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Interviste

Pellegrini racconta il 2021 della Roma: “Avevamo bisogno di Mou. La fascia è una responsabilità da onorare”

Lorenzo Pellegrini racconta il suo 2021 legato ai colori giallorossi. Le sue dichiarazioni al sito ufficiale del club:

L’inizio dell’anno è stato positivo, con due vittorie, il pareggio con l’Inter e il terzo posto. Poi sono arrivate la sconfitta nel Derby e l’eliminazione con lo Spezia in Coppa Italia: che impatto hanno avuto sulla squadra quei quattro giorni?
“Certamente negativo. Sappiamo cosa significhi perdere il Derby. Eravamo messi bene in classifica, quindi la vittoria sarebbe stata importante per proseguire nel nostro percorso, ma non è stato così. E dopo lo Spezia – sia per la partita, sia per quello che è successo internamente – la situazione è peggiorata. Ma abbiamo reagito subito con la vittoria con lo Spezia in campionato con il mio gol al 93’”.

Sono stati giorni difficili, che però sono coincisi con il tuo diventare il capitano della squadra, proprio da quel Roma-Spezia deciso da te. Dal punto di vista personale è stata una svolta?
“Sì, è stata una svolta, però è arrivata in un modo non piacevole. Essere diventato il capitano per me è un onore incredibile oltre che una responsabilità, però mi sarebbe piaciuto diventarlo in maniera diversa. In quel momento la Società ha ritenuto opportuno che il capitano diventassi i,o ma per me Edin Dzeko restava uno dei capitani anche senza la fascia, così come lo ero io in precedenza o come lo sono tuttora Mancini e Cristante”.

E quel gol al 93’ con lo Spezia, in una partita così significativa per te e per la squadra, che emozione è stata?
“Grandissima. Infatti ho fatto un gesto che mai avrei pensato di fare dopo un gol: togliermi la maglia. Quel gol ci ha aiutato a scacciare quanto successo nei giorni precedenti. Dopo sei mesi positivi sembrava che in quei quattro giorni avessimo buttato via tutto quanto. Quella vittoria ci ha aiutati a rimetterci in carreggiata e a ricreare entusiasmo. Quell’entusiasmo che ad esempio ci ha portati avanti anche in Europa League”.

Nelle settimane successive però l’andamento della Roma in campionato si è fatto altalenante: cos’è che ha smesso di funzionare e cosa cambiava invece in campo europeo?
“Durante la scorsa stagione feci un’intervista dopo Roma-Crotone in cui dissi che eravamo molto dispiaciuti perché ci eravamo resi conto che inconsciamente stavamo pensando più all’Europa League che al campionato. Questa cosa è stata presa un po’ male, ma quello che intendevo dire è che in quel periodo, con tanti infortuni, squalifiche e pochi ricambi, spesso eravamo sempre gli stessi a giocare il giovedì e la domenica. L’Europa League ci sembrava il cammino più veloce per raggiungere quello che tutti noi vogliamo fare sempre: portare un trofeo qui a Trigoria e festeggiare con i nostri tifosi. Andando avanti nella competizione, le partite diventavano sempre più intense e tornando dalle trasferte il giovedì alle tre di mattino, succedeva di avere meno energie in campionato, ma non era un qualcosa di voluto”.

Qual è la partita o il momento del cammino fino alla semifinale che ricordi con più soddisfazione?
“È il ritorno con l’Ajax perché secondo me era la squadra più forte della competizione e contro di loro abbiamo fatto tanta fatica, sia ad Amsterdam sia a Roma. Al triplice fischio abbiamo capito che avevamo compiuto un’impresa e che dovevamo puntare ad arrivare fino in fondo”.

Poi c’è stato il Manchester. Gli infortuni, le difficoltà e il primo tempo chiuso in vantaggio grazie anche a un tuo gol. Quanti rimpianti ha lasciato quella partita?
“Tantissimi rimpianti. Finisce la partita e ti ritrovi con tante domande senza risposta nella testa. Non so se era ma successo nella storia che tre giocatori si infortunassero nel primo tempo. Giocatori importanti come Veretout, Spinazzola e Pau Lopez. Jordan dopo due minuti, quindi la partita che avevamo preparato cambiava completamente. Nonostante questo dopo il primo tempo eravamo avanti 2-1, poi quello che è successo nella ripresa è ancora oggi incredibile”.

E prima del ritorno con il Manchester è arrivato l’annuncio dell’arrivo di José Mourinho. Che impatto ha avuto per voi una notizia di questa portata?
“È stato un fulmine a ciel sereno: nessuno si aspettava una notizia come questa. Quando si annuncia un allenatore del genere si crea un entusiasmo che è quello che continuiamo a percepire in tutte le partite all’Olimpico. A me vengono i brividi tutte le volte che giochiamo, anche di lunedì sera con lo Spezia ci sono 45.000 tifosi a sostenerci, cosa che per altre squadre non succede. Questo ci deve dare la forza per andare avanti e rendere orgogliosi tutti, dai tifosi a tutte le persone che sono intorno a noi, dallo staff ai dipendenti”.

