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Interviste

Pellegrini: “Ai miei compagni provo a far capire che nulla è più grande di Roma. Mou sta lavorando per creare una mentalità vincente”

Lorenzo Pellegrini ha scritto una lunga lettera al sito ‘The Player Tribune’, per raccontare la sua storia calcistica e ciò che sta vivendo in questa prima stagione con Josè Mourinho. Ecco le sue parole:

“Quando avevo 16 anni hanno scoperto che nel mio cuore c’era qualcosa che non andava. Stavamo facendo le visite mediche, come succedeva ogni luglio nel settore giovanile della Roma. Entri sempre pensando che ci vorrà più o meno un’ora e poi puoi tornare in campo. Eravamo ragazzini, pieni di energia e salute. Questa volta però, ho capito subito che c’era qualcosa di strano. Nelle ultime settimane mi stancavo molto facilmente. Mi bastava salire una rampa di scale per aver subito il fiatone. Era come se il mio corpo fosse invecchiato in una settimana. Alla fine sono rimasto con i medici per tre ore. Mi dissero che avevo troppi battiti irregolari. Tutti ce li abbiamo occasionalmente, ma non così spesso. I miei battiti erano irregolari 20 volte più del normale. Mi dissero che avevo una sorta di aritmia. Chiesi ai medici che potevo fare. Mi risposero che avrei dovuto smettere di giocare dai sei agli otto mesi e che dopo avremmo valutato. Quindi niente corsa, niente allenamenti, niente calcio. Niente Roma.

Sono sempre stato una persona ottimista, ma quel periodo è stato davvero difficile. Non potevo fare niente, tranne una cosa: ascoltare il mio cuore. Ogni sera cercavo di capire la frequenza dei miei battiti irregolari. Mi sedevo sul letto aspettando il silenzio assoluto, poi chiudevo gli occhi e contavo i battiti. Tum… tum… tum…

Sono diventato dottore di me stesso. Mi facevo un checkup ogni giorno. Ho passato quattro mesi aspettando, pregando e sperando che i battiti irregolari sparissero in qualche modo. Un giorno mi sono accorto che erano spariti. Così, all’improvviso. Non me lo aspettavo visto che i medici avevano detto che sarei dovuto stare a riposo almeno per altri due mesi. Ero impazzito? Beh, credo di no, perché sapevo che adesso i miei battiti erano regolari. Lo potevo dire. Lo sapevo. Il secondo giorno ascoltai ancora. Niente aritmia. Il terzo giorno, ancora niente. Adesso sarei potuto andare anche sulle stelle senza sentirmi come se avessi appena scalato l’Everest. Quindi al quarto giorno ho chiamato i miei. Volevo fare un altro controllo. Siamo andati dai dottori e hanno detto: “Stai bene”. La stessa diagnosi del Dr. Pellegrini. E le due parole più dolci che avessi mai sentito.

Presto tornai in campo per il primo allenamento. Ero motivatissimo. Avrei potuto correre per sempre. Volevo solo fare scivolate e scattare in area. Credo che avrei potuto invadere una nazione da solo. Il dolore era sparito. Ero tornato! Quindi che succede alla prima partita? Mi rompo il quinto metatarso. Fuori sei settimane! Incredibile…

Ad essere onesti però, fu una situazione molto più facile da affrontare in confronto all’aritmia. E comunque, in quei quattro mesi mi sono successe cose bellissime. Sono cresciuto molto. Ho incontrato Veronica, che oggi è mia moglie e la madre dei miei due bambini. E alla fine, tutto questo mi ha convinto ancora di più che il calcio era tutto quello che volevo. Avevo sempre bisogno di avere qualcosa tra i piedi. Quando ero bambino, mi davano le macchinine, le buttavo per terra e le prendevo a calci. Non mi stancavo mai. Quando ero nelle giovanili, giocavo tre partite ogni weekend. Ma adesso, dopo tutto quello che stavo passando, spendevo ogni minuto delle mie giornate cercando di diventare un calciatore. Non avrei mai voluto pensare, Mannaggia, mi sarei potuto sacrificare di più. Cavolo, avrei potuto dare di più. Ora più che mai, sapevo cosa potesse essere una vita senza calcio.

Inoltre, giocavo per la Roma. Capite cosa significa? Capite quanto sia importante per un bambino cresciuto a Cinecittà? Non si trattava di lavoro, hobby o carriera. Per me giocare per la Roma era…tutto. Quando avevo cinque anni, andavo allo Stadio Olimpico con mio padre e discutevo con gli altri tifosi per farmi strada ogni volta che dovevo andare in bagno. Ho visto giocare Totti. Ho visto parte della stagione dello Scudetto con Capello.

Quando ho messo gli scarpini per la prima volta, sognavo di correre di fronte ai tifosi dell’Olimpico. Poi un giorno, quando avevo otto anni, mio padre mi disse che la Roma aveva mandato degli osservatori a vedermi. Pensavo che scherzasse, ma dopo mi chiamarono per un provino. Per cinque mesi mi sono allenato con i Pulcini nonostante fossi un anno più piccolo di tutti. Visto che a Trigoria stavano rifacendo i campi, ci allenavamo alla Longarina. Per arrivare ci voleva un’ora, quindi mangiavo e mi cambiavo in macchina. Poi aprivo lo sportello e correvo in campo. Era l’ingresso più bello di sempre dopo quello dell’Olimpico. Davo tutto me stesso ogni giorno. E ogni giorno controllavo la posta sperando che arrivasse la lettera.

