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Interviste

Spalletti: “Roma avversario difficilissimo. Mourinho è una leggenda”

Luciano Spalletti a due giorni da Napoli-Roma ha parlato in conferenza stampa. Queste le sue dichiarazioni:

È cambiato qualcosa dopo le vittorie delle milanesi?
“Noi non possiamo giocare le partite degli altri, diventa pericoloso spendere energie nelle partite degli altri. Noi potevamo provare a non perdere quella precedente, ma anche quella è andata e riduce le nostre possibilità. Le nostre intenzioni non cambiano, andiamo per vincere la partita qualsiasi sia l’avversario”.

Serviranno ulteriori motivazioni? Che partita deve essere con la Roma?
“È un’insidia per noi, come noi per loro, vincerà la squadra che si sentirà più minacciata, che avrà la percezione del pericolo, quella che sarà più esecutiva nei comportamenti da avere nella gara. Non si vince con i ‘forza, dai, andiamo’, ma facendo ciò che si deve fare contro un avversario forte”.

Contro la Roma tutti i tifosi si chiedono: c’è la possibilità di vedere Mertens con Osimhen insieme?
“È possibile, hanno già giocato, anche nel secondo tempo con la Fiorentina c’erano Mertens ed Osimhen, quando la partita era in pari loro c’erano, poi in alcuni momenti ci siamo allungati e c’erano loro due. I tifosi lo chiedono? Sono anche quelli dell’università dove sono stati, ognuno l’ha scritta in modo diverso, poi uno ha cambiato anche modulo. Mi dai la tua formazione? Insigne, Mertens, Lozano ed Osimhen e dietro Lobotka e Anguissa? Tu lasci comunque fuori gente importante come Zielinski e Fabian”.

Fabian come sta? Non è in un buon momento fisicamente. 
“Sta molto meglio, è sulla via del top, ha meno fastidio per questa pubalgia che ha un po’ sofferto. È uno che si può scegliere dall’inizio”.

Come sta Zielinski? Non è brillante ultimamente. E sugli infortunati?
“Di Lorenzo non ci sarà, la prossima sì, Petagna ha reagito bene per ora e quindi si valuterà domani ma le indicazioni sono positive. Zielinski sta bene, ho visto un buon allenamento anche oggi. Gli allenamenti sono stati buoni, tutti a buon livello, poi negli ultimi si abbassa il volume del lavoro e si va con cose più corte per la brillantezza”.

La fase di non possesso era la vostra forza, ma da dieci partite prendete almeno un gol, come si spiega?
“È il contrario di come l’ha presentata lei, la fase di possesso è la nostra forza, se teniamo palla non si prende gol, se diamo il pallino agli avversari è più facile avere difficoltà perché non abbiamo una squadra da urto, d’impatto, ma di fantasia, tecnica, che evita certe cose durante la partita, ma senza quelle cose nella scatola bisogna abbondare di altre e gestire diversamente”.

Si rimprovera qualcosa? Cosa la fa impazzire?
“Sì, queste partite casalinghe dove potevamo saltare addosso alla classifica ed invece abbiamo avuto difficoltà, questa è la cosa che mi ha dato più da pensare, ma quando sembra molto difficile c’è sempre il futuro che è aperto e la possibilità di organizzare qualcosa per delle opportunità e si va a rigiocarci le opportunità rimaste”.

Fa all-in? Metterà tutto sul piatto? O bisogna ancora gestire?
“Mai giocato a poker, non ho tempo, ma non abbiamo mai gestito niente, proprio per infondere suggestione siamo sempre andati avanti guardando in faccia tutti per vincere contro chiunque per creare questa mentalità di vincere sempre e per questo ne abbiamo persa anche qualcuno, non abbiamo mai gestito e non gestiremo mai niente per vincere le partite”.

Ha difeso Fabian e Zielinski, ci spiega il loro momento e se può rinunciare a loro?
“Io li difendo tutti, volevo dire che sono due forti, altrettanto forti, è un giochino pericoloso se ci entriamo dentro, si rischia di dare interpretazioni. È corretto ciò che si dice, ci sono equilibri da mantenere, ma durante una partita dei cambiamenti ci sono stati, ma accettiamo le idee di tutti. La sua formazione è la stessa del collega? Zielo è un giocatore forte, ragazzo eccezionale, e lo farà vedere in futuro, si collocherà nei giocatori top”.