L’arrivo di Mourinho è coinciso con l’addio di Fonseca: cosa resta di queste due stagioni caratterizzate anche da un’emergenza sanitaria senza precedenti dovuta al Covid?
“Mister Fonseca ha sempre cercato di trasmetterci il suo modo di pensare il calcio e per me ha lasciato un’eredità in tanti di noi. Mi ha insegnato molto, mi ha aiutato a crescere e lo ringrazierò sempre. Ho un ottimo rapporto con lui. Situazioni come quella dopo lo Spezia in Coppa Italia o come la pandemia e tutto quello che ha comportato non lo hanno aiutato, ma sono sicuro che troverà il giusto progetto per lui e che farà ancora bene”.

Il 2021 è stato anche l’anno dell’Europeo, al quale hai dovuto rinunciare per infortunio. Quanto ti è mancato e quanto sei stato felice per i tuoi compagni, di Nazionale e di Club?
“Sono stato in contatto con i compagni per tutto il cammino dell’Europeo. L’ho vissuto come un tifoso che però conosceva gli uomini che scendevano in campo, quindi con ancora più trasposto. Si sentiva che c’era qualcosa di magico nell’aria, sensazioni difficili da spiegare. È stato un lavoro di tre anni che ha portato a formare questo gruppo di ragazzi concentrati tutti sullo stesso obiettivo”.

Cosa hai pensato nel momento dell’infortunio di Spinazzola?
“Ero a cena con mia moglie e ci si è rovinata la serata. Ho capito subito che si trattava di un infortunio grave. Quando l‘ho visto a terra a piangere è stata una pugnalata. Ho iniziato a chiamare i dottori della Roma per sapere se avessero aggiornamenti. Ma sono sicuro che Leonardo tornerà più forte di prima: non è fantastico solo come calciatore ma anche come persona”.

Luglio ha visto l’arrivo di Mourinho e il ritiro in Portogallo: qual è l’aspetto principale che ti ha colpito del suo modo di lavorare con la squadra?
“La cosa che mi piace più del Mister è che gli interessa solo una cosa: continuare a lavorare per cercare di vincere. Questo è quello anche io voglio più di tutto. Ho 25 anni, gioco nella Roma e ho voglia di vincere. Tutti nel nostro lavoro vogliamo realizzarci e io come calciatore voglio vincere, voglio arrivare primo. Mourinho è esattamente quello di cui la Roma, i giocatori, i dipendenti, lo staff e i tifosi avevano bisogno. Penso che sia la persona perfetta al momento giusto”.

Sono arrivati dei nuovi calciatori ed è stato il tuo primo ritiro da capitano. Ci racconti com’è andata, anche nel tuo nuovo ruolo?
“L’ho vissuta molto bene. Tutti sanno che sono un ragazzo molto tranquillo fuori dal campo ma che sia partitella, calcio-tennis o possesso palla, mi piace vincere. Chiedo molto ai miei compagni e credo che questa sia una cosa fondamentale. Sono molto legato all’allenamento, sono tra quelli che pensano che la domenica giochi come ti sei allenato durante a settimana. È importante mantenere sempre la concentrazione alta e stare fisicamente al meglio per poter mettere in pratica in partita quanto preparato in settimana. Questo è la mentalità che cerco di trasmettere ai miei compagni”.

Con la nuova stagione c’è stato il ritorno del pubblico negli stadi: quanto vi mancavano i tifosi? Dopo aver fatto l’abitudine a giocare in stadi vuoti, com’è stato ritornare alla quasi normalità?
“Abbiamo subito molto l’assenza del pubblico, soprattutto all’inizio. Per noi che siamo abituati non c’è sensazione più bella di sentire la reazione dei tifosi dopo una giocata o il tuo nome urlato dopo un gol. Senza tifosi sembrava che mancasse il motivo per cui stavamo giocando, anche se in fondo non era così. Anche a distanza i tifosi ci seguivano in ogni partita. Riabituarci al ritorno invece è stato facile e veloce, fa tutta la differenza del mondo a livello emozionale, ti dà non una ma dieci spinte in più”.

La stagione giallorossa si è aperta con un tuo gol in casa del Trabzonspor e con sei vittorie nei primi sei incontri ufficiali.
“Abbiamo vissuto quel periodo con grande entusiasmo. Ma lo stesso entusiasmo lo proviamo ora, non deve mai mancare e non deve passare solo per la vittoria ma anche dalla crescita continua di questo gruppo. Abbiamo iniziato un nuovo ciclo, con l’allenatore più vincente che c’è e che ha fatto la storia del calcio, con dei nuovi presidenti che tengono alla Roma come ci teniamo tutti, con tutte le persone che ogni giorno vengono a Trigoria. L’obiettivo di tutti è cercare di migliorarsi sempre e di portare la Roma a essere una squadra vincente, non una volta ogni 20 anni ma sempre in grado di competere per la vittoria”.

Dopo le sei vittorie iniziali è partito un percorso discontinuo. Come lo analizzi e su cosa c’è da lavorare per trovare la giusta continuità.
“Si lavora su tutti gli aspetti, mentale e fisico anche dopo le vittorie. Dopo la preparazione succede di avere un piccolo calo fisico per poi tornare a essere al meglio. C’è anche l’aspetto tattico, a inizio campionato le squadre sono ancora tutte da studiare, in stagione sono tante le cose che variano, migliorano o peggiorano per poi tornare a migliorare. L’importante è rimanere focalizzati sul migliorarsi giorno per giorno. Non c’è possibilità di fermarsi, non si può mollare su nessun aspetto ed è quello che facciamo quotidianamente insieme al Mister”.

