiari, poi parliamo di una cosa oggetto di procedimento e non posso approfondire. Non mi sono mai occupato di una vicenda simile a questi livelli, ho visto vicende come quella di Lanzafame in Turchia aggredito su premeditazione del presidente della società, giocatori fatti allenare individualmente alle quattro di mattina… a questi livelli però non era mai successo. Abbiamo analizzato i comportamenti di Mourinho e non è la prima volta che usa elementi della rosa per distogliere l’attenzione da altri problemi. L’allenatore può esprimere i propri giudizi sui giocatori, io direi all’interno dello spogliatoio, poi tutto ciò che è in pubblico andrebbe regolato sulla base dell’equilibrio.

“In questo specifico caso non credo ci sia, alla situazione attuale, pericolo di rescissione del contratto – prosegue Civale – Chi ha offeso è Mourinho, vedo verosimile che se chi ha commesso un errore chiede scusa il calciatore sicuramente accetta. Il problema della società è che c’è un allenatore che non chiede scusa, non si sente in dovere di rispettare società e dirigenza, figuriamoci se può sentirsi in dovere di rispettare il calciatore. Qui nessuno accusa la Roma di aver compiuto azioni lesive nei confronti del calciatore, la Roma viene criticata per un atteggiamento omissivo della tutela del calciatore, che non solo è un calciatore ma è anche un asset economico.

“Il calciatore andava tutelato a mezzo stampa, ci sono diversi modi per impostare una comunicazione pubblica. La Roma avrebbe dovuto dire che Mourinho ha adottato un atteggiamento errato, ma c’erano anche altri modi, si poteva prendere le distanze dalle parole di Mourinho, rassicurare il calciatore. Su questa storia andava gettata acqua sul fuoco nell’interesse della Roma, perché tutti i club interessati al calciatori sanno che la Roma vorrebbe venderlo, che la Roma sta probabilmente cercando un sostituto e quindi è costretta a vendere il ragazzo a certe condizioni. Tutelando invece il ragazzo si sarebbe poi riusciti a venderlo ad altre condizioni. Dal punto di vista patrimoniale non cambia nulla, c’è ancora un contratto, dal punto di vista dell’asset quanto successo invece ne cambia il valore”.

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Interviste

Abraham: “Roma, i miei gol per la Champions. Mourinho mi riprende? Lui può tutto”

Tammy Abraham ha parlato ai cronisti presenti in Algarve. Ecco le dichiarazioni del numero 9 giallorosso:

Tammy complimenti, sei tornato al gol, la Roma sta crescendo, state migliorando la condizione e tu hai ritrovato la rete e hai ritrovato anche un po’ più di fiducia?
“Si assolutamente, sia io che la squadra siamo contenti quando facciamo gol e quando vinciamo, poi per me è sempre un piacere segnare per questo club, per me così importante; un risultato che ci dà fiducia in vista della ripresa della stagione e non vediamo l’ora di ricominciare”

Che è successo al Tammy dell’anno scorso, nel senso è un problema fisico, è un problema di condizione; che cosa ti manca rispetto alla passata stagione?
“Capita a me, ma anche a tanti calciatori di attraversare degli alti e bassi nel corso della stagione. Nella stagione scorsa è andato tutto per il verso giusto, questo anno c’è stata una partenza un po’ a rilento ma abbiamo voglia assolutamente di rifarci, e poi sono anche convinto che questi momenti negativi poi alla lunga ci rendono più forti”

É stata molto forte la delusione per non essere andato ai Mondiali?
“Non direi una grande delusione, è chiaro non sono stato contento, sono rimasto un po’ deluso però sono quelle cose che ti rendono più forte e ti lasciano quella voglia di fare sempre di più e di migliorare. La mia carriera è sempre stata caratterizzata da questo, e poi sono ancora giovane e sono sicuro di avere tempo per disputare ancora un Mondiale”

In questa Roma ti trovi meglio come punto di riferimento centrale, quindi come oggi nel 4-2-3-1, oppure quando magari ti mettono un’attaccante a fianco, abbiamo visto il 3-5-2 o il 3-4-1-2. Insomma spalla a fianco o da solo?
“Io sono semplicemente contento di giocare a calcio, sono abituato a giocare in ruoli diversi e sistemi di gioco diversi; sta al mister decidere, io mi limito a fare del mio meglio”

Lo scorso anno hai segnato 27 gol, questo anno saresti contento se dovessi arrivare a quanti gol?
“Io sono uno che non si accontenta mai e vuole sempre migliorare il risultato precedente e questo

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Interviste

Fonseca: “Tornassi indietro non sceglierei la difesa a 3. A Roma frenati dagli infortuni. Dzeko? Difficile da gestire”

Paulo Fonseca, ex tecnico della Roma oggi al Lille, ha parlato ai microfoni del Corriere dello Sport. Ecco le sue dichiarazioni:

Mourinho sarà il vostro ct?