Tecnica e fantasia, lei parlava delle caratteristiche della squadra, quanto si sposano con la pericolosità?
“Dipende dai livelli, più ci si mette qualità ed estro, più si diventa pericolosi, dipende dalle dosi, tutto può essere veleno o medicina, dipende dalle dosi. La pericolosità è in base a cosa si sviluppa, abbiamo vissuto belle partite e dobbiamo giocarle senza rimpianti, anche perdendo qualcuno l’abbiamo giocata e nei primi 30 minuti con la Fiorentina abbiamo avuto almeno 3 situazioni per far gol, poi c’è stato un periodo della gara dove loro sembravano andare più forte gestendo palla e poi abbiamo preso gol che non possiamo prendere, ed un attimo prima del gol potevamo mettere Mertens davanti al portiere facile ma non ci siamo riusciti. Sono valutazioni da fare in maniera approfondita senza eccesso di delusione”.

Con la Fiorentina spesso lancio lungo per Osimhen, ma anche per Insigne che per caratteristiche non ha la gamba come il nigeriano. E’ qualcosa di provato ma non riuscito o loro iniziativa? Forse era più congeniale per Lozano?
“È un’analisi che abbiamo fatto, qualche lancio di troppo c’è stato, ma se ti vengono addosso come fa la Fiorentina e per non farti giocare con la palla sui piedi. C’era da avere distanze più corte, su quello si poteva fare diversamente, fare il corto-lungo e metterla dietro, se la distanza diventa ampia stare corti sulla pallata diventa difficile risalire, ma era un modo per trarre vantaggio, come abbiamo fatto a Firenze ed altri hanno fatto contro la Fiorentina. Su una palla incrociata proprio Insigne è tornato indietro, ma era stato messo di là e poteva andare, ma l’analisi l’abbiamo fatta anche noi. Il calcio è un po’ cambiato, non possiamo paragonarlo a quello degli anni 90, roba vintage”.

Su Mourinho.
“Di Mourinho apprezzo molto la capacità di farti arrivare ciò che pensa, lui arriva quando dice qualcosa, mi ricorda mio fratello Marcello (ride, ndr). Oggi tutti scrivono che non l’ho mai battuto, è vero, in questo momento si avvia a diventare una leggenda e vincere una sfida contro di lui può diventare anche una cosa passata. Per far bene devi battere la leggenda”.

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Napoli-Roma, per Mou una sola sconfitta contro i partenopei. Ultima gioia giallorossa nel 2018

Dopo aver asfaltato il Bodo, la Roma si rituffa in campionato con l’ambizione di consolidare il quinto posto. Lunedì i giallorossi ritroveranno Luciano Spalletti e il Napoli in trasferta, la gara all’andata terminò 0-0 con tanti rimpianti per gli uomini di Mourinho che sfiorarono più volte la rete della vittoria.

 Sono 149 i precedenti in Serie A tra Roma e Napoli, con 52 vittorie dei giallorossi, 51 pareggi e 46 successi azzurri. In casa del Napoli gli incroci sono 74, con 19 affermazioni esterne, 22 pareggi e 33 vittorie casalinghe. L’ultimo successo dei giallorossi a Napoli risale alla stagione 2017-2018 quando la Roma si impose per 4-2, poi un pareggio l’anno dopo e due sconfitte consecutive nell’era Fonseca.

José Mourinho ha incontrato il Napoli 5 volte, battendolo in 2 occasioni e ottenendo 2 pareggi e una sconfitta. Altrettanti i suoi incroci contro Luciano Spalletti, con il quale il portoghese è imbattuto: 3 successi e 2 pareggi. Il tecnico azzurro, grande ex della partita (299 panchine sommando la prima esperienza degli anni 2005-2009 e la seconda del 2016-2017) ha sfidato in carriera la Roma 20 volte, ottenendo però solo 4 successi a fronte di 7 pareggi e 9 sconfitte.

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Napoli, Spalletti sorride: recuperato Di Lorenzo

Seduta mattutina per il Napoli all’SSC Napoli Konami Training Center. Gli azzurri preparano il match contro la Roma in programma lunedì 18 aprile alle ore 19 allo Stadio Maradona.

La squadra ha iniziato la sessione con torello e attivazione. Successivamente partita a campo ridotto ed esercitazione tattica. Di Lorenzo ha svolto personalizzato in palestra, in campo e la prima parte di seduta in gruppo. Petagna ha fatto quasi tutto il lavoro in gruppo”.

