Leon Bailey ieri era riuscito a segnare il primo gol ufficiale in maglia giallorossa. L’ingresso nella ripresa – insieme a Dybala e Pellegrini – aveva prodotto i risultati sperati, ma il VAR ha cancellato la prima gioia romanista per il giamaicano.
Entrato a circa mezz’ora dalla fine, ha faticato un po’ all’inizio a carburare poi negli spazi gentilmente offerti dalla difesa del Celtic ha trovato pane per i suoi denti. Un paio di imbucate di Dybala nello spazio, sono state aggredite con qualità dall’ex Aston Villa, prima con un tentativo di assist per Mancini, poi ribadita in rete ma il VAR ha rintracciato un fuorigioco di pochi centimetri; nella seconda occasione invece un gol divorato col destro.
Tanta ironia sui social anche sul look di Bailey, che da un paio di gare ha sciolto le treccine indossando una fascia elastica nera sulla fronte, che a molti tifosi romanisti ha ricordato Gervinho. In effetti in occasione del gol segnato e poi di quello sprecato anche nelle movenze, un piccolo accostamento con l’ivoriano c’è stato.
La speranza di Gasperini è che possa rendersi più utile da qui alle prossime delicate sfide di campionato, ma occhio al mercato di gennaio. La sensazione è che Bailey, finora un oggetto misterioso – causa infortuni – del mercato estivo possa riprendere la via di Birmingham già nella finestra invernale.
La prestazione dell’arbitro Kovacs, designato da Rosetti per la sfida tra Celtic e Roma, non è passata inosservata nel mondo romanista. Il fischietto romeno è riuscito a sporcare in parte il dolce ricordo di Tirana, visto che fu lui ad arbitrare la sfida contro il Feyenoord che regalò la Conference ai giallorossi.
In realtà i più attenti osservatori ricordano che quella sera, Kovacs riuscì nell’incredibile impresa di non espellere Senesi per trattenuta reiterata e fallo da ultimo uomo su Abraham involatosi verso la porta, al 51′ della ripresa sul risultato già di vantaggio.
Ieri però contro il Celtic si è letteralmente superato.
Kovacs, il rigore su Hermoso è quasi ridicolo.
Gasperini non è entrato in argomento dopo la gara e l’assenza di un dirigente (Ranieri o Massara) che potesse sottolineare la prestazione opaca del fischietto romeno è stata sottolineata da diversi tifosi nelle ore successive al match stravinto dai giallorossi.
La conduzione di gara di Kovacs è stata parecchio farraginosa sin dalle battute iniziali con tanti falli netti non fischiati soprattutto a favore della squadra di Gasp che, incredibilmente, ha chiuso il match con 6 ammonizioni praticamente tutte maturate dopo il 3-0. Un bottino negativo che potrebbe pesare anche sulle prossime sfide.
Ma l’episodio più clamoroso è il calcio di rigore concesso per una trattenuta, lieve di Hermoso, ai danni di Engels. Il giocatore spagnolo contrasta Engels in area, lo trattiene leggermente per non farlo girare e poi lo lascia, ma il calciatore del Celtic si lascia cadere fragoramente. Kovacs concede il penalty, ma secondo l’analisi di Calvarese, non avrebbe mai dovuto concedere il rigore. L’ex arbitro italiano, oggi commentatore arbitrale in TV per Prime, sottolinea anche il mancato intervento del VAR che avrebbe dovuto richiamare al monitor Kovacs, reo di essersi perso lo scivolone del giocatore del Celtic al momento del lieve contatto con Hermoso.
TURNOVER ROMA- La Roma è in costruzione e il progetto triennale avviato con Gasperini ha dato i suoi primi frutti fino ad un paio di partite fa. Dopo le brutte battute d’arresto contro Napoli e Cagliari, sono subentrate due analisi specifiche sul rendimento della formazione giallorossa: da una parte l’annoso problema dell’attacco, scarsamente prolifico finora; dall’altra l’utilizzo della rosa messa a disposizione del tecnico.
Gasp anche recentemente ha specificato che per lui, storicamente, l’optimum sarebbe lavorare con 18 giocatori dello stesso livello più 3-4 ragazzi da far crescere con calma. Ma nella stessa considerazione, l’allenatore di Grugliasco ha specificato che questo tipo di impostazione comincia ad apparire sempre più difficile, dal momento che si alza sempre di più l’asticella delle ambizioni. Che per la Roma significa centrare dopo sette anni la Champions e parallelamente provare a fare un grande percorso nelle coppe.