Leggo che è una possibilità. Ma non ho informazioni dirette, non sento Mourinho dai giorni in cui ha fi rmato per la Roma.

E a proposito. Come mai anche Mourinho fatica a far decollare la Roma?

Perché in Italia è dura. C’è molta concorrenza per l’alta classifica.

Questa Roma è più forte della sua?

Non posso dire il contrario. Mi sembra evidente. Basta guardare gli investimenti che i Friedkin hanno stanziato sul mercato.

Dei suoi due anni a Trigoria quale bilancio ha fatto?

Primo anno positivo. Chiudemmo quinti a 70 punti, che nella stagione precedente sarebbero bastati per la Champions. Valorizzammo tanti calciatori. Nel secondo anno, complicato anche per i problemi interni, siamo andati bene fino a febbraio e poi abbiamo pagato gli infortuni.

Tra i problemi interni, oltre al cambio di direttore sportivo, ci fu il caso Dzeko.

Non ne voglio parlare, è tutto superato. Infatti è tornato a giocare e segnare anche con me. Gli auguro il meglio. Dico solo che Dzeko per la mia Roma era come Ronaldo oggi per il Portogallo, non era un campione semplice da gestire.

Non c’è un errore che si rimprovera nel suo periodo alla Roma?

Il cambio di modulo. Tornassi indietro non giocherei con la difesa a tre e infatti qui a Lilla non lo faccio. La migliore Roma di Fonseca, propositiva e brillante, giocava con il 4-2-3-1.

Un’ultima curiosità sulla Roma: a Manchester, nella semifinale di Europa League, andate all’intervallo avanti 2-1. La partita finisce 6-2 per lo United. Perché giocare in modo così spregiudicato da prendere subito gol in contropiede?

Come dicevo, non avevo più cambi perché ne avevo dovuti fare tre nel primo tempo. Purtroppo la squadra perse sicurezza dopo il 2-2, che non dovevamo concedere a campo aperto, e finì male.

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Interviste

Pellegrini: “Ho realizzato il sogno di una vita: vincere da capitano della Roma”

Dopo le dichiarazioni emerse ieri su Mourinho e Abraham, sono state pubblicate da FourFourTwo.com nuove parole di Pellegrini sulla vittoria della Conference e il suo rapporto con Smalling:

Quanto è stato emozionante vincere da capitano con il tuo club del cuore la finale di Conference League, il primo trofeo europeo dopo 61 anni?

Tutto il percorso è stato speciale. Fin dall’inizio, abbiamo creduto di poter vincere. Ci siamo dedicati a questo. Vincere è stata la realizzazione di un sogno per me. Ho sempre sognato di alzare un trofeo con questa maglia e la scorsa stagione è stata la mia prima vera stagione da capitano. Essere riuscito a combinare queste due cose, la prima vittoria della mia carriera con la fascia da capitano con questa maglia, è stato veramente emozionante.

Le celebrazioni a Roma sono state speciali con il bus per la città…

Qualcuno potrebbe dire che tutta quella passione è venuta fuori dal fatto che la Roma non vinceva un trofeo da parecchi anni. Per me non è questo il caso, è la passione dei nostri tifosi che esiste solo qui a Roma, non altrove. Riuscire a celebrare una coppa, un gol, una vittoria con la stessa passione è unico. Questo è un club speciale.

Sembra che tu abbia un gran rapporto con Smalling. Lui continua a segnare dai tuoi calci di punizione…

Gli ho chiesto di recente dove mi avrebbe portato fuori a cena, quest’anno gli ho già fatto tre assist. Abbiamo detto: ogni tre assist, una cena fuori. Una cena top, però! Lui è eccezionale, così positivo, un grande dentro e fuori dal campo.

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Interviste

Reynolds: “Voglio tornare alla Roma ma deciderà Mou”

Bryan Reynolds sta mettendo in mostra le sue qualità al Westerlo. Ecco la sua intervista ai microfoni de il Tempo: «Sono davvero contento di questa prima parte di stagione, sto giocando e questo è importante per la mia crescita e per la mia carriera. Da quando sono arrivato tutti i compagni mi hanno trattato bene e con rispetto. C’è affiatamento nello spogliatoio e questo mi piace, Westerlo è veramente un bel posto dove stare. La grande differenza con Italia è la maglia che indossi. Giocando per la Roma che è un grande club, c’è molta pressione. Giochi all’Olimpico, fai un errore e tutti ti fischiano. Può essere difficile restare concentrati. Poi c’è la barriera linguistica. Qui tutti parlano inglese, in Italia no. E quindi per integrarti al meglio devi imparare l’italiano in fretta».