Probabile formazione: Ospina, Di Lorenzo, Rahmani, Koulibaly, Mario Rui; Ruiz, Anguissa; Lozano, Zielinski, Insigne; Osimhen

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Roma, ‘assuefazione alla sconfitta’: negli ultimi 3 anni e mezzo perse 37 gare di campionato

“Nella Roma non si avverte il dolore della sconfitta”. Quante volte abbiamo sentito proferire, nelle ultime stagioni, da tanti tesserati giallorossi, questa affermazione? Sintesi di uno stato d’animo, ma anche simbolo di un fallimento. Come quello di cui si auto accusò Walter Sabatini nel 2016, lasciando Trigoria: “Non sono riuscito a far capire quale fosse la differenza tra la vittoria e la sconfitta”. All’epoca la Roma però viaggiava mediamente tra il secondo e il terzo posto, con campionati da vertice e diverse qualificazioni consecutive alla Champions League. I risultati stonati furono nelle coppe, soprattutto in Coppa Italia, dove assistiamo da anni a degli autentici suicidi.

Negli ultimi 3 anni mezzo, di fatto dopo la semifinale di Champions contro il Liverpool, la Roma ha preso una pericolosa deriva sportiva. Un quinto, un sesto e un settimo posto in campionato, dagli allori della massima competizione europea all’inferno della Conference League. In mezzo un ruolino di marcia tra campionato e coppe a tratti disastroso, con un breve ed unico periodo di parziale continuità in termini di punti conquistati, maturato lo scorso anno tra settembre e febbraio con Paulo Fonseca in panchina.

Per comprendere quanta assuefazione alla sconfitta (o alla mediocrità fate voi) ci sia a Trigoria ormai da diversi anni, basta tirar fuori alcuni numeri piuttosto eloquenti: nel quinquennio dal 2013-14 alla stagione 2017-18, con Garcia-Spalletti-Di Francesco in panchina, la Roma ha perso 58 gare totali tra campionato e coppe, di cui appena 29 su 190 gare totali di Serie A, pari al 15%. In questo arco temporale la squadra giallorossa ha totalizzato 399 punti, circa 80 di media a campionato.

Negli ultimi tre anni e mezzo il decadimento tecnico e di risultati è purtroppo certificato anche dai numeri: già 49 sconfitte maturate, di cui 37 in campionato (su 130 gare disputate il 28%). Di fatto la Roma è come se avesse perso un intero campionato negli ultimi tre e mezzo. Allarmante anche il fatto che molte di queste sconfitte si sono trasformate in autentiche disfatte: 23 gare con 3 o più gol subiti. A Mourinho dunque il compito di far riemergere il club dalle sabbie mobili dell’anonimato.

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Spalletti: “La Roma non sarà mai una mia nemica. Mourinho un modello”

Luciano Spalletti, tecnico del Napoli, ha parlato in conferenza stampa alla vigilia del match contro la Roma:

Si è parlato a inizio campionato del ritorno delle ‘sette sorelle’, domani avete la possibilità di eliminarne una dalla corsa per il titolo, come ci arrivate?
Domani è uno scontro diretto con un inquilino del condominio più ambito in Italia, quello in cui tutti quelli che fanno il mio lavoro vorrebbero abitarci. E quel condominio lì resta integro per tutto l’anno, non ci sarà qualcuno escluso prima. Tutti resteranno agganciati alla possibilità di arrivare in Champions, il vero obiettivo di tutti. Del resto se ne parlerà strada facendo.

Le sue emozioni alla vigilia del suo ritorno a Roma?
In generale non bisogna vivere invano. Ho capito una cosa di me in tanti anni di questo mestiere: per essere un allenatore felice ho bisogno di piazze da umori forti. Roma-Napoli è la mia partita, ma questa partita non sarà mai una partita contro un nemico. Sono due esperienze esaltanti della mia storia, è una sfida tra due parti di me. Non c’è nessun passato da sconfiggere per quel che mi riguarda, ma una partita importantissima per il futuro del Napoli e da provare a vincere. Naturalmente domani sarò tutto del Napoli, ma la Roma non sarà mai la mia nemica.

Si aspettava questa condizione della sua squadra?
Ogni tanto quando parliamo, oltre al tempo che si consuma in partita, si consuma tempo anche negli allenamenti ed è facile constatare come si comportano i calciatori nel consumare questo extra-time. Come si sta sul pullman per arrivare allo stadio, come si vive in albergo prima della partita, i discorsi che si fanno anche tra chi gioca meno… Danno dei segnali e con questa squadra sono tutti positivi. Mi fa piacere che sottolineate le risposte di Koulibaly, Mertens, Insigne, Juan Jesus e altri che ora dimentico. Tutti hanno fatto riferimento al comportamento di squadra.