Visti da fuori sembrate molto compatti, come se le difficoltà incontrate non abbiano scalfito l’unità del gruppo.
“Le sconfitte ti scalfiscono ed è giusto che sia così. Mi piace vedere che lo spogliatoio sia triste e arrabbiato dopo una qualsiasi sconfitta. Ma questo è un gruppo solido perché ha più di un capitano. Si è creata un’alchimia che ci permette di mantenere sempre un equilibrio interno anche nei momenti difficili e questa è una qualità che dobbiamo tenerci stretta”.

Uno dei momenti difficili è stata la sconfitta all’Olimpico con l’Inter: come hai vissuto il sostegno incessante del pubblico in particolare negli ultimi 10 minuti?
“Quella è stata l’unica nota positiva della serata. Come tutti i tifosi che erano sugli spalti con me e come i miei compagni ho vissuto male quella brutta sconfitta. Purtroppo quando questo succede bisogna analizzare ogni aspetto per cercare di migliorarsi”.

In Conference League la Roma ha vinto il proprio girone e tornerà in campo a marzo già agli ottavi. Ma per arrivare a questo risultato ci sono state anche le due partite con il Bodo. Come vi siete spiegati le difficoltà incontrate? E com’è stato ripartire in particolare dopo la sconfitta in Norvegia?
“Tutti qui dentro hanno capito la gravità della sconfitta in Norvegia. Deve rimanerci in testa che non può più succedere. Non si deve perdere, ma se succede non può accadere in quella maniera. Abbiamo fatto un po’ di fatica anche in casa, ma bisogna guardare le cose anche in maniera positiva. Abbiamo vinto il girone, siamo agli ottavi e continuiamo a sognare di arrivare fino in fondo in questa competizione”.

L’anno si è chiuso con l’impresa in casa dell’Atalanta e un pizzico di delusione per il pari interno con la Sampdoria.
“Credo che a Bergamo abbiamo acquisito la consapevolezza di poterci confrontare con le squadre che ci precedono in classifica e che vengono da percorsi più consolidati, mentre con la Sampdoria abbiamo perso un’occasione alla nostra portata. Ecco, nel bene e nel male dobbiamo ripartire proprio da queste due sfide e lavorare sodo alla ripresa”.

Quanto è stato sofferto per te seguire l’ultima parte del 2021 da fuori per via dell’infortunio?
“Tanto. Tutti noi vogliamo sempre dare il nostro contributo in ogni partita, aiutare i compagni nel momento di difficoltà e ricevere il loro aiuto quando in difficoltà siamo noi. Purtroppo è andata così. Non ero al meglio da un paio di mesi e poi è arrivato questo infortunio che però mi dà a possibilità di recuperare sia da questo problema, sia da quello che avevo prima. Ho lasciato comunque tutto in buone mani ai miei compagni e spero di poter rientrare al 100% al più presto”.

Quest’anno sono stati cinque i giovani della Primavera che hanno fatto il proprio esordio in prima squadra: che effetto ti fa vederli da capitano a quasi sette anni di distanza dal tuo esordio?
“So come stanno vivendo questi momenti essendoci passato anche io. Cerco sempre di aiutarli con una parolina o un consiglio quando vedo qualcosa che potrebbe essere fatta diversamente. In generale, devo dire che tutti i giovani che si affacciano in prima squadra si impegnano e danno il massimo ed è questo quello che chiedo loro. I giovani devono avere la possibilità di sbagliare ma ciò che non deve mai mancare è l’impegno, così come la concentrazione. Se sono qui con noi non è un caso: è perché se lo meritano, ma devono continuare a meritarselo tutti i giorni”.

Il 2021 resterà per te l’anno del rinnovo di contratto, da capitano. Che cosa ha significato e rappresenta per te?
“Come ho detto dopo la firma, per me è stata solo una formalità. Con la mente, con la testa, con tutto me stesso sono stato sempre qui e sono orgoglioso di essermi legato alla squadra della mia città. La fascia da capitano per me è una responsabilità da onorare davanti a tutti in partita, ma anche ogni giorno con i miei compagni e con tutte le persone che lavorano a Trigoria. Questo è un impegno che sento molto”.

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Allenamenti APPROFONDIMENTI

Roma, Pellegrini si taglia le ferie e torna ad allenarsi

Un grande gesto da capitano quello di Lorenzo Pellegrini. Il centrocampista della Roma ha deciso di tagliarsi le ferie per rientrare a Trigoria e allenarsi. Lorenzo vuole completare il recupero dalla lesione per mettersi a disposizione di Mourinho il 30 alla ripresa degli allenamenti, con l’obiettivo di esserci nella prima sfida del girone di ritorno contro il Milan.