Ma cosa non ha funzionato a Roma?
«Personalmente non direi che qualcosa è andato male. Quando sono arrivato avevo solo 19 anni e probabilmente non ero ancora pronto. Ho provato a mantenere il mio normale stile di vita, ma era tutto diverso e non sapevo la lingua. A Roma vivevo da solo e questo non ha aiutato. Avevo molta fiducia quando ero a Dallas, poi il salto in Serie A è stato grande ed è stato tutto diverso. Forse mi è mancata quella. Se non hai fiducia non riesci a dare il massimo in un grande club».

Che rapporto ha avuto con Mourinho?
«Normale, né cattivo ma neanche fantastico. Io sono un giocatore, lui l’allenatore. Avevo pieno rispetto per lui anche se non mi dava minuti. Non sono un calciatore che fa casino se non gioca. In allenamento quando facevo qualcosa di buono mi motivava e se sbagliavo mi riprendeva. In generale credo si aspettasse di più da me, credo volesse più killer instinct nei contrasti e nel mio gioco. Me lo ripeteva spesso, ma è stato bello lavorare sotto la sua guida».

Nella sua testa c’è ancora la maglia della Roma?
«Certo. Io voglio tornare alla Roma. Hanno investito molti soldi su di me e voglio ricambiare il favore al club che mi ha cambiato la vita. E spero che anche loro mi vedano come un giocatore della Roma in futuro. So che dalla Roma mi guardano, sento grande attenzione attorno a me. Tutti mi incoraggiano a continuare così». (Non può rientrare a gennaio perchè extracomunitario ndr).

Con le sue prestazioni però sta attirando le attenzioni di molti club.
«So che il direttore e il mio agente stanno parlando e che ci sono interessamenti da tre o quattro club. Ma adesso penso al presente e darò tutto per migliorare e acquisire maggior sicurezza nei miei mezzi».

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Rassegna stampa

Dybala: “Combatto per la mia Roma” e Mou pensa di schierarlo ‘alla Totti’

Una corsa contro il tempo non solo per rientrare tra i convocati dell’Argentina per il Mondiale, ma anche per essere a disposizione di Mourinho almeno nell’ultima partita della Roma prima della sosta. Obiettivi raggiunti, soprattutto per la felicità dello Special One che lo ha potuto inserire negli ultimi venti minuti della gara contro il Torino, risultando decisivo per svegliare la squadra e riuscire a strappare il pareggio in extremis.

“Ho fatto di tutto per giocare l’ultima sfida con la Roma, ho parlato con Mourinho e durante la settimana che portava alla sfida col Torino mi ha chiesto come stessi – ha dichiarato Dybala nella sua intervista all’emittente cinese Zhibo TV -. Io gli ho risposto che se avesse avuto bisogno sarei stato a disposizione. Sono entrato in campo, mi sono sentito bene e la mia prestazione è stata positiva. E quella partita giocata ha portato anche alla convocazione con l’Argentina. Ho fatto di tutto per recuperare e aiutare la squadra contro il Torino. Mi sono allenato duramente per essere al 100%, e ce l’ho fatta lavorando molto anche con Mourinho con il quale ho un bellissimo rapporto“.

Nel frattempo Mourinho sta pensando ad una mini rivoluzione offensiva: come riferisce il Corriere dello Sport lo Special One infatti vorrebbe riprovare – come a San Siro contro l’Inter – Dybala come falso nueve. Due le ipotesi tattiche: Pellegrini e Zaniolo a supporto dell’argentino nel 3-4-2-1 oppure il ritorno al 4-2-3-1 con Pellegrini alle spalle di Dybala e gli esterni offensivi a scelta tra i vari Zaniolo, El Shaarawy e il neo arrivato Solbakken.

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Interviste

Shomurodov: “Posso segnare molto di più”

“Posso segnare di più, non solo io. Abbiamo tante occasioni per segnare, dobbiamo lavorare di più. Per noi è più facile quando ci sono più spazi. Loro sono una buona squadra, hanno giocato benissimo e per i tifosi è stata una buona partita. Voglio ringraziare i sostenitori, siamo contenti che ci siano tanti tifosi qui”. Così Eldor Shomurodov ai microfoni di DAZN al termine del match pareggiato 3-3 contro lo Yokohama Marinos.