Vigilia di Roma-Athletic Bilbao, la sfida d’andata degli ottavi di finale. Subito dopo la rifinitura che andrà in scena in tarda mattinata a Trigoria, il protocollo UEFA prevede alle 13:00 la doppia conferenza stampa di mister Ranieri e di Angelino.
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Tra investimenti sbagliati, scelte azzeccate a basso costo o protagonisti importanti ma di una sola stagione, o quasi, la fascia sinistra della Roma negli ultimi 15 anni ha cambiato diversi padroni.
Da Ranieri (2010) a Ranieri oggi, tralasciando i terzini destri saltuariamente adattati sulla fascia sinistra (es. Santon o Torosidis), sono stati 10 i calciatori che si sono interfacciati sull’out mancino come titolari.
A cominciare da John Arne Riise che a tratti fu un dominatore nel ruolo per rendimento nel nostro campionato. L’ultimo in ordine di tempo è ovviamente l’attuale dominus della corsia mancina, Angelino.
Arrivato a gennaio 2024 per 5 milioni di euro, lo spagnolo dapprima ha convissuto sulla fascia nell’alternanza con Spinazzola, poi ha dovuto superare l’arretramento in nella difesa a tre (follia totale…) imposta da Juric, prima di tornare con Ranieri ad essere protagonista su tutta la fascia nell’attuale 3-4-2-1.
Da lì l’ex Lipsia è letteralmente esploso. Praticamente sempre presente da inizio stagione in tutte le partite, tranne un paio in cui ha osservato un doveroso riposo, contro il Monza lunedì ha siglato la sua terza rete stagionale (con 6 assist all’attivo).
Sul piano realizzativo Angelino ha dimostrato non solo di aver aggiustato la mira, ma di arrivare con notevole frequenza al tiro in queste ultime settimane. Merito sicuramente anche di una strategia tattica imposta spesso e volentieri da Ranieri, con la ricerca costante dell’ampiezza sia sul lato dello spagnolo, sia su quello di Saelemaekers (al top in termini realizzativi non a caso come Angelino).
Guardando indietro nel tempo solo due calciatori dei 10 terzini sinistri sopra citati negli ultimi 15 anni giallorossi hanno fatto meglio di Angelino, in una singola stagione, sotto porta: Riise con 8 reti nel primo anno di Ranieri (2009-2010) e Kolarov a segno 9 volte nel 2018 e 7 l’anno successivo (*il serbo tirava però punizioni come il norvegese, oltre a diversi rigori).
Foto Fraioli
Al pari di Angelino, c’è Lucas Digne nel 2015 con 3 reti, poi al di sotto dell’iberico, c’è Spinazzola – mai stato prolifico nella sua carriera con un massimo di 2 reti in un unico anno in giallorosso – oltre a Holebas, Palmieri e Balzaretti a quota 1. Inutile citare le meteore Cole e Josè Angel.
La fredda serata dell’Olimpico e il gol del 2-0 realizzato da Zaniolo, con la coda di veleni legati all’esultanza e a qualche gesto sgarbato nei confronti di ex compagni e pubblico, ha metaforicamente il sapore dello spartiacque.
La Roma è ufficialmente in lotta per la salvezza, è inutile nascondersi. Basta leggere la classifica che la vede a 2 punti dal trittico che chiude la colonnina di destra, con tre gare decisive in calendario, che sanno di scontri diretti: Lecce, Como e Parma.
Tre piccole finali che in caso di successo permetterebbero ai giallorossi di divere festività natalizie più serene a magari porre uno sguardo più realistico sul prossimo futuro, ancora tutto da scrivere.
Claudio Ranieri è l’uomo scelto dalla proprietà per salvare la Roma e rifondarla. Nelle more di tre prestazioni diverse, con quella di Londra sicuramente al top nella classifica delle più convincenti, il tecnico testaccino sta tentando di rintracciare nuovi leader a cui affidare il compito di guidare la squadra fuori dalla tempesta.
Perchè la Roma delle semifinali e delle finali europee, dei sold out, dell’orgiastica passione Mourinhiana di fatto non esiste più: via Rui Patricio, Smalling, Ibanez, ma anche Matic, Karsdorp, Abraham, Spinazzola, Mkhitaryan e Zaniolo (eroe di Tirana).