La rosa giallorossa non appare ad oggi del tutto aderente ai desiderata dell’allenatore e gioco forza, tra calciatori in scadenza, prestiti che si sono rivelati dei flop e calciatori che finiranno sul mercato per carenze individuali, tra gennaio e giugno subirà un’altra sverniciata importante.
Foto Fraioli
Roma, turnover minimo e rotazioni superiori solo al Milan tra le big
Per gettare da subito fondamenta solide, Gasperini ha spinto molto su un determinato blocco di calciatori costretti però spesso agli straordinari.
Sono 9 i calciatori inamovibili: oltre Svilar sempre presente in campionato e coppa, Mancini è il giocatore con più minuti fin qui giocati (1650), poi Ndicka (1582) e Konè (1446) sul podio dei più impiegati. Seguono Cristante (1390), Soulè (1362), Celik (1356), Wesley (1302), Hermoso (1087) e infine El Aynaoui che pian piano è salito al pari dei titolarissimi con oltre 800 minuti, dopo una partenza un po’ in sordina.
Il vero problema è che fin qui – come riporta la Gazzetta dello Sport – sono state pochissime le rotazioni per una squadra che ha 9 giocatori praticamente inamovibili e già ben oltre i 1000 minuti stagionali.
Solo il Milan tra le big ne ha spremuti di più, ma va considerato che i rossoneri non giocano le coppe europee. Tutti gli altri hanno trovato spazio a singhiozzo. Sotto i 500 minuti ci sono infatti ben 10 giocatori: Gollini (0), Tsimikas (462), Angelino (317), Rensch (309), Ghilardi (113), Ziolkowski (139), Pisilli (117), Baldanzi (349), Bailey (188) ed El Shaarawy (371).
Nell’analisi dello scarso turnover della Roma, q questi calciatori, per diversi motivi scarsamente impiegati da Gasp, si aggiungono poi le situazioni diverse di Pellegrini, che ha iniziato in ritardo ma si è avvicinato ai titolarissimi (816 minuti), quella di Dybala fermato da due infortuni muscolari (675) e infine l’accoppiata Dovbyk-Ferguson che hanno accumulato rispettivamente 564 e 551 minuti, cioè in due sotto la soglia dei primi otto della rosa.
E’ evidente dunque che servirà una sterzata da parte di Gasperini, a cominciare probabilmente dalla sfida di domani contro il Celtic oltre a degli innesti a gennaio che spostino alcune gerarchie, generando almeno dei dubbi nella testa del mister.
Non solo Zirkzee e Fabio Silva, Massara sta allargando i suoi orizzonti sempre alla ricerca di almeno un innesto offensivo per gennaio e questa mattina è spuntato un nome nuovo: Eddie Nketiah.
Attaccante classe 99′ di proprietà del Crystal Palace, inglese ma di origini ghanesi, è cresciuto calcisticamente nell’Arsenal prima di finire in prestito al Leeds e poi al Palace per 24 milioni di euro due estati fa.
Nketiah, dall’Arsenal al Palace senza lasciare il segno
Non è un giovanissimo e non ha una struttura da numero 9 classico: alto 1.75, è un attaccante molto efficace in ripartenza e in area di rigore, soprattutto nel comprendere con una frazione di secondo d’anticipo sul difensore dove andrà a finire il pallone vagante. Non a caso dalle immagini rintracciabili online, tanti gol fatti con la maglia dell’Arsenal sono da rapace dell’area di rigore, in mischia o con anticipi sul primo palo.
Nato a Londra, Nketiah ha realizzato fin qui 98 gol in carriera in 297 apparizioni, crescendo come detto nelle giovanili dei Gunners. E’ stato Arteta a dargli una chance con maggior regolarità in prima squadra, dove ha realizzato 38 reti con 10 assist, non trovando però mai continuità assoluta da titolare.
Al Crystal Palace l’attaccante britannico non ha però sfondato, nonostante un investimento importante: 7 reti un anno fa e appena 2 in questa stagione. Possibile un affare in prestito almeno fino a giugno per eventualmente valutarne l’inserimento in rosa, qualora la Roma decida come riportato dalla Gazzetta dello Sport questa mattina, di virare prepotentemente sul suo profilo.