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Interviste

Pellegrini: “Ai miei compagni provo a far capire che nulla è più grande di Roma. Mou sta lavorando per creare una mentalità vincente”

Lorenzo Pellegrini ha scritto una lunga lettera al sito ‘The Player Tribune’, per raccontare la sua storia calcistica e ciò che sta vivendo in questa prima stagione con Josè Mourinho. Ecco le sue parole:

“Quando avevo 16 anni hanno scoperto che nel mio cuore c’era qualcosa che non andava. Stavamo facendo le visite mediche, come succedeva ogni luglio nel settore giovanile della Roma. Entri sempre pensando che ci vorrà più o meno un’ora e poi puoi tornare in campo. Eravamo ragazzini, pieni di energia e salute. Questa volta però, ho capito subito che c’era qualcosa di strano. Nelle ultime settimane mi stancavo molto facilmente. Mi bastava salire una rampa di scale per aver subito il fiatone. Era come se il mio corpo fosse invecchiato in una settimana. Alla fine sono rimasto con i medici per tre ore. Mi dissero che avevo troppi battiti irregolari. Tutti ce li abbiamo occasionalmente, ma non così spesso. I miei battiti erano irregolari 20 volte più del normale. Mi dissero che avevo una sorta di aritmia. Chiesi ai medici che potevo fare. Mi risposero che avrei dovuto smettere di giocare dai sei agli otto mesi e che dopo avremmo valutato. Quindi niente corsa, niente allenamenti, niente calcio. Niente Roma.

Sono sempre stato una persona ottimista, ma quel periodo è stato davvero difficile. Non potevo fare niente, tranne una cosa: ascoltare il mio cuore. Ogni sera cercavo di capire la frequenza dei miei battiti irregolari. Mi sedevo sul letto aspettando il silenzio assoluto, poi chiudevo gli occhi e contavo i battiti. Tum… tum… tum…

Sono diventato dottore di me stesso. Mi facevo un checkup ogni giorno. Ho passato quattro mesi aspettando, pregando e sperando che i battiti irregolari sparissero in qualche modo. Un giorno mi sono accorto che erano spariti. Così, all’improvviso. Non me lo aspettavo visto che i medici avevano detto che sarei dovuto stare a riposo almeno per altri due mesi. Ero impazzito? Beh, credo di no, perché sapevo che adesso i miei battiti erano regolari. Lo potevo dire. Lo sapevo. Il secondo giorno ascoltai ancora. Niente aritmia. Il terzo giorno, ancora niente. Adesso sarei potuto andare anche sulle stelle senza sentirmi come se avessi appena scalato l’Everest. Quindi al quarto giorno ho chiamato i miei. Volevo fare un altro controllo. Siamo andati dai dottori e hanno detto: “Stai bene”. La stessa diagnosi del Dr. Pellegrini. E le due parole più dolci che avessi mai sentito.

Presto tornai in campo per il primo allenamento. Ero motivatissimo. Avrei potuto correre per sempre. Volevo solo fare scivolate e scattare in area. Credo che avrei potuto invadere una nazione da solo. Il dolore era sparito. Ero tornato! Quindi che succede alla prima partita? Mi rompo il quinto metatarso. Fuori sei settimane! Incredibile…

Ad essere onesti però, fu una situazione molto più facile da affrontare in confronto all’aritmia. E comunque, in quei quattro mesi mi sono successe cose bellissime. Sono cresciuto molto. Ho incontrato Veronica, che oggi è mia moglie e la madre dei miei due bambini. E alla fine, tutto questo mi ha convinto ancora di più che il calcio era tutto quello che volevo. Avevo sempre bisogno di avere qualcosa tra i piedi. Quando ero bambino, mi davano le macchinine, le buttavo per terra e le prendevo a calci. Non mi stancavo mai. Quando ero nelle giovanili, giocavo tre partite ogni weekend. Ma adesso, dopo tutto quello che stavo passando, spendevo ogni minuto delle mie giornate cercando di diventare un calciatore. Non avrei mai voluto pensare, Mannaggia, mi sarei potuto sacrificare di più. Cavolo, avrei potuto dare di più. Ora più che mai, sapevo cosa potesse essere una vita senza calcio.

Inoltre, giocavo per la Roma. Capite cosa significa? Capite quanto sia importante per un bambino cresciuto a Cinecittà? Non si trattava di lavoro, hobby o carriera. Per me giocare per la Roma era…tutto. Quando avevo cinque anni, andavo allo Stadio Olimpico con mio padre e discutevo con gli altri tifosi per farmi strada ogni volta che dovevo andare in bagno. Ho visto giocare Totti. Ho visto parte della stagione dello Scudetto con Capello.

Quando ho messo gli scarpini per la prima volta, sognavo di correre di fronte ai tifosi dell’Olimpico. Poi un giorno, quando avevo otto anni, mio padre mi disse che la Roma aveva mandato degli osservatori a vedermi. Pensavo che scherzasse, ma dopo mi chiamarono per un provino. Per cinque mesi mi sono allenato con i Pulcini nonostante fossi un anno più piccolo di tutti. Visto che a Trigoria stavano rifacendo i campi, ci allenavamo alla Longarina. Per arrivare ci voleva un’ora, quindi mangiavo e mi cambiavo in macchina. Poi aprivo lo sportello e correvo in campo. Era l’ingresso più bello di sempre dopo quello dell’Olimpico. Davo tutto me stesso ogni giorno. E ogni giorno controllavo la posta sperando che arrivasse la lettera.

