Neanche un mese a Trigoria, Tim Coates, psicologo dello sport è stato già messo alla porta.
La Roma, o meglio Sertori – responsabile del settore science del club, aveva suggerito ai Friedkin l’ingaggio dello psicologo britannico, suo amico ed ex collaboratore, per portare all’interno del club in un momento storico così delicato, una figura in grado di aiutare il gruppo a rialzarsi.
Coates aveva assistito alla partita in panchina contro il Bologna. Poi l’arrivo di Ranieri ha cambiato già alcune dinamiche all’interno del club. Il tecnico testaccino ha chiesto a Friedkin di non avere all’interno dello spogliatoio figure diverse da quelle strettamente legate allo staff tecnico.
Da qui la decisione di Friedkin che ha ordinato la cacciata dello psicologo, ancora di fatto in prova.
“Nel calcio di oggi non ci sono schieramenti unici, ma c’è la necessità di cambiare, soprattutto in corsa di partita, sistemi e strategie in funzione di risultato e avversari”. Claudio Ranieri ha risposto più o meno così a chi prima e dopo Napoli, ha provato a chiedergli lumi su quale sistema avrebbe applicato al suo ritorno in panchina nella capitale.
Premesso che il tecnico testaccino ha quasi sempre impostato le sue squadre su una difesa a quattro e una ulteriore linea di 4 o 5 calciatori in grado di dare compattezza in fase difensiva, a Napoli Sir Claudio da ‘semplificatore’ è sembrato assumere i panni, nella ripresa, dell’alchimista.
Pochissimi giorni di lavoro alle spalle con il gruppo più o meno al completo dopo il suo ritorno a Roma, match di livello altissimo da affrontare nel giro di una settimana, ma anche alcuni accorgimenti da prendere in corsa rispetto a come la squadra stava difendendo nel primo tempo: “Ho visto qualche errore di troppo nelle diagonali e nelle scalate difensive, per questo ho pensato di passare al 5-3-2”.
Foto Fraioli
Il problema è che il gol preso da Lukaku nasce da una serie concatenati di errori proprio in quella dinamica di scalate difensive che avevano portato Ranieri a cambiare sistema di gioco: sul cambio gioco di Kvara, Pisilli non più esterno di centrocampo ma mezzala sinistra pura perde il riferimento su Di Lorenzo che aveva giocato sin dall’inizio più interno e non sovrapponendo mai su Politano; Angelino nota con la coda dell’occhio la mancata rincorsa di Pisilli e si fa trovare nella via di mezzo tra il terzino del Napoli e Politano; nel frattempo Ndicka pensa prima a schermare Anguissa invece di chiudere su Di Lorenzo, con Mancini e Hummels che ritardano nella scalata difensiva e il tedesco poi nella marcatura sul belga. Il risultato è stato il gol di Lukaku, con Svilar non esente da colpe nel tentativo (timido) di uscita bassa.
Non vi è dubbio che Ranieri abbia le medesime difficoltà di Juric prima e palesate anche da De Rossi ancor prima, quando il mercato era aperto e la società in piena confusione gestionale: la rosa della Roma può interpretare potenzialmente più sistemi di gioco, ma ha delle lacune evidenti in alcuni ruoli e in alcuni singoli, per rendimento scadente e prolungato nel tempo oltre ai limiti strutturali.
Ciò impone all’attuale tecnico giallorosso un percorso d’adattamento supersonico e un altrettanto rapido processo di valutazione di quali siano i singoli realmente in grado di poter dare una mano in questo momento storico. L’ingresso di Hummels ad esempio, al netto di un gol preso anche per sue responsabilità (ammesse con onestà dal tedesco dopo il match) ha dato la sensazione di aver alzato un minimo il tasso di personalità difensiva della Roma, che dal gol preso ha portato a spostare il baricentro una ventina di metri più avanti. Il tedesco deve diventare un titolare di questa squadra, che sia in un sistema difensivo a quattro o a tre, cambia relativamente.