La scarsa prolificità dell’attacco della Roma, resta per Gasp forse il problema principale da provare a risolvere. Si sta sbattendo il tecnico nel tentare di rintracciare la formula giusta, facendo ruotare tutti e non lasciando indietro nessuno.
Lo stesso Baldanzi è stato impiegato da finto nove in assenza di Dybala e Dovbyk, oltre a Ferguson che comunque non riesce a trovare continuità. Per questo motivo nelle scorse ore Gasperini ha ribadito alla società le sue necessità in vista del mercato di gennaio.
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Gasp: “Non mi aspetto molto a gennaio”, ma in privato ha fatto le sue richieste.
Nonostante in conferenza stampa il tecnico giallorosso abbia più volte espresso considerazioni poco ottimistiche sul mercato di gennaio, internamente continua a ribadire le sue necessità che sono poi le stesse di agosto. Una seconda punta di piede destro e un centravanti, sono queste le pedine che prioritariamente Gasperini vorrebbe ricevere in dono da Massara a gennaio.
Difficile capire quali siano i margini di manovra del ds giallorosso sul mercato, ma anche sfruttando formule creative, è necessario intervenire in attacco. Non solo per i numeri finora espressi che sono sempre suscettibili di poter migliorare con il passare delle partite, quanto per la reale disponibilità e resa di chi sarebbe chiamato a fare la differenza.
E’ evidente che le condizioni fisiche di Dybala, Bailey, Dovbyk e Ferguson, cioè del 70% dell’attacco giallorosso siano l’elemento che spaventi di più. Non averli avuti a disposizione con regolarità ha generato un ulteriore problema per Gasperini: trovare le soluzioni tattiche e i meccanismi per provare a farli rendere al 100%.
Un episodio, quello dello Zini, che di riflesso potrebbe aver pesato in negativo sulla Roma apparsa mai così spenta come ieri sera da quando alla guida della formazione giallorossa c’è il tecnico di Grugliasco.
E se a Cremona, salendo in tribuna, la squadra non si è disunita, anzi ha raddoppiato con Ferguson e trovato poi la rete della sicurezza con Wesley, ieri l’assenza dall’inizio di Gasp può aver pesato sull’economia della prova dei giocatori giallorossi.
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‘Gasp in the box’: urla e nervosismo
E’ del tutto evidente che si tratta di un particolare, in un mare enorme di piccoli-grandi dettagli che sommati fanno la differenza. La Roma un gol con quel tipo di ripartenza subita da un possesso perso a ridosso del limite dell’area avversaria lo aveva già subito (con il Torino da Simeone e con il Milan da Pavlovic) e in entrambe le occasioni Gasp era in panchina.
Ma è indiscutibile che la presenza del tecnico a ridosso dei suoi calciatori in questa fase di costruzione può pesare e tanto.
La pensa così anche il nostro Fabio Petruzzi che ai microfoni di Retesport sul tema ha affermato: “L’assenza dell’allenatore conta, anche se ci sono tecnici e tecnici. Ho avuto Zeman per due anni, parlava pochissimo durante la partita, ce ne sono altri come Conte, Spalletti o Gasperini che incidono tanto durante la gara. La sua elettricità, la sua capacità di telecomandare anche alcuni movimenti sono elementi fondamentali anche nella costruzione di determinate prestazioni”
C’è tanta attesa a Roma per lo scontro diretto contro il Napoli in programma domenica alle 20:45. Ieri durante la partita con il Midtjylland, il pubblico allo stadio ha intonato diversi cori per avvicinarsi alla gara con i partenopei, il pensiero era già rivolto al campionato piuttosto che ai minuti finali del match di Europa League vinto per 2-1. I tifosi sognano di vedere la squadra di Gasperini rimanere in cima alla classifica allontanando il Napoli di 5 punti.
Gasperini, al termine della sfida di ieri, ha parlato della formazione allenata da Conte: ”La gara col Napoli è molto attesa ed è giusto così. È una partita di cartello e noi siamo in testa alla classifica. Le squadre si conoscono sotto l’aspetto tattico. La forza del Napoli è la squadra, ha una rosa molto importante ed è campione d’Italia. Incontriamo una delle migliori squadre del campionato, sappiamo che avremo bisogno di fare una partita al meglio delle nostre possibilità sotto tutti gli aspetti. A differenza delle sfide con Inter e Milan, dobbiamo vedere se siamo cresciuti anche in termini di risultati”.