La Roma manda sempre delle lettere ai ragazzi per comunicare se sono stati presi o meno. Un giorno, a luglio, finalmente arrivò la mia. Mio padre mi disse di aprirla. Conosceva il contenuto? Certo che sì…

Ma io no, e quando ho visto la lettera… è difficile da spiegare. Quello è il giorno in cui la mia vita è diventata un film di cui io ero il protagonista e tutti quei sogni folli sono diventati realtà. Non avevo idea di cosa sarebbe successo da lì in avanti. Appena indossi la maglia della Roma, rappresenti qualcosa che è più grande di te. Specialmente quando arrivi in prima squadra. Per me la strada per arrivarci è stata lenta e costante, perché le giovanili si allenano vicino ai grandi e quando un giocatore si infortuna, chiamano sempre qualche ragazzino. Qualche volta è toccato a me. Quindi lasciavo il campo della Primavera e facevo questo grande giro. Era “Il Percorso”.

Poi a marzo 2015, giocammo i quarti di finale della Youth League contro il Manchester City a Latina. Me lo ricordo bene per due motivi: 1) Ho segnato un gran gol dalla distanza e abbiamo vinto. 2) Più tardi ho saputo che Rudi Garcia era lì e disse che presto sarei stato pronto per la prima squadra. Pochi giorni dopo sono stato convocato in prima squadra per la partita in trasferta contro il Cesena. Il giorno della gara, ci stavamo preparando in hotel — e Rudi, aveva l’abitudine di fermarsi nelle nostre camere prima che uscissimo per dare le ultime istruzioni.

Ai difensori diceva come marcare gli attaccanti e cose così. Ai centrocampisti come gestire i momenti della partita. Agli attaccanti dove dovevano correre. E ai giovani diceva: “Tieniti pronto. Non si sa mai…”

Era molto intelligente. Anche se sapevamo che difficilmente saremmo entrati, ci voleva tenere svegli. Ma prima della partita con il Cesena, mi ha detto qualcosa di diverso. A mister Garcia mi lega un sentimento di stima e riconoscenza: lo sento spesso e sono felice di aver conservato negli anni un bel rapporto con lui.

“Tieniti pronto. Perché oggi…” Disse solo questo. Ero teso. Teso ed eccitato. Sentivo il peso sulle spalle. Era la Roma. La vera Roma. Adesso potevo aiutare la squadra — ed è quello che è successo. All’inizio del secondo tempo Rudi mi ha detto di scaldarmi. Stavamo vincendo 1-0 con gol di De Rossi — che, tra l’altro, per me è sempre stato più di un compagno di squadra: un riferimento quando ero giovane e una persona a cui sono rimasto legato. Comunque, non è che fosse proprio un’amichevole per noi, perché in campionato non vincevamo da cinque partite. Avevamo bisogno dei tre punti, ma, non so perché, non ero nervoso. Quando sono stato chiamato per entrare, è come se la mia mente, in qualche modo, avesse messo il pilota automatico. Cambiati, mettiti i parastinchi, entra.

Una volta entrato in campo da giocatore della Roma, beh… l’unico modo che ho per descriverlo è che in quei 23 minuti ho rivissuto 10 anni. Improvvisamente ero sugli spalti dell’Olimpico con mio padre. Stavo giocando la terza partita del weekend. Ero seduto sul mio letto a controllare i battiti cardiaci. Ascoltavo i miei genitori che mi accompagnavano lungo via di Trigoria e scherzando dicevano: “Quante volte l’abbiamo fatta questa strada?”

Beh, tante. Mi allacciavo gli scarpini sognando di diventare un giocatore della Roma. E adesso correvo con la prima squadra. Ero lì. Che cosa meravigliosa. Dopodiché lasciai la Roma per un po’ per crescere come giocatore. Nel 2015, quando avevo 19 anni, sono andato in prestito al Sassuolo per due anni. Era la prima volta che andavo via di casa e quando sono tornato, non ero solamente molto più maturo, ma era come se sentissi la responsabilità di essere all’altezza della Roma. La società, la città, la storia… ti chiedono tanto. La tua vita ruota intorno a questo. Hai bisogno di una certa condotta e devi avere gli atteggiamenti giusti. Se non ce li hai — ciao.

Uno dei momenti di cui vado più fiero è stato durante la stagione di Champions 2017/18. Avevamo capito di poter fare qualcosa di grande fin dall’inizio, perché abbiamo vinto un girone in cui c’erano Atletico Madrid, Qarabag e Chelsea. Avevamo quella sensazione. Anche quando nei quarti di finale abbiamo perso 4-1 con il Barcellona, continuavamo a crederci. Siamo onesti, non meritavamo di prendere quattro gol. Gli abbiamo regalato due autogol e anche gli altri due sono stati abbastanza fortunati. Ma quando Edin ha segnato quello che sembrava il gol della bandiera, abbiamo capito di essere ancora vivi. 4-0? Ci avrebbe ammazzato. 4-1? Continuiamo a combattere.

Non so cosa ci sia passato per la testa la settimana dopo, ma quando stavamo per giocare la gara di ritorno a Roma, sapevamo che saremmo passati. Lo sapevamo. Non sto esagerando. Sapevamo anche il risultato. Dicevamo tutti che avremmo vinto 3-0 e che saremmo passati per il gol in trasferta. Continuo a credere che eravamo pazzi a pensare una cosa così. Il Barça! Avevano ancora Messi. Erano fortissimi. Ma ti giuro che quella mattina, con chiunque parlassi a tavola mentre eravamo a colazione ti avrebbe detto il risultato. Roma 3 – 0 Barça.