Un altro tema importante è il centrocampo: Konè e Cristante hanno dato l’idea, come avvenuto anche in precedenza ad esempio col Bologna, di pestarsi un po’ i piedi. Il francese – che in Nazionale è spesso stato utilizzato da riferimento centrale di una linea a tre – appare più a suo agio quando viene immediatamente coinvolto nella costruzione dell’azione, anche con degli strappi personali palla al piede. Se l’idea di Ranieri è quella, in questa fase, di scavalcare il centrocampo abbandonando la costruzione dal basso, avvicinare Cristante a Dovbyk sulle spizzate di testa, forse alzerebbe le probabilità di giocare con più efficacia le c.d. seconde palle. Inoltre la coppia Le Fèe-Konè per dinamismo e costante cambio di posizione in campo è sembrata trovarsi, naturalmente, meglio rispetto al duo composto da Cristante e dal francese.
Foto Fraioli
In attesa infine di capire come sarà gestito Dybala, un altro aggiustamento che potrebbe arrivare già da giovedì riguarda gli esterni offensivi: con il rientro di Saelemaekers, oltre al belga, Ranieri potrebbe sistematicamente alternare i vari El Shaarawy, Soulè, Zalewski e magari coinvolgere anche Abdulhamid soprattutto in gare dove il baricentro sarà più basso, per sfruttare corsa e aggressione alla profondità.
Annotazioni che troveranno valore se la Roma ripartirà da un sistema di gioco più o meno definito e costante, oltre a quell’entusiasmo che manca palesemente sul volto e nel body language di quasi tutti i calciatori.
Claudio Ranieri in conferenza stampa è stato chiamato in causa anche sulle mancate ammonizioni nei confronti di Lukaku:
I problemi sono tanti ma è un periodo in cui neanche le decisioni arbitrali rischiano di dare una mano alla Roma. Manca qualche cartellino a Lukaku? “Perché mi tirate per la giacca? Lasciatemi in pace. Mancano sì, lo avete visto tutto. Però va bene così, gli arbitri possono sbagliare e dobbiamo accettarli per quello che sono. Sbagliamo noi, sbagliano i giocatori e sbagliano anche gli arbitri. Ci sono state quelle due-tre situazioni, noi ammoniti e lo facevano quelli del Napoli e non sono stati ammoniti. È meglio stare zitto, altrimenti si dice ‘ha perso e si lamenta'”.
Una fiammata iniziale, una grande passione nelle prime settimane e poi pian piano un amore che si è spento, con un addio consumatosi senza neanche salutarsi.
Il rapporto tra la Roma e Romelu Lukaku è stato come quegli amori estivi giovanili, che nascono dal fatidico colpo di fulmine per poi scemare pian piano. Enfatuazioni o poco più che ricordi, ma che lasciano sempre un po’ l’amaro in bocca perchè forse non erano maturi i tempi.
La Roma e Lukaku si sono abbracciati in un momento di reciproca difficoltà: Mourinho attendeva da settimane il titolare in attacco e tra battute e dichiarazioni al vetriolo contro la società (“pure se arrivasse Mbappè sarebbe tardi”, disse a metà agosto al Corriere dello Sport), accolse con favore l’arrivo del belga al fotofinish della finestra di mercato; il belga viveva da settimane il suo secondo rapporto da separato in casa con il Chelsea.
Dan Friedkin partì in prima persona con tutto lo staff dirigenziale e sfruttando i buoni rapporti con la proprietà americana dei blues, strappò il sì del club inglese ad un prestito, seppur molto oneroso, ma che sapeva di toppa enorme messa ad un buco altrettanto pesante.
Accolto tra l’ovazione di Ciampino e gli applausi scroscianti all’Olimpico, Big Rom partì fortissimo pur non avendo svolto la preparazione: 5 reti nelle prime 6 gare d’Europa League più 8 nel girone d’andata in campionato, per un totale di 13 sigilli (in 22 gare) nei primi 4 mesi di stagione.
Lukaku si era letteralmente caricato sulle spalle la Roma viste le difficoltà fisiche di Dybala e in generale quelle di una squadra incapace di trovare continuità sul piano dei risultati.