La Roma manda sempre delle lettere ai ragazzi per comunicare se sono stati presi o meno. Un giorno, a luglio, finalmente arrivò la mia. Mio padre mi disse di aprirla. Conosceva il contenuto? Certo che sì…

Ma io no, e quando ho visto la lettera… è difficile da spiegare. Quello è il giorno in cui la mia vita è diventata un film di cui io ero il protagonista e tutti quei sogni folli sono diventati realtà. Non avevo idea di cosa sarebbe successo da lì in avanti. Appena indossi la maglia della Roma, rappresenti qualcosa che è più grande di te. Specialmente quando arrivi in prima squadra. Per me la strada per arrivarci è stata lenta e costante, perché le giovanili si allenano vicino ai grandi e quando un giocatore si infortuna, chiamano sempre qualche ragazzino. Qualche volta è toccato a me. Quindi lasciavo il campo della Primavera e facevo questo grande giro. Era “Il Percorso”.

Poi a marzo 2015, giocammo i quarti di finale della Youth League contro il Manchester City a Latina. Me lo ricordo bene per due motivi: 1) Ho segnato un gran gol dalla distanza e abbiamo vinto. 2) Più tardi ho saputo che Rudi Garcia era lì e disse che presto sarei stato pronto per la prima squadra. Pochi giorni dopo sono stato convocato in prima squadra per la partita in trasferta contro il Cesena. Il giorno della gara, ci stavamo preparando in hotel — e Rudi, aveva l’abitudine di fermarsi nelle nostre camere prima che uscissimo per dare le ultime istruzioni.

Ai difensori diceva come marcare gli attaccanti e cose così. Ai centrocampisti come gestire i momenti della partita. Agli attaccanti dove dovevano correre. E ai giovani diceva: “Tieniti pronto. Non si sa mai…”

Era molto intelligente. Anche se sapevamo che difficilmente saremmo entrati, ci voleva tenere svegli. Ma prima della partita con il Cesena, mi ha detto qualcosa di diverso. A mister Garcia mi lega un sentimento di stima e riconoscenza: lo sento spesso e sono felice di aver conservato negli anni un bel rapporto con lui.

“Tieniti pronto. Perché oggi…” Disse solo questo. Ero teso. Teso ed eccitato. Sentivo il peso sulle spalle. Era la Roma. La vera Roma. Adesso potevo aiutare la squadra — ed è quello che è successo. All’inizio del secondo tempo Rudi mi ha detto di scaldarmi. Stavamo vincendo 1-0 con gol di De Rossi — che, tra l’altro, per me è sempre stato più di un compagno di squadra: un riferimento quando ero giovane e una persona a cui sono rimasto legato. Comunque, non è che fosse proprio un’amichevole per noi, perché in campionato non vincevamo da cinque partite. Avevamo bisogno dei tre punti, ma, non so perché, non ero nervoso. Quando sono stato chiamato per entrare, è come se la mia mente, in qualche modo, avesse messo il pilota automatico. Cambiati, mettiti i parastinchi, entra.

Una volta entrato in campo da giocatore della Roma, beh… l’unico modo che ho per descriverlo è che in quei 23 minuti ho rivissuto 10 anni. Improvvisamente ero sugli spalti dell’Olimpico con mio padre. Stavo giocando la terza partita del weekend. Ero seduto sul mio letto a controllare i battiti cardiaci. Ascoltavo i miei genitori che mi accompagnavano lungo via di Trigoria e scherzando dicevano: “Quante volte l’abbiamo fatta questa strada?”

Beh, tante. Mi allacciavo gli scarpini sognando di diventare un giocatore della Roma. E adesso correvo con la prima squadra. Ero lì. Che cosa meravigliosa. Dopodiché lasciai la Roma per un po’ per crescere come giocatore. Nel 2015, quando avevo 19 anni, sono andato in prestito al Sassuolo per due anni. Era la prima volta che andavo via di casa e quando sono tornato, non ero solamente molto più maturo, ma era come se sentissi la responsabilità di essere all’altezza della Roma. La società, la città, la storia… ti chiedono tanto. La tua vita ruota intorno a questo. Hai bisogno di una certa condotta e devi avere gli atteggiamenti giusti. Se non ce li hai — ciao.

Uno dei momenti di cui vado più fiero è stato durante la stagione di Champions 2017/18. Avevamo capito di poter fare qualcosa di grande fin dall’inizio, perché abbiamo vinto un girone in cui c’erano Atletico Madrid, Qarabag e Chelsea. Avevamo quella sensazione. Anche quando nei quarti di finale abbiamo perso 4-1 con il Barcellona, continuavamo a crederci. Siamo onesti, non meritavamo di prendere quattro gol. Gli abbiamo regalato due autogol e anche gli altri due sono stati abbastanza fortunati. Ma quando Edin ha segnato quello che sembrava il gol della bandiera, abbiamo capito di essere ancora vivi. 4-0? Ci avrebbe ammazzato. 4-1? Continuiamo a combattere.

Non so cosa ci sia passato per la testa la settimana dopo, ma quando stavamo per giocare la gara di ritorno a Roma, sapevamo che saremmo passati. Lo sapevamo. Non sto esagerando. Sapevamo anche il risultato. Dicevamo tutti che avremmo vinto 3-0 e che saremmo passati per il gol in trasferta. Continuo a credere che eravamo pazzi a pensare una cosa così. Il Barça! Avevano ancora Messi. Erano fortissimi. Ma ti giuro che quella mattina, con chiunque parlassi a tavola mentre eravamo a colazione ti avrebbe detto il risultato. Roma 3 – 0 Barça.