Teme più la rabbia della Roma o la pressione sul Napoli? Una curiosità: come mai indossa dei rosari?
Ne indosso due, sono miei. Finora è stato disattento, li ho sempre avuti… La partita è difficilissima. Le difficoltà ci sono tutte, questa squadra può stare davanti a chiunque, poi ci sono momenti in cui va meglio e altri in cui va peggio. La Roma è forte e ha un allenatore fortissimo, Mourinho è uno di quelli che migliora la qualità dei campionati, ovunque abbia lavorato. Ho sempre guardato i più bravi di me per cercare un modello e lui è uno di questi. Poi c’è la partita, i calciatori devono fare scelte, non devono restare fermi ad aspettare il gioco degli altri o prendere confidenza con il nostro. Sotto questo aspetto sono sicuro che il Napoli saprà da che parte andare.

Totti e la serie tv?
Io per lui ho fatto cose che pensavo non avrei fatto per nessuno. ho amato Roma ed anche lui, rifarei tutto. Col pallone tra i piedi è il più forte che ho allenato e tra i migliori di questa era. Non spoilero la serie che farò io su Totti: speriamo de morì tutti dopo

Napoli la conosceva poco. Lei è cambiato in questi due anni?
Perché, com’ero prima? Non lo so. Dicono che ero nervoso? Il mio non era nervosismo, era simpatia selettiva (ride, ndr)… Lo abbiamo detto nella prima conferenza, mi sveglio in forma e durante la giornata mi deformo. Se lasciate stare la squadra e li fate lavorare in maniera corretta, se capite i momenti difficolta senza creare storie volutamente contrarie, io resto sempre così. Poi mi potete attaccare quanto vi pare, sono più feroce di voi nelle critiche a me stesso. Ma se toccate la squadra, poi si ride…

Due grandi strateghi del calcio e della comunicazione a confronto. Chi rischia di più tra lei e Mourinho?
Essere accostato a lui è un onore, ma Mourinho non è avvicinabile. Ci ha insegnato a dare importanza a ciò che si dice fuori dallo spogliatoio. Rischiamo tutti e due, la partita di domani azzera tutto e in questo momento qui può dare una svolta a entrambe le squadre. Bisognerà essere bravi ad arrivarci al top e proporre il top delle possibilità del collettivo.

Pensa ad un eventuale reazione da parte dei tifosi della Roma? Si aspetta i fischi? Sabatini ha detto che ora sceglierebbe Oshimhen piuttosto che Mbappé.
Sui fischi ne ho già parlato, è già avvenuto. E quei fischi non li merito. So quanto amore e quanta ossessione ho messo per la Roma. Se me li faranno… A quella distanza lì è facile sopportare. Mi farò consolare dai ricordi degli applausi delle magnifiche partite che abbiamo vinto, giocando un calcio spettacolare con calciatori altrettanto magnifici. Abbiamo portato a casa vittorie che hanno fatto la storia della Roma. Su Osimhen la penso così in ogni momento.

Considerando le difficoltà, che aggettivo sceglierebbe per il Napoli di domani?
Dobbiamo essere ‘rimbalzanti’, reattivi a quello che sarà il gioco della Roma, che ha varie soluzioni e riesce a trovare più modi per attaccare. Hanno un po’ le stesse nostre qualità, sul gioco corto con Mkhitaryan e Pellegrini, gli strappi di Zaniolo, Abraham che attacca gli spazi in campo aperto come fa Osimhen. Dobbiamo essere bravi a fare queste cose ed essere veloci nella reazione.

Il 6-1 subito dalla Roma in Conference League, teme che possa essere trasformato in rabbia dalla Roma oppure teme che i suoi si possano adagiare? Che contributo può dare Osimhen?
Sono valutazioni che farà Mourinho, avrei preferito non avessero perso quella partita. Su Osimhen lo abbiamo visto nell’ultima partita, riesce a rendere subito. Si vede il suo marchio di fabbrica, ora ma molto meglio nelle giocate nello stretto. Quando si parla di certi dettagli, lui tenta di metterli in pratica. E ci riesce.