Foto Farioli
Poi da gennaio il buio più totale. Neanche il cambio in panchina da Mou a De Rossi e il passaggio ad un calcio più prolifico e offensivo, hanno permesso al belga di ritrovare la vena prolifica perduta.
Appena 8 gol in 30 partite tra campionato e coppe, una media drasticamente ridotta e soprattutto la sensazione, nell’ultim periodo in giallorosso di un lento ma inesorabile distacco dalla Roma e dalla piazza. Tanto che Lukaku, consapevole già in Primavera che non sarebbe stato riscattato dal club giallorosso, non ha avvertito neanche il bisogno di salutare i tifosi romanisti. Un gesto non proprio elegante, che però fa il paio con gli errori di comunicazione e di scelte fatte in carriera, su tutti il clamoroso dietrofront a Chelsea e Inter, consumatosi nelle stagioni precedenti.
Foto Fraioli
Poi è arrivata la chiamata del suo mentore in panchina, Antonio Conte che già dall’inizio della scorsa estate gli aveva promesso la maglia numero 9 del Napoli al posto di Osimhen, in rotta di collisione con ADL.
Il suo arrivo in Campania, come quello in giallorosso, si è consumato però anche qui al fotofinish. Assente nelle prime uscite di campionato del Napoli, Lukaku ha provato a recuperare terreno: 5 assist e 4 gol in 11 apparizioni. Non proprio lo score del ‘vero’ Big Rom e spesso anche sostituito nei finali di gara da Conte che si è lamentato del suo rendimento.
In questi mesi si è capito quale fosse uno dei problemi o forse proprio quello principale: un fastidio cronico al ginocchio, che De Rossi aveva in parte svelato a marzo e che Tedesco, ct del Belgio, ha confermato di recente: “Romelu ha un’infiammazione cronica al ginocchio e va gestito”.
Domenica ritroverà la Roma, contro cui ha siglato 3 reti in 5 precedenti. La speranza di Ranieri e di tutti i romanisti è che si fermi qui.
Era il 4 ottobre 2009. La Roma affrontava all’Olimpico il Napoli di Donadoni che nelle ore successive sarebbe stato esonerato da De Laurentiis.
In campo Francesco Totti, non al 100% della condizione, trascinò i giallorossi al successo contro gli azzurri. Era la stagione dell’avvicendamento in panchina tra Spalletti e Ranieri, con il tecnico Testaccino che sorprese tutti, trascinando la formazione giallorossa ad una rimonta in classifica impensabile. Dal 14° posto al 2°, con sguardo su uno scudetto letteralmente sfiorato e perso per un punto.
Sono trascorsi 15 anni e Claudio Ranieri non è più riuscito a battere il Napoli: nelle dodici sfide successive sulle panchine di Roma, Inter, Cagliari e Samp, ha raccolto dieci sconfitte e due pareggio.
E pensare che nei precedenti 13 incroci con la formazione napoletana, Ranieri aveva raccolto una serie positiva di risultati quasi assoluta: 2 sconfitte, 2 pareggi e 9 vittorie.
Insomma un tabù per Ranieri, che ora spera di rimuovere contro l’amico Antonio Conte.
A Trigoria si respira un’aria nuova. Ranieri ha portato ottimismo, fiducia e serenità. “È un gentleman, un uomo dalla forte personalità”, ha dichiarato Ghisolfi nel corso del Social Football Summit in scena all’Olimpico. La persona giusta per attaccamento e carattere in grado di lavorare per gli obiettivi stagionali. Niente è cambiato, insomma. La Roma punta all’Europa. E Dan Friedkin ha l’intenzione di rilanciare il club sul piano dirigenziale e con investimenti mirati al mercato di gennaio.
Roma da rimonta? Per i bookies è ancora da sesto posto
Se si esamina questa pagina su chi vince lo Scudetto secondo i bookmakers, si noterà come la Roma venga considerata quasi all’unanimità come settima forza del campionato, dietro anche a Lazio e Atalanta, ma davanti alla Fiorentina, nonostante il campo abbia detto ben altro finora. La squadra, secondo questo scenario, dovrà sgomitare parecchio e ritrovare costanza di risultati se vorrà agganciare il treno europeo, con la qualificazione almeno in Conference League, per quanto ci sia sempre la strada dell’Europa League che apre spiragli diversi.