Pellegrini messo momentaneamente da parte per ritrovare se stesso. Cristante schiacciato dalla contestazione e dall’insoddisfazione di un pubblico che non lo ritiene più un insostituibile; Dybala frenato da uno stato fisico che non gli consente di allenarsi appieno con la squadra. Mancini in difficoltà, gli errori gravi contro l’Atalanta lo hanno dimostrato.
Quella Roma lì non c’è più. Oggi il gruppo è un’entità multiforme, tra vecchi stanchi e in difficoltà, nuovi incapaci di incidere. Si salva Manu Konè, a cui Ranieri – come qualunque altro allenatore a parte Juric che c’è arrivato in ritardo – ha affidato il compito allacciare la Roma in mezzo al campo. Il francese ha la personalità per incidere nei 90 minuti con contrasti, conduzioni del pallone, intuizioni e lo sta dimostrando.
Poi c’è Mats Hummels a cui Sir Claudio sembra aver affidato le chiavi della squadra, quasi fosse un ‘Buon Padre di Famiglia‘ che prende per mano i figli per condurli verso lidi migliori. Il tedesco stringerà i denti e col Lecce ci sarà, perchè si è percepita nettamente la differenza in termini autorevolezza difensiva tra prima e dopo lo stop muscolare contro l’Atalanta.
Foto Fraioli
Il terzo è Leandro Paredes: Ranieri ha capito che in mezzo al campo la Roma avesse bisogno di uno scoglio a cui aggrapparsi, soprattutto ora che la palla scotta tantissimo. L’argentino sente una rinnovata fiducia che sta proiettando sul campo con lo stesso atteggiamento positivo visto in primavera con De Rossi in panchina.
Angelino è un insostituibile: è il calciatore di movimento che ha fin qui giocato di più con la Roma. Ha attraversato tre metodologie di lavoro completamente diverse ma non è mai uscito. Riportato a giocare da quinto, ha meno l’incombenza di difendere e può aggredire in avanti, come successo con Bellanova, di fatto escluso dal campo.
La sensazione è che il quinto leader di Ranieri possa diventare Saelemaekers: ha la mente libera, non ha vissuto sul campo l’appiattimento della Roma di quest’ultimo bimestre a causa dell’infortunio al malleolo subito a Marassi. Ha personalità e leadership tecnica, ma soprattutto ha quell’alone di imprevedibilità che alla manovra offensiva della Roma potrebbe dare l’elettricità necessaria per risvegliare anche gli altri compagni, a cominciare da Dovbyk.
Da questi uomini Ranieri è ripartito, senza dimenticare Svilar e Ndicka sempre presenti, per risollevare la squadra, con la speranza che anche qualche ‘senatore’ finalmente si svegli.
Lo spauracchio Thuram, la buona vena – ritrovata recentemente – di Lautaro Martinez, gli esterni con Dimarco su tutti in grandissima forma, gli inserimenti delle mezzali (Barella tornerà titolare). L’Inter di Inzaghi si muove su questi concetti, ormai mandati a memoria come meccanismi di un orologio perfetto o quasi.
La squadra nerazzurra in questo inizio di stagione si è prodotta in prestazioni eccellenti come quella di Manchester, in casa del City, dove avrebbe meritato il successo ma anche in cadute ‘anomale’ come nel derby col Milan, arrivato a quella sfida con Fonseca molto oltre la graticola, quasi cotto.
In questi giorni Juric ha avuto una piccola fortuna: lavorare fisicamente, tatticamente e tecnicamente su diversi titolari rimasti a Trigoria o rientrati prima del previsto.
Svilar, Angelino, Mancini, Hummels, Hermoso (gli ultimi due sperano in una maglia da titolare), poi ancora Cristante, Pellegrini oltre a Dybala e Soulè, con il primo argentino gradualmente di ritorno in gruppo.
Mancavano dunque Celik, Dovbyk e Konè come reali componenti dell’undici titolare maggiormente scelto finora dal tecnico croato. E in chiave difensiva, la Roma per provare a battere l’Inter, dovrà alzare la soglia dell’aggressività e della fisicità.