Le trappole del match?
Se riusciremo a fare il nostro gioco, allora le trappole saranno di meno. Se decideranno gli altri, allora avremo più difficoltà. Noi vogliamo pilotare la partita, non fare i passeggeri

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Verso Roma-Napoli, Spalletti recupera Zielinski. Out Manolas

Dopo la vittoria contro il Legia Varsavia, il Napoli è tornato a lavorare questa mattina in vista del match contro la Roma. Kostas Manolas out per una lesione muscolare al gluteo, recuperato invece Zielinski che sarà quasi certamente titolare contro i giallorossi. A parte Ounas, che ha svolto anche oggi un lavoro personalizzato. 

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Esclusiva Retesport, MEXES: “La Roma mi è rimasta nel cuore. Ricordo con affetto Franco Sensi. Mourinho può riportare i giallorossi dove meritano” (AUDIO)

“Vivo un po’ a Roma e un po’ in Francia, sono cresciuto nella capitale come uomo e come calciatore, sono rimasto legato a questa città affettivamente e sono contento di esser tornato qui”. Philippe Mexes, ex difensore della Roma, è intervenuto ai microfoni di Retesport 104.2 nello spazio pomeridiano di 1927.

Queste le sue dichiarazioni tra passato e presente: “E’ indescrivibile ciò che ho provato nell’indossare questa maglia, era importante per me affermarmi qui a Roma, dopo un inizio di carriera in Francia, iniziai con difficoltà il primo anno, con tanti cambi di allenatori e poi ce l’ho fatta. Ho imparato tanto nella capitale”

“A Roma devi dare sempre soddisfazione ai tifosi, far vedere che dai tutto per questi colori, rappresenti la Roma in Italia e in Europa. La piazza è stupenda e con questa maglia, i tifosi ti danno grandi stimoli. E’ difficile gestire la pressione dell’ambiente, perchè ci sono grandi aspettative, quando vincemmo a Madrid era tutto moltiplicato per dieci. Totti ci ha insegnato a rispettare sempre questa maglia”

Il tuo ricordo più bello?
“Il mio ricordo più bello è il presidente Sensi: ero giovanissimo quando venni qui, lo conobbi e vederlo nello spogliatoio con la sua passione mi emozionava, ha dato tantissimo per la Roma, mai incontrato un presidente che ha dato così tanto per una società. Abbiamo sofferto tanto la sua scomparsa, abbiamo lottato per ritrovare una stabilità. Non è stato semplice neanche per noi quel periodo. Spalletti sicuramente ha dato una grande stabilità, costruendo un progetto tecnico importante, creando un grande gruppo e rialzando le sorti della Roma”

Se fossi un direttore sportivo, sceglieresti come coppia difensiva Mexes-Chivu o Mexes-Juan?
“Sceglierei Mexes-Chivu perchè sono un mancino e un destro, poi Juan era un grande, faceva pensare ad Aldair, ma Chivu era più completo, era una vera guida”

Mourinho a Roma cosa può fare?
“Ha tutte le qualità per portare la Roma a vincere, è un allenatore straordinario, spero che con la Roma riesca a fare ciò che fece col Porto, facendola crescere e riportandola dove merita”

Cosa accadde quella sera contro la Samp nel 2010
“E’ la partita che mi ha fatto più male di tutte, avevamo in mano lo Scudetto, ce lo meritavamo, sapevamo quanto contasse per la città che non vinceva dal 2001, secondo me abbiamo sottovalutato il secondo tempo, perchè nel primo eravamo in vantaggio. Commettemmo degli errori stupidi, un grande peccato”

Sei entrato nel cuore dei tifosi, eri chiamato a sostituire un fenomeno come Samuel. Ti rivedi in qualcuno dell’attuale campionato italiano?
“Mi ritrovo un pochino in Kjaer nei suoi modi, nel suo look, ha fatto un percorso simile al mio con Roma e Milan”

Mancini può diventare un leader della Roma?
“Penso possa diventare un leader della difesa giallorossa”

Hai smesso relativamente giovane, come mai?
“Sono stato un po’ deluso dal calcio in generale, ero stanco di andare in allenamento e vedere gente giovane che non aveva la grinta di lavorare e allenarsi. Non mi andava di fare l’allenatore in campo, o di andare a svernare in campionati minori”

Pensavi di poter concludere la tua carriera con la Roma?
“A Roma potevo sicuramente concludere la mia carriera, poi ci sono stati vari episodi, c’è stata la cessione della società, ho avuto l’opportunità di andare al Milan in quel momento erano ad un livello superiore e ho deciso di andare lì. Ho visto come hanno trattato Francesco Totti o Daniele De Rossi a distanza di tempo, non si fa così, due bandiere, due grandi uomini, pensate come avrebbero trattato me…”