Foto Fraioli
Cosa cambierà con Ranieri in panchina
Rispetto alla Roma di Juric, Ranieri dovrebbe tornare quasi sicuramente alla difesa a quattro. Probabile un 4-3-3 con il rientro di Hummels al centro assieme a N’Dicka, Angeliño a sinistra e Mancini a destra; da verificare l’impiego di Celik, Abdulhamid e Sangaré. Centrocampo con Konè, Le Fee e Pellegrini; i vari Paredes, Cristante e Baldanzi da valutare in base all’avversario e al turn-over. Reparto avanzato con Dybala a destra, Dovbyk ed El Shaarawy a sinistra; anche qui ballottaggio con Saelemaekers, Zalewski e Angeliño in base al match.
Modulo 4-4-2: stessa difesa con Mancini, Hummels, N’Dicka e Angeliño (ballottaggio Celik- Hummels), centrocampo con El Shaarawy, Kone, Pellegrini e Saelemaekers. Attacco a due con Dybala e Dovbyk. Alternativa 4-2-3-1: probabile modulo offensivo per le gare casalinghe con Mancini, Hummels, N’Dicka e Angeliño, Kone e Le Fee davanti alla difesa, Soulé, Dybala e Pellegrini a centrocampo, con quest’ultimo più ibrido e meno esterno, insomma un collante tra i reparti, e Dobvyk ariete centrale.
A Cagliari, Ranieri ha giocato con la difesa a tre, raggiungendo una salvezza tanto difficile quanto meritata. L’ex Leicester potrebbe anche optare per un 3-5-2 con difesa dello spazio piuttosto che uomo contro uomo in stile Juric. Linea arretrata con Mancini, Hummels e N’Dicka. Centrocampo con El Shaarawy, Kone, Le Fee, Pellegrini e Angeliño. In avanti la coppia Dybala-Dovbyk. Ma tutto è ancora da definire. Ranieri si è sempre mostrato versatile nel cambio modulo. Quasi sicuramente riproporrà un blocco basso con il reintegro di Hummels. Ancora da chiarire il caso Hermoso, che dopo pochi mesi alla Roma pensa già al futuro. Probabile un ritorno in Spagna? Lo sapremo nel prossimo mercato.
I principali scontri diretti dei giallorossi
Da qui alla fine del girone d’andata, la Roma sarà protagonista di quattro big match. Ranieri comincia subito contro il Napoli al San Paolo. Poi Atalanta all’Olimpico. Nel mezzo Roma – Lecce, Como – Roma e Roma – Parma. Penultima con il Milan al San Siro e giro di boa con il derby della capitale. Un calendario complesso in cui la squadra di Ranieri dovrà assolutamente capitalizzare le gare più abbordabili, limitare i danni contro Napoli, Atalanta e Milan e giocarsi tutto in una delle gare più imprevedibili del campionato, quella contro la Lazio. Ranieri da subentrante ha collezionato in carriera cinque vittorie e solo due sconfitte negli ultimi 24 anni. Non sarà facile, ma in fondo, Claudio preferisce le sfide. E anche le difficoltà.
Nella stagione 2009/2010, Ranieri allenava i giallorossi. Dalla sua aveva già Pellegrini, Cristante, El Shaarawy e alla dodicesima di campionato era a 14 punti dalla capolista, l’Inter dello Special One. Sfiorò lo Scudetto. Quest’anno è a -13. Ma prima ancora di avventurarsi in voli pindarici, c’è da raddrizzare al più presto una stagione intera. Di sicuro farà il possibile. Perché “Quando la Roma chiama, io devo rispondere sì, sempre”.
Pietro Chiodi, agente di Claudio Ranieri, ha parlato ai microfoni de il Corriere dello Sport. Ecco un estratto delle sue parole:
Quando c’è stato il primo contatto?