È impossibile da spiegare. Impossibile. Sembrava la giornata perfetta. C’era qualcosa nell’aria, una specie di magia romana. Ed era vero. Lo percepivamo tutti. Tutti. Beh… tutti tranne uno. Uno soltanto. Manolas! Incredibile … faceva sempre così! Avevamo questo senso di convinzione e lui andava in giro a dire a tutti che eravamo spacciati. L’unica cosa di cui non era sicuro è che avremmo perso. Forse era qualche rito scaramantico. Non lo so. Comunque ha funzionato, perché sappiamo tutti com’è andata a finire. Edin ha segnato dopo sei minuti e quando Daniele ha segnato il 2-0, l’Olimpico è impazzito. A quel punto sapevamo con certezza che saremmo passati. L’unica cosa che mi chiedevo è chi avrebbe segnato il terzo. Quindi chi spunta su calcio d’angolo a otto minuti dalla fine? Chi diventa l’eroe? Manolas!!

Questo è più o meno tutto quello che mi ricordo della partita. Il resto è abbastanza offuscato. E qualsiasi cosa sia successa dopo anche di più. Credo che questo abbia dimostrato che quando noi Romanisti siamo uniti, tutto è possibile. L’unico momento che si avvicina a quello, l’ho vissuto la scorsa stagione. Eravamo a San Siro contro l’Inter e ho giocato la mia prima partita da capitano della Roma. Posso dire tranquillamente di non esser mai stato più orgoglioso. Stavo seguendo le orme di Francesco e Daniele, due leggende sia per la società che per la città. Ancora oggi, ogni volta che metto la fascia, salgo i gradini dell’Olimpico e sento il rumore dei nostri tifosi, mi chiedo se è vero. Non so perché, ma ho come paura di svegliarmi all’improvviso.

In questo momento stiamo lavorando parecchio a creare una mentalità vincente, perché mister Mourinho ci dice sempre che deve essere una delle nostre maggiori qualità. Ovviamente, questo cambiamento non può accadere in un minuto, ma sono sicuro che siamo sulla strada giusta: serenità e senso di responsabilità sono due ingredienti chiave per la nostra crescita. E so di giocare una parte importante in questo processo. Penso tanto a come giocava Francesco. Era il classico capitano che non aveva bisogno di parlare più di tanto, perché era il modo in cui giocava a parlare per lui. Non potrò mai paragonarmi a lui, ma mi piacerebbe provare a ripetere qualcosa di simile, cercando anche di spiegare a tutti cosa significhi la Roma.

Ogni giorno dico ai miei compagni cosa significa giocare per la Roma. Questa non è una fabbrica di talenti, questo non è un trampolino per andare in una squadra più grande. Perché non esiste una squadra più grande. No. Questo è un punto d’arrivo.

Roma è… Roma.

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APPROFONDIMENTI

L’alchimista Mou: con l’Inter sarà una Roma da inventare

Infortuni, covid, squalifiche e polemiche. Il tutto mixato con l’amara delusione per la sesta sconfitta in campionato. Solo nella stagione 2018-19, la Roma aveva fatto peggio nelle prime 15 giornate di campionato (dati Opta). Di certo l’umore di Josè Mourinho sarà scuro come il cielo plumbeo della capitale. “Piove sul bagnato”, starà pensando in queste ore con il suo staff, considerando il numero di assenze a cui dovrà far fronte sabato contro l’Inter.

Out sicuri Spinazzola, Pellegrini, Felix e gli squalificati Abraham e Karsdorp. In dubbio Villar, che potrebbe negativizzarsi, ma comunque non partirebbe dall’inizio. Da verificare El Shaarawy, che ieri ha accusato un fastidio al polpaccio e quasi certamente non ci sarà.

Comprendere alla luce del numero di assenze quali saranno le scelte di Mourinho, è molto complesso. Già a partire dal modulo: se dovesse tornare alla difesa a 4, dinanzi a Rui Partricio, un’ipotesi sarebbe al 99% lo slittamento di Ibanez sull’out di destra, con Mancini-Smalling centrali e il ritorno dall’inizio di Vina. A centrocampo Cristante-Veretout, poi davanti scelte obbligate con Shomurodov centravanti, Mkhitaryan nel ruolo di trequartista centrale e Perez-Zaniolo sugli esterni.

1.12.2021 Bologna vs Roma (Serie A) Sport; Calcio; Nella foto: Delusione (Foto Gino Mancini)

Qualora invece Mourinho scegliesse di mantenere l’attuale assetto, potrebbe confermare la linea a tre composta da Ibanez-Smalling-Mancini, con Vina a sinistra, Zaniolo sulla destra, Cristante-Veretout-Mkhitaryan a centrocampo e davanti Shomurodov-Perez, o al limite la riproposizione di Mayoral al fianco dell’uzbeko.

In entrambi i casi, Mourinho dovrà inventare e trovare le soluzioni giuste per regalare al pubblico giallorosso, di partenza, una squadra in grado di impensierire la corazzata nerazzurra.