Roma e Napoli in Serie A non hanno mai perso dalla scorsa stagione una volta passate in vantaggio
Roma e Napoli hanno dimostrato di essere due squadre capaci di gestire alla perfezione le partite in cui passano in vantaggio. In questa stagione, in Serie A, la formazione di Gasperini è andata avanti nel punteggio in 9 occasioni: altrettanti match vinti e 27 punti raccolti, insomma i capitolini sono stati impeccabili. Una tendenza che prosegue dalla scorsa stagione: complessivamente, in campionato, nel periodo, i giallorossi hanno la miglior media punti (2,8125) e percentuale di vittorie (90,6%) con 29 successi e 3 pareggi in 32 partite.
Alle spalle della Roma c’è il Napoli di Conte, allenatore maestro nella gestione delle gare. I partenopei, dallo scorso campionato, non hanno mai perso una volta passati in vantaggio: 32 trionfi (84,2%) e 6 pari in 38 match (media 2,68). Domenica, quindi, chi colpirà per primo l’avversario ha buone probabilità di terminare la partita con il sorriso e chissà forse anche in vetta alla classifica.
ROMA-NAPOLI PRECEDENTI – Domenica sera all’Olimpico un’altra sfida di cartello per la Roma, che affronterà il Napoli nel fatidico ‘derby del Sud’. Una gara che una volta rappresentava un incrocio pacifico di colori, bandiere e felice promiscuità e che purtroppo negli ultimi anni si è tramutata in una sfida piena di rancori, purtroppo macchiata anche dalla morte del giovane Ciro Esposito.
Roma e Napoli ci arrivano in posizione di classifica ribaltata rispetto allo scorso anno, quando la formazione di Ranieri fermò la corsa Scudetto dei partenopei di Conte grazie al pareggio in extremis di Angelino.
Oggi i giallorossi sono davanti di due punti alla formazione azzurra che avrà diverse assenze domenica sera: Gilmour, Gutierrez, Anguissa, De Bruyne e Lukaku non saranno della partita.
Roma-Napoli, sfide sempre spettacolari all’Olimpico
Sono 178 le sfide tra le due compagini con la Roma che ha trionfato 66 volte contro le 54 del Napoli. Sono invece 58 i pareggi. Un bilancio tutto sommato equilibrato. Due anni fa l’ultimo successo della Roma per 2-0 grazie alle reti di Lukaku e Pellegrini. Quella fu anche l’ultima vittoria di Mou sulla panchina giallorossa, avvenuta prima delle festività natalizie.
All’Olimpico, la Roma dunque ha spesso mantenuto un leggero vantaggio, spinta dal calore di un ambiente che nei big match si accende come pochi altri in Italia. Non mancano goleade storiche, ribaltoni epici e partite decise da giocate individuali destinate a restare negli annali. Il Napoli, però, negli ultimi anni ha saputo incrinare una tradizione per lui complicata nella Capitale, grazie a interpreti di livello internazionale e a un gioco che, nei periodi migliori, ha saputo dominare anche su campi storicamente ostici.
E poi c’è la sfida nella sfida: Conte vs Gasperini. Due filosofie diverse, quasi opposte. Da un lato l’organizzazione granitica di Conte, la sua ossessione tattica, l’intensità portata a livelli quasi militari. Dall’altro il calcio “verticale e selvaggio” di Gasperini, le marcature a uomo, il coraggio di portare tanti uomini oltre la linea della palla, la capacità di esaltare giocatori che altrove faticano a esprimersi.
Nei precedenti fra i due tecnici, Conte ha spesso avuto la meglio nei periodi in cui ha guidato squadre più strutturate, ma Gasperini è uno di quegli avversari che non concede certezze: le sue squadre corrono, aggrediscono, sporcano le partite, costringendo l’avversario a giocare fuori copione. Le statistiche raccontano di un duello più equilibrato di quanto si possa immaginare, con gare spesso vibranti, ricche di tatticismi ma mai prive di emozioni.
Su 10 precedenti, sono 6 i successi di Conte, 2 quelli di Gasp con altrettanti pareggi. Lo scorso anno l’Atalanta vinse a Napoli mentre al ritorno fu la formazione del tecnico leccese ad imporsi a Bergamo.
Una serata da ricordare per Daniele Ghilardi. L’esordio dal 1′ con la maglia della Roma e l’esordio assoluto in una competizione europea. Dopo i primi minuti di inevitabile ruggine, il centrale azzurro, schierato da braccetto di destra, è andato in crescendo sfoderando una prestazione che avrà fatto pensare agli osservatori esterni, più distratti, che si trattasse di un calciatore già impiegato più volte.