“Il lunedì dopo la partita persa con il Bologna. Ci siamo visti prima a Roma con Ghisolfi, con il quale si sono create le condizioni per andare a Londra. C’è stata subito sintonia, sin dall’incontro con il diesse a Roma. I due si sono scambiati idee su come vedevano il calcio e come poter lavorare insieme. Con Ghisolfi è stata trovata subito l’intesa, ratificata poi dall’avvocato Vitali. Posso dire che in questa trattativa non ci sono state lacune nella dirigenza giallorossa, è strutturata come tante società, non ci sono stati intoppi nei passaggi da un ruolo all’altro, non è mancato niente”.
Subito dopo siete partiti per Londra.
“Con noi è partita anche la moglie di Claudio, Rosanna. Con i Friedkin c’è stata subito empatia. Ci siamo incontrati in un albergo indicato da loro, la sera prima avevamo alloggiato in un altro hotel, nei luoghi cari a Claudio, a Chelsea. Con Dan Friedkin c’erano i figli Ryan e Corbin. Loro ci tengono tantissimo alla Roma. Dan ha esordito così: ‘Io non posso pensare che non dormo la notte perché Roma caput mundi nel calcio non riesce a vincere. Ho messo soldi e passione, non ci sto ad arrivare settimo o ottavo’. A quel tavolo ho visto gente che è tifosissima della Roma. Il livello dell’incontro è stato molto alto, loro conoscevano già Claudio per la sua storia, la struttura dirigenziale è molto solida, è gente che va dritta per raggiungere l’obiettivo”.
Si è affrontato anche il tema dell’organico.
“Di questo ha già parlato Claudio in conferenza stampa. A cominciare da Dybala. Loro non hanno detto quando torneranno in Italia, ma abbiamo avuto la netta sensazione che vogliono fare grandi cose per la Roma. C’è stata subito grande sincerità tra Claudio e il presidente”.
Ranieri avrà un ruolo nella Roma anche dopo questa nuova esperienza in panchina.
Ha avuto anche un contratto di due anni da senior technical manager: sarà consulente della proprietà per tutte le questioni sportive del club. Siamo stati a parlare per ore, Claudio gli ha spiegato il suo punto di vista. Tutti aspettavano la normalità di Claudio, sono passati dallo Special One al Normal One”.
È stata una trattativa complicata?
“No, assolutamente. Da agente sono assolutamente soddisfatto, perché quando tutti si alzano dal tavolo soddisfatti vuol dire che ho raggiunto il mio obiettivo. Dal punto di vista umano sono rimasto colpito dal rapporto che Dan ha con i figli. Voglio fare i complimenti per come il presidente ha tenuto in grande considerazione il pensiero dei figli. Si sono scambiati opinioni, in una orizzontalità di rapporti. Si vede che i figli si sono meritati questa fiducia, altrimenti non avrebbero avuto questo spazio. Da genitore spero che un giorno, quando saranno grandi, potrò avere lo stesso rapporto con i miei figli. I figli hanno una sintonia fantastica con il padre e sono stati tutti molto rispettosi nei confronti di Claudio”.
Come sta il nuovo allenatore della Roma?
“È molto carico, entusiasta. Loro hanno una mentalità più europea che americana. E’ stato bello aver visto che tra la famiglia Friedkin e Claudio c’è stato subito il desiderio di capirsi per far tornare grande la Roma”.
I tifosi della Roma conoscono poco i Friedkin, lei che è stato tifoso cosa può dire?
Dan non dorme la notte per i risultati della Roma. È gente che vuole vincere. Secondo me alla società non manca niente per riuscire a farlo. Ho scoperto una umanità che non conoscevo. Si vede che Ryan è più dentro le cose dell’altro, ci tiene moltissimo alla Roma, anche il più giovane è molto coinvolto. È gente che sta male quando i risultati non arrivano. Ryan ha spiegato bene alcune cose più tecniche a Claudio. Sono convinto che riusciranno a togliersi grandi soddisfazioni”.
FOCUS RS (di Checco Oddo Casano) – Claudio Ranieri ripartirà da Dovbyk. Una necessità sia numerica – perchè è l’unico numero nove attualmente a disposizione del tecnico – sia tecnica. L’ucraino reduce da qualche prestazione al di sotto delle aspettative (ultima rete su rigore contro la Dinamo Kiev), è pronto a ripartire nella terza versione di Roma, dopo quella di De Rossi e Juric.