È impossibile da spiegare. Impossibile. Sembrava la giornata perfetta. C’era qualcosa nell’aria, una specie di magia romana. Ed era vero. Lo percepivamo tutti. Tutti. Beh… tutti tranne uno. Uno soltanto. Manolas! Incredibile … faceva sempre così! Avevamo questo senso di convinzione e lui andava in giro a dire a tutti che eravamo spacciati. L’unica cosa di cui non era sicuro è che avremmo perso. Forse era qualche rito scaramantico. Non lo so. Comunque ha funzionato, perché sappiamo tutti com’è andata a finire. Edin ha segnato dopo sei minuti e quando Daniele ha segnato il 2-0, l’Olimpico è impazzito. A quel punto sapevamo con certezza che saremmo passati. L’unica cosa che mi chiedevo è chi avrebbe segnato il terzo. Quindi chi spunta su calcio d’angolo a otto minuti dalla fine? Chi diventa l’eroe? Manolas!!

Questo è più o meno tutto quello che mi ricordo della partita. Il resto è abbastanza offuscato. E qualsiasi cosa sia successa dopo anche di più. Credo che questo abbia dimostrato che quando noi Romanisti siamo uniti, tutto è possibile. L’unico momento che si avvicina a quello, l’ho vissuto la scorsa stagione. Eravamo a San Siro contro l’Inter e ho giocato la mia prima partita da capitano della Roma. Posso dire tranquillamente di non esser mai stato più orgoglioso. Stavo seguendo le orme di Francesco e Daniele, due leggende sia per la società che per la città. Ancora oggi, ogni volta che metto la fascia, salgo i gradini dell’Olimpico e sento il rumore dei nostri tifosi, mi chiedo se è vero. Non so perché, ma ho come paura di svegliarmi all’improvviso.

In questo momento stiamo lavorando parecchio a creare una mentalità vincente, perché mister Mourinho ci dice sempre che deve essere una delle nostre maggiori qualità. Ovviamente, questo cambiamento non può accadere in un minuto, ma sono sicuro che siamo sulla strada giusta: serenità e senso di responsabilità sono due ingredienti chiave per la nostra crescita. E so di giocare una parte importante in questo processo. Penso tanto a come giocava Francesco. Era il classico capitano che non aveva bisogno di parlare più di tanto, perché era il modo in cui giocava a parlare per lui. Non potrò mai paragonarmi a lui, ma mi piacerebbe provare a ripetere qualcosa di simile, cercando anche di spiegare a tutti cosa significhi la Roma.

Ogni giorno dico ai miei compagni cosa significa giocare per la Roma. Questa non è una fabbrica di talenti, questo non è un trampolino per andare in una squadra più grande. Perché non esiste una squadra più grande. No. Questo è un punto d’arrivo.

Roma è… Roma.

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Interviste

Mourinho: “Sogno di vincere la Conference League alla prima edizione” (VIDEO CONFERENZA)

Josè Mourinho ha parlato in conferenza stampa alla vigilia di Cska Sofia-Roma. Ecco le sue dichiarazioni:

“Come minimo ci dobbiamo dare la possibilità di arrivare primi e vincere. Sappiamo che non è facile, per me il CSKA è meglio del punto che ha. Anche contro di noi il risultato non era vero, la partita è stata difficile e sicuramente anche oggi sarà così ma cercheremo di vincere”.

Il risultato di domani può influire fino alla fine della stagione? Quale sono le vostre ambizioni in Conference League?
“Il risultato di domani no perché siamo già qualificati. Ovviamente decide il primo posto, noi vogliamo continuare a giocare questa competizione, ma domani possiamo definire solo primo o secondo posto. Ora la Conference avrà 8 squadre che scenderanno dall’Europa League, bisogna aspettare però non possiamo nascondere che vogliamo andare il più avanti possibile”.

Dopo la sconfitta dell’Inter ha detto che la Roma era limitata dal punto di vista dei giocatori, domani non sarà tanto diverso. Che squadra vedremo?
“Abbiamo lasciato fuori tutti i giocatori che erano infortunati, non abbiamo recuperato nessuno per questa partita. Lasceremo anche qualcun altro fuori perché abbiamo tante partite e tanti giocatori con problemi e non possiamo rischiare con tutti. Giocheremo con la squadra più forte possibile. Avremo una struttura con 4-5 giocatori che giocano sempre. L’obiettivo non cambia: rispettiamo il Cska, ma vogliamo vincere”.

Quanto è cambiato dalla prima coppa vinta?
“Non sono cambiato tanto, sono tanti anni che alleno ma ho la stessa passione, magari sono più tranquillo ed esperto per gestire i vari momenti della stagione. Nel 2004 avevo il sogno di vincere la Champions League, ora sogno di vincere la Conference League. Sono due competizioni diverse, ma questa è la competizione in cui siamo e vedremo se sarà possibile vincerla. Vincere la prima edizione sarebbe storico”.

———————–

Josè Mourinho prima della partenza per Sofia ha parlato ai microfoni di Sky Sport. Alle 19.00 la conferenza stampa al fianco di Cristante:

“Oggi ho parlato con i giocatori e ho fatto un esempio: ero al Manchester United in Champions League, noi e la Juve erano qualificati per gli ottavi di finale e per finire primi la Juve non doveva vincere con Young Boys e noi dovevamo farlo con il Valencia. Non ci abbiamo creduto: abbiamo perso noi e ha perso la Juve. Avevo una sensazione da idiota. Domani dobbiamo andare lì e vincere, poi se il Bodø/Glimt vince siamo secondi, andiamo ai playoff a febbraio. Dobbiamo andare seri. Sappiamo delle difficoltà che abbiamo con tanti infortuni e sappiamo che ogni giocatore che perdiamo in questo momento è un disastro. Ci sarà un metro di neve, sarà difficile. Dobbiamo per forza far risposare qualcuno: Rui Patricio, Mkhitaryan, Smalling non viaggiano con noi. Andiamo con il miglior gruppo possibile per cercare di vincere questa partita”.