Invece Gasperini, prima di ieri, lo ha impiegato appena 6 minuti nel finale contro il Parma sempre all’Olimpico. Rispetto a Ziolkowski, sicuramente ha dato la sensazione di essere un calciatore più centrato. Bravo a marcare nel corpo a corpo, bravissimo in elevazione e molto concentrato fino all’ultimo secondo.
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Ghilardi, parole dal leader: “Contento ed emozionato. Siamo la Roma e giochiamo sempre per vincere”
“Noi giochiamo come lui ci mette in campo e cerchiamo sempre di dare il massimo”. Così a margine del match, l’ex Hellas che ora punta ad una riconferma chissà forse già contro il Napoli, visto che Hermoso ieri ha assistito alla sfida dalla panchina senza mai andarsi a scaldare: “Sono molto contento, ero anche abbastanza emozionato. Sono contento sia andata così, più che per la prestazione personale è per la prestazione della squadra. Vincere è molto importante”.
I numeri confermano la prova di livello: 6 contrasti su 7 vinti, 1 intercetto, 1 chiusura difensiva, 1 tiro respinto, 10 recuperi, 3 duelli aerei vinti su 3, 8 duelli a terra su 14 vinti.
Ghilardi ha parlato anche del sogno di vincere l’Europa League: “Non ne parliamo, ma l’obiettivo è quello. Siamo la Roma e giochiamo per vincere, non possiamo pensare di giocare per arrivare in una posizione. Noi diamo sempre il massimo per vincere”.
Insomma: mentalità e voglia di emergere. Gasperini lo ha elogiato dopo la gara per applicazione e capacità, è probabile che dall’esperimento si possa andare verso una riconferma.
Il Midtjylland vuole continuare a sorprendere. La formazione danese, prima in Europa League con 12 punti, si presenta fiduciosa allo stadio Olimpico: ‘‘Abbiamo studiato molto la Roma, siamo pronti. Giochiamo contro la squadra prima in Serie A, sarà una sfida difficile ma non impossibile, possiamo farcela”. Le parole di Tullberg, tecnico fortemente influenzato dal calcio di Gasperini: ‘‘Ho studiato molto soprattutto la fase di non possesso e provo a replicare quello che fa”. Stando alle sue dichiarazioni, il Midtjylland potrebbe affrontare la squadra giallorossa con un atteggiamento aggressivo giocando a specchio con delle marcature a uomo.
La formazione danese, in Europa League, è quella che ha realizzato più gol (11), tiri in porta (26) e che possiede la miglior percentuale realizzativa (21,6%). Le giocate di Franculino (3), capocannoniere della competizione, e compagni sono risultate quelle più efficaci con una precisione (49%), al momento, senza rivali (26 su 51). La Roma a esempio ha calciato 15 volte in più (66) ma ha centrato lo specchio in meno occasioni (18, precisione 27,2%).
Dati offensivi di alto livello che vengono compensati dal numero di conclusioni concesse agli avversari. La formazione danese, in campionato, ha permesso alle squadre rivali di tirare 217 volte, circa 13,5 a partita, in patria è 7° in questa speciale classifica su appena 12 formazioni. La Roma, quindi, dovrebbe avere gli spazi necessari per continuare a mostrare la propria crescita, anche sul piano realizzativo.
Midtjylland, i precedenti contro le italiane
Midtjylland
Il Midtjylland, alle 18:45, disputerà la 7° partita contro una squadra italiana. La formazione danese ha già affrontato Napoli, Atalanta e Lazio raccogliendo una vittoria, un pareggio e 4 sconfitte. L’unico successo risale alla stagione 2022-23: 5-1 con i gol di Paulinho, Kaba, Evander, Isaksen e Sviatchenko a umiliare i biancocelesti allenati da Sarri.
Per la Roma sarà il 7° match con una squadra danese. L’ultimo precedente risale alla lontana stagione 1998-99 contro il Silkeborg: vittoria per 1-0 firmata Marco Delvecchio. Complessivamente i risultati sorridono ai giallorossi: 4 successi, un pareggio e un ko con il Bröndby. Sconfitta che fu cancellata dal trionfo all’Olimpico agli ottavi di ritorno di Coppa Uefa 3-1 con i gol di Totti, Balbo e Carboni.