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Allenamenti

Trigoria, terapie per El Shaarawy. Out altri 4 calciatori

La Roma è tornata ad allenarsi in tarda mattinata, dopo la sconfitta contro il Bologna. Come di consueto per gli allenamenti immediatamente post-partita, il gruppo è stato diviso tra chi ha preso parte alla gara del Dall’Ara e chi è rimasto fuori.  Individuale per Spinazzola mentre El Shaarawy e Pellegrini hanno svolto una seduta di terapie.

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Interviste

Mourinho: “Grande mentalità della squadra. Smalling se è al 100% gioca anche domani. Speranze ancora su Cristante.”

CONFERENZA STAMPA – Le parole di Mourinho alla vigilia di Bologna-Roma:

Nell’emergenza sono nate opportunità, ha cambiato dei ruoli e ha ricevuto disponibilità dai giocatori. Resta un fatto emergenziale o nel calcio moderno tutti devono fare tutto?
“Una mentalità forte, un gruppo forte, empatico, che vuole fare bene, il credito è per i giocatori che non giocano tanto o come nel caso di Diawara che ha giocato pochi minuti, ma lavora tanto con grande professionalità, come gli altri e i giocatori che giocano, lo fanno con grinta e amicizia. Come Kumbulla che entra per giocare per un minuto ma in quel minuto ha fermato una giocata pericolosa, prende un giallo e va a saltare sulla punizione, marca un gigante come Milinkovic, fa il suo lavoro per un minuto ed esce felice perchè ha fatto per la squadra, più della tattica o del ruolo mio, il credito è per i giocatori, per la loro mentalità e per il gruppo”

Le prime quattro sembrava facessero una corsa per conto loro, poi il Milan perde due partite e la Roma ha recuperato sei punti. Potete approfittare di questi stop?
“Per qualche ragione loro sono lì, il campionato non inizia e dura uguale, ci sono squalifiche, infortuni, si perdono partite ma per qualche ragione sono lì. Inter, Atalanta e Milan erano lì l’anno scorso e sono lì adesso, il Napoli è stato dentro fino all’ultima giornata. Se noi possiamo essere vicini, invece di stare lontanissimi, a fare i nostri punti, è ovviamente meglio, è più motivante, ti dà un feeling diverso, invece di 30 punti di distanza, stai lì a 6-7 punti, ti fa capire che stai facendo cose positive”

El Shaarawy può essere utilizzato anche a destra in questo ruolo da esterno?
“Non lo so, perchè non lo abbiamo mai provato, ma se arriva anche lì qualche difficoltà sono convinto che possa farlo bene, perchè sta bene, psicologicamente e fisicamente, la sua anima, si sente giocatore, non giocava con continuità da tanto tempo, l’anno scorso dopo il periodo in Cina, il giocatore perde non le sue qualità ma un determinato livello di gioco. Sta facendo una stagione in crescendo, sta facendo molto molto bene e se deve giocare a destra, con Vina che è rientrato a sinistra, possiamo avere Stephan più offensivo oppure esterno nei cinque come opzione a Karsdorp”

Smalling può giocare ancora titolare domani dopo i tanti infortuni? Può dire qualcosa su Mihajlovic che ha speso parole molto affettuose per lei?
“Su Sinisa dico che non deve ringraziarmi, perchè quello che ho fatto l’ho fatto con il cuore, prima di tutto è uno dei miei, è uno dei nostri, poi è un super amico di un grande amico mio (Stankovic) e automaticamente diventa grande amico mio. Poi noi persone pubbliche, quando facciamo una cosa sbagliata trasmettiamo un’influenza negativa e viceversa, lui sicuramente ha avuto un’influenza molto positiva nei confronti di tanta gente che ha avuto il suo problema, ha dimostrato un coraggio e una forza incredibili, subito uno diventa solidale con la sua lotta, ho grande rispetto e ammirazione per lui. Purtroppo c’è tanta gente che soffre per il suo problema e Sinisa è stato un grandissimo esempio, non si è mai nascosto, ha voluto lavorare ugualmente, nonostante lo sforzo che richieda il nostro lavoro, sono io che in nomi di tanti che lo ringrazio, non lui a me. Smalling in questo momento è un grande calciatore, è importante per noi, ma siamo lì con quattro centrali, non abbiamo problemi adesso in quel ruolo, non deve giocare per forza perchè non abbiamo alternative. Facciamo la gestione, parliamo con lui, abbiamo giocato solo l’altro ieri, decideremo domani e sentirò anche l’opinione del ragazzo, più importante dei controlli e della tecnologia che possiamo utilizzare, sentirò la sua opinione e se mi dirà che se si sente benissimo domani mattina, giocherà, se mi dice che si sente al 99% non al 100% lo proteggo”

9 partite su 21 senza subire gol, quanto c’è di Rui Patricio in questa striscia? Quanto è importante questo dato?
“Il dato è importante, Rui è importante ma la squadra è più importante di Rui. Lui è un portiere forte, tra i migliori e i più regolari in Europa, ma anche con lui abbiamo preso 3 gol a Verona o Venezia, quando la squadra difende bene è più facile per lui, poi ci sono momenti in una partita in cui la squadra non riesce a difendere e il portiere può risolverti il problema, Rui nelle ultime partite non ha avuto molto da fare, ma quando c’è stato da parare lo ha fatto. Siamo molto contenti di lui”