Il calcio proposto da Ranieri viene da sempre considerato pragmatico, efficace, molto diretto, a volte definitivo – erroneamente – eccessivamente difensivo. E’ vero Sir Claudio non è mai andato a caccia dello spettacolo sic et simpliciter, non predica concetti rivoluzionari, ma le sue squadre, se si studiano bene i numeri, hanno quasi sempre segnato tanto.
Lo dimostra anche lo score di diversi attaccanti allenati e a tratti lanciati nel grande calcio da Ranieri nella sua carriera.
Firenze, Londra e Valencia: tre bomber lanciati da Sir Claudio
A cominciare da Gabriel Omar Batistuta. E sì, perchè l’argentino – che ha giocato quasi integralmente la sua carriera a Firenze – con Ranieri in panchina ha realizzato 95 reti sulle 258 totali siglate dalla viola con il tecnico testaccino e nella stagione 94-95′, mise a segno il suo record assoluto di reti in A (26).
Dall’Italia all’Europa, nello specifico Spagna. Se camminate per le strade di Valencia e dite il nome di Ranieri, tutti lo ricordano con affetto. Nel suo primo mandato, la squadra iberica segnò 162 gol totali e anche qui riuscì a valorizzare un attaccante in particolare: Claudio Lopez autore, nel secondo anno di Ranieri a Valencia di 21 reti in campionato, 37 totali in stagioni. Uno score che l’argentino, poi trasferitosi alla Lazio, non ha mai più ripetuto in carriera
Dalla Spagna all’Inghilterra. Arriva la grande chiamata del Chelsea. Un quinquennio straordinario (107 vittorie), dove un calciatore in particolare deve tutto o quasi a Claudio Ranieri: Jimmy Floyd Hasselbaink che ha totalizzato 113 reti in 203 partite con il tecnico testaccino partendo però da Madrid, sponda Atletico dove nel 99-2000 proprio con Ranieri esplose nel grande calcio mettendo a segno 33 gol in 43 gare stagionali.
Non male anche lo score di Gianfranco Zola che di certo non è mai stato un bomber, ma un grande numero 10 o seconda punta che dir si voglia sì. Il sardo è tra i calciatori più utilizzati in carriera da Ranieri con 186 apparizioni e ben 49 gol tra Napoli e Chelsea.
C’è anche un islandese che deve tantissimo a Sir Claudio: Eidor Gudjohnsen che non ha mai segnato tanto quanto nell’era blues: 75 gol con Ranieri, di cui 23 in un’unica stagione. Tantissimo per un attaccante che ha faticato tantissimo ad andare in doppia cifra in carriera e dopo il Chelsea si è un po’ perso, nonostante sia stato acquistato da club del calibro del Barcellona.
A Roma Ranieri ha saputo valorizzare anche Mirko Vucinic. Dopo la grande stagione di Lecce (19 reti in Serie A con Zeman), il montenegrino ha fatto bene – seppur a tratti – con Spalletti, ma non quanto ha reso con il tecnico romano: 30 gol da seconda punta in due stagioni, di cui soprattutto i 14 fatti in campionato nella clamorosa cavalcata del 2009-10 poi purtroppo chiusa nel peggiore dei modi, con la famigerata sconfitta all’Olimpico contro la Samp.
Alla Juventus Claudio Ranieri ha allenato per due stagioni: 2007-08 e 2008-09. In queste due annate Alex Del Piero ha trovato (o ritrovato) una vena realizzativa straordinaria, con 45 gol in 84 partite. Nel primo anno segna 21 reti in campionato, solo un’altra volta ha fatto meglio nella sua lunghissima storia bianconera (24 nel 97-98).
Capitolo Leicester: Vardy (31) e Mahrez (25) in 70 gare ciascuno, sono stati i protagonisti – insieme a Kante – del leggendario trionfo in Premier. E pensare che il centravanti faceva il manovale fino a qualche anno prima, con Ranieri ha conquistato la Nazionale inglese. Nella stagione 15-16, Vardy ne segnò 24 in Premier e ovviamente anche in questo caso, record personale in campionato per l’attaccante del Leicester.