C’è un feeling incredibile col pubblico, continua ad essere il tutto esaurito all’Olimpico per le prossime partite. Cosa si sente di dire ai tifosi?
“Quello che vogliamo dare ai tifosi è diverso dai risultati che abbiamo. Ma una cosa è ovvia: i tifosi sono veri romanisti, a loro non interessa vincere o non. È più facile tifare una squadra se vince sempre, è più difficile dimostrare che è la squadra del tuo cuore quando i risultati non sono i migliori. Dall’inizio sapevamo ciò che ci aspettava, ovviamente non ci aspettavamo tanti problemi insieme. Al di là di una rosa che si inizia a costruire, ci aspettavamo le difficoltà ma Covid, infortuni e squalifiche tutte insieme è troppo e lo è soprattutto quando affronti l’Inter. I nerazzurri sono più forti di noi e in quella situazione erano molto più forti di noi. Per questo siamo sempre uniti e tranquilli, vogliamo vincere questa partita ma dobbiamo anche avere un po’ di paura di tutte queste cose negative che succedono, quindi Rui Patricio che gioca sempre, Smalling che viene da un infortunio importante e ha giocato tre partite di fila e Mkhitaryan che non è giovanissimo e ha giocato in un ruolo che esige tanto, questi tre devono per forza rimanere a casa”.

Ad oggi è più difficile provare a vincere la Conference League o arrivare quarti in campionato?
“Se prendiamo le cose in modo separato e se diciamo adesso inizia la Conference e per i prossimi tre mesi si gioca, dico che abbiamo la squadra per competere anche con le squadre più forti come Tottenham e Rennes, ma anche con chi arriva dall’Europa League, che sono ovviamente più forti. Il problema è che dobbiamo giocare da gennaio a fine maggio tre competizioni ed è difficile dire come arriveremo ad una determinata partita. È la differenza tra squadra e rosa. Guardando Inter, Milan, Juventus, Atalanta e Napoli sono squadre di grande potere e guardando in Conference non ci sono più squadre piccole di paesi piccoli. Non esiste più nel mondo del calcio, tutte hanno potenziale. Ci saranno squadre importanti, che arrivano anche dall’Europa League: ad esempio domani una tra Napoli e Leicester, e mi auguro per il bene del calcio italiano il club inglese, scenderà in Conference. Con la rosa che abbiamo dobbiamo pensare di partita in partita e rendere la prossima partita sempre la più importante”.

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PARTITE

Roma-Inter 0-3 (15′ Calhanoglu, 24′ Dzeko, 39′ Dumfries) – Giallorossi mai in partita, sconfitta umiliante

La Roma affronta l’Inter di Dzeko all’Olimpico per la 16a giornata di Serie A. Nei giallorossi tantissime assenze tra infortuni, squalifiche e covid.

LE FORMAZIONI:

ROMA 3-5-2: Rui Patricio; Mancini, Smalling, Kumbulla; Ibanez, Veretout, Cristante, Mkhitaryan, Viña, Zaniolo, Shomurodov.
A disp.: Fuzato, Boer, Kumbulla, Reynolds, Calafiori, Diawara, Darboe, Perez, Bove, Borja Mayoral.
All. Mourinho.

INTER 3-5-2: Handanovic; Skriniar, Bastoni, Dimarco, Dumfries, Barella, Brozovic, Çalhanoglu, Perisic; Dzeko, Lautaro Martinez.
A disp.: Radu, Cordaz, D’Ambrosio, Vidal, Gagliardini, Vecino, Sanchez, Correa, Satriano.
All. Inzaghi.

Arbitro: Di Bello di Brindisi. Assistenti: Palermo e Perrotti. IV uomo: Camplone. VAR: Massa. AVAR: Alassio.

RETI: 15′ Calhanoglu, 24′ Dzeko, 39′ Dumfries
CARTELLINI: Ammoniti: Ibanez
, Barella, Zaniolo, Mancini


82′ – Conclusione di Zaniolo sull’esterno della rete, gran tiro che sfiora l’incrocio e che ha dato l’illusione del gol

72′ – Sponda di Shomurodov per Mkhitaryan che calcia alto

61′ Bove per Kumbulla

58′ – Stiramento per Correa, entra Vidal

Inizia la ripresa

CRONACA SECONDO TEMPO:

Fine primo tempo

39′ – Tris dell’Inter con Dumfries che spunta alle spalle di Vina su cesso di Bastoni dall’altra parte del campo

38′  – Occasione Roma con Zaniolo che pesca Mancini dentro l’area, cross sul secondo palo dove spunta Vina che calcia a botta sicura ma Dumfries salva la porta in scivolata

32′ – Angolo Roma, con Veretout che pesca Zaniolo sul secondo palo, colpo di testa debole che Handanovic blocca agevolmente

28′ – Grande intervento di Rui Patricio sulla rasoiata di Dzeko in diagonale

24′ – Raddoppio dell’Inter con Dzeko che insacca su assist di Calhanoglu dopo un’azione straordinaria tutta di prima dei nerazzurri