Per questo in vista della supersfida di domenica le opzioni dietro sono diverse: dal trio Mancini-Ndicka-Angelino che è stato quasi sempre scelto da Juric (tre volte in campionato su cinque complessive compresa l’Europa League), all’ipotesi di aggiungere fisicità con l’inserimento di Hermoso come braccetto mancino oppure di Hummels. In questo secondo caso, Ndicka slitterebbe nel ruolo di centrosinistra dove ha disputato parecchie partite già nella scorsa stagione, prima dell’arrivo di De Rossi e del ritorno alla difesa a 4.
Ma attenzione all’ipotesi, a sorpresa del cambio di modulo, sospinta o sussurrata da qualcuno alla lettura di ciò che è avvenuto lo scorso anno a Torino. Da allenatore dei granata, Juric ovviamente ha sempre impostato la squadra partendo dal 3-4-2-1 ma proprio in occasione delle due sfide contro i nerazzurri, schierò a sorpresa il 4-2-3-1. In questo caso – ipotesi però ad oggi peregrina – i quattro dietro sarebbero facili da individuare: Celik-Mancini-Ndicka-Angelino.
Doveva essere l’inizio di una vera e propria rivoluzione e tale è stata.
De Rossi di concerto con la società ha azionato da giugno un reset della rosa, impostato su variabili chiare: gente affamata, motivata, di gamba e principalmente di proprietà.
Ci sono stati in corsa degli aggiustamenti, soprattutto nel finale, ma con gli arrivi di Hummels (e probabilmente anche di Manolas) la Roma chiuderà nelle prossime ore il mercato con ben 13 nuovi volti in entrata.
Da Ryan in porta, a Sangarè, Abdulhamid, Dahl, Hummels, Hermoso, Manolas e la conferma di Angelino in difesa; a centrocampo Le Fèe e Konè (con la promozione anche di Pisilli in prima squadra, ma lo escludiamo in assoluto dai nuovi); in avanti Saelemaekers, Dovbyk e Soulè.
Di fatto è possibile, per gioco, stilare una formazione titolare con anche un paio di riserve – Sangarè e Dahl o Manolas – che potrebbe essere impiegati ugualmente.
La Roma ha individuato il vice Angelino. Si tratta di Antonino Gallo, terzino mancino del Lecce che il club giallorosso avrebbe intenzione di acquistare già nelle prossime ore.
Come riporta il Corriere dello Sport nella versione online la trattativa è in dirittura d’arrivo per una cifra intorno agli 8 milioni di euro.
Tra i candidati per la fascia sinistra è concreta la pista che porta a Sergio Gomez del Manchester City, uno dei nomi della lista del ds francese.
Non più di un sondaggio al momento, ma il classe 2000 dei Citizens è certamente da considerare in corsa per il ruolo. Fisicamente simile al connazionale Angelino, sarebbe una soluzione low cost e di esperienza internazionale che regalerebbe un duello su valori simili in quella zona del campo. Lo riferisce il Tempo.
L’AS Roma è lieta di annunciare l’acquisto a titolo definitivo di Angelino dal Lipsia.
Arrivato in giallorosso in prestito nella sessione invernale dei trasferimenti, l’esterno sinistro spagnolo – classe 1997 – si è imposto come uno dei protagonisti della seconda fase di stagione, totalizzando 20 presenze tra Serie A e Europa League.
Apprezzando le qualità in campo e fuori del calciatore, il Club ha deciso di esercitare l’opzione per il riscatto.
In bocca al lupo per questa nuova esperienza con la Roma, Angelino!
La prima buona notizia del mercato estivo arriva al fotofinish. Angelino è stato riscattato dalla Roma.
Lo spagnolo, che ha ben impressionato con la maglia giallorossa soprattutto nelle ultime settimane tanto da convincere, come raccontato in precedenza, De Rossi a tenerlo in rosa.
L’allenatore giallorosso aveva già espresso all’ex Lipsia la sua voglia di puntare anche nelle prossime stagioni su di lui. L’accelerata sul riscatto è arrivata perchè alla Roma spettava un diritto di riscatto da 5 milioni con scadenza 30 maggio.
La cifra verrà pagata in tre annualità. Confermato anche il tentativo di inserimento di Pinto che ha provato a soffiare il calciatore alla Roma per portarlo al Bournemouth.
Angelino ha rifiutato questa ipotesi perchè aveva già chiarito da settimane di voler restare nella capitale. Guadagnerà circa 2 milioni comprensivi di bonus per i prossimi tre anni.