Nel Monaco ha reso celebre anche un certo Ibrahima Tourè, attaccante senegalese e miglior marcatore dell’era Ranieri nel principato: 21 reti in 37 partite. Una meteora del calcio mondiale, poi finito nel dimenticatoio.
Anche Gianluca Lapadula, recentemente, è tornato a vivere una seconda giovinezza: 22 gol in 47 partite con Ranieri in panchina a Cagliari e una promozione in A conquistata al fotofinish.
Non solo giudizi positivi sul ritorno di Claudio Ranieri in giallorosso. Antonio Cassano, ha parlato nel corso della consueta live su Twitch – Viva el Futbol – del ritorno del tecnico testaccino nella capitale:
“I Friedkin hanno commesso l’ennesimo errore, sono incompetenti, hanno fatto una porcata prendendo Ranieri, vogliono solo tenere la piazza tranquilla, l’aveva detto Ranieri stesso che aveva smesso, non io, era in vacanza con la famiglia… Ci ritroviamo con un allenatore che può dare tranquillità ma la Roma ha bisogno di altro, un vincente con cui programmare, lui invece parla già da dirigente, che mossa è?”.
“Significa che hai dato già per morta questa stagione. Qualcuno sarà anche felice ma è uno schifo, è una mossa azzardata ma gliela faranno pagare ai Friedkin. Poi mi chiedo che ruolo ha Ghisolfi, che risponde sempre in francese, timbra solo il cartellino, doveva andare in America a dire cacciatemi via, stanno capendo che disastro stanno combinando? Ma vai da Mancini e convincilo, un allenatore top, uno che sa attaccare al muro i giocatori, ma non come Juric che li attacca al muro e poi li fa giocare, con Ranieri mi sono buttato in un vicolo cieco già a novembre, vogliono solo salvare il salvabile per evitare di andar giù ma sai che paura che hanno messo ai giocatori, che già sono senza personalità?”.
In Inghilterra lo hanno ribattezzato ‘tinkerman’ – l’aggiustatore – ma in Italia potremmo parafrasarlo in ‘elettricista’. Perchè Claudio Ranieri quando subentrare in gruppo squadra, sa dare subito la scossa. Raramente il suo impatto è stato negativo, in corsa, formazioni raccolte quasi sempre in momenti sportivi molto delicati. E nella lunghissima storia di Sir Claudio sulla panchina, non ha mai fatto differenza Italia o estero. Ha allenato e bene in Inghilterra, in Spagna, in Francia e andato e venuto dall’Italia, scendendo anche di categoria – come avvenuto di recente a Cagliari – e compiendo mezzi miracoli.
Dal 2000 ad oggi, il tecnico testaccino, ha allenato 13 squadre in 25 stagioni con diversi ritorni (Valencia due volte, Roma tre volte).
Ma se a Valencia, alla Juve, al Monaco, al Leicester e al Nantes ha iniziato la stagione sin dal ritiro, nelle altre nove occasioni è sempre subentrato, o poco dopo l’inizio della stagione o addirittura in momenti molto delicati, tra febbraio e marzo, con pochissime gare per risollevare la barca.
Foto Fraioli
Con la Roma sarà il decimo atto da subentrante negli ultimi 24 anni, ma nei nove precedenti solo due volte ha perso all’esordio: con il Parma (1-0 in trasferta a Marassi contro la Samp) e con il Watford (5-0 col Liverpool), una delle poche sfortunate parentesi inglesi di Sir Claudio.
Ranieri ha così poi raccolto ben cinque vittorie: due volte con la Roma con il risultato di 2-1 contro Siena e Empoli, un bel 3-1 in trasferta sul campo del Bologna sulla panchina dell’Inter, un 3-2 combattuto e in rimonta con il Fulham contro il Southampton e di recente con il Cagliari, 2-0 con il Como.
Infine due pareggi preziosi con il Chelsea, quando la sua storia in Blues partì alla 7° di campionato contro lo United (3-3) e con la Samp – contro la Roma – per 0-0 nel 2019.