C’è la possibilità di tornare al centrocampo a due domani?
“Vediamo se riusciamo ad avere Cristante e Villar, o uno dei due, è ancora possibile che ci siano, sono passati 13 giorni, i giocatori non hanno sintomi da tanti giorni, quasi dall’inizio, si stanno allenando individualmente benissimo con il nostro controllo a distanza, stiamo aspettando se riescono ad esserci, magari potrebbero farcela”

Potrebbero viaggiare con voi domani?
“Sì è una possibilità, non sappiamo ancora”

Zaniolo in questo sistema nuovo potrebbe essere utile come mezzala? O per lei in questa formula è una seconda punta?
“Nei momenti di difficoltà è importante che la gente sia disponibile per tutti, dobbiamo trovare delle cose che sono possibili e valutare ciò che è impossibili. Ovviamente Nico non può giocare come terzo centrale, può giocare come 10, come mezzala, come attaccante unico, con voglia, empatia, con questa mentalità dei ragazzi può fare tutto. Abbiamo lavorato per tanto tempo con lui nel ruolo di ala, con un certo tipo di libertà e il ruolo più simile e questo da seconda punta, ma nell’emergenza può esser utile in altri ruoli, quello che sta avvenendo per Perez, che ha sempre fatto l’ala destra, nelle ultime due partite da mezzala, insieme a Nico, cosa che non era mai accaduta perchè erano alternativi l’uno dell’altro. Adesso abbiamo perso Pellegrini, fino a gennaio ci mancherà, partita dopo partita valuteremo le difficoltà che avremo, magari oggi recuperiamo Cristante, non lo so, gestiremo le cose come arrivano”

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Infermeria

Pellegrini, lesione muscolare confermata: stop di 30 giorni, tornerà dopo la sosta di Natale

I timori espressi da Mourinho sono stati confermati dagli esami strumentali odierni. Lorenzo Pellegrini ha accusato una lesione muscolare al quadricipite della coscia destra. Il capitano della Roma dovrà restare ai box per circa un mese e tornerà dunque dopo la sosta natalizia.

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Allenamenti

Trigoria, individuale per Spinazzola. Solo terapie per Pellegrini


Dopo la vittoria di ieri sera contro il Torino, la Roma è tornata ad allenarsi in vista della sfida di mercoledì contro il Bologna. Individuale per Spinazzola, terapie per Pellegrini che svolgerà nelle prossime ore esami strumentali alla coscia destra. Scarico per chi ha giocato ieri, gli altri hanno lavorato in campo con Mourinho.

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Infermeria

Pellegrini, stop muscolare alla coscia destra. Il timore di Mou: “Out qualche settimana”

Lorenzo Pellegrini è stato costretto ad abbandonare il campo dopo quindici minuti dall’inizio di Roma-Torino, per un problema muscolare. Il capitano giallorosso dopo un’apertura in profondità per Abraham, ha sentito tirare all’altezza del quadricipite della coscia destra. L’infortunio – confermato anche dalla società – sarà valutato nei prossimi giorni. Mourinho però ha parlato a più riprese dopo il match di “stop che lo terrà fuori per qualche settimana”.

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APPROFONDIMENTI

Pellegrini ‘fattore offensivo’: migliore in Europa per conclusioni generate. Ma a Genova potrebbe arretrare in mediana

Lorenzo Pellegrini è tornato ieri ad allenarsi in gruppo, ancora con una fasciatura protettiva al ginocchio sinistro, ma il peggio sembra essere alle spalle. Da diverse settimane il capitano romanista si trascina una fastidiosa infiammazione all’articolazione, che gli ha impedito di rispondere all’ultima convocazione del Ct azzurro Roberto Mancini.

Con tre allenamenti pieni sulle gambe, Mourinho non rinuncerà al numero 7 giallorosso, che ha finora maturato dall’arrivo dello Special One, statistiche e numeri da record. Nel 2021 complessivamente Pellegirni ha realizzato 17 reti e in questa stagione secondo i dati del noto sito di statistiche internazionale ‘Whoscored’, è il migliore in A per media voto 7.61 tra i calciatori con sette o più presenze in campionato. Numeri che confermano un altro dato molto importante, quello relativo alle occasioni da rete create, che vede in questa particolare classifica sempre Pellegrini davanti a tutti in Italia.

La posizione offensiva di Pellegrini, che spesso in questa stagione ha giostrato quasi da seconda punta alle spalle di Abraham, potrebbe però esser modificata per esigenza domenica contro il Genoa. A Marassi Mou ripartirà quasi certamente dal 3-4-1-2, ma con Cristante arretrato nella linea difensiva, il capitano potrebbe giocare al fianco di Veretout in mediana, per favorire il ritorno dal 1′ minuto di Zaniolo alle spalle della coppia Shomurodov-Abraham. Una scelta che però potrebbe incidere negativamente sul rendimento offensivo della Roma, vista un’altra importante statistica emersa nelle ultime ore: secondo il profilo Opta, Pellegrini è infatti il calciatore che nei 5 massimi campionati europei ha concluso di più verso la porta (79 volte) con 43 tiri personali e 36 assist per i compagni.

Numeri e dati di cui sicuramente Mourinho è a conoscenza e che imporranno al tecnico giallorosso delle riflessioni importanti nelle prossime ore, perchè è del tutto evidente che la manovra offensiva giallorossa, almeno fino a questo momento, ruoti intorno alle giocate del capitano giallorosso.