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Spalletti, nuova stilettata a Totti: “Felice di avergli dato l’opportunità di fare una fiction, ma non ha avuto successo…”

Luciano Spalletti è stato presentato oggi in conferenza stampa, dopo l’accordo col Napoli e il suo ritorno in panchina a distanza di due anni dall’ultima esperienza all’Inter. Ecco alcune sue dichiarazioni riguardanti la fiction trasmessa da Sky sull’ultimo anno e mezzo di Totti: “Innanzitutto sono felice di aver dato la possibilità di fare una fiction. Però posso assicurargli che aveva i contenuti anche per farla su di lui. Mi dispiace che non abbia avuto grande successo e che abbia ricevuto delle critiche, se me lo avessero detto prima io un po’ di scene per fargli fare il pieno e per far crescere l’audience le avevo (ride, ndr). A parte tutto, io non voglio sottrarmi a questa questione. Ci sarà spazio anche per le cose meno importanti. Ora ce n’è una molto più importante, allenare il Napoli, parlare del Napoli e dei calciatori del Napoli”

In precedenza Spalletti aveva parlato del suo approdo in azzurro: “Ho avuto la possibilità di stare un po’ a casa. Per quelli come me, a casa le cose sono facili da fare. Si sta con la famiglia, si guardano le partite e si vive in campagna. Vivere in campagna a volte fa bene perché si cammina a piedi, siccome c’è tanta strada da fare avere i piedi forti è importante. Io sono sempre emozionato perché questo lavoro mi piace e mi crea sempre dei battiti forti. Qui, come dicevo, sono stato contento dal primo momento perché il Napoli è una squadra forte, la città è forte e completo un po’ il mio tour dell’anima. Ho allenato a Roma, nella città del Papa e nella città eterna. A San Pietroburgo, la città degli Zar, e a Milano, che è la città della moda, dell’industria, dove c’è la Madonnina. Ora allenerà il Napoli. Sono orgoglioso di venire a Napoli anche perché siederò sulla panchina dove ha giocato Diego Armando Maradona. È il mio tour dell’anima perché qui ha giocato lui, Napoli è la città di San Gennaro e una città dove il calcio e i miracoli sono la stessa cosa”.

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Roma, girone di ritorno shock: è il peggiore degli ultimi 10 anni

FOCUS RETE SPORT – “La Roma di Manchester sarà diversa”, ha assicurato ieri Paulo Fonseca, al termine del match contro il Cagliari. La Roma di campionato si è sciolta come neve al sole. Dopo una prima parte esaltante e un girone d’andata chiuso al terzo posto solitario, la squadra giallorossa ha iniziato a perdere certezze. Fino a Benevento-Roma, gli uomini di Fonseca erano pienamente in sella alla lotta Champions. Dal pari del Vigorito, si è spenta totalmente la luce.

12 punti nelle ultime 11 partite, solo 3 successi contro Genoa, Fiorentina e Bologna. Pesanti sconfitte, polemiche, una marea di gol subiti (16) e la testa sempre più proiettata al percorso europeo. Intristisce il numero dei punti conquistati fin qui nel girone di ritorno: 18, il peggior score degli ultimi 10 anni giallorossi. Peggio della stagione di Luis Enrique (19), peggio anche di quella del duo Zeman-Andreazzoli (20).

Non è insolito che la Roma peggiori il proprio rendimento nei gironi di ritorni: dei crolli più o meno sistematici che in genere si materializzano subito dopo le feste natalizie. Lo scorso anno dalla 19° alla 33° giornata la squadra di Fonseca aveva totalizzato 22 punti – dopo aver chiuso al quarto posto a fine dicembre.

I migliori risultati in questo frammento di campionato negli ultimi 10 campionati risalgono alla stagione 2013-14, quando la banda Garcia mise insieme 35 punti e alla stagione 16-17′ con Spalletti in panchina (34). Non a caso arrivarono due secondi posti con record di punti, rispettivamente 85 e 87.

Ecco l’analisi statistica completa:

  • 2020-21 18 pnt Fonseca
  • 2019-20 22 pnt Fonseca
  • 2018-19 25 pnt Di Francesco-Ranieri
  • 2017-18 25 pnt Di Francesco
  • 2016-17 34 pnt Spalletti
  • 2015-16 31 pnt Spalletti
  • 2014-15 20 pnt Garcia
  • 2013-14 35 pnt Garcia
  • 2012-13 20 pnt Zeman-Andreazzoli
  • 2011-12 19 pnt Luis Enrique