20′ – Ci prova Dzeko dal limite, tiro svirgolato sul fondo

15′ – In vantaggio l’Inter con Calhanoglu che segna direttamente da calcio d’angolo con un tiro-cross teso sul primo palo

Inizia il match dell’Olimpico

CRONACA PRIMO TEMPO:

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Rassegna stampa

Mou contro Mou: per guarire la Roma deve fermare l’Inter

Uccidere il padre. Sportivamente, s’intende. Questa la missione dell’Inter, che va incontro al proprio destino edipico, scrive La Repubblica. All’Olimpico i nerazzurri, per non perdere il contatto con l’Olimpo del campionato, dovranno sconfiggere l’uomo che li ha educati alla vittoria, e che nella mitologia interista ancora occupa il piedistallo su cui i bambini collocano i genitori. Eppure quel padre si è mostrato fragile. Ne sono prova le sue ultime uscite, timide rispetto ai giorni milanesi in cui tuonava invincibile contro tutto e tutti. A Mourinho i capelli bianchi non hanno tolto l’esplosività polemica contro gli arbitri, innescata dal cartellino che ha impedito a Pellegrini di scendere in campo contro la Lazio e deflagrata nell’epico “a Zaniolo consiglio di non rimanere a lungo in Serie A“. Ma, visto da Milano, il Vate di Setúbal nella sua versione romana non sembra più lui. Troppo diplomatico. Troppo prudente, al punto da evitare la conferenza stampa di vigilia più attesa della stagione.  Una formazione che oggi dovrà fare a meno del capitano, del giocatore più in forma, El Shaarawy, dell’unico vero centravanti, Abraham, e di Karsdorp, terzino destro difficile da rimpiazzare. La classica situazione da tragedia che avrebbe esaltato il Mourinho di un tempo, come gli interisti sanno bene. Vorrà dimostrare loro che, nonostante tutto, è ancora il suo tempo e nulla è cambiato. “La Roma ha un grandissimo allenatore“, ha constatato Simone Inzaghi, che non lo ha mai affrontato. Da solo lo Special One ha vinto molto più dei quattro tecnici che si danno battaglia per conquistare la vetta della Serie A. Non solo Inzaghi, ma nemmeno Spalletti, Pioli e Gasperini – tutti passati dall’Inter dopo José – hanno mai vinto uno scudetto. Eppure si trovano a giocarselo, con buona pace dei decoratissimi generali della panchina che ammirano l’altrui battaglia da lontano.

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Rassegna stampa

Roma-Inter, le probabili formazioni dei quotidiani

LA GAZZETTA DELLO SPORT (4-2-3-1) Rui Patricio; Ibanez, Mancini, Smalling, Vina; Cristante, Veretout; Zaniolo, Mkhitaryan, Perez; Shomurodov.

LA REPUBBLICA (4-2-3-1) Rui Patricio; Ibanez, Mancini, Smalling, Vina; Cristante, Veretout; Mkhitaryan, Zaniolo, Shomurodov; Perez.

IL MESSAGGERO(4-2-3-1) Rui Patricio; Ibanez, Mancini, Smalling, Vina; Cristante, Veretout; Perez, Mkhitaryan, Zaniolo; Shomurodov.

TUTTOSPORT(4-2-3-1) Rui Patricio; Ibanez, Mancini, Smalling, Vina; Cristante, Veretout; Perez, Mkhitaryan, Zaniolo; Shomurodov.

CORRIERE DELLA SERA(3-5-2) Rui Patricio; Mancini, Smalling, Ibanez; Perez, Veretout, Cristante, Mkhitaryan, Vina; Shomurodov, Zaniolo.

CORRIERE DELLO SPORT(4-2-3-1) Rui Patricio; Ibanez, Mancini, Smalling, Vina; Cristante, Veretout; Perez, Zaniolo, Mkhitaryan; Shomurodov.

IL TEMPO (4-2-3-1) Rui Patricio; Ibanez, Mancini, Smalling, Vina; Veretout, Cristante; Perez, Zaniolo; Mkhitaryan; Shomurodov.

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APPROFONDIMENTI

Shomurodov ‘alla prova del nove’ contro l’Inter

Si era presentato con tre reti consecutive (due in amichevole contro Betis e Raja Casablanca) e una, importantissima, in Turchia contro il Trabzonspor per il 2-1 della gara d’andata dei preliminari di Conference League. Poi l’arrivo di Abraham lo ha relegato a centravanti di riserva, buono per i forcing finali e poco più. La parabola di Eldor Shomurodov fin qui con la maglia della Roma è stata decisamente particolare.

L’uzbeko sostituì Dzeko in Spagna- diretto all’Inter – nel ruolo di numero nove lasciando tutti a bocca aperta per la freddezza sotto porta, ma poi non è riuscito successivamente a ritagliarsi lo spazio che forse avrebbe meritato, almeno di partenza. Più seconda punta, che prima, più rifinitore che glaciale cannoniere in area di rigore, ‘Shomu‘ come lo chiamano in tanti a Trigoria, è tornato al gol a distanza di oltre due mesi contro il Venezia, ma ha sprecato a Genova due grandi chance sullo 0-0, prima dell’ingresso e della doppietta di Felix. Ora sarà chiamato a fare la differenza domani, contro la difesa nerazzurra. Con la squalifica di Tammy, Eldor dovrà dare risposte importanti, anche ai mugugni di chi in città comincia a sostenere che la Roma abbia speso troppo per acquistarlo dal Genoa (circa 18 milioni).

2 reti e 5 assist in 19 apparizioni complessive, ma soli 703 minuti disputati per via dei tanti ingressi a partita in corsa, soprattutto in campionato, come accaduto a Bologna, dove defilato sulla fascia, non è riuscito a lasciare un’impronta decisa sul match. All’Olimpico la prova del nove, con Mou che questa volta gli lascerà le chiavi della vettura di punta senza particolari richieste, se non quella prioritaria, di buttarla dentro.

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NEWS

Roma-Inter, la probabile formazione di Mourinho

La probabile formazione della Roma contro l’Inter di Inzaghi. Tante assenze per la Roma di José Mourinho contro l’Inter. All’appello mancheranno gli infortunati Pellegrini ed El Shaarawy, gli squalificati Karsdorp e Abraham oltre al positivo Felix. Roma da inventare quindi contro l’Inter. Mourinho cambierà modulo, ritornando al suo 4-2-3-1.

Roma (4-2-3-1): Rui Patricio; Ibanez, Smalling, Mancini, Vina; Veretout, Cristante; Zaniolo, Mkhitaryan, Carles Perez; Shomurodov. 
A disposizione: Fuzato, Boer, Kumbulla, Calafiori, Reynolds, Diawara, Darboe, Zalewski, Bove, Mayoral. 
Allenatore: Mourinho
Indisponibili: Karsdorp, Spinazzola, Pellegrini, Villar, Felix, El Shaarawy Abraham. 

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APPROFONDIMENTI

L’alchimista Mou: con l’Inter sarà una Roma da inventare

Infortuni, covid, squalifiche e polemiche. Il tutto mixato con l’amara delusione per la sesta sconfitta in campionato. Solo nella stagione 2018-19, la Roma aveva fatto peggio nelle prime 15 giornate di campionato (dati Opta). Di certo l’umore di Josè Mourinho sarà scuro come il cielo plumbeo della capitale. “Piove sul bagnato”, starà pensando in queste ore con il suo staff, considerando il numero di assenze a cui dovrà far fronte sabato contro l’Inter.

Out sicuri Spinazzola, Pellegrini, Felix e gli squalificati Abraham e Karsdorp. In dubbio Villar, che potrebbe negativizzarsi, ma comunque non partirebbe dall’inizio. Da verificare El Shaarawy, che ieri ha accusato un fastidio al polpaccio e quasi certamente non ci sarà.

Comprendere alla luce del numero di assenze quali saranno le scelte di Mourinho, è molto complesso. Già a partire dal modulo: se dovesse tornare alla difesa a 4, dinanzi a Rui Partricio, un’ipotesi sarebbe al 99% lo slittamento di Ibanez sull’out di destra, con Mancini-Smalling centrali e il ritorno dall’inizio di Vina. A centrocampo Cristante-Veretout, poi davanti scelte obbligate con Shomurodov centravanti, Mkhitaryan nel ruolo di trequartista centrale e Perez-Zaniolo sugli esterni.

1.12.2021 Bologna vs Roma (Serie A) Sport; Calcio; Nella foto: Delusione (Foto Gino Mancini)

Qualora invece Mourinho scegliesse di mantenere l’attuale assetto, potrebbe confermare la linea a tre composta da Ibanez-Smalling-Mancini, con Vina a sinistra, Zaniolo sulla destra, Cristante-Veretout-Mkhitaryan a centrocampo e davanti Shomurodov-Perez, o al limite la riproposizione di Mayoral al fianco dell’uzbeko.

In entrambi i casi, Mourinho dovrà inventare e trovare le soluzioni giuste per regalare al pubblico giallorosso, di partenza, una squadra in grado di impensierire la corazzata nerazzurra.

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PARTITE

Bologna-Roma 1-0: Svanberg

Allo stadio Dall’Ara la Roma di Mourinho affronta il Bologna di Sinisa Mihajlovic: tra le due squadre poche lunghezze di distanza in classifica. Assenti nei giallorossi Villar, Spinazzola, Mayoral e Felix.

CRONACA PARTITA

SECONDO TEMPO

90’+5′ – Finisce qui: la Roma perde 1-0 contro il Bologna.

90’+3′ – Roma a un passo dal pareggio! Filtrante di Vina per Zaniolo, che per un soffio non arriva a deviare in porta!

90’+1′ – Si accende una mischia per un contatto tra Sansone e Karsdorp. Ammoniti entrambi, con il terzino che salta l’Inter perché diffidato

90′ – Altri due cambi per il Bologna: fuori Barrow, dentro Orsolini. Dentro anche Vignato per Dominguez. Segnalati 5′ di recupero.

89′ – Punizione di Mkhitaryan che è praticamente un passaggio innocuo per Skorupski.

88′ – Rischia la seconda ammonizione Soriano per un fallo su Ibanez.

86′ – Cristante pesca in mezzo Abraham, che si gira bene e calcia in porta: bravo Skorupski a respingere.

83′ – Pairetto fischia un calcio di rigore per la Roma per fallo di Dominguez su Mkhitaryan, ma viene segnalato fuorigioco. Dopo un check del VAR, la segnalazione viene confermata.

81′ – Ammonito Mourinho per proteste.

80′ – Cambia Mihajlovic: fuori Skov Olsen, dentro De Silvestri.

79′ – Fallo di Zaniolo nell’area di rigore dei felsinei, punizione per il Bologna.

75′ – S’incarica della battuta Abraham, ma la sfera termina fuori alla destra della porta difesa da Skorupski.

82‘ – Rigore fischiato per fallo su Mkhitaryan, ma c’è fuorigioco.

74′ – Punizione conquistata da Zaniolo per fallo di Dominguez. Abraham calcia a lato la punizione

73′ – Quarto cambio per la Roma: fuori Mancini, dentro Vina.

72′ – Ammonito Zaniolo per simulazione.

70′ – Roma a un passo dal pareggio! Gran palla di prima di Cristante per Abraham: l’inglese avanza sulla sinistra e passa per Mkhitaryan, che approfitta dello scivolone di Soriano, ma conclude debolmente in porta.

64′ – Terzo cambio per la Roma: fuori Veretout, dentro Cristante.

61′ – Cross in mezzo di Sansone, con Karsdorp che interviene e salva spazzando via la sfera.

59′ – Ammonito Perez che ferma una ripartenza di Hickey.

56′ – Ripiegamento difensivo di Shomurodov, che in scivolata anticipa Skov Olsen imbeccato da Sansone.

53′ – Punizione per la Roma per un fallo di Dominguez su Zaniolo.

52′ – Secondo cambio per la Roma: fuori El Shaarawy, dentro Shomurodov.

50′ – El Shaarawy salta in area di rigore e cade male, chiedendo il cambio: pronto a entrare Shomurodov.

51‘ – Problema fisico per El Shaarawy. Entrerà Shomurodov.

45’ – Comincia il secondo tempo: fuori Diawara, dentro Carles Perez.

PRIMO TEMPO

45’+3′ – Azione personale di Zaniolo che, anziché allargare per El Shaarawy, preferisce calciare in porta ma la conclusione è troppo centrale. Si chiude qui la prima frazione.

45’+1′ – Ammonito Abraham per uno scontro a centrocampo con Svanberg: l’inglese era diffidato e salterà Roma-Inter.

45′ – Cross di Skov Olsen per Barrow, il cui colpo di testa è impreciso e va fuori dopo una deviazione di Mancini. Segnalati 3′ di recupero.

42‘ – Roma vicina al pareggio con Abraham! El Shaarawy dentro per Zaniolo, il pallone si alza e Abraham, senza coordinazione, cerca una sorta di pallonetto che per poco non beffa Skorupski. Decisiva la parata del polacco.

35‘ – Bologna in vantaggio. Gol di Svanberg. Lo svedese si alza la palla e da lontano riesce di piatto a trovare l’angolo più lontano. Gol meraviglioso.

31‘ – Scontro Mancini-Skorupski su sviluppi di corner. Ad avere la peggio è il portiere polacco che riporta una ferita alla testa.

18‘ – Gol divorato da Abraham! Karsdorp la mette in mezzo per l’inglese che di testa a pochi metri dalla porta non trova la porta!

15’ – Arnautovic fuori per un problema muscolare: al suo posto Sansone

14′ – Veretout s’incarica della battuta ma calcia malissimo spedendo fuori.

13′ – Punizione per la Roma dal limite dell’area di rigore dalla destra per un fallo di Theate su Mkhitaryan.

12′ – Ancora Arnautovic fornisce l’assist questa volta per Skov Olsen, interviene Mancini in chiusura.

11′ – Arnautovic cerca Barrow tra le linee, molto bene Smalling e Mancini a fare scudo e permettere l’uscita bassa di Rui Patricio.

9′ – Primo squillo anche del Bologna, con Barrow che riceve e conclude da fuori area: tiro troppo centrale per impensierire Rui Patricio che blocca senza problemi.

6′ – Prima conclusione della Roma con Veretout. Il tiro è un po’ strozzato e finisce sul fondo.

1′- Partiti! Comincia Bologna-Roma

FORMAZIONI UFFICIALI 

BOLOGNA (3-5-2): Skorupski; Soumaoro, Medel, Theate; De Silvestri, Dominguez, Soriano, Svanberg, Hickey; Barrow; Arnautovic. 
A disp.: Bardi, Mbaye, Dijks, Binks, Bonifazi, Vignato, Skov Olsen, Orsolini, Cangiano, van Hoojidonk, Sansone, Santander 
All.: Mihajlovic.

ROMA (3-5-2): Rui Patricio; Mancini, Smalling, Ibanez; Karsdorp, Veretout, Mkhitaryan, Diawara, El Shaarawy; Zaniolo, Abraham. 
A disp.: Fuzato, Kumbulla, Vina, Calafiori, Reynolds, Cristante, Darboe, Bove, Zalewski, Perez, Shomurodov. 
All.: Mourinho.

Arbitro: Pairetto. VAR Irrati

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Interviste

Mourinho: “Grande mentalità della squadra. Smalling se è al 100% gioca anche domani. Speranze ancora su Cristante.”

CONFERENZA STAMPA – Le parole di Mourinho alla vigilia di Bologna-Roma:

Nell’emergenza sono nate opportunità, ha cambiato dei ruoli e ha ricevuto disponibilità dai giocatori. Resta un fatto emergenziale o nel calcio moderno tutti devono fare tutto?
“Una mentalità forte, un gruppo forte, empatico, che vuole fare bene, il credito è per i giocatori che non giocano tanto o come nel caso di Diawara che ha giocato pochi minuti, ma lavora tanto con grande professionalità, come gli altri e i giocatori che giocano, lo fanno con grinta e amicizia. Come Kumbulla che entra per giocare per un minuto ma in quel minuto ha fermato una giocata pericolosa, prende un giallo e va a saltare sulla punizione, marca un gigante come Milinkovic, fa il suo lavoro per un minuto ed esce felice perchè ha fatto per la squadra, più della tattica o del ruolo mio, il credito è per i giocatori, per la loro mentalità e per il gruppo”

Le prime quattro sembrava facessero una corsa per conto loro, poi il Milan perde due partite e la Roma ha recuperato sei punti. Potete approfittare di questi stop?
“Per qualche ragione loro sono lì, il campionato non inizia e dura uguale, ci sono squalifiche, infortuni, si perdono partite ma per qualche ragione sono lì. Inter, Atalanta e Milan erano lì l’anno scorso e sono lì adesso, il Napoli è stato dentro fino all’ultima giornata. Se noi possiamo essere vicini, invece di stare lontanissimi, a fare i nostri punti, è ovviamente meglio, è più motivante, ti dà un feeling diverso, invece di 30 punti di distanza, stai lì a 6-7 punti, ti fa capire che stai facendo cose positive”

El Shaarawy può essere utilizzato anche a destra in questo ruolo da esterno?
“Non lo so, perchè non lo abbiamo mai provato, ma se arriva anche lì qualche difficoltà sono convinto che possa farlo bene, perchè sta bene, psicologicamente e fisicamente, la sua anima, si sente giocatore, non giocava con continuità da tanto tempo, l’anno scorso dopo il periodo in Cina, il giocatore perde non le sue qualità ma un determinato livello di gioco. Sta facendo una stagione in crescendo, sta facendo molto molto bene e se deve giocare a destra, con Vina che è rientrato a sinistra, possiamo avere Stephan più offensivo oppure esterno nei cinque come opzione a Karsdorp”

Smalling può giocare ancora titolare domani dopo i tanti infortuni? Può dire qualcosa su Mihajlovic che ha speso parole molto affettuose per lei?
“Su Sinisa dico che non deve ringraziarmi, perchè quello che ho fatto l’ho fatto con il cuore, prima di tutto è uno dei miei, è uno dei nostri, poi è un super amico di un grande amico mio (Stankovic) e automaticamente diventa grande amico mio. Poi noi persone pubbliche, quando facciamo una cosa sbagliata trasmettiamo un’influenza negativa e viceversa, lui sicuramente ha avuto un’influenza molto positiva nei confronti di tanta gente che ha avuto il suo problema, ha dimostrato un coraggio e una forza incredibili, subito uno diventa solidale con la sua lotta, ho grande rispetto e ammirazione per lui. Purtroppo c’è tanta gente che soffre per il suo problema e Sinisa è stato un grandissimo esempio, non si è mai nascosto, ha voluto lavorare ugualmente, nonostante lo sforzo che richieda il nostro lavoro, sono io che in nomi di tanti che lo ringrazio, non lui a me. Smalling in questo momento è un grande calciatore, è importante per noi, ma siamo lì con quattro centrali, non abbiamo problemi adesso in quel ruolo, non deve giocare per forza perchè non abbiamo alternative. Facciamo la gestione, parliamo con lui, abbiamo giocato solo l’altro ieri, decideremo domani e sentirò anche l’opinione del ragazzo, più importante dei controlli e della tecnologia che possiamo utilizzare, sentirò la sua opinione e se mi dirà che se si sente benissimo domani mattina, giocherà, se mi dice che si sente al 99% non al 100% lo proteggo”

9 partite su 21 senza subire gol, quanto c’è di Rui Patricio in questa striscia? Quanto è importante questo dato?
“Il dato è importante, Rui è importante ma la squadra è più importante di Rui. Lui è un portiere forte, tra i migliori e i più regolari in Europa, ma anche con lui abbiamo preso 3 gol a Verona o Venezia, quando la squadra difende bene è più facile per lui, poi ci sono momenti in una partita in cui la squadra non riesce a difendere e il portiere può risolverti il problema, Rui nelle ultime partite non ha avuto molto da fare, ma quando c’è stato da parare lo ha fatto. Siamo molto contenti di lui”

C’è la possibilità di tornare al centrocampo a due domani?
“Vediamo se riusciamo ad avere Cristante e Villar, o uno dei due, è ancora possibile che ci siano, sono passati 13 giorni, i giocatori non hanno sintomi da tanti giorni, quasi dall’inizio, si stanno allenando individualmente benissimo con il nostro controllo a distanza, stiamo aspettando se riescono ad esserci, magari potrebbero farcela”

Potrebbero viaggiare con voi domani?
“Sì è una possibilità, non sappiamo ancora”

Zaniolo in questo sistema nuovo potrebbe essere utile come mezzala? O per lei in questa formula è una seconda punta?
“Nei momenti di difficoltà è importante che la gente sia disponibile per tutti, dobbiamo trovare delle cose che sono possibili e valutare ciò che è impossibili. Ovviamente Nico non può giocare come terzo centrale, può giocare come 10, come mezzala, come attaccante unico, con voglia, empatia, con questa mentalità dei ragazzi può fare tutto. Abbiamo lavorato per tanto tempo con lui nel ruolo di ala, con un certo tipo di libertà e il ruolo più simile e questo da seconda punta, ma nell’emergenza può esser utile in altri ruoli, quello che sta avvenendo per Perez, che ha sempre fatto l’ala destra, nelle ultime due partite da mezzala, insieme a Nico, cosa che non era mai accaduta perchè erano alternativi l’uno dell’altro. Adesso abbiamo perso Pellegrini, fino a gennaio ci mancherà, partita dopo partita valuteremo le difficoltà che avremo, magari oggi recuperiamo Cristante, non lo so, gestiremo le cose come arrivano”