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Mourinho: “Da leader ho la responsabilità di non deludere mai i miei calciatori”

Josè Mourinho ha rilasciato un’intervista ai microfoni di Forbes. Ecco le parole del tecnico giallorosso:

Come si diventa un buon manager?
«La cosa più importante è che le persone ti seguano. E per seguirti, devono credere in te. Normalmente, credono in te se si sentono empatici e onesti nei tuoi confronti. Nel mio caso personale, da leader, significa che ho la responsabilità di non deludere le persone, la mia squadra. Devi stare con loro e per loro tutto il tempo. Devono fidarsi di te».

Quali sono le lezioni di coaching: il coaching sportivo può essere trasportato negli affari o nella vita?
«Le lezioni che ho imparato dal coaching, direi che le ho imparato molto prima. Infatti avevo un professore all’università che mi diceva sempre: “Un allenatore che sa solo calcio non sa niente di calcio”. Devi conoscere fondamentalmente l’essere umano, queste sono parole che uso ancora oggi. I calciatori non sono solo calciatori. Sono uomini che giocano a calcio e questa è stata una delle grandi lezioni che ho imparato all’inizio. Un’altra lezione che ho imparato dalla mia esperienza di allenatore è che devi avere a che fare con l’essere umano. Nello sport c’è prima di tutto il lato umano e ovviamente può emergere negli affari e in altri campi della vita sociale. Penso che questa sia la cosa più importante che definisce la leadership».

Come si può costruire e motivare una squadra, come gestire i talenti?
«Bisogna conoscere i giocatori, conoscerli bene. Sono tutti diversi e tutti hanno bisogno di un modo diverso di comunicare, di ricevere feedback, di essere motivati. La cosa più importante è conoscerne la natura, sapere tutto di loro, per poter poi interagire con loro in modo quasi individuale. Direi che è un po’ come quando si va al ristorante e si mangia à la carte, come si dice in francese. A la carte è fondamentalmente quello che hai a che fare con i giocatori. Non guardarli come se fossero tutti uguali, perché sono tutti diversi. Questo è abbastanza facile da dire ma più difficile da fare. Per una squadra nel suo insieme, devi creare empatia con tutti. Devi far sentire tutti importanti, far sentire tutti parte della squadra e per questo devi conoscere le persone estremamente bene. Devi sapere come interagire con ognuno di loro, sapere come farli sentire importanti, farli sentire parte di una squadra e importanti per la squadra. È primordiale. Quindi, tornando alla mia risposta precedente, il lato umano è la cosa più importante, devi creare empatia con gli individui».

Come si fa ad ottenere risultati ad alto livello?
«Direi che è il tipo di caratteristiche che rende i veri campioni tali. Sai come vincere. Vincere ad un certo punto, a volte succede. Ma vincere per molti anni, essere ad alto livello per molti anni, come fanno alcuni giocatori, dipende dalla loro resilienza. Fa anche parte del loro DNA, non amano perdere, nemmeno in allenamento. Mantenere le loro prestazioni elevate non è quindi nemmeno una sfida per loro, fa semplicemente parte della loro natura».

Come attenersi alla strategia nonostante le circostanze avverse?
«Costruire strategie significa cercare di ridurre l’imprevedibilità. Il calcio, come molti ambiti della nostra vita, è imprevedibile. Non possiamo prevedere tutto, ma più investiamo in formazione, più siamo preparati ad affrontare situazioni diverse. Questo riduce l’imprevedibilità e ci dà sicurezza che ci permette di fare le nostre scelte. Sappiamo che le partite di calcio comportano dei rischi, certo, ma dobbiamo cercare di ridurre questi rischi preparandoci al meglio».

Come prendere decisioni difficili?
«È difficile passare una settimana senza dover prendere una decisione difficile. Decisioni difficili in termini di leadership, per cercare di vincere una partita, per aiutare la tua squadra a vincere una partita. Come affrontare questo? Certamente a volte cerchiamo di prepararci, ma allo stesso tempo ci sono momenti in cui dobbiamo fidarci gli uni degli altri. Devi fidarti della tua analisi, ma a volte anche dei tuoi sentimenti e, fondamentalmente, saper apprezzare i rischi. Se non ti piace il rischio e ciò che ne deriva, non avrai mai successo. Quindi a volte devi fare il grande passo, invece di essere sopraffatto dallo stress e semplicemente goderti la situazione».

Come gestire la pressione?
«Cerco di non sentire troppa pressione nel mio lavoro. Penso di avere un buon rapporto con lo stress. Non sentire la pressione non va bene, ma anche sentirne troppo, se la senti profondamente, non va bene. Quindi devi cercare di avere un buon rapporto con la pressione e lo stress. Il mio miglior consiglio per affrontare la pressione? Penso che ci sia qualcosa di più importante della pressione: è la nostra identità, è ciò che sentiamo, ciò che pensiamo, le nostre idee. Non lasciarti influenzare dal mondo esterno e dallo stress che senti. Cerca di affrontarlo in modo positivo usando la tua conoscenza ed esperienza. La tua esperienza ti aiuta ad affrontarlo, ma la cosa più importante è ancora una volta sfruttare un po’ questa pressione».

Come provare a superare i propri limiti?
«Penso che la chiave sia non accontentarsi mai di ciò che si ha e voler sempre di più. Quando vuoi vincere medaglie, vuoi vincere di più. Quando fai gol, vuoi segnare di più. Quando hai fatto soldi, vuoi guadagnare di più. Tutto ruota intorno al “di più”. Mai smettere! Questa sensazione non ha nulla a che fare con l’età, è una questione di personalità».

Perché hai deciso di diventare un ambasciatore di XTB? Quali valori condividi con XTB?
«Una strategia ben congegnata, la voglia di vincere, lo stesso vale per gli investimenti. Sai, tutti vogliono vincere. Nel mio caso, è nel calcio. Nel caso di XTB, ovviamente, è un campo diverso, ma abbiamo la stessa voglia di riuscire, di imparare ogni giorno, di migliorare. A volte è una questione di intuizione. Ma è anche tanta ricerca, preparazione e auto-investimento».

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Totti: “Pellegrini può essere il nuovo 10 della Roma. Zaniolo? Gli ho consigliato di fare la mia scelta…”

Francesco Totti ha parlato a margine dell’inaugurazione del Conti Sport City. Ecco le parole dell’ex capitano giallorosso:

Sulla Nazionale
“Dobbiamo crescere tanto per ottenere risultati importanti ci vuole grande esperienza, giocatori, gruppo. Penso che col tempo torneremo ad avere una grande Nazionale”.

Che effetto ti ha fatto vedere Pellegrini col 10 azzurro?
“Sono sempre qui a dire le stesse cose. Per me potrebbe essere il nuovo 10 della Roma”

Ma la prenderebbe?
“Non lo so questo. Non penso che la prenderebbe, conoscendolo. Però è un giocatore fondamentale, duttile, uno che vorrebbe ogni squadra”.

Per te non ci sarebbe nessuna preclusione per la maglia?
“No, ma anche perché io non c’entro più niente da quel punto di vista. Perciò sta alla società e al giocatore decidere se dare la numero 10 o meno”.

I tempi per un tuo ritorno a Roma non sono ancora maturi?
“No, no, non maturi mi sembra una parola forte. Ognuno fa le sue scelte e ha il suo rispettabilissimo modo di lavorare. Loro stanno facendo delle scelte che penso stiano dando dei frutti”.

Cosa consiglieresti a Zaniolo per il suo futuro?
“Io già tempo fa ci ho parlato. Gli ho dato qualche consiglio ma non so se l’ha recepito o no. L’ultimo pensiero spetta sempre a lui. Se dovesse rimanere a Roma, deve restare e capire l’importanza di questa maglia, soprattutto per onorare i tifosi. Quello che hanno fatto loro quest’anno per questa squadra è qualcosa di diverso da quello che abbiamo sempre visto. Io metterei per primo il rispetto nei confronti dei tifosi. La scelta spetterà a lui e sarà certamente quella migliore”.

Ci dici cosa gli hai consigliato?
“Gli ho consigliato la mia scelta, che magari può essere anche sbagliata. Parlando anche con gli addetti ai lavori abbiamo un po’ sondato il terreno sotto tutti i punti di vista. Non Roma eh, parlo in generale. Spetterà a lui decidere se ha voglia di rimanere, dipende da lui e dalla società se vuole venderlo o meno. Io saprei cosa fare con Zaniolo”.

Non sei riuscito a convincere Dybala…
“Non tocco questo argomento, meglio…”

Se dovesse crearsi la coppia Dybala-Lukaku?
“Penso che sarebbe una coppia formidabile, l’estro di Dybala e la forza fisica di Lukaku rappresenterebbe un binomio top”

Perché non vuoi toccare l’argomento Dybala?
“Perché so come è andata e tutt’ora lo sento. Penso sia finita, ma non dipende solo da Dybala. Se dipendesse solo da lui ci sarebbero buone speranze”.

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MATIC: “A Roma tifosi fantastici, qui anche per Mourinho. Voglio vincere dei trofei”

La Roma ha ufficializzato l’ingaggio di Nemanja Matic. Queste le parole ufficiali del serbo ai microfoni ufficiali del club:

“Sono felice ed orgoglioso di far parte di questo grande club. Le prime sensazioni sono ottime – le sue dichiarazioni -. Non vedo l’ora di iniziare ad allenarmi con la squadra”.

Avevi dichiarato già tempo fa che in estate avresti cambiato squadra. Hai avuto la possibilità di valutare diverse opzioni. Perché l’offerta della Roma è stata la più convincente?
“Tutti sanno che la Roma è un grande club. E poi in panchina c’è José Mourinho, con il quale ho già lavorato e con il quale ho un ottimo rapporto. È stato uno dei motivi per cui sono venuto qui. Come ho detto, la Roma è un grande club con una tifoseria molto calda. Gioca, inoltre, in un campionato affascinante. Quindi per me non è stata una scelta difficile da fare”.

Sarà la terza volta in cui giocherai agli ordini di Mourinho. Cosa puoi dirci del rapporto che c’è tra voi due?
“Devo ammettere che lavorare con lui non è sempre facile. Sa essere un allenatore severo. Ma è vincente ed è il tipo di allenatore con cui voglio lavorare perché anche io voglio vincere. È un allenatore vincente, che trasmette questa mentalità ai suoi giocatori. Sono impaziente di iniziare a lavorare con lui e con la squadra. Spero che insieme potremo fare grandi cose”.

Sei riuscito a vedere qualche partita della squadra la scorsa stagione? Che impressione hai avuto?
“Penso che la squadra abbia un grande potenziale. Certamente ho guardato qualche partita, anche perché ci giocavamo dei miei ex compagni di squadra. La squadra ha molto potenziale e lavorando bene potremo raggiungere grandi obiettivi. Vedremo cosa riusciremo a fare la prossima stagione, ma sono sicuro che potremo fare grandi cose”.

Sarà la tua prima esperienza in Serie A. È stato un fattore che ha influito sulla tua scelta? E cosa ti aspetti dal campionato italiano?
“Sì, la Serie A è un campionato che mi attrae. Ci giocano molte squadre importanti e so che non è un campionato semplice. Ma mi piacciono le sfide e mi piace confrontarmi con i giocatori di altri campionati. Penso che la Serie A sia una sfida importante per me, come lo è giocare in un grande club come la Roma”.

Manca ancora qualche settimana all’inizio della preparazione, ora sei qui per sbrigare le questioni burocratiche. Come trascorrerai queste settimane che precedono l’inizio della preparazione?
“Ho fatto un paio di settimane di vacanza e qualche giorno fa ho ricominciato ad allenarmi. In questo periodo continuerò ad allenarmi. Non pretendo di farmi già trovare pronto per la prossima stagione, ma voglio comunque prepararmi per la pre-season e per quello che mi aspetta. Ho visto il programma della preparazione, sarà molto intensa. Dobbiamo essere pronti e concentrati. E voglio assicurarmi di essere in forma per quando inizieremo”.

Giochi da molti anni ad alti livelli, ma hai giocato solo una volta all’Olimpico, tra l’altro a porte chiuse. Sei impaziente all’idea di giocare in un Olimpico gremito?
“Certo, l’Olimpico è uno stadio iconico. Come hai detto, ci ho giocato solo una volta, senza pubblico. Quindi, non è stato il massimo. Ma non vedo l’ora di giocarci davanti a un grande pubblico. So che la Roma ha una tifoseria fantastica. Non vedo l’ora di vivere questa esperienza”.

Ti sei fatto già un’idea di quanto calorosi siano i tifosi, visto come ti hanno accolto sui social?
“Sì, da quando il mio nome è stato associato alla Roma ho iniziato a ricevere moltissimi messaggi e commenti. E sono felice di questo”.

Quali sono i tuoi obiettivi per la prossima stagione a livello personale e di squadra?
“Competere su tutti i fronti. Il mio obiettivo è questo. Lottare per ogni trofeo, cercare di vincere il più possibile. Non mi piace parlare di obiettivi adesso, ma sono sicuro che lotteremo per tutti i trofei”.

C’è un messaggio che vuoi mandare ai tifosi della Roma?
“Voglio ringraziarli per tutto l’affetto che già mi hanno dimostrato. Darò il massimo per questa squadra. Insieme faremo grandi cose”.

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Pastore: “A Roma ero apprezzato ma con Di Francesco non c’era feeling. Fonseca mi voleva rilanciare, ma l’infortunio all’anca mi ha frenato”

Javier Pastore ha rilasciato un’intervista ai microfoni di Gazzetta.it. Il Flaco ha parlato anche della sua esperienza romana:

Alla Roma invece la sua avventura non è stata indimenticabile. Perché?
“Per tanti motivi. In primis, con Di Francesco non c’è mai stato feeling. Ero arrivato a Roma per fare la differenza, dopo aver rinunciato a un quinquennale con il Psg dove avevo davanti Di Maria, Neymar, Mbappé, Cavani… La società mi voleva fortemente, il mister no. Provò a schierarmi mezzala, poi mi lasciò fuori e cominciò a dire cose sbagliate su di me. Con Fonseca invece c’era un bel rapporto. Purtroppo però dopo il suo arrivo ho dovuto fare i conti con i problemi all’anca. A dicembre mi sono fatto male, per sei mesi mi sono allenato soffrendo e prendendo antinfiammatori. Tornavo a casa e passavo 4-5 ore sul divano, non ero in grado neppure di giocare con i miei figli. In estate decisi di operarmi, quella non era la mia vita”.

Avrebbe potuto lasciare prima la Capitale?
“Sì, ma mi fu chiesto di rimanere. Dopo il primo anno con Di Francesco la società voleva cedermi. Fonseca stoppò tutto per valutarmi in ritiro e, alla fine, decise di trattenermi. Mi disse che secondo lui ero uno dei più forti in squadra, che avrei fatto la differenza e mi avrebbe riportato al top. Ero entusiasta, però a dicembre mi sono infortunato e non sono riuscito a dargli quello che speravo. Nell’estate 2020 decisi di operarmi per rimettermi in forma, sei mesi dopo ero a disposizione ma la società aveva scelto di tagliarmi. E così l’anno scorso non mi hanno mai dato l’opportunità di mostrare che stavo bene”.

I suoi ex compagni, quest’anno, hanno vinto la Conference League. Ha continuato a seguirli anche dopo il suo trasferimento?
“Certo. Sono contentissimo per quello che hanno fatto: nella Capitale ho tanti amici, romani e romanisti, che meritavano di vincere. La Roma è una grande squadra, ha una tifoseria caldissima. E, al contrario di quello che può sembrare da certi commenti sui social, mi sono sempre sentito apprezzato. Per strada, nei negozi, ho sempre ricevuto supporto dalle persone che incontravo”.

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Mourinho: “Oliveira? Vorrei restasse. La vittoria in Conference mi ha fatto sentire come mai nella mia carriera”

La Conference mi ha fatto sentire come forse non mi sono mai sentito. È stata la nostra Champions. Sono diventato molto meno egocentrico, diventando una persona che vive molto più per gli altri che per me stesso.” Così Josè Mourinho, a margine di un evento andato in scena oggi presso l’università di Lisbona.

Sergio Oliveira?
“Se vogliono darcelo in prestito, lo vado a prendere personalmente a Madrid dove so che sta festeggiando il suo 30esimo compleanno. Se si tratta di acquistarlo, non so se la mia carta di credito me lo consente…E’ stato molto importante, condividiamo molti principi su come si deve lavorare nel calcio e mi ha aiutato a trasmettere questo messaggio. È stato un esempio di quello di cui avevamo bisogno. Mi piacerebbe molto se restasse ma vedremo.”

La stagione di Rui Patricio…
“Ormai è ‘San Patricio’ anche se qualche eretico dice che non è titolare in nazionale perchè avrebbe fatto una brutta stagione”.

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Cristante: “Fa piacere l’interesse sul mercato, dopo la Nazionale vedremo il da farsi”

Bryan Cristante ha parlato ai microfoni di Sky Sport, dal ritiro della nazionale azzurra:

Forse l’aspetto morale vi può far ripartire meglio?
“Sì, può darci una grossa mano. Ma va preso come un torneo di ricostruzione, ci vuole un po’ di pazienza. Penso che il mister proverà anche i giocatori più giovani. Ci dà una mano per costruire il percorso più importante, cioè le qualificazioni”.

Ti lusinga il fatto che molte squadre pensano a te o vuoi pensare solo alla Nazionale o all’anno con la Roma?
“Fa sempre piacere, ma sono concentrato sulla Nazionale e sul finale di stagione. Dopo la Nazionale, vedremo il da farsi”.

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Oliveira, messaggio alla Roma: “Ho onorato questa maglia dal primo giorno, ma un contratto col Porto. Adesso riposo”

«L’importante per la mia carriera è continuare a vincere. Ho un contratto con il Porto e ora vado a riposare e a ricaricare le batterie», ha detto il centrocampista in prestito da gennaio dal Porto alla Roma Sergio Oliveira a margine dell’evento della società Best Models ai microfoni di Abola. «Concludo la stagione con tre titoli, il che ha sempre un forte impatto – le sue parole riportate dal quotidiano portoghese -. Sono molto felice per la doppietta del Porto, per lo staff, i compagni di squadra e gli amici, ma dal momento in cui sono andato alla Roma mi sono dedicato alla causa, anche se ho un sentimento speciale per il Porto e tifo a distanza».

«Ho giocato 46 partite. Nella prima fase non ho giocato con la regolarità che mi piaceva, ma a un certo punto Vitinha è entrato molto bene e ho seguito la mia strada. Sono molto contento della stagione che ha fatto. Inoltre, anche se il Porto è il mio club, volevo provare qualcosa all’estero, mettermi alla prova e sfidare me stesso. Fortunatamente è andata bene», ha concluso il portoghese.

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Mourinho: “Abbiamo scritto la storia e vogliamo continuare a farlo. Mi sento romanista, questa città è speciale”

Mourinho a Sky Sport dopo la vittoria della Conference

Le sue lacrime ci impressionano…
(piange, ndr) Ci sono tante cose che mi passano in testa nello stesso momento.

Si aspettava questo coinvolgimento di un intero popolo?
Sono 11 mesi a Roma, si capisce subito…

Sono venuti in molti, la Roma non vinceva da 50 anni un trofeo europeo.
Ho detto ai ragazzi che a Torino avevamo fatto quello che dovevamo, il nostro lavoro di una stagione. Oggi non era lavoro, ma storia: scrivere o non scrivere, l’abbiamo scritta.

Si aspettava di riuscirsi subito?
La Conference è una competizione che dall’inizio abbiamo avuto la sensazione fosse possibile vincerla, poi a poco a poco diventava più difficile con Marsiglia e Feyenoord, che è una buonissima squadra. Ma è un competizione su cui puntavamo, in campionato potevamo avere qualche punto fondamentale. Io rimango, non c’è dubbio, anche se arriva qualche voce o qualcosa. Non voglio qualcosa, voglio rimanere a Roma. Bisogna capire cosa vogliono fare i nostri proprietari, che sono onestissimi, per la prossima stagione. Possiamo dare seguito a questo progetto, bisogna solo capire per definire una direzione per la prossima stagione.

Lei ha accettato la scommessa Roma, ha subito conquistato qualcosa che rimarrà nella storia.
Nella storia della Roma e anche nella mia. Mi hanno detto da poco che solo io, Ferguson e Trapattoni abbiamo vinto trofei in tre decadi diverse, mi fa sentire vecchio…ma è una cosa bella per la mia carriera. Adesso vado in vacanza, in spiaggia davanti casa mia.

Cosa ha di diverso questa vittoria rispetto alle sue altre?
La cosa molto molto bella nella mia carriera è che, al di là del trofeo europeo con il Manchester United, farlo con Porto, Inter in Champions e con la Roma è molto molto speciale. Un conto è vincere quando tutti se lo aspettano e un altro è vincere quando le cose rimangono immortali e per sempre. Questo fa sentire speciale. Non dico che non penso a me, ma penso soprattutto alla gente romanista che festeggia oggi, spero ci aspettino. Rimane per sempre, sono veramente felice per i nostri ragazzi e la famiglia romanista.

Lei si sente romanista?
Certo che mi sento romanista, magari è un modo anche di lavorare. Sono portista, sono interista, sono chelsista, pazzo del Real Madrid, adesso sono romanista. Sono di tutti quelli che con me creano una famiglia, cercano un obiettivo, stanno insieme nei momenti difficili e per fortuna anche in momenti come questo. Per tutto il rispetto di tutti i club dove ho lavorato e di cui sono innamorato, oggi sono romanista al 100% perché questa gente è incredibile

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Pinto: “Carichi e motivati, vogliamo vincere la Coppa”

Tiago Pinto ha parlato ai microfoni di Sky Sport prima di Roma-Feyenoord:

Partiamo dalle emozioni, si dice che i manager debbano essere freddi, è vero?
“Sì, è facile capire quello che significa arrivare in una finale. Si vince con la testa, non con le emozioni. Vogliamo vincere per tutti i tifosi che ci hanno sostenuto. È chiaro che siamo tesi in attesa del fischio d’inizio”.

Ieri Friedkin al gala dell’Uefa ha detto che questo ‘è un punto di partenza’, cosa significa?
“Dico la verità: arrivare alla fine della stagione con dei dubbi sul progetto della Roma è strano. Abbiamo portato Mourinho, fatto 55 partite e siamo migliorati, la nostra strada è chiara e sappiamo quello che vogliamo fare. Nei prossimi due anni vogliamo giocare altre finali”.

Cosa significa per voi?
“Al di là dei risultati ho sentito che la squadra è cresciuta tanto, anche la struttura e l’organizzazione. Siamo fiduciosi di portare più gioia ai tifosi nei prossimi due anni”.


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Che aria si respira in questi giorni a Roma?
“Significa che abbiamo fatto una lunga strada, abbiamo passato anche serate brutte come a Bodo, ma siamo riusciti ad arrivare qui. È importante per noi come squadra e come progetto, ma so perfettamente che è importante per la città e i tifosi. È la ragione principale per vincere oggi, i tifosi ci hanno dato un sostegno incredibile durante tutta la stagione. Sarebbe bello vincere per loro”.

Coma ha visto la squadra in questi giorni? C’è tensione?
“Siamo abituati, abbiamo giocato tutta la stagione ogni 3-4 giorni. La squadra è carica e motivata, c’è un po’ di tensione perché è una finale. Non è uguale giocare una finale o un’altra partita. Ma siamo al 100%, siamo carichi e non ci sono infortunati. Vogliamo essere una vera squadra in campo per vincere la coppa”.

Quanto incide portare a casa il trofeo per il bilancio della stagione?
“Nello sport le idee sono tante volte più importanti dei risultati. Quando si vince non va tutto bene e quando si perde non va tutto male. Con Mourinho in questa stagione abbiamo fatto tanti miglioramenti, il bilancio è positivo in una strada lunga e in un progetto lungo di altri due anni. È chiaro che se dovessimo vincere saremmo più felici, ma siamo sulla strada giusta e lo abbiamo dimostrato in questa stagione”.

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Mancini: “Concentrazione ed entusiasmo. Nessuna stanchezza, siamo pronti e vogliamo la coppa”

CONFERENZA STAMPA – Le parole di Gianluca Mancini alla vigilia di Roma-Feyenoord:

Cosa c’è da temere del Feyenoord?
“Nulla, li abbiamo studiati, sappiamo che hanno qualità da centrocampo in su, l’abbiamo preparata in questi cinque giorni, conosciamo punti forti e punti deboli e faremo di tutto